Italia, anni Novanta. Alba ha trent’anni e si barcamena tra lavori poco impegnativi e relazioni che non durano a lungo. Era poco più che una bambina l’ultima volta che ha visto sua madre, Camilla. Tutto ciò che ricorda di lei è il momento in cui l’ha lasciata, con la promessa di fare ritorno. Ma Camilla non è mai tornata e, con il passare del tempo, Alba ha smesso di aspettarla. Fino al giorno in cui una telefonata rimette tutto in discussione. Partita alla volta della città di Decluna per ricostruire gli ultimi anni di vita di sua madre e tentare di dare un senso alla sua inspiegabile assenza, Alba si troverà catapultata in un paese fuori dal tempo, abitato da una comunità chiusa, incentrata su culti arcaici e segreti. Mentre la città si prepara per festeggiare la propria santa, Alba si addentrerà sempre più a fondo nel mistero di sua madre, la cui esistenza sembra legata a filo doppio con quella di Decluna, e sarà costretta ad affrontare gli spettri del passato e gli incubi del presente nel disperato tentativo di sottrarsi a un destino già segnato.
Wow. Dalle recensioni, mi aspettavo qualcosa di buono e, infatti, così è stato. Letto in tre giorni, una storia che ti prende per la gola e non ti lascia più, fino alla fine. Il lessico della Leonardi è qualcosa di meraviglioso, metafore e suoni ambientali mozzafiato, e la realisticità delle azioni e della caratterizzazione dei personaggi e dei setting... Tutto è, per i miei gusti, perfetto. Un'idea geniale, mettere insieme un folklore weird tutto italiano, con personaggi così veri. Tanto di cappello all'autrice.
Oggi vi parlo di “Decluna”, romanzo Folk Horror scritto da Federica Leonardi e pubblicato da Moscabianca Edizioni.
Decluna, paesino rurale del centro Italia, rintanato tra colline bruciate dal sole. Una realtà fuori dal tempo, permeata da un’aura mistica e arcaica. Come il canto di una sirena, Decluna chiama Alba, ragazza in cerca di risposte, risposte su sua madre e sulle proprie origini. Quello che troverà sarà tanto inaspettato quanto agghiacciante.
L’atmosfera che regna intorno a Decluna è uno degli elementi più riusciti del libro. Descrizioni chirurgiche, pennellate incisive, una voce abile nel creare tensione e angoscia. L’aria che si respira è opprimente, le pagine stillano inquietudine e sospetto. Sospetto nei confronti di una realtà che nasconde qualcosa di infido e macabro. Non tutto è come sembra…
La prima parte della storia scivola lentamente, è densa e ricca di ambientazione. Capitolo dopo capitolo, dettaglio dopo dettaglio, ricostruiamo le credenze pagane radicate a Decluna. Veniamo guidati alla scoperta di misteri, segreti e rituali atavici; come magneti rimaniamo incollati alle pagine. La seconda parte, invece, acquista ritmo e trascina verso un finale sconvolgente.
Riscoprire sé stessi attraverso una chiave diversa, distruggendone il mito. “Decluna” destruttura completamente la scoperta delle proprie origini intesa come rinascita positiva, vista sotto una luce chiara. L’autrice parla sì di rinascita, ma è una rinascita che avviene nel sangue e nel lato oscuro, violenta.
3,5 Sono un appassionato del genere folk horror ma devo dire che mi aspettavo un po’ di più. Penso che potesse essere più sottile e imprevisto e potesse risparmiarsi alcuni dettagli (la visione della madre con il cappio era davvero scontata), la protagonista purtroppo è insopportabile e i dialoghi sono molto macchinosi. Il fulcro emotivo di Alba ci è anche inaccessibile perché cambia opinione repentinamente e va dall’ essere disgustata all’essere intenerita senza che ci sia una progressione organica. Molto felice che fosse lesbica però!! Elena deserved SO MUCH BETTER penso che un romanzo dal suo pov sarebbe stato immensamente più interessante perché Alba essendo francamente un po’ stupida e disinteressata a raccogliere ogni tipo di informazione su decluna fa avanzare la storia con una certa passività e momenti che potevano dischiudere la lore del paese e i suoi meccanismi diventano tediosi perché Alba semplicemente non ha voglia di essere lì. Tonalmente penso che sarebbe stato più coinvolgente vedere una sua trasformazione emotiva, lo sviluppo di una sorta di entusiasmo febbricitante sarebbe stato più inquietante e sarebbe culminato perfettamente nella fine, le ultime 4 pagine in cui lei è praticamente un altro personaggio sono moolto più godibili perché c’è una narrazione più intima e dettagliata. Poi la scrittura splende nelle descrizioni di questo paese che è talmente vivido che potevo vederlo nella mente ma fallisce nella caratterizzazione dei personaggi e nelle loro interazioni. Pecca anche di ripetitività nella caratterizzazione del personaggio e nei suoi manierismi, tipo l’insistenza con cui Alba si lecca le labbra o morde il pollice. Penso che questa protagonista sia decisamente il problema più grande del libro e anche le descrizioni della violenza sono stranamente irrealistiche (“cadde e morse la terra fino a frantumarsi i denti” di che è fatta questa ragazza di porcellana??). Penso anche che Bruno e Olga sarebbero stati più realistici se avessero parlato in dialetto. Detto questo è un romanzo scorrevolissimo e molto atmosferico, penso che un adattamento cinematografico sarebbe molto divertente. Ho amato ogni dettaglio architettonico,scultoreo,ritualistico del paesino veramente geniale ed evocativo. Sono studente d’arte e leggere di mosaici votivi e fontane con sculture di fauni mi ha dato così tanta soddisfazione, è un tipo di caratterizzazione che aiuta tantissimo ad immergersi e spesso gli autori non ne fanno un uso altrettanto arguto e ampio. Anche le decine di nomi di piante e animali tutto veramente ricercato e godibile. Un culto dionisiaco nel centro Italia è un concept così bello che penso ne prenderei parte 😭 mi ha lasciato solo con un dubbio: chi è marica??? I mean felicissimo che abbia trovato un modo di lesbicare anche da Dea albero ma voglio sapere di più!!
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Decluna è un paesino sperduto da qualche parte nel sud dell’Italia. Decluna è anche il nome della santa patrona di quel paese e, come ogni santo patrono, ha alle spalle una storia sanguinolenta che l’ha portata alla canonizzazione – e ogni estate si celebra la santa per tre giorni. Maschere di animali coprono i visi di grandi e piccoli, alberi di cartapesta appaiono agli angoli delle strade e ai loro rami sono appese effigi di animali impiccati...e succede qualcos’altro. Perchè Decluna paese può vivere solo se la santa è celebrata come si deve e Ambra, la protagonista, lo scopre ripercorrendo almeno un pochino la storia della sua famiglia, dopo aver ricevuto una telefonata che la informava della morte della madre Camilla – tornata proprio a Decluna da qualche tempo.
A questo libro ho dato cinque stelle piene – e se mi seguite almeno un po’ sapete che è difficile. Magari do quattro stelle e mezzo, quattro e settantacinque, ma cinque piene raramente. Un libro deve essere scritto proprio bene per arrivare a quello scaffale lì, all’olimpo.
Decluna è scritto veramente bene. All’inizio Alba è un personaggio che flirta con l’essere insopportabile, ma durante questo viaggio c’è uno sviluppo che la forza a crescere e infine un mutamento repentino – sul quale non posso dilungarmi troppo o rischierei di fare spoiler – che, pur essendo rapido come uno strappo di cerotto, ha senso. C’è anche una sorta di rivalsa, molto particolare, molto sinistra, da parte di Alba che per quasi tutto il libro viene sballottata da una parte all’altra.
C’è poi la storia e come la storia ci viene narrata. Noi, come Alba, di Decluna non sappiamo nulla – ci vengono date tessere di puzzle da varie fonti, da varie forze in gioco, e non sempre queste tessere combaciano, ma invece di essere frustrante il tutto va ad alimentare una tensione crescente – perché senti che qualcosa sta per accadere, ma non sai cosa e non sai da che parte arriverà quel qualcosa – e un orrore sottile che poi scoppia nelle ultime 50 pagine con scene anche abbastanza forti. Non inutili, ma forti. Lo dico casomai qualcuno avesse lo stomaco sensibile.
