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335 pages, Kindle Edition
Published September 6, 2022
Come possiamo aspettarci che la vita sia emersa per caso, senza la previa esistenza di un progetto cosciente e intenzionale? Come può una gerarchia di sottosistemi precisi essersi autoassemblata, formando un organismo vivente di incredibile complessità, attraverso eventi naturali e casuali che hanno una naturale tendenza al disordine?
Questo sarebbe davvero un evento miracoloso! Addirittura ancora più miracoloso di un computer che si autoassemblasse spontaneamente, poiché un computer è un sistema di insignificante complessità rispetto a un batterio.
Siamo per natura creatori, proprio come lo è l'universo che ci ha creato, eppure la nostra scienza si aspetta che la natura usi un metodo opposto al nostro.
Io invece penso che ogni creazione avvenga partendo da un'idea complessiva motivata da un desiderio, unita alla volontà e ai mezzi per perseguirne la realizzazione. Nessuna vera creatività è possibile senza un'intuizione cosciente di ciò che si vuole. E quindi, come potrebbe una cellula vivente autoassemblarsi per effetto di processi naturali se non è preceduta da un'idea di ciò che si intende ottenere?
Nella lingua italiana c'è una differenza di significato notevole tra sapere e conoscere, anche se nell'uso comune le due parole sono spesso usate come sinonimi.
Sapere si riferisce all'informazione, mentre conoscere si riferisce al significato dell'informazione, che può venire soltanto da un'esperienza cosciente.
Il computer può sapere, ma non può conoscere. Noi possiamo sapere e conoscere. Dunque l'informazione non è conoscenza, così come il simbolo non è il significato che esso può rivelare a un ente cosciente.
Quando dico a mio figlio "ti voglio un bene dell'anima", esprimo un sentimento reale. L'amore che sento dentro di me è vivo ed esiste. Quando un robot dice "ti voglio un bene dell'anima" imitando ciò che dico, si limita a copiare l'informazione che manifesto fuori di me, senza provare nessun sentimento perché non ha un "dentro".
L'ontologia è presente non nell'informazione senza significato, ma nella conoscenza che vive se stessa.
Il robot ripete in automatico quello che il suo programmatore gli fa dire, perché non ha vita, anche se si muove e appare vivo. Siamo noi che siamo vivi anche quando il nostro corpo è morto. Noi esistiamo in una realtà più vasta, che contiene anche la realtà fisica. Ne consegue che, quando i nostri corpi muoiono, noi non moriamo.
Negli ultimi millenni, il ragionamento è stato formalizzato partendo dal concetto di sistema assiomatico esemplificato dalla geometria euclidea. Questo metodo permette di provare logicamente la verità di un enunciato sulla base della presunta verità di un piccolo numero di assiomi o postulati. In matematica, gli oggetti di studio e gli assiomi provengono dall'intuizione, che ha un'origine inspiegabile. Gli assiomi sono enunciati assunti come veri senza dimostrazione, perché sono ritenuti autoevidenti. Ma un assioma sarebbe autoevidente per una scimmia o per un computer? Quando crediamo che qualcosa sia autoevidente, diamo per scontato che il modo in cui la immaginiamo o percepiamo corrisponda alla realtà. Questa è una posizione comprensibile, ma che potrebbe anche essere sbagliata.
Noi creiamo gli assiomi matematici, ma il mondo fisico non è opera nostra, perciò esso potrebbe essere molto diverso da ciò che riteniamo autoevidente. La teoria quantistica ci ha ampiamente dimostrato che la classicità del mondo fisico, ritenuta quasi universalmente autoevidente un secolo fa, si è rivelata invece un grande autoinganno. Ingannevole a tal punto, infatti, che molti scienziati ancora oggi si rifiutano di accettare le inquietanti implicazioni filosofiche o interpretative di fenomeni come sovrapposizione, entanglement e indeterminismo quantistico
Infatti, affermare che la prima cellula vivente si è auto-organizzata in seguito all'azione delle leggi fisiche sulla materia inerte equivale a dire che la vita è emersa dalla non-vita! I fautori dell'autoassemblaggio delle prime cellule hanno dimostrato soltanto che i fenomeni naturali possono produrre semplici molecole organiche. Queste molecole sono di una complessità infinitesima rispetto a quella esponenzialmente più vasta del batterio più semplice, per cui l'emergere della prima cellula come sistema autoriproducente richiede un terzo miracolo!
Il secondo punto è stato invece parzialmente risolto dal neodarwinismo, anche se rimangono molte lacune e non tutti sono d'accordo sui dettagli di questa teoria.
Il neodarwinismo asserisce che il principio della sopravvivenza del più adatto, basato sulla variazione casuale e sulla selezione naturale del genoma, può spiegare tutta l'evoluzione dell'ecosistema, a partire dall'esistenza della prima cellula.
Il quarto e il quinto problema, quelli della coscienza e del libero arbitrio, normalmente vengono "risolti" asserendo che a un certo punto queste qualità emergono negli organismi che possiedono un cervello sufficientemente evoluto, facendo ricorso a un principio simile a quello neodarwiniano.
Mentre ritengo che il neodarwinismo sia plausibile per spiegare l'evoluzione delle specie partendo dall'esistenza della prima cellula, trovo che sia incoerente pensare che la coscienza possa emergere da organismi che ne sono privi.
Tra l'incoscienza e la coscienza, infatti, c'è un salto qualitativo così gigantesco da non poter essere colmato dal gradualismo del neodarwinismo, soprattutto in un mondo che è fondamentalmente quantistico.