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Le radici del male

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Una pittrice di incubi, condannata in eterno a rivivere i propri incubi. Un fotografo alla moda che nasconde una doppia vita. Vicende che si intrecciano, si sfiorano, personaggi che si feriscono ferocemente l’un l’altro. Un vera trilogia del male della scrittrice più rappresentativa dell’horror italiano, che Cut-Up Edizioni ripropone dopo un’assenza di oltre dieci anni dalle librerie italiane.

173 pages, Paperback

First published January 1, 2013

12 people want to read

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Alda Teodorani

130 books7 followers

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Profile Image for Camilla Draghi.
21 reviews
September 25, 2022
La signora dell'horror italiano in una delle sue prove migliori. Ottimo romanzo, se vi piace (come a me) l'horror.
708 reviews186 followers
May 28, 2013
Quello di Alda Teodorani è un nome che non conoscevo: e mi ha sorpreso trovarlo accostato a nomi più noti del noir italiano, alla generazione cannibale. Con viva curiosità ho dunque affrontato la lettura di questo volume, riedizione della trilogia d'esordio dell'autrice, all'inizio degli anni Novanta.
Si tratta in realtà di tre distinti racconti, accomunati dalla medesima ambientazione, dall'esplorazione degli stessi temi e che condividono alcuni personaggi. Il giudizio, lo dico subito, è intermedio: conscio dei limiti propri di un sistema di voto a cinque stellette e, soprattutto, degli spunti di riflessione che questo libro offre, al di là delle competenze tecniche dell'autrice, mi limito consapevolmente a offrire un giudizio che altro non è che la media dei voti dati ai tre racconti. Ho riscontrato infatti un miglioramento progressivo, da un racconto all'altro, segno inequivocabile di una scrittura ancora giovane e non ancora matura. Ma veniamo ai racconti.
Giù nel delirio introduce in maniera netta le tematiche del libro: una spirale nera di violenza pura. Un giovane fotografo appassionato di scene estreme, complice, testimone e spettatore di violenze e torture perpetrate a donne e anche bambini, scopre un'altrettanto violenta affinità con la pittrice Grazia, che dipinge le sue stesse scene. C'è ben poco che accada e mandi avanti la trama, che è una successione inconsapevole, quasi casuale, di scene di violenza, di sesso, di incubi appesantiti dalle droghe. Tutto è esibito, con uno stile che anziché essere crudo e iperrealistico, come spesso accade in storie pulp e splatter, è, all'opposto, leggero, fluido, quasi minimale. Forse persino troppo piatto. La sensazione è che dietro le violenze esibite non vi sia assolutamente nulla.
Specchi di sangue presenta già più sostanza, nonostante una scelta narrativa da manuale: il protagonista, che si fa chiamare McEwan, è un killer professionista, che affronta gli omicidi commissionati con risolutezza e distacco. L'esibizione immediata di violenza lascia il posto a un ingresso più pacato nell'orrido mondo che l'autrice fa abitare ai suoi personaggi: un ingresso in punta di piedi, una progressiva discesa verso gli abissi più oscuri della psiche umana. Omicidio dopo omicidio, passo dopo passo, l'infernale catabasi nella mente di McEwan si fa più completa, mentre dal profondo emerge l'amore violento per una madre scomparsa, forse uccisa, forse no, che si riflette, in maniera sempre più consistente, nei volti delle vittime dell'assassino.
L'ultimo racconto, Soluzione finale, è la chiave di volta della trilogia: riannoda i fili, mentre i personaggi e le azioni dei due racconti precedenti convergono verso un esito comune. La narrazione si amplia, permettendo un doppio punto di vista: torna così Grazia, la pittrice, che si ritrova vittima dell'ossessione di un commissario di polizia incaricato di indagare sulle violenze compiute nei primi due racconti.
La sensazione, dicevo, è di una progressione a più livelli che caratterizza la trilogia. L'esplorazione di un mondo torbido e sotterraneo, che si va ampliando sempre di più, così come si amplifica l'indagine psicologica. Di pari passo, mi sembra, va migliorando la capacità tecnica dell'autrice: semplicisticamente, se il primo racconto mi pare tutto fumo e niente arrosto, il secondo è passabile e il terzo decisamente più intrigante e denso di carica riflessiva. La scrittura è ancora poco matura, povera e piatta, ma nel corso dei tre racconti se ne può apprezzare un miglioramento. Persistono tuttavia certe ingenuità narrative e carenze stilistiche: in barba alla regola dello show, don't tell, la preoccupazione di sbattere in faccia al lettore le scene più estreme, che siano di tortura o erotiche, sono accompagnate da descrizioni non molto accurate, sono esibite, appunto, non descrite. Così è soprattutto per la morale dietro la storia, come quando, nell'ultimo racconto, il commissario Valenti rivela esplicitamente l'origine infantile delle violenze, o il potere liberatorio dell'atto omicida: considerazioni che il lettore può fare da sé e che l'autrice avrebbe potuto suggerire tra le righe, anziché metterlo in bocca a un personaggio. Potrei portare altri esempi: la verità è che, in particolar modo nel primo racconto, la storia, già evanescente, sembra esser solo una scusa per scrivere scene estreme e rivoltanti; da ciò consegue una trama sfilacciata e inconsistente. Questo è ancora evidente nel secondo racconto, il più lungo, che si costituisce di una lunga lista di omicidi: nulla che dia più sostanza alla trama. Il terzo sembra portare la luce del giorno e mettere fine, apparentemente, agli incubi della notte: salvo mostrare il vero volto dei mostri che si nascondo nelle ombre. La dimensione del delirio religiosa, di cui si compone l'ossessione del commissario, arricchisce l'indagine psicologica.
Ombre e luci, dunque, per un libro d'esordio che in ogni caso si fa notare e lascia la curiosità di leggere ancora.
Profile Image for La Stamberga dei Lettori.
1,620 reviews146 followers
May 28, 2013
Quello di Alda Teodorani è un nome che non conoscevo: e mi ha sorpreso trovarlo accostato a nomi più noti del noir italiano, alla generazione cannibale. Con viva curiosità ho dunque affrontato la lettura di questo volume, riedizione della trilogia d'esordio dell'autrice, all'inizio degli anni Novanta.
Si tratta in realtà di tre distinti racconti, accomunati dalla medesima ambientazione, dall'esplorazione degli stessi temi e che condividono alcuni personaggi. Il giudizio, lo dico subito, è intermedio: conscio dei limiti propri di un sistema di voto a cinque stellette e, soprattutto, degli spunti di riflessione che questo libro offre, al di là delle competenze tecniche dell'autrice, mi limito consapevolmente a offrire un giudizio che altro non è che la media dei voti dati ai tre racconti. Ho riscontrato infatti un miglioramento progressivo, da un racconto all'altro, segno inequivocabile di una scrittura ancora giovane e non ancora matura. Ma veniamo ai racconti.

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Profile Image for Laura Costantini.
Author 48 books96 followers
January 17, 2016
Mai faticato tanto per finire un romanzo, neanche lunghissimo. Troppa violenza gratuita, troppo compiacimento nelle descrizioni di abusi di ogni genere, troppa droga, troppi organi maschili turgidi e vogliosi, troppe donne torturate, perfino bambine. Troppo male fine a se stesso. Sebbene sia tornata indietro più volte, non sono riuscita a capire i nessi tra il fotografo, il serial killer e la pittrice di orrori, per non parlare del poliziotto fanatico religioso. L'ho finito, ma tanto valeva lasciarlo. Non fa per me.
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