Mi sto appassionando molto al folk horror italiano e questi libri qui non aiutano a farmi passare l’ossessione.
🕸️Decluna è stato un viaggio allucinante e claustrofobico che ho adorato affrontare, pagina per pagina. La prima cosa che sento di dover nominare è la scrittura estremamente evocativa della Leonardi: sono riuscita ad avvertire il caldo appiccicoso e soffocante sulla pelle, il sapore pastoso dei biscotti e del vino, le chiacchiere maligne delle nonne affacciate ai balconi. L'autrice prende il classico paesino rurale nel bel mezzo della sua festa patronale, un'immagine estremamente "italiana", e ne tira fuori il suo aspetto più oscuro e inquietante. E così la tradizione sfocia nella superstizione, la superstizione sfocia nel culto ancestrale, il culto ancestrale nella setta e nella follia.
🕸️In Alba troviamo un personaggio estremamente realistico e ben caratterizzato. È una ragazza che nella vita ha imparato a essere forte, ma che nasconde dentro di sé la fragilità dei traumi irrisolti: l'abbandono della madre e la sofferenza della solitudine. Ed è proprio a Decluna che Alba trova l'amore che le è mancato: finalmente si sente accettata, accolta, amata. L'intera Decluna diventa per lei la madre che non ha mai avuto. Solo il lettore, da spettatore esterno, riesce a capire quanto quell'amore sia subdolo, quanto Alba stia affondando e rimanendo invischiata sempre di più in qualcosa di più grande di lei, nei maccanismi perversi di una setta, come una mosca nel miele.
🕸️Rimaniamo quindi impotenti a guardare, mentre ci ritroviamo a sprofondare con lei in una spirale di follia. La scrittura incalzante e rapida non fa altro che accentuare la sensazione claustrofobica e angosciante che ci monta dentro, pagina dopo pagina, fino al finale, che esplode in una violenza tremendamente grafica. La venerazione degli antichi dei si è fatta orrore e sangue, degna conclusione di un folk horror che non vi lascerà dormire la notte.
Tu appartieni a questa terra ⚜️ ✨ Si respira un'aria pesante a Decluna, un'atmosfera inquietante, tesa, straniante. Nonostante per tre quarti del romanzo non accada nulla di (troppo) sconvolgente, si viene artigliati da un senso di oppressione che trova la sua apoteosi nelle ultime quaranta pagine del romanzo. ✨ La capacità dell'autrice di instillare il sospetto in ogni situazione è notevole, e l'idea di aprire ogni capitolo con spezzoni di lettere rivelatrici contribuisce ad aiutare il lettore nel ricomporre un quadro assurdo e delirante. ✨ Ho apprezzato molto la scelta dei vocaboli, il linguaggio variegato e le descrizioni che ti incollano alle pagine e ti fanno dire: "OK, c'è qualcosa che non va. Non so cosa, ma so che non va". ✨ Leggere Decluna mi ha fatto sentire la protagonista di film come "la casa dalle finestre che ridono", "il prescelto" e "midsommar". Ed essendo alcune delle mie pellicole preferite, si capisce perché l'ho divorato in tre giorni (record per una lettrice lumachina come me) . ✨ I rituali divisi tra il cristianesimo rivisitato, il paganesimo più cruento e le superstizioni contadine; l'ambientazione italiana, in un paesino arroccato su una montagna e isolato da tutto; la costante sensazione che la protagonista venga manipolata in tutti i modi possibili: insomma, non si può non provare ansia. ✨ E se si tratta di un horror psicologico, l'ansia ce la vogliamo gustare tutta.
