“Il silenzio è una virtù, ma solo se sono le donne a praticarlo.”
Il nuovo libro di Michela Murgia mi ha attirato sin dal primo annuncio della pubblicazione. Io seguo Michela Murgia da un po’ di tempo, la seguo principalmente attraverso i social e il suo podcast Morgana, dedicato per l’appunto alle donne. Questo libro prende spunto da un episodio famosissimo di cui sono sicura tutti avrete sentito parlare; Michela Murgia viene zittita in diretta radio da Raffaele Morelli e da qui nasce l’idea del libro. Quali sono i legami tra parole e maschilismo, tra le parole e la discriminazione?
Il collegamento è diretto perché come conclude il libro “il modo in cui nominiamo la realtà è anche quello in cui finiamo per abitarla.”
Prendendo spunto da quell’episodio Michela Murgia analizza alcune delle espressioni e delle frasi più comuni che ci vengono costantemente rivolte. In famiglia, sul posto di lavoro, per strada, durante delle discussioni, in ogni occasione. Le parole sono ancora il mezzo principale attraverso cui passa la discriminazione, dietro le parole si nascondono meccanismi di potere che vanno avanti da secoli, spesso subdoli e quasi invisibili ma che in realtà ancora definiscono il nostro ruolo, il modo in cui veniamo definite, percepite e di conseguenza poi anche il modo in cui vediamo e definiamo noi stesse. Alcuni passaggi sono davvero illuminanti perché parlano di cose che tutte noi, almeno una volta nella vita, ci siamo sentite rivolgere. Qualche esempio?
“Così resterai sola.” “Devi ribattere proprio a tutto?” “Hai ragione, ma sbagli i toni.” “Vuoi sempre avere ragione.” “Non fare la maestrina.” “Fattela una risata.” E classico dei classici “Calmati.”
Bisogna partire dalle parole per fare la differenza, bisogna capire che certe frasi non vanno bene, che a costo di passare per pazze, rabbiose, rompipalle, è necessario iniziare a protestare ogni volta che delle parole ci mettono in imbarazzo, ci fanno sentire sbagliate, ci sminuiscono.
Quello di cui Michela Murgia parla in questo breve libro non è nulla di nuovo, ma ne abbiamo ancora bisogno. La comunicazione resta ancora la prima forma di discriminazione, spesso anche di violenza. Partendo da piccole cose, da cambiamenti che all’apparenza sembrano piccolissimi, alla fine potremo arrivare a cambiare molto di più. Il libro è davvero interessante e offre tanti spunti di riflessione da cui partire. Michela Murgia non ha peli sulla lingua e con uno stile irriverente e ironico ci racconta quelle frasi che non vogliamo più sentire. Leggerlo, oltre a dare diversi spunti per rispondere anche a chi dice che ormai tutto va bene per le donne e che dovremmo smetterla di lamentarci, ci aiuta anche a capire cosa sia la responsabilità sociale e culturale e quanto questa responsabilità appartenga a tutti, non solo a pochi. Assolutamente da leggere. Grazie Murgia.