Peter Medawar (Nobel per la medicina nel 1960) e’ stato uno dei pochi scienziati ammessi sia alla Royal Society sia alla British Academy. Et pour cause.
Il suo motto come scrittore di scienza era “Brevity, cogency and clarity are the principal virtues and the greatest of these is clarity”.
Questa e’ una raccolta di recensioni, prefazioni, interventi ed articoli su diversi temi scientifici, il cui filo conduttore mi sembra essere una fiera difesa della scienza di fronte alla diffidenza, ignoranza, superficialita’, sottovalutazione - da parte di chi crede che la formazione scientifica sia un mero apprendimento di tecniche e dati, ovvero di chi ritiene che la scienza sia meno “nobile” della filosofia o della poesia (quante volte mi sono sentito dire che la scienza non puo’ rispondere ai quesiti “veramente importanti”!*). Nel far cio’, Medawar appare spesso altero, a tratti sprezzante**; ma in fondo “cum feris ferus” non e’ motto poi cosi’ sbagliato. Trovo inoltre che tale suo tratto sia ampiamente compensato dall’impostazione di fondo: “I do not believe – indeed, I deem it a comic blunder to believe – that the exercise of reason is sufficient to explain our condition and where necessary to remedy it, but I do believe that the exercise of reason is at all times unconditionally necessary and that we disregard it at our peril”.
Il tutto e’ un po’ datato, ma non per questo meno vero (anche se eterogeneamente interessante).
Divagazioni:
Molto prima di Sokal (che prima o poi finiro’ di leggere), Medawar fu insigne nel demistificare il pattume pseudo-scientifico/mistico tanto di moda. Ma il bello di Medawar e’ che analizza anche i perche’ della facile presa della pseudo-scienza, della “philosophy-fiction” e della “psycobabble masquerading as philosophy”: “(…) the spread of secondary and latterly of tertiary education has created a large population of people, often with well-developed literary and scholarly tastes, who have been educated far beyond their capacity to undertake analytical thought”. Elitista, ma non per questo meno vero.
Medawar – uno dei pochi veri scienziati seriamente interessati alla (e versati nella) filosofia della scienza - mi riconcilia (anche se molto parzialmente) con tale campo di indagine, ma – e la domanda non e’ retorica - perche’ Popper (ok, devo decidermi a leggerlo) dice che nel procedimento scientifico non c’e’ posto per l’induzione? Quanto alla sua inidoneita’ a dimostrare, nulla quaestio; ma il processo che conduce alla formulazione di un’ipotesi – parte fondamentale del procedimento scientifico - non potrebbe a buon titolo essere definito induttivo (ed avere l’effetto di restringere il campo delle possibili congetture, escludendo quelle non sostenute – ovvero “indotte” - dall’osservazione)? Non e’ in fondo questo che indica Russell, quando sostiene che l’induzione e’ (solo) un “method of making plausible guesses”? Sno cnfuzo
IMHO la scienza ha poco o punto a che vedere con l’etica. Medawar puo’ ben dire (estrapolo) che il tabu’ dell’incesto equivale ad un’operazione di eugenetica negativa: cio’ non comporta necessariamente che tali operazioni possano essere (impunemente) estese per via normativa.
* Cfr. Douglas Adams, “Life, the Universe and Everything”.
** un esempio tra i tanti (parlando della pubblicazione nel 1953 dello studio di Watson e Crick sulla struttura del DNA): “it is simply not worth arguing with anyone so obtuse as not to realise that this complex of discoveries is the greatest achievement of science in the twentieth century”.