Non tanto weird, direi piuttosto splatter. In un modo talmente esagerato che ti chiedi “sí, ma perché?”. Lo spunto romanzesco mi è piaciuto molto, mi ha ricordato “cos’hai nel sangue” di Gaia Giovagnoli ed ho apprezzato la coerenza che percorre tutto il romanzo. Tuttavia, è talmente coerente da diventare prevedibile in diversi passaggi. I personaggi sono macchiettistici e sembrano usciti da un qualsiasi film horror anni 2000. La scrittura l’ho trovata un po’ infantile, eccessivamente artificiosa per creare uno stile orrorifico ma che, perdendo naturalezza, manca il suo intento. In più, pullula di americanismi che ho trovato un po’ fastidiosi, non c’era pagina in cui la protagonista o altri personaggi non inciampassero in un “Cristo Santo” dai su, davvero, chi lo diceva in Italia negli anni Novanta o comunque prima dell’avvento di Netflix? Alla Leonardi riconosco però di aver creato delle magnifiche ambientazioni, oniriche e dettagliate che avvolgono il lettore. Leggendolo ci si sente dentro Decluna, si vede ciò che la protagonista vede. I dettagli sono tantissimi, sparsi qua e là e sono segno di una immensa creatività dell’autrice. Ma per me, è stato l’unico punto a favore :/
In media leggo due libri di autorɜ italianɜ all'anno e sono contenta che quest'anno sia toccato a Leonardi: nonostante qualche pecca stilistica e il finale forse un po' troppo affrettato mi sono davvero goduta questo libro (per quanto ci si possa godere una storia dell'orrore, chiaro). Recupererò sicuramente altro di questa casa editrice.
Decluna è un libro che si fatica a riporre durante la lettura, e che perseguita anche quando la storia è conclusa. Un bel romanzo folk-horror di ambientazione italiana, fatto che conferisce alla discesa nell'abisso di Alba un'aria di inquietante familiarità. La scrittura è talvolta piuttosto acerba, ma non mi ha comunque impedito di divorare il libro in tre giorni.
Un paesino particolare, degli abitanti parecchio sinistri e una tradizione mooolto singolare: questo è Decluna.
Questa lettura mi ha portato via pochissimi giorni poiché ha creato in me una forte dipendenza e curiosità. Oltre ad aver apprezzato molto l’originalità della storia, ho adorato in modo particolare la penna di Federica Leonardi ! La sua è stata una scrittura molto evocativa e per tutto il libro sono disseminate scene davvero suggestive. Le descrizioni poi sono qualche cosa di pazzesco e non so veramente come ci sia riuscita: ti sembra di essere lì con Alba, a Decluna, a bere questo vino putrido, a sentire l’odore della terra umida, del marcio delle carcasse di animale e dei corpi in decomposizione impiccati all’Albero.
La storia però, per mio gusto personale, è diventata sul finale leggermente inverosimile e questo mi ha da una parte stupita ma dall’altra non mi ha permesso di dare a questo romanzo 4 stelle piene. Altra cosa che ho trovato molto fastidiosa, anche se esula dalla storia in sè, è stata la caterva di errori di battitura (e anche linguistici) all’interno del libro. Va bene che la CE è più piccola rispetto ad altre e meno conosciuta forse, però la cura per i dettagli ci vuole comunque.
Questo libro mi ha messo ansia in più punti della storia perché la scrittura di Federica Leonardi coinvolge chi legge nella storia di Alba ma sopratutto nella storia di Camilla, la madre di Alba, che è un personaggio a cui capita cose brutte. Dopo un inizio, che ho trovato lento, da quando Alba arriva a Delcluna si cambia ritmo e dovevo sapere cosa succedeva. La fine non mi è dispiaciuta anzi secondo me è il tocco in più per apprezzare appieno il romanzo perché si capisce cosa effettivamente cosa sta succedendo.
Mentre leggevo mi ha ricordato molto sia Nevernight di Jay Kristoff sia Gideon la Nona di Tamsyn Muir perché hanno personaggi protagoniste non noiose ma forse anche per il concetto di Santa.
Niente non posso che consigliarlo se volete qualcosa di diverso dalle uscite ultimamente, niente romance solamente paranoie e culti religione che fanno più male che bene.
Sicuramente una storia che scorre abbastanza velocemente, qualche pezzo potrebbe sembrare scontato se si amano le storie di strani culti anche nei film, la protagonista complicata da apprezzare (per opinione personale). Però nel complesso un buon libro ✨
quanto mi è piaciuto questo libro. un romanzo folk horror ambientato in italia con una protagonista queer e impertinente, sembra stato scritto per me. non conoscevo l'autrice ma ne sono rimasta piacevolmente sorpresa, la scrittura è ricca e scorrevole e per la prima volta dopo anni sentivo la voglia durante la giornata di continuare a leggere per sapere come finiva. cupo, inquietante e travolgente. consigliatissimo.
