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184 pages, Hardcover
First published October 1, 2010
Fischio d’inizio nei primi anni del Cinquecento. La tattica sul terreno del Man-Centered è subito evidente: Aristotele e Platone, al centro, forti del vantaggio iniziale fanno melina, tengono palla e fanno girare il Sole e tutti i pianeti intorno alla Terra.
Ma ecco che improvvisamente entra in azione il terzino polacco della Dinamo Uni, un certo Kopernik, finora sconosciuto immigrato semi-clandestino in Italia, ma fresco di laurea a Ferrara. Kopernik prende palla e fa partire un lungo lancio in profondità a tagliare la difesa avversaria, con un libro rivoluzionario (non per nulla si intitola De Revolutionibus Orbium Cœlestium...) che nel 1543 per la prima volta mette il Sole al centro e gli fa girare intorno la Terra.
Il suggerimento di Kopernik è raccolto da un’ala tornante (nel senso che poi si pente), il mitico Galileo Galilei, che gioca con un piccolo telescopio cucito sulla maglia blu notte della Dinamo Uni. Galileo ha preso il ruolo di Giordano Bruno, espulso in modo definitivo con bruciante ingiustizia dall’arbitro (il quale fa fatica a correre, deve tenere sollevato il pesante saio che gli copre i calzoncini...). Galileo stringe al centro, impugna il cannocchiale e concretizza il brillante lancio di Kopernik osservando
[...] Non abbiamo nessuna prova scientifica che la vita venga da fuori. Tuttavia parleremo anche di «panspermia», ossia della possibilità che forme elementari di vita sopravvivano nello spazio viaggiando tra pianeti (qualcuno dice addirittura tra stelle) a bordo
di meteoriti della classe Enterprise. E no, non parleremo della celebre Enterprise di Star Trek, e neanche dell’astronave con a bordo il simpaticissimo E.T.: lasciamo lavorare la fantasia, ma allo stesso tempo cerchiamo di stare ai fatti. Proprio in questo spirito: se davvero c’è qualcