"Noi italiani non facciamo niente in maniera normale" scrive Beppe Severgnini. "Facciamo tutto da italiani, e questo non è necessariamente un difetto". Anche quando partiamo, ci portiamo dietro le nostre qualità e le nostre squisite leggerezze. Se in Italia ci diamo un contegno, varcata la frontiera viene fuori di tutto: l'incoscienza e la generosità, l'intuito e il pressapochismo, la rustica astuzia che porta al furto sistematico dei bottiglini di shampoo dalle stanze d'albergo.
“Italiani con valigia” Da un libro con un simile titolo mi sarei aspettata i racconti di italiani all’estero, o di come i nativi all’estero ci vedono. Ed è infatti così, quantomeno per la prima parte, 88 pagine piacevoli e ben riuscite. Peccato che poi l’autore deragli ed esca fuori tema iniziando a raccontare i suoi di viaggi. Nulla di male se si limitasse ai classici racconti di viaggio, ma le restanti 300 pagine invece sembrano il resoconto di un giornalista e sono riempite di politica, storia ed economia per cui io, totale ignorante in materia, ho un naturale rigetto. Per apprezzarlo veramente forse bisognerebbe approcciarcisi già consapevoli di voler esplorare questi argomenti. Prendiamo ad esempio le sue avventure in treno come la transiberiana. Sarebbe stata fantastica se avesse descritto le esperienze personali sue e della neo sposina, e invece mi ritrovo con un’infilata di nomi di paesi, fermate, frontiere, fusi orari, numeri e dati che mi stordiscono e non mi dicono assolutamente niente. Per quanto riguarda la scrittura niente da dire, Severgnini scrive bene e la sua propensione all’ironia e le sue pittoresche allegorie sono molto piacevoli. Verso il finale, forse, risulta un po’ forzato il voler trovare ad ogni costo per ogni città visitata una singolarità con cui descriverla inquadrandola in un clima politico-economico senza invece considerare gli altri aspetti più vacanzieri. Insomma, non sono la persona giusta per apprezzare il punto di vista da cui l’autore ha voluto inquadrare i racconti.
Il secondo libro dal titolo ingannevole! Come hanno scritto tutti prima di me, avrebbe dovuto chiamarsi Severgnini con Valigia :P Nonostante questo l'ho trovato estremamente piacevole, non tanto per le parti in cui descrive la provincia italiana (ronf) ma per quelle in cui viaggia nei paesi in cui il comunismo era appena caduto. Mi ha fatto venir voglia di fare un viaggio in Transiberiana, per dire. IN realtà sarebbero 3 stelline e mezzo.
Ho un debole per Severgnini, che ho conosciuto bambina dalla libreria di casa dei miei, che ne erano fan indiscussi quando ancora non si ci proclamava fan ma seguaci.
E questa rilettura di un grande classico ormai vecchio di trent'anni non mi ha delusa: scorrevole, veloce, centrato, a tratti esilarante nel catturare impietoso tutta la straripante italianità che esplode, incontenibile nei contesti meno opportuni, dal tricolore scoppiettante del nostro DNA.
E' vero, l'autore gigioneggia abbastanza visto che il 95% del libro è volto a dar colore ad esperienze di viaggio personali: ma vero è anche che se lo metti a confronto con la vulgata chiringuito-style (neoglobal, neohippie, neostica..) di tutta una serie di gggiovani digital nomads che scrivono come bambini da quinta elementare ma credono di rivelarti il Sacro Graal, beg, il nostro giornalista un po' agé vince a mani basse.
Giudizio tecnici finale: tutto il mondo è (Bel)paese
E' molto divertente e descrive al meglio i nostri atteggiamenti quando siamo in viaggio, specialmente all'estero: lì salta fuori tutta la nostra italianità. Credo sia proprio questa che rende avventurosi e memorabili anche quei viaggi che per tanti altri europei sarebbero solo un mero spostamento geografico con visita guidata. Anche io sono una italiana con valigia e in diverse cose mi riconosco, in altre meno. Con il tempo sono migliorata, ma da buona italiana, anche se parto solo per un fine settimana non rinuncio a portare con me abiti e scarpe per ogni occasione (o quasi).
Un libro di una noia mai vista. Di tanto in tanto una battuta davvero esilarante ma, nel complesso, un ammasso di stereotipi e luoghi comuni gettati alla rinfusa in un unico calderone piuttosto inutile. Finito per caso.