Gli esseri umani del passato sapevano orientarsi grazie alla posizione degli astri, riuscivano a riconoscere una pianta velenosa con una sola occhiata, avevano sviluppato la capacità di predire il clima dall’umidità e dal vento. Oggi, la maggior parte di noi ha perso queste capacità. Eppure, conosciamo con precisione la nostra posizione grazie ai navigatori GPS, con un motore di ricerca possiamo conoscere mille proprietà di ogni singola radice, possiamo avere indicazioni sul tempo per le prossime settimane da satelliti e algoritmi. Abbiamo perso il contatto con la natura? O forse è la tecnologia a permetterci un legame ancora più profondo con essa?
Attraverso NextNature, il filosofo e artista Koert Van Mensvoort ci conduce in un’affascinante esplorazione del concetto di “natura”, come esso sia un prodotto culturale e come la “nostra” natura sia quella di produrre artefatti tecnologici. Superando il modello oramai obsoleto dell’Antropocene, tra algoritmi genetici e nuove e incredibili creature, NextNature ribalta le nostre convinzioni su cosa sia naturale, cosa artificiale, cosa sia la vita e come l’evoluzione della società stia creando nuovi livelli di complessità.
This is simply a Bible of the Next Nature philosophy.
Almost ten years have been gone since these astonishing Next Nature ideas were published, but still they haven't spread so (world) widely as I imagined. If I did not study new media art I would probably not come across this wonderful and disturbing world.
Visual reference to National Geographic is fine-drawn and witty. I wish this was also published in separate magazines, released monthly and spread in various translations all around the world. I love how NN creators are continuing creating new perspectives on our world, shaking up conservative values, questioning ethics and most importantly - questioning - what is nature? - by collaborating with scientists and artists, writers, philosophers etc.
I can easily imagine how hundred years from now the next generations will look back, find this forgotten NN books, essays and be surprised of how accurate (and somewhat exaggerated) future predictions were hundred years ago.
Great book! I loved the original format, as if it were a collection of magazines/journals complete with "ads" pertinent to the book, a collection of articles that made such a large book so much easier to digest. There were some serious eye-opener topics, and a fascinating collection of artwork. Very modern, if not futuristic. Not your typical "save the environment" speech, more a critic on the idea of nature people have, as well as a few solutions to some serious social problems.
Questo libro parte con la premessa di esplorare un nuovo punto di vista sul rapporto tra esseri umani, natura e tecnologia. Una premessa promettente per quello che pensavo essere un libro di divulgazione filosofica/scientifica, peccato per la sorpresa di un’inaspettata comicità non intenzionale dello scrittore. Suppongo che, nonostante sia uno dei temi principali del libro, le basi teoriche sull’evoluzionismo di Koert Van Mensvoort non devono essere state così solide per aver scritto a pag. 100 che “gli individui più forti sopravvivono e il loro materiale genetico si diffonde meglio di quello di esemplari più deboli”. Ovviamente, questo ragionamento nel mondo scientifico è stato superato da più di 200 anni di storia (semmai dovremmo parlare di un genotipo più o meno adatto all’ambiente di riferimento e di molti altri elementi che non menzionerò per non essere più prolissa di quanto non stia già facendo). Un altro esempio che corrobora questa mia supposizione si trova a pag.66, quando l’autore sostiene che l’evoluzione possa aver inventato l’essere umano per un fine. Ancora, a pag.91 e 180, si trova scritto che l’essere umano è la specie dominante sulla terra: una visione, a parer mio, eccessivamente antropocentrica e anacronistica. In sostanza, non credo che un filosofo debba necessariamente usare lo stesso lessico di un biologo evoluzionista, ma, allo stesso modo, un uso così improprio dei concetti e dei termini rischia di essere molto pericoloso in termini di disinformazione. Tuttavia, oltre ad una serie di orrori e imprecisioni scientifiche, l’autore non si è limitato solo a quelle. Nel capitolo 10, paragrafo “umani in libertà”, l’autore contrappone le popolazioni di cacciatori- raccoglitori al classico “noi”, descritto nel paragrafo precedente in “umani addomesticati”; noi ci siamo addomesticati con l’istruzione che ci ha dato delle regole che dobbiamo rispettare (altrimenti lo Stato ci incapsula in una cella), loro, invece, sono umani liberi. Questo ragionamento, oltre a presupporre indirettamente che non ci sia un’istruzione in queste popolazioni non meglio specificate, pecca di un severo etnocentrismo. Un altro aspetto non apprezzato del libro sono gli infiniti elenchi sulla qualunque, a partire dalla piramide di Maslow applicata alle tecnologie (cap. 5) che mi è sembrata un virtuosismo di stile finito male. Ci sono troppe variabili non considerate, specialmente la variabile economica (che viene menzionata vagamente solo nel livello 2 e 3). Così come anche i livelli per spiegare l’evoluzione dell’evoluzione nel cap. 9 scelti su base totalmente arbitraria. L’acme, però, viene raggiunta dall’autore a pag. 199 quando inizia a parlare ad un superorganismo. Cito testualmente: “ciao superorganismo. So che puoi sentirmi. So che ci sei. Voglio che tu sappia che io so. Non ho paura.” Caro Koert Van Mensvoort, mi rallegra sapere che tu non abbia paura, ma francamente a me un po’ me ne è venuta leggendo il tuo libro. Per chi starà ancora leggendo questa recensione, so che sarà una sorpresona, ma sconsiglio caldamente la lettura di questo libro.
Affronta temi nel quale si può facilmente scadere o nel primitivismo o nel mito della fede tecnologica in maniera molto acuta. Nei primi capitoli fa un po' un recap di tante cose "che si sanno", almeno per chi mastica già un po' l'argomento o se ne interessa: cosa è naturale, cosa è artificiale, qual è il ruolo dell'essere umano in questo eco-sistema etc, negli ultimi capitoli esce la teoria vera e propria proponendo una differente maniera di guardare all'evoluzione. Fico davvero.
An intriguing and disturbing point of view is represented in this book. It's distributing in the sense that it forces you to think about how much of the natural world is actually not quite as natural as one would think. In this sense it's quite provocative; it's also unsettling to see how far technology is continuing to push its way into nature.
The book was good and it definitely gave some new insights. Others were to be expected and most information I already knew about. Even though this perspective was interesting I do not completely agree with everything.