La drammatica biografia di Ulrike Meinhof, la rivoluzionaria comunista della Raf (Rote Armee Fraktion) “suicidata” nella prigione-lager di Stammheim nei roventi anni Settanta della Germania bundesrepubblicana. L'infanzia durante il nazismo, le prime lotte contro il riarmo nucleare della Germania post-bellica negli anni Cinquanta, il movimento studentesco e il Sessantotto, la Raf, la clandestinità e la lotta armata: una vicenda umana e politica tragicamente esemplare della recente storia della Germania Federale, ma anche interconnessa al percorso di un'intera generazione in lotta per affermare l'utopia comunista.
Ho sempre sentito parlare di Ulrike Meinhof, ma conoscevo poco la sua vita. Questo libro è completo, forse anche troppo (un po' noioso in alcune parti), e descrive bene quale fosse il clima di quegli anni. Da sempre mi affascinano le biografie dei criminali, soprattutto perché mi piace capire quali siano le motivazioni che portano gli individui a compiere determinate scelte, molto spesso controproducenti. Insomma, perché Ulrike Meinhof ha fondato la RAF? Per caso, verrebbe da rispondere, e la risposta non sarebbe troppo sbagliata.
Ich finde die vielen zusammengestellten Zitate von ihr selbst und von Friends eine schöne Art um eine Biografie zu schreiben, empfinde die Charakterzuschreibungen darüber hinaus zu eindimensional. Die spd ist heimlich zum 2nd main character geworden. Ich weiß nicht, warum ihre Schwester nicht erwähnt wird!? Außerdem wird die Beziehung von der Mutter und Riemeck ausgelassen und die Beschreibungen der Ehe mit Röhl wirken beschönigt.