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Brigate rosse. Una storia italiana

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Mario Moretti è stato l'anima delle Brigate Rosse. Membro dell'Esecutivo e principale dirigente politico dell'organizzazione, ha partecipato a quasi tutte le azioni e in particolar modo al sequestro e all'omicidio di Aldo Moro. Arrestato il 4 aprile del 1981 e sottoposto al regime del carcere speciale, nell'estate del 1993 ha incontrato Carla Mosca e Rossana Rossanda. Il risultato è questo eccezionale libro-intervista, un documento storico straordinario in cui Moretti ricostruisce il suo percorso politico, riflette sul senso della lotta armata e sui sogni di un'intera generazione.

304 pages, Paperback

First published April 1, 1994

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Mario Moretti

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Displaying 1 - 16 of 16 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,463 reviews2,434 followers
November 4, 2025
LO STATO È IL NEMICO



Gli avvenimenti incalzano, l’avversario non sta a guardare, ci sono i primi processi di ristrutturazione in fabbrica, la polizia si fa violenta nelle piazze, cominciano a scoppiare le bombe, con Piazza Fontana c’è chi comincia a fare politica con le stragi. Allora da un generico discorso sulla violenza si passa alla discussione sulla lotta armata. La verità è che non abbiamo un’idea precisa di come far fronte a una situazione che sfugge al nostro controllo. Abbiamo chiara soltanto una cosa: stanno attaccando quello che siamo diventati, non dobbiamo cedere, il movimento deve mantenere l’offensiva. Siamo lontanissimi da una teoria della lotta armata, e ancora più da una sua organizzazione. Però ne sentiamo la necessità.



Bellissimo libro-intervista condotto come di prassi su domande e risposte.
Le domande vengono da due giornaliste: Rossana Rossanda, che credo non abbia bisogno di presentazione, e Carla Mosca, giornalista RAI che aveva seguito tutti i processi alle BR.
Le risposte sono quelle di Mario Moretti, forse meno noto di Renato Curcio, ma vera anima delle Brigate Rosse, non proprio dalla fondazione, ma un po’ dopo, dal 1972, fino al suo arresto nel 1981: nove anni di clandestinità, sempre membro del direttivo, o esecutivo, o come veniva chiamato l’organo dirigenziale. Anche se poi le decisioni venivano tutte sempre prese collegialmente dopo consultazione interna.
Non il principale teorico, ma sicuramente grande organizzatore.



Moretti appare meno rigido e sfuggente che nell’intervista fattagli da Sergio Zavoli per “La notte della Repubblica”. Qui ha decisamente scelto di raccontare, di confrontarsi, di ragionare.
Non fa nomi che non siano già pubblici, non coinvolge chi ancora è fuori dai radar della polizia: ma per il resto sembra non risparmiare nulla. Incluso dolore, rispetto per i morti (di entrambe la parti), autocritica.
Ma non pentimento, nel senso carcerario: la delazione in cambio di uno sconto di pena. E neppure dissociazione. Perfettamente consapevole che l’esperienza è più che conclusa, che nel 1982 le BR non sapevano più come muoversi perché le condizioni storiche e sociali erano profondamente mutate.


Il tragicomico racconto del viaggio in barca a vela a bordo di un Koala 39, il Papago, per caricare un carico di armi in Libano e sbarcarlo a Venezia (1979).

Rifiuta la definizione di guerra civile, ma insiste molto su quella di guerriglia. Chissà, forse perché i guerriglieri erano poche decine: però intorno avevano fiancheggiatori, collaboratori, sostenitori, a decine di migliaia (salotti intellettual-borghesi erano disposti a fare carte false pur di avere a cena un vero brigatista, soprattutto durante il sequestro di Aldo Moro).
Ma non ci sarà la guerra civile. Noi non abbiamo mai superato lo stadio della propaganda armata: siamo inchiodati lì dall’inizio alla fine. La contestazione di fondo alle BR non può partire che da qui.
Rifiuta anche la leggenda dell’abilità militare delle BR: organizzazione, cura e attenzione, ma nessuna preparazione militare.



