Dunque, l'edizione italiana colleziona una serie di errori di battitura che possono benissimo essere il record italiano, per il resto si parte presto con il solito resoconto storico dei precedenti esploratori dove non manca certo Al-Mamun, Belzoni, Caviglia, Howard-Vyse. Non che mi potessi aspettare di più dall'autore, ma anziché dare dettagli più tecnici, non ci si può che perdere in piccole beghe tra gli egittologi.
In egittologia, del resto, ce ne può essere soltanto uno. Ogni lavoro viene firmato da una persona soltanto e questa è la peculiarità di questa branca della scienza moderna.
Per cui, sotto con i retroscena scabrosi (à la Harmony) degli screzi tra Gantenbrink, Hawass, Bauval, Hancock, Sitchin vs. il mondo (dei suoi lettori), Howard Vyse e Caviglia, eccetera.
Piccolo inciso, su quello che è stato scoperto con Upuaut, il robot cingolato di Gantenbrink, non c'è stato aggiornamento dal momento che lo scritto è del '99/2000, quindi si rimane sulle ipotesi di Ankh e quant'altro.
Si valutano inoltre le varie ipotesi sulla costruzione della piramide (poteva mancare la levitazione acustica?) e purtroppo manca la parte migliore della teoria della rampa interna, sviluppata dall'architetto francese Jean-Pierre Houdin proprio durante la scrittura del libro.
Ancora, non capisco dove ci sia lo stupore di come risuona la pietra nella piramide, nessuno riesce mai a capire che c'è della matematica dietro qualunque cosa? Non hanno mai provato una campana tibetana?