L'eroico ingresso a Fiume del poeta guerriero D'Annunzio è stato usato come mito fondativo dei Fasci di combattimento, eppure molti dei legionari che parteciparono all'impresa non aderirono mai al fascismo. Questo è uno dei trenta episodi di manipolazione della storia che Paolo Mieli smaschera invitando il lettore a diffidare di fonti inattendibili e versioni adulterate. In alcuni casi si tratta di falsi d'autore, come il diario di Galeazzo Ciano corretto ad arte dallo stesso genero del Duce. Altre volte sono invece tentativi, più o meno consapevoli e strumentali, di imporre slittamenti interpretativi e di senso a pagine salienti del nostro passato. Troppo di frequente si riscontra invece un uso politico della - presunta - verità raggiunta. Ecco il filo rosso che collega i saggi qui le verità nascoste sono quelle - indicibili, negate e capovolte - che Mieli indaga con il rigore dello storico e l'acume dell'osservatore vigile e inflessibile. Un'analisi che dall'Italia del Novecento, con le sue più ingombranti e fondamentali figure (Mussolini, De Gasperi, Togliatti), attraversa alcuni temi ancora oggi di grande attualità come l'antisemitismo e il populismo. Fino a gettare nuova luce su personaggi dello scenario internazionale quali Churchill, Stalin, Mao e su passaggi poco conosciuti o spesso misconosciuti della storia antica e moderna, dalla rivolta di Spartaco alla "congiura" di Tommaso Campanella. Un tracciato, quello indicato in Le verità nascoste, che suggerisce, nelle parole del suo autore, che "in campo storico le verità definitive, al di là di quelle fattuali e comprovate (ma talvolta neanche quelle), non esistano".
Paolo Mieli (Milano, 1949) è giornalista, storico e saggista. Nasce da una famiglia di origini ebraiche, il padre è Renato Mieli, importante giornalista e fondatore dell'ANSA. Già dall'età di 18 anni inizia a scrivere per i quotidiani cominciando presso «L'Espresso», dove lavorerà per circa un ventennio. Parallelamente milita in movimenti politici sessantottini che lo influenzeranno in campo giornalistico. Negli anni Settanta frequenta la facoltà di Storia moderna e presto inizia a lavorare per «Repubblica» fino a quando, negli anni Novanta, approda alla «Stampa», di cui diviene anche direttore. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 dirige il «Corriere della Sera». Dal 2007 Mieli diventa direttore editoriale del gruppo RCS e, dopo la scomparsa di Indro Montanelli, si occupa della rubrica giornaliera "Lettere al Corriere", dove dialoga con i lettori su temi prevalentemente storici. Nel 2009 Mieli lascia la direzione del Corriere per assumere l'incarico di presidente di RCS Libri. Da alcuni anni tiene regolarmente un seminario sulla "Storia dell'Italia Repubblicana" presso la facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell'Università degli Studi di Milano. È membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA e della Fondazione SUM, legata all'Istituto Italiano di Scienze Umane. In ambito televisivo è presente nelle trasmissioni storiche di Rai 3 curando la presentazione di alcune puntate di La grande storia e gli editoriali di Correva l'anno. Tra i suoi libri editi da Rizzoli: Le storie, la storia (1999), Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002), I conti con la storia (2013), L'arma della memoria (2015), In guerra con il passato (2016) e Il caos italiano (2017), Lampi sulla storia. Intrecci tra passato e presente (2018), Le verità nascoste (2019).
Scritto bene, tratta argomenti interessanti, ma l'ho trovato piu' un sommario di fatti da approfondire poi su altri testi: mi e' sembrata piu' la scaletta per un programma televisivo che un libro vero e proprio. Un po' deludente.
Trovo che il libro sia interessante per dare degli "spunti di riflessione" a tematiche storiche, in particolare sulla storia italiana.
Ogni capitolo è indipendente. L'autore rimanda a letture, saggi e studi sull'argomento che siano recenti o fondamentali per la storiografia.
Il punto di forza è la bibliografia. Un libro che apre ad altre letture.
Detto questo, personalmente, avevo altre aspettative per un libro di divulgazione storica. Ho avuto più l'impressione di leggere un giornale come "Focus Storia" che un lavoro che vuole abordare in maniera organica la problematica delle "manipolazioni" storiche.
Un ottimo libro di Mieli, che con semplicità e con tono accattivante entra nei meandri di quelle verità storiche a volte dimenticate, a volte manipolate, a uso e consumo delle Società. Un opera attuale, che ci mostra come le "fake news" non sono poi un'invenzione del mondo d'oggi, ma che, rivedute e corrette, ci sono sempre state, e sempre ci saranno, attraverso 30 mini-saggi. scorrevole e leggero, da leggere tutto d'un fiato, o uno o due capitoli al giorno.
Attraverso la citazione di innumerevoli tesi viene proposta un'altra verità sui fatti e episodi storici più o meno noti. Interessante ma non di semplice lettura.
Premetto che non ho molta simpatia per Mieli, il libro mi è stato regalato e una parte di me sapeva che avrei dovuto fare pace con i miei sentimenti. L’argomento di per se è interessante: sono 30 “storie” di verità manipolate, il libro è strutturato in tre sezioni: verità indicibili, verità negate e verità capovolte. A dirla tutte non conoscevo praticamente nessuna delle verità manipolate e di alcune continuo a saperne quanto prima. Di fatto è un libro per gli amanti della storia poco divulgativa: è pienissimo di citazioni, date e riferimenti bibliografici che ne rendono ardua la lettura per chi, come me, preferisce che la storia venga raccontata attraverso le biografie o in un modo un po’ più romanzesco. Sta di fatto che la poca scorrevolezza e il fatto che alcune di queste verità fossero a me sconosciute lo hanno reso un libro che non consiglierei.