This is exactly what I'm gonna send to my teacher.
“𝐌𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐨𝐫𝐦𝐚𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨, 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐨𝐫𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐮𝐚𝐭𝐢 𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐢𝐧𝐟𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐞̀ 𝐯𝐢𝐬𝐬𝐮𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐚𝐟𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐚 𝐧𝐨𝐢; 𝐚𝐧𝐳𝐢, 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐢 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐞𝐩𝐨𝐜𝐚, 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀, 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢 𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢. 𝐏𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐥’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐫𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞. 𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐟𝐚𝐫𝐥𝐨: 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐟𝐚𝐧𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐧𝐞𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐦𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨…”
Rivivere il passato è possibile grazie a questo libro. E’ sabato 18 luglio del 64 d.C. e la città di Roma è ancora ignara di ciò che l'aspetta, non sa che tra poche ore un incendio la raderà quasi del tutto al suolo. Per ironia della sorte seguiamo il percorso di due vigiles che si fanno strada nel loro quartiere cercando di prevenire un incendio in una città che potrebbe prendere fuoco da un momento all’altro. Vindex e Saturninus lasciano la loro piccola caserma verso i luoghi che oggi possiamo immaginarci come poli centrali della vita romana quasi duemila anni fa. Ambienti spesso considerati poco importanti come concerie, botteghe e le abitazioni del popolino di Roma diventato i luoghi chiave di questo saggio in cui è proprio grazie all’osservazione ravvicinata della gente comune che si ha la possibilità di immergersi completamente nella città eterna. In supporto a ciò, l’autore associa ad ogni personaggio un nome reale basato sui ritrovamenti delle steli funerarie citando quindi persone che, con molta probabilità, si trovavano davvero in città quel giorno e che svolgevano veramente la professione che compiono in questo libro.
Durante la ronda i vigiles incontrano amici, conoscenti, colleghi e sconosciuti, i quali non sono semplicemente comparse ma ne leggiamo i possibili discorsi e ne comprendiamo i gesti, le funzioni che svolgevano all’interno della società romana e, in questo modo, si ampliano le informazioni e gli aneddoti che otteniamo sulla città e i suoi abitanti.
E’ un libro di scoperta, segnato dal movimento, dagli spostamenti per le vie di Roma. Oltre i due vigiles troviamo il percorso di altri due personaggi, ovvero Tito e Plinio il Vecchio.
Plinio il Vecchio ci racconta la sua vita da erudito e comandante nella città eterna. Dal suo baldacchino con cui viaggia visitiamo il foro e incontriamo gli altri intellettuali dell’epoca, scoprendo il funzionamento dell’editoria, quali erano i libri banditi e i rischi della professione. Primo di tutti il suscitare l’invidia dell’imperatore, errore che portava all’esilio o alla morte.
Davanti alla Basilica Iulia, incontra Tito. Plinio non lo sa ma ha davanti a sé uno dei futuri imperatori.
Il viaggio dell’aristocratico romano segue i luoghi chiave frequentati dalla sua fascia di popolazione, come la sede del Senato, ma anche luoghi più comuni come il Pantheon e le terme di Nerone.
Per finire torniamo a Vindex, a Saturninus e alle ispezioni di prevenzione incendi. Grazie allo studio della varie tipologie di materiali per le costruzioni nella città e alla loro disposizione, conosciamo a fondo tutti gli agenti che hanno contribuito alla riduzione in cenere della città.
Il fuoco è di conseguenza l’elemento centrale del libro. Gli abitanti di Roma hanno imparato ad utilizzarlo nel modo più efficiente possibile, rendendolo fondamentale per la vita di tutti i giorni. Spesso però ne vengono tralasciati i rischi che, in una città come questa, le fiamme provocano. Di conseguenza l’atmosfera di questo racconto rievoca per il lettore la sensazione di quiete prima della tempesta. L’ultimo giorno prima della luna di fuoco.
Nella prima parte della narrazione, che può essere considerata come un prologo prima del viaggio vero e proprio in città, vengono presentati una serie di personaggi a cui l’autore si interessa poco, quando avrebbero potuto essere interessanti per fornire al lettore più informazioni legate al pensiero che le diverse fasce della popolazione romana avevano dell'imperatore Nerone, il quale, nonostante sia una trilogia incentrata su di lui, viene citato ma mai approfondito. Credo che l’intento alla base della narrazione della sua storia sia il riconsiderare con occhio critico una figura che la narrazione storica ci ha portati a vedere solo in uno dei suoi aspetti tralasciando le altre sfaccettature, ma in questo primo libro, a parte la sua passione per banchetti e corse dei carri, l’analisi del personaggio l’ho purtroppo trovata non esauriente.
Comunque dal testo traspare una ricerca meticolosa che è stata compiuta dietro ad ogni singola informazione. Inizialmente il mio timore riguardo ad un libro scritto da Alberto Angela era il ricadere troppo nel format del documentario come “Ulisse o “Meraviglie”. Invece, a differenza del formato digitale, Angela permette una totale immersione in questo mondo che ci sembra più distante di quanto non sia realmente.
“𝐀𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐚𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨, 𝐚 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚, 𝐬𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐭𝐚𝐛𝐮𝐥𝐚𝐞 𝐥𝐮𝐬𝐨𝐫𝐢𝐚𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐬𝐞 𝐬𝐮𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐚𝐥𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐚, 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐚𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐡𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐦𝐩𝐞𝐫𝐨. 𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐢̀, 𝐦𝐮𝐭𝐞, 𝐩𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐝 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐚𝐭𝐞, 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐞 𝐟𝐫𝐚𝐬𝐢 𝐢𝐧 𝐥𝐚𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐦𝐚𝐢… 𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐨𝐧𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐡𝐢. 𝐒𝐢 𝐞̀ 𝐢𝐧𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐭𝐫𝐢𝐬𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚. 𝐂𝐡𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐞? 𝐃𝐢 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚, 𝐥𝐞 𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐨𝐥𝐯𝐞𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐞; 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐯𝐚𝐧𝐢𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞. 𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐜𝐡𝐢 𝐨𝐫𝐦𝐚𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢 𝐞 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐦𝐮𝐭𝐞, 𝐨𝐫𝐟𝐚𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐮𝐭𝐨, 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐥’𝐞𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐞𝐧𝐭𝐮𝐬𝐢𝐚𝐬𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚.”
Lo stile è accattivante e anche i dettagli apparentemente trascurabili e poco rilevanti diventano curiosità interessanti che ti portano a volerne sapere di più.
Interattivo e coinvolgente, ciò che ti lascia è che la vita a Roma non è mai stata così attualmente antica.