Moretti viene dalla fabbrica (SIT Siemens di Milano) e rimane col cuore operaio: dai suoi racconti viene fuori che i brigatisti di origine operaia sono stati più numerosi di quanto credessi. E un buon numero di brigatisti arrivò da Reggio Emilia, a cominciare da Franceschini.
Le BR erano figlie del movimento precedente, quello che aveva nella classe operaia il cuore e il cervello: restarono indissolubilmente legate a esso e non si adattarono mai ai mutamenti sociali di quegli anni. Quelli li fece balenare il movimento del ’77, rivelandoli con la sua fantastica irruenza. Così a noi ne vennero soltanto molti nuovi compagni; l’ultima leva delle BR viene da lì. Come quella di Prima Linea. Ma quando vennero, non ci cambiarono, cambiarono loro. La linea era la nostra.

Altro aspetto che mi ha colpito è come prende le distanze dalla pratica aberrante (mafiosa e camorristica) di ammazzare quelli tra loro che collaborano con la magistratura (i cosiddetti pentiti) – pratica che le BR portarono avanti dentro e fuori dai carceri, fino alla mostruosità massima di Senzani che uccide il fratello del pentito per antonomasia, Roberto Peci, filmandone l’esecuzione.
Moretti trova più dannosi i dissociati, semplicemente perché rinnegano l’esperienza e il percorso comune.


Moretti fu quello che condusse l’interrogatorio per i 55 giorni – anche se rifiuta il termine, ritenendosi incapace di interrogare, ma solo di discutere – e che alla fine eseguito la sentenza di morte, ha sparato a Moro.

Rossanda e Mosca sono brave, preparate, incalzanti, ma mai tranchant. Si arriva addirittura a un loro commento in cui danno esplicitamente del bugiardo a Moretti, e lui non si adombra ma risponde civilmente e dettagliatamente (diavolo, che memoria!). Si ha l’impressione che si fidi, e forse sia legato, alle due donne.
Moretti dice e ripete che delle BR – vicenda Moro inclusa – si sa ormai tutto quanto, non c’è altro da aggiungere (a parte il nome del decimo membro del commando, che finora è riuscito a farla franca): rifiuta qualsiasi accenno di infiltrazioni esterne (a parte Frate Mitra) e di “direzione” dall’estero (servizi segreti, o il fantomatico Hyperion di Parigi, Corrado Simioni e Co.)
Ho la sensazione che per chi sia interessato alla storia delle BR (non a quella del periodo in cui operarono, ma all’organizzazione in sé) questo sia il testo più esauriente. Imprescindibile. La voce più autorevole.
Se qualcuno avesse finalmente preso atto che negli anni ’70, in Italia, in una società moderna, s’era formata una avanguardia armata dentro una base sociale che non la isolava né espelleva, e si fosse chiesto perché era avvenuto – che cosa esprimeva? Quali soggetti, quali bisogni? – avrebbe interloquito e ci avrebbe obbligato a interloquire. Ma nessuno lo tentò. Tutti vollero schiacciarci. Fecero delle Br un oggetto non di politica, ma di repressione, e lo consegnarono ai militari, carabinieri e polizia.


4 aprile 1981: l'arresto.

Uccidere un uomo è una tragedia e la motivazione che si dà a questo gesto non ne cambia la dimensione. Non abbiamo mai scherzato con la morte, era una dolorosa necessità della guerra che credevamo giusta e ce ne siamo sempre assunti la responsabilità.