Con questa lettura sono decisamente uscita dalla mia comfort zone, ma non posso dirmi insoddisfatta di averlo fatto: le atmosfere create dall’autrice hanno il potere di affascinare e di inquietare, soprattutto negli ultimi capitoli, e i personaggi li ho trovati ben caratterizzati, anche se ho faticato ad immedesimarmi e a simpatizzare per la protagonista. In particolare, la sua ironia in alcuni punti (specie dopo la morte cruenta di Elena) mi è sembrata fuori luogo, benché certamente tipica del suo carattere. Un altro aspetto che in alcuni momenti non mi ha permesso di godere appieno della lettura sono alcuni abbassamenti di registro, a mio parere quasi sempre evitabili, ma mi accorgo di giudicare da profana, non avendo letto molto altro né dell’autrice né del genere horror o folk horror. In ogni caso, nel complesso posso dire che la storia mi ha intrattenuto e interessato per la sua originalità, perciò lo consiglierei sia agli amanti del genere sia a chi desidera provare qualcosa di nuovo.
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Decluna mi ha catturato dalle primissime pagine. Non è stata solo la scrittura elegante e la voce dell'autrice: è stata la leggenda. Perchè Decluna è reale tanto quanto il suo mito, che esiste al di là della pagina e della storia attraverso cui lo conosciamo. Reale come lo pseudobiblion che ne custodisce i rituali, come la liturgia che si affaccia nella storia. Degno di un racconto lovecraftiano, Decluna ci invoglia a osservare al di là della ricerca di Alba, negli angoli bui in cui si nascondono i segreti del borgo e della sua gente. Ho amato la storia, gli affetti, i dubbi della protagonista. La lettera della madre. L'adorato l'epilogo, ma non spiegherò perché. Era tanto che un romanzo non mi intrappolava così.
«Di quei sogni non mi è rimasto nulla. Si sono seccati in fretta. E i tuoi sogni, Alba, come sono? Riesci a farne di felici o anche tu ti svegli nel cuore della notte, e resti in attesa, trattenendo il fiato, ad ascoltare i gemiti di quella cosa che striscia nell'ombra e si avvicina sempre di più, sempre più vicina, piena soltanto del desiderio di farti sua?»
Ho terminato questa notte il romanzo perché non riuscivo ad andare a dormire senza sapere come si concludesse. E anche perché un po’ di ansia mi stava attanagliando. È inutile girarci attorno: “Decluna” è un folk horror in piena regola, che prende a piene mani nelle tradizioni pagane anche italiane (la stessa scrittrice dice che in Decluna c’è un po’ di Terracina), ma che sa innovare il genere, mettendo lə lettorə sempre sul chi va là.
Alba è una giovane donna di trent’anni, che vive con una compagna e da piccola è stata abbandonata dalla madre. Un giorno, un uomo la contatta per dirle che Camilla, la madre, è venuta a mancare e che tra le sue ultime volontà c’è quella di avere la figlia lì, a Decluna, paesino del profondo Lazio, per il suo funerale. Quello che Alba non sa è che questo viaggio non servirà solo a conoscere meglio la madre, di cui non conserva pressoché ricordi, ma per conoscere se stessa e come quella cittadina fantasma che si rianima solo nei tre giorni di festa popolare per la Santa sia collegata alla sua vita.
Il bello di questa storia, in cui ogni capitolo presenta all’inizio stralci della lettera di Camilla alla figlia, è il vedere pian piano i cambiamenti in Alba, avvertire il pericolo che si nasconde dietro sorrisi bonari e sapere che il baratro è lì, a pochi passi. Nemmeno la presenza di Elena, compagna di Alba e antropologa di professione, nonché voce utilissima per noi perché ci permette di dare una spiegazione sensata a ciò che vediamo, può cambiare ciò che è in un certo senso già scritto.
«Se il diavolo ha detto che ti vuole, prima o poi ti riprende. E inutile scappare.»
