Sette storie esemplari sulla condizione femminile. Sono racconti di donne del Settecento, quel secolo contraddittorio oscillante tra repressione e ribellione. Donne forti e terribilmente moderne, tutte storicamente esistite ma senza lasciare tracce negli archivi. Maria Attanasio, dopo 'La ragazza di Marsiglia', attraverso il racconto storico torna a riappropriarsi del passato interpretandolo con sensibilità e forza. Ci rende consapevoli di figure ai margini della storia, rendendole protagoniste grazie anche alla sua scrittura poetica efficace e assolutamente unica.
Scrittura ricercata, forse al limite dell'artificioso - nello sforzo di ricreare atmosfere più consone possibile ai tempi in cui si sviluppano le vicende descritte - ma non abbastanza coinvolgente, come del resto il racconto di brevi storie, di cui qualcuna ben riuscita, di figure femminili "atipiche" riesumate dalla tradizione popolare o dagli archivi del comune di Caltagirone o di altri distretti siciliani. Mi aspettavo di più viste le recensioni ultra positive.
Prima di questi racconti ignoravo che mi potesse piacere la narrativa storica, che attinge al reale per trasformarlo. Quello che fa Attanasio è ispirarsi a storie vere - che come protagoniste vedono perlopiù donne non convenzionali del '700 - e renderle qualcosa di sublime, non classificabile. La prosa non è sempre accessibile, ma con la giusta concentrazione il libro è godibilissimo e trasporta in atmosfere splendide, dove buio e luce si confondono.
La donna, in un crocevia di vite «fra coazione sociale e bisogno di libertà», è la grande protagonista de Lo splendore del niente e altre storie (Sellerio), la raccolta di racconti firmata da Maria Attanasio. L’autrice de La ragazza di Marsiglia, in questi testi dedicati alla compianta Elvira Sellerio («la signora delle storie») si muove con destrezza fra le pieghe della memoria collettiva, rinsaldando il suo legame con la natia Caltagirone – che in queste pagine diviene l’immaginaria Calacte – tratteggiando una visione complessiva della condizione femminile nel Settecento: storie di donne «ribelli, non rassegnate», pronte a combattere contro tutto e tutti fra «microstoria e grande storia». Sfilano sulle pagine Caterina che «arse come una torcia», Annarcangela, «la donna pittora» e Francisca, una donna intrappolata in corpo d’uomo, «masculu fora e fimmina intra» che, accusata di stregoneria al Tribunale della Santa Inquisizione, usò poche e dignitosissime parole per dar conto del proprio agire. Attanasio usa una lingua ricca di metafore ma dimostra grande lucidità nella tecnica narrativa e contestualizzando con esattezza storica le sue fiere protagoniste, pretende dal lettore una piena fiducia, necessaria per compiere insieme un viaggio a ritroso. E così, in questi sette racconti - variamente editi tra il ‘94 e il 2014 - in cui «la finzione letteraria colma le zone d’ombra», ritroviamo tutta la potenza originaria dell’ars narrandi.
Sono storie suggestive, quelle di Maria Attanasio, in grado di trasportare il letto nella Sicilia del Settecento con un solo verbo. L'uso del dialetto nel testo è limitato a enfatizzare alcune scene o azioni; rispetto allo stile di Andrea Camilleri, è molto più facile comprendere il senso delle frasi. La sicilianità è comunque preponderante ed esce fuori dalle righe lo stesso, avvolgente, caratterizzando i racconti con un alone di mistero. Ci si trova un po' smarriti perché a volte sembrano mancare informazioni, e per questo ci sono alcune note esplicative alla fine, una per ogni storia. E' stato curioso leggere di leggi assurde come quella dell'uccisione dei gatti per conservare i fagiani per la caccia dei nobili (e intanto infestando le città di ratti). Commovente è stata la vita narrata di Ignazia Perremuto ne "Lo splendore del niente", e un sorriso (da strega) non è potuto non spuntare leggendo "Dell'arcano liquore e di altri odori". Sorprendente l'ultimo racconto, "Morte per acqua".
Tre stelle per una raccolta di racconti a sfondo storico mirata a descrivere figure femminili importanti o iconiche del passato. La mia impressione, che si è ripetuta anche in altre occasioni con la lettura dell’architettrice e altro, è che il lavoro letterario passi in secondo piano rispetto al messaggio (sacrosanto) che si vuole convogliare, ossia l’esistenza da sempre di barriere e resistenze nei confronti del mondo femminile e la capacità delle stesse di non lasciarsi abbattere. Per assurgere al ruolo di esempio, o ideale da raggiungere, c’è però bisogno di altro: bisogna insomma scegliere con più attenzione le eroine da raccontare.
Una raccolta di brevi storie riguardanti donne siciliane che, nel loro piccolo, hanno fatto delle rivoluzioni. Non il mio genere, scrittura decisa e spesso incomprensibile, ho dovuto tornare indietro in diversi punti per riuscire a capire pienamente la trama. Non troppo accattivante per quanto mi attraesse il fil rouge delle donne rivoluzionarie
Un mix di storie di donne in tempi e luoghi differenti. Un viaggio tra l'amore, la forza e il rispetto. Una lettura consigliatissima anche per la sua scorrevolezza