Alzi la mano chi conosce questo tizio. Non barate: le comparsate nelle megacrisi infinite e la pagina di wiki a lui dedicata non valgono mica. In tutta onestà, io di Plastic Man sapevo poco e niente - che è estensibile, certo, mutaforma, comodamente rilavabile e dotato di un potenziale comico incalcolabile, ma nulla più. Per fortuna ci ha pensato Panini a colmare l'imperdonabile lacuna con la pubblicazione di un omnibus che comprende la run completa di Kyle Baker. I numeri contenuti sono appena una ventina, ma tutti traboccanti di comicità slapstick e azione iperdinamica.
Che Baker e Plas fossero fatti l'uno per l'altro lo si intuisce dalla scelta di ricalcare le origini editoriali del personaggio creato da Jack Cole nel 1941 per Quality, per poi trasportarlo a velocità vertiginose verso i toni surreali e irriverenti di una puntata dei Looney Tunes. Le matite schizzano frenetiche sulle tavole in una sfida continua con la storia a tenergli il passo. Oh certo, al lettore più esigente non basterà farsi due risate e vedere in quale avventura sconclusionata si caccerà il nostro eroe. Vorrà sicuramente aprirgli il cranio, scandagliarne la psiche, assistere a uno sviluppo dei personaggi e delle trame che li legano. Allora sapete che c'è? Passate oltre, date retta a me; forse troppo Moore vi ha fatto male.
Anche se, a guardare con attenzione, sembra di riuscire a scorgere in trasparenza alcune di quelle sfaccettature che conferiscono profondità a un personaggio, come un certo desiderio di redenzione che emerge contemporaneamente alla metamorfosi fisica; la maschera di esagerata ed esagitata guasconeria che nasconde la paura di prendere sul serio qualsiasi cosa - specialmente se stesso. Quella di Patrick "Eel" O'Brian è una storia di rinascita nella quale in fondo non è difficile rispecchiarsi: ok, magari non saranno in molti a vantare trascorsi nell'ambiente criminale, per non parlare poi della svolta da supereroe, così infrequente da queste parti del multiverso. Ma quando parlo di metamorfosi e palingenesi mi riferisco ai conti da saldare necessariamente col proprio passato, con la solitudine che si prova a sentirsi il più freak tra i freak, con il desiderio di dare una forma alla propria vita in un corpo che può assumerle praticamente tutte. Suona qualche campanello? E va bene, poi ci sta che, al di là di ogni contorsione interpretativa, Plastic Man viva quasi esclusivamente in funzione delle gag. Dopotutto, assieme al suo goffo sidekick, formano una versione lisergica di Gianni e Pinotto, mentre le trame si rimodellano plasticamente a seconda delle esigenze comiche. Se fosse musica, sarebbe la dnb di Squarepusher, o qualcosa dell'Aphex Twin più intrippato, con quei triliardi di beat che picchiano e rimbalzano come gomma sparata alla velocità della luce. E invece è un fumetto, uno dei più divertenti, dissacranti e pazzoscemi mai visti nel contesto supereroico. Proprio quello che ci voleva per tirare giù dal piedistallo quei musoni della JLA.