In “Decluna” si respirano gli anni ‘90, con lettori CD, telefoni a gettoni e macchine fotografiche d’altri tempi, ma soprattutto si avverte la calura opprimente, la polvere sulle strade e gli sguardi biechi di chi lì, in quel paesino vive da sempre mentre tu, che cammini con lo sguardo eccitato di chi si aspetta qualcosa di folkloristico, non capirai mai nulla.
Leonardi delinea con profondo realismo Alba, trentenne queer piena di dubbi, che ci conduce in questo viaggio di scoperta e riscoperta, un cammino in cui le origini sono fondative, riemergono dalle profondità e ti avviluppano strette.
Se avete amato “Midsommar”, film folk horror di Ari Aster, non potrete che amare la storia di Alba, di Decluna e il suo percorso di rinascita.
Romanzo tutto al femminile, sia per protagoniste che per le radici in cui affonda, dalle forte tinte gotiche, horror, folk.
Ambientato in un paesino isolato del Lazio, Alba, riceve la notizia della morte della madre, da cui era stata separata da bambina. Ritornando a Decluna per i funerali, si trova immersa in una comunità che custodisce misteri e rituali arcaici legati alla figura della enigmatica dea Decluna.
Con uno stile diretto, l’autrice riesce a rendere vividi i passaggi drammatici e l’ambientazione che si fa via via più fosca e inquietante. La suspense che riesce a creare, sia per trama narrativa che per infittirsi di misteri e simboli arcani, tengono incollati alle pagine.
Ho trovato molto interessante intrecciare gli aspetti emotivi e psicologici della protagonista con l’antico mito di Decluna, santa/dea che ricorda proprio le divinità ancestrali femminili, che sanno dare ma richiedono un sacrificio, che dispensano bene ma sono anche terrifiche. E legate alla terra, alle radici, come quelle familiari che cerca di riscoprire Alba.
C’era del potenziale. Sono rimasta molto delusa dai dialoghi. Hanno rovinato tutto. Ho odiato la protagonista che sembrava un adolescente in un telefilm americano degli anni 90. Tutto così veloce e ad un certo punto ti chiedi “ma che ca”? Chi parlerebbe davvero cosi e chi farebbe queste scelte? Tutto cosi ingiustificato e random
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Ambientazioni assolutamente riuscite ma i personaggi sono di un piattume inaudito a partire dalla stessa Alba: un personaggio bambinesco e fastidioso. Tra l’altro le “americanate” nel linguaggio sono costanti e tremende
Se l'aria di città rende liberi, l'aria di campagna rende...?
Per la protagonista la città e la libertà sono state abbastanza un fallimento.
Soffre d'ansia, si mangia le unghia, passa da un lavoretto all'altro.
Libertà=scegliere=sbagliare
Per questo il suo ritorno al paese natale della madre è così...perturbante.
Nonostante l'immondizia, la sporcizia, i ratti, il guano, le case fatiscenti invase dai piccioni, i mobili antiquati e polverosi - l'arredamento antico, tronfio e cupo - la vecchia eleganza eccessiva, meridionale - nonostante il paese sembri soltanto un luminoso e puzzolente squallore - un placido disagio - nonostante tutto ciò, la protagonista avverte il fascino e la tentazione di quella vita così diversa, calorosamente ottusa, arrendevolmente tradizionalista.
Il paese natale - dove ti danno a mangiare solo dolcetti e vino.
E poi l'ebbrezza della festa di paese - la perdizione l'annullamento - la sensazione di una vita più automatica e naturalmente strutturata - decisa da altri, decisa una volta per tutte - dover scegliere meno - affaticarsi meno.
Base sicura, porto sicuro. Finirla qui, fermarsi qui. Mettere radici.
Però "Decluna" è comunque un folk horror, seppur splendidamente ambiguo.
C'è tutto l'orrore di queste radici - la fertilità e la donna, che ossessionano il mondo contadino - lo sguardo di tutti - il giudizio di tutti - tutti che possono mettere bocca sulla tua intimità.
La comunità che dice: tu mi appartieni! Quale enorme violazione dei miei diritti?
L'unico modo per non sentirsi così tremendamente affondata dentro questa solitudine e fallimento è fare a meno della propria privacy dignità individualità?
Ma l'orrore delle radici non è solo metaforico. È un folk horror.
