Il titolo originale del libro, Il figlio del barbiere, è diventato Quelli che restano nell’edizione italiana, pescato nella trama dall’omonimo titolo di ”un documentario sull’elaborazione della perdita. Del lutto. Un giornalista intervista persone che hanno perso un figlio, un coniuge, un fratello una sorella.” Quello dell’elaborazione di una perdita, e in questo caso l’assenza di un padre mai conosciuto e tragicamente scomparso in un incidente aereo realmente avvenuto a Tenerife nel 1977, è il tema centrale su cui si sviluppa una storia attraverso almeno tre trame che, pur intrecciandosi necessariamente, potrebbero essere delle narrazioni autonome.
Una narrazione, quella principale, riguarda Simon, barbiere che ha rilevato l’attività del nonno e che, essendo il proprietario e l’unico lavorante, può permettersi di selezionare il numero di clienti da servire su appuntamento nella giornata e, comunque, sempre molto pochi. Simon è un omosessuale single e solitario, anche se non asociale, allenato a incanalare le proprie tensioni attraverso la pratica del nuoto pressoché quotidiana.
Dalle date degli eventi narrati si può risalire all’età di Simon: più di quarant’anni o, come afferma in un passaggio, vicino ai cinquanta, ma è tratteggiato più come un adolescente maturo. La sua vita la riassume lui stesso quando rimugina ”Tagliare e radere, mangiare e bere, nuotare. Padre morto, sconosciuto, madre leggermente isterica. mai avuto un compagno fisso. Un lavoro servito su un piatto d’argento, troppo facile, forse. Ha fatto la scuola per parrucchieri, naturalmente, ma voleva fare il parrucchiere nella vita?”.
Simon ha un buon rapporto con il nonno Jan, figura molto bella, che, in qualche modo, lo stimola a cercare in rete notizie sul disastro aereo; è più problematico il rapporto con la madre Anja, che non ha mai accettato la fuga del marito e la sua tragica scomparsa, tanto da non curarsi se il suo nome non compare tra quelli delle vittime.
La seconda narrazione riguarda Cornelis, il padre di Simon, che improvvisamente lascia la moglie che aspetta un figlio da lui per andare a Las Palmas con Jacob, l’apprendista barbiere attratto da lui e che lavora nel negozio del padre, consapevole che ”Questo è svignarsela, pensa, mentre si chiude la porta alle spalle. Forse anche scappare.” Ad uno scalo forzato a Tenerife, Cornelis non risale sull’aereo della KLM che si sarebbe scontrato al decollo con un aereo della PANAM causando centinaia di vittime. Cornelis resta a Tenerife, cambia nome e per vivere fa l’unica cosa di cui al momento è capace: il barbiere.
La terza narrazione è quella dell’incidente aereo, una ricostruzione approfondita e documentata che ha quasi la struttura di un reportage giornalistico narrativo.
Attorno ai protagonisti principali ruotano molti personaggi secondari, tutti ben definiti e anche interessanti, come la figura dello scrittore cliente di Simon, ritagliato su quella dell’autore stesso.
Il tratto che risalta di più è il senso di solitudine che pervade la vita di Simon, e non solo la sua, in fondo sono tante solitudini che si intersecano, ”Come succede spesso, almeno quando il negozio è deserto, ha l’impressione che il tempo si sia fermato. Un salone di parrucchiere senza clienti, una piscina senza nuotatori, il corridoio di una scuola durante le vacanze.” Senso di solitudine che si coniuga con l’essere single, per necessità o per scelta, ”Oscar single, lo scrittore single, lui single, sua madre single, perfino Jason e Martine sono single adesso, e Jan, ma lui non conta, lui è vedovo. Anche mia madre è vedova, anche se avrebbe potuto risposarsi facilmente. No, lei è single per scelta. Tutte persone sole.”
Le relazioni omosessuali di Simon e dei suoi conoscenti sono garbate e non esibite, ma c’è un aspetto del desiderio di Simon, che si manifesta nel corso dell’aiuto che presta alla madre nell’attività in piscina con un gruppo di disabili, che può destare perplessità.
Il testo è scorrevole e piacevole, non privo di ironia ed esplicito, senza rimandi da leggere sotto traccia.