Una storia iconografica dell'egittologia. Può definirsi sinteticamente così il bellissimo volume di Chris Naunton edito da L'Ippocampo. Il libro documenta, attraverso foto e disegni d'epoca, la costruzione dell'immagine dell'Egitto in Occidente, attraverso i resoconti dei primi archeologi. Le prime esperienze dei viaggiatori in Egitto furono caratterizzate dallo stupore per la maestosità delle vestigia, magnificamente stagliate su pendii rocciosi o in deserti. Privi di apparecchi fotografici, provarono a catturare la bellezza di quanto scoprivano in disegni o dipinti, ma anche in descrizioni liriche e malinconiche su quel mondo perduto. Leggere I carnet degli egittologi significa rivivere attraverso i taccuini, le carte, le mappe, i disegni egli schizzi , ma anche i telegrammi e le lettere, le emozioni vorticose provate dai primi egittologi, che non sapevano ancora cosa avrebbero trovato continuando a camminare per paesaggi aridi e polverosi, in un caldo infernale. Il testo ci offre uno spaccato emozionante dei viaggi e della fame di conoscenza dei primi egittologi: da Athanasius Kircher a Ernesto Schiaparelli, passando per James Burton, Jean-Francois Champollion, Howard Carter e tantissimi altri. La storia dell'egittologia rivela anche la storia spirituale dell'Occidente, ossia il modo diverso in cui si è interrogato il mistero egizio dal '600 al '900, dal platonismo di Kircher, che sosteneva l'esistenza di una "teologia primitiva", ai Grand Tour dei giovani europei di alto lignaggio, fino ad un approccio decisamente più positivista e accademico. Ma è anche una storia politica, fatta di nazionalismi e colonialismo, corsa ad accaparrarsi il reperto più prezioso. Il volume di Chris Naunton è una delizia non solo per i cultori dell'egittologia, ma la semplicità della scrittura, lo stile "in presa diretta" della vita degli archeologi, lo rende una lettura avvincente anche per chi voglia avvicinarsi al mondo misterioso e magico dell'antico Egitto.