Le scene splatter del libro, lo sfociare nell'horror vero e proprio, sono le cose che ho apprezzato meno.
Qui la scrittura è rimasta solo scrittura. Non mi ha evocato niente
I personaggi e l'atmosfera, invece, fenomenali. Stilizzazione e stralunamento come in certi film italiani anni Settanta.
Il finale però è bello, feroce, attonito. Degno del finale di The Wicker Man.
Decluna è un libro horror dell’autrice italiana Federica Leonardi, edito Moscabianca. Si tratta del secondo libro di questa casa editrice che leggo. La mia prima esperienza con Moscabianca non era stata molto positiva (non avevo apprezzato moltissimo Stelle Meccaniche, qui la mia recensione), ma ho voluto dare una chance a Decluna, dato che si tratta di un genere completamente diverso.
Ambientato in Italia, negli anni ‘90, il romanzo segue le vicende della protagonista Alba, trent’anni, che per sopravvivere si barcamena tra lavori poco impegnativi e relazioni che non durano a lungo. Della madre non ha ricordi, solo del giorno in cui si sono separate.
Dopo aver ricevuto una telefonata che le fa sapere della morte della madre, Alba parte per la cittadina di Decluna, un posto isolato e abitato da una comunità chiusa, che nasconde segreti, rituali misteriosi e il culto di una santa.
L’ambientazione è sicuramente il punto forte di questo romanzo. Le atmosfere sono curatissime e non posso che complimentarmi con l’autrice, che fa un uso sapiente delle parole per trasmettere il senso di inquietudine e isolamento che pervade la città di Decluna. Ho apprezzato particolarmente la scelta di ambientare la storia in Italia e penso che la parte più interessante del romanzo sia proprio il folklore che circonda Decluna e la sua santa.
La storia mi ha intrattenuta: ci troviamo davanti a un intreccio ben riuscito, anche se a tratti diventa quasi prevedibile. In alcuni punti le scene splatter sono quasi grottesche e penso che la storia sarebbe potuta essere la stessa anche senza.
Il mio problema principale è stata la protagonista. Empatizzare con lei è stato veramente difficile e l’impressione è che fosse proprio disinteressata alle vicende che accadono nel corso della storia. Come personaggio, l’ho trovata quasi priva di agency, fino alle ultime pagine, in cui ha una svolta repentina che non mi è piaciuta; avrei preferito un’evoluzione più graduale.
Appena terminata la lettura, avevo messo 5 stelline. Poi 4, dopo pochi minuti ed ora definitivamente 3. Come mai? Ho divorato questo libro in appena due giorni, ignorando impegni e perdendo anche qualche ora di sonno: non solo la storia mi ha risucchiata completamente ma le ambientazioni sono davvero ipnotiche. È così che definirei il paese di Decluna: ipnotico, soffocante, ansiogeno. Ho amato questa atmosfera ricca di folklore, trazione, religione ed ossessione e sicuramente continuerò a pensarci ancora per un po’. Tuttavia, questo romanzo ha difetti enormi ed è impossibile ignorarli: dialoghi continui che spezzano la fluidità della narrazione, spesso molto semplici ed infantili, una protagonista odiosa che si fa trasportare dagli eventi come se nulla fosse, senza porsi una domanda a riguardo neanche per sbaglio, personaggi con tanto potenziale (Bruno, Elena) ma per nulla caratterizzati, elementi ripetitivi ma che non vengono mai spiegati come il vino e i biscotti che sembrano un cibo magico, l’unico consumato dalla protagonista, il suo continuo malessere fisico, Giorgio il libraio e il cattivo sangue tra lui e i Trabbia… potrei andare avanti all’infinito. Insomma, tante cose non funzionano in questa storia ma avrebbero potuto, con qualche approfondimento in più, qualche accortezza narrativa e stilistica: sembra un abbozzo di libro piuttosto che un romanzo fatto e finito. L’ambientazione e l’atmosfera, i vari dettagli artistici e naturalistici di sicuro hanno contribuito ad affascinarmi e farmi divorare il libro che, purtroppo, poteva essere moooolto più ben riuscito: peccato! Comunque, una lettura piacevole ed originale! Non lo consiglierò come un capolavoro ma sicuramente come una bella scoperta 📚