Alla fine del ’78 gli armati erano un movimento di massa, furono decine di migliaia tra combattenti, sostenitori e simpatizzanti attivi. È stata anche gente semplice, che quando ha perduto la speranza s’è trovata senza bussola. È vero che dal 1979 la frana è verticale, molti cedono, parlano. Ma perché continuare a chiamarli pentiti? Chiamateli come sono stati chiamati sempre, il pentimento non c’entra. Pentiti in senso proprio sono i dissociati. Quelli che chiamano pentiti chiedono allo stato che cosa vuole per farli uscire e glielo danno. Tradiscono e passano dall’altra parte, nello schema classico della delazione. Gente così non è simpatica a nessuno, neppure a quelli che se ne servono: li pagano e li liquidano. Sono molto più severo con la dissociazione perché rinnega una storia, distrugge un’identità collettiva, fugge dalle responsabilità politiche per recimolare benefici giudiziari individuali. E il più grave è che avviene quando sarebbe stato possibile chiudere collettivamente, certo con molta difficoltà, ma lasciano aperta la possibilità di una critica decorosa e forse utile. La dissociazione abbatte la possibilità di riflettere su questi anni. I dissociati scelgono di collocare la nostra storia fuori della storia. Impediscono che venga superata davvero.

Non mi è chiara la gestazione del libro: frutto degli incontri a tre avvenuti nel 1993 (Moretti era in carcere già da dodici anni), è stato pubblicato la prima volta nel 2007. Ben quattordici anni dopo. Chissà come mai con così tanto ritardo.

Profile Image for ferrigno.
554 reviews111 followers
February 3, 2014
È incredibile. Questo libro è stato pubblicato nel 2007, cioè circa VENTI ANNI DOPO la fine delle brigate rosse di Moretti, e lui non mostra il minimo accenno di cedimento: quella battaglia andava fatta, con quei metodi. Addirittura, Moretti rispetta di più un traditore di un dissociato, anche nel caso in cui il dissociato non denunci gli ex compagni. Sembra assurdo, vero? Ma per Moretti, chi si dissocia nega valore a quasi vent'anni di lotta, e a questo non può rassegnarsi. Invece, chi tradisce lascia intatto il presunto valore dell'esperienza BR, smerda solo se stesso.
Quando le giornaliste chiedono: Allora perché chiudi le BR? Lui risponde: L'esperienza BR andava chiusa, non perché si fosse sbagliato tutto, ma perché "erano cambiati i tempi", "non c'erano più le condizioni".

L'ho trovato inconcepibile. Inconcepibile l'idea dell'omicidio come prassi politica, inconcepibile la richiesta di amnistia per i reati politici, inconcepibile la pretesa di non essere considerato un criminale omicida, inconcepibile il regime di semilibertà per uno che -i giudici sono costretti ad ammettere- non mostra segni di ravvedimento (e se i tempi tornassero maturi?). Inconcepibile eppure reale.

Agli occhi di persona normale, l'omicidio è una drammatica ultima ratio. Il terrorismo è inconcepibile perché una persona normale non ritiene mai la politica una questione di vita o di morte. Da questo libro si intende perfettamente quanto loro si sentissero all'ultima ratio: abbattere il Capitale è per loro questione di vita o di morte, quindi ammazzano. La cosa che non ho capito affatto è come è stato possibile che centinaia se non migliaia di persone si sentissero in una guerra reale quanto la battaglia del Piave. Stiamo parlando delle famose "condizioni" che a un certo punto vengono a mancare. Erano così brutte, la fabbrica e la periferia? Può darsi, ma allora perché le vittorie del sindacato sono da considerarsi sconfitte?

E già, per le BR e per Moretti, ogni piccola conquista del sindacato è una disastrosa sconfitta. Assurdo? No, nella loro ottica queste concessioni servono a sedare il movimento operaio, a pacificare la società. Questo è Marcuse 100%: in "L'uomo a una dimensione" spiega che i dirigenti riducono le esigenze della classe operaia a problemi risolvibili, e restituiscono risposte come l'asilo per i figli degli operai, una mensa di qualità migliore, pause pipì più frequenti. Sembra incredibile, ma per Marcuse e Moretti queste migliorie sono DELETERIE, capito? Non superflue, ma DANNOSE, perché sedano, alienano, spengono, ammorbidiscono, neutralizzano. Rendono la vita dell'operaio migliore, quindi spengono la lotta. Ma allora, viene da dirsi, se lo scopo della LOTTA non è una vita migliore, qual è? La lotta in sé? O questo, oppure lotta per lo stalinismo. Se è così, be',non c'era aumento di stipendio che li potesse contentare.

