Non mi ha convinta il modo in cui è scritto. Troppo frammentato, con troppe citazioni da altri libri. Mi è sembrato di leggere una sorta di puzzle di cui manca la cornice a tenere insieme il tutto.
L'argomento invece è interessante. Ne sapevo qualcosa, anche perché le condizioni di vita della Russia comunista erano talmente misere che c'è da aspettarsi che i più deboli (in questo caso i bambini) ne patissero maggiormente le spese.
Bambini abbandonati o perché rimasti orfani o perché i loro genitori non erano più in grado di occuparsi di loro. Bambini che cercavano di sopravvivere come potevano, dedicandosi a furti, prostituzione, soprusi. Vivevano in condizioni pietose, nello sporco, nei sotterranei delle città per poter stare più caldi. La società li considerava dei reietti e li temeva. Parlare di loro era considerato tabù perché non era ammissibile mostrare le pecche della neonata Russia comunista. Era tollerato parlarne solo per esaltare gli interventi attuati dal governo per aiutare l'infanzia abbandonata e redimerla, anche se in realtà era solo propaganda priva di sostanza.