Buonissimo lavoro delle due giornaliste Rossana Rossanda e Carla Mosca. Lo incalzano bene soprattutto da metà in poi, dopo aver sciolto il ghiaccio. Non do loro le 5 stelle perché non riescono nell'impresa riuscita a Frost nell'intervista duello in cui portarono Nixon ad una sofferta ammissione di colpevolezza.
A Rossanda e Mosca proprio non riesce di far dissociare Moretti.
Profile Image for Christos.
224 reviews13 followers
May 23, 2021
Ο Μάριο Μορέττι έζησε τις ΕΤ από την ίδρυση μέχρι τη διάλυση τους, αμετανόητος και αμφιλεγόμενος, δε διστάζει από την άλλη να παραδεχθεί λάθη του. Το πιο ενδιαφέρον κομμάτι του βιβλίου αφορά τις 55 μέρες που κράτησε η απαγωγή του Άλντο Μόρο, καθώς ο Μορέττι ήταν ο "ανακριτής" και τελικά ο δολοφόνος του. Η κορυφαία ενέργεια των ΕΤ που όμως τελικά διέψευσε κάθε προσδοκία τους και αποτέλεσε την αρχή τους τέλους τους.
Profile Image for Chiara.
358 reviews3 followers
June 18, 2018
Un'intervista cruda e completa, in cui uno dei leader delle BR racconta le BR. Tra proseliti, retorica sulla lotta armata e descrizioni delle azioni delle colonne, abbiamo modo di sentire la campana di una delle bande armate dell'Italia degli anni '70, dalle origini fino alla sconfitta. In quest'intervista c'è l'Italia vista attraverso gli occhi di chi la voleva cambiare.
Profile Image for Giorgio.
95 reviews1 follower
November 9, 2020
Non avevo letto prima d'ora un libro intervista. All'inizio mi è parso così improbabile che lo stavo per abbandonare e solo l'argomento mi ha tenuto legato alla lettura. Nel proseguire ho iniziato ad accettare la formula che, in ogni caso, in un libro, mi appare anomala, stonata. Argomento interessantissimo e intervistato davvero notevole.
Profile Image for AlbertoD.
153 reviews
February 3, 2025
Nell'estate del 1993 le giornaliste Carla Mosca e Rossana Rossanda intervistano, nell'arco di sei giorni e nel carcere in cui sta scontando la condanna, Mario Moretti, dirigente e leader storico delle Brigate Rosse. Moretti ripercorre la genesi, lo sviluppo e l'epilogo dell'organizzazione e della lotta armata. Ma non si tratta di una cronistoria delle Br, né di un approfondimento della sua esperienza e storia personale; piuttosto Moretti si sofferma sul contesto sociale e politico, le scelte effettuate, le dinamiche e le ragioni, senza mai glissare sugli errori commessi e sulle responsabilità come gruppo e individuo (ma, né pentito né dissociato, senza mai rinnegare la propria identità di brigatista). Un libro-intervista la cui qualità è garantita dalla statura giornalistica delle intervistatrici e che va oltre i soliti testi sull'argomento; consigliato infatti a chi voglia farsi un'idea delle Brigate Rosse e del contesto in cui hanno operato attraverso il resoconto di chi le ha vissute dall'interno e contribuito alle decisioni operative.
Profile Image for Laura.
119 reviews8 followers
June 24, 2021
Brigate Rosse: una storia italiana è un'intervista ad uno dei personaggi più famosi delle BR, Mario Moretti, condotta da due giornaliste eccezionali: Rossana Rossanda e Carla Mosca. Il loro lavoro è, a parer mio, eccellente. Sono riuscite a tracciare un quadro abbastanza preciso della storia delle Brigate Rosse tramite domande pertinenti, talvolta anche abbastanza pungenti o provocatorie, esattamente quello di cui c'era bisogno per trattare un argomento del genere. L'intervistato è sicuramente una personalità forte e difficile da incalzare, ma Rossanda e Mosca riescono a tenere con lui una conversazione a tratti molto accesa, nonostante le ben note capacità di Moretti di argomentare.

Dopo aver ascoltato un intervento di Alessandro Barbero sul rapimento Moro e dopo aver letto L'affaire Moro ho voluto approfondire la mia conoscenza di questo pezzo di storia italiana, che conoscevo molto sommariamente. La lettura è stata, perciò, molto veloce, data la mia grande curiosità. Lo consiglio a chiunque abbia voglia di approfondire questa storia, non è affatto necessario avere una conoscenza pregressa dei fatti, ma potrebbe tornare utile conoscere già qualche nome.
Da questa lettura ho capito che la storia delle BR non può essere ridotta ad una storia di terrorismo nostrano, ma deve essere contestualizzata in un periodo come gli anni '70, molto turbolento sia dal punto di vista sociale che politico. Conoscere e studiare la storia delle BR, a parer mio, è importante per sapere riconoscere (in un futuro non troppo lontano) tutte quelle condizioni sociali che hanno portato alla loro nascita, e che hanno condotto le persone che ne facevano parte a credere che l'unica via possibile fosse la lotta armata.
Per citare Rossanda, le Brigate Rosse sono una storia della sinistra.
50 reviews1 follower
August 11, 2021
Un documento di straordinaria forza e importanza storica, un'intervista dai contenuti per molti versi atroci, ma che illumina molte delle contraddizioni intellettuali e pratiche delle BR. Moretti è un narratore di una lucidità e onestà impressionanti, considerati i fatti narrati, e Mosca e Rossanda incalzano e provocano quando necessario, tenendo bene le fila di un libro complicato. Brave.
Profile Image for Paolo Avanti.
29 reviews1 follower
February 6, 2023
È incredibile come questi macellai avessero alla base delle loro deliranti azioni idee confuse e nessuna consapevolezza di come la società stesse cambiando.
Profile Image for Mikel Eizagirre.
2 reviews1 follower
June 19, 2024
Un testimonio honesto, vivencial, lúcido y controvertido de una figura histórica olvidada. Un susurro proscrito que escapa de las paredes de la prisión para hacernos reflexionar y a la vez entretenernos con la apasionante historia revolucionaria italiana de la segunda parte del siglo XX. Invita a hacernos preguntas sobre el compromiso que asumieron miles de mujeres y hombres que, con enorme generosidad, arriesgaron la vida y la libertad por la consecución de una sociedad sin clases en un momento de agitación. Es a la vez una narración profundamente humana de una figura con una integridad intelectual y moral admirable. Muy recomendable para militantes políticos revolucionarios que buscan fuentes de inspiración.
Profile Image for Pablo Renzi.
206 reviews19 followers
April 20, 2020
Se paragono la versione di Moretti che esce da quest'intervista a quella raccontata da Franceschini nel suo libro, mi rendo conto che non è facile essere obiettivi neanche per chi la storia la vede da fuori. Franceschini mi ha mostrato un gruppo di partigiani che combattevano una guerra ideologica, Moretti mi ha mostrato dei barbari che si nascondevano dietro un sacco di parole.
Al di là delle opinioni, comunque, un buon lavoro di giornalismo.
23 reviews
February 12, 2025
Alcuni passi erano spaventosi, per la freddezza di Moretti e dalla crudeltà delle azioni compiute e da come non rinneghi nulla. Rimane però secondo me una testimonianza importantissima di un personaggio molto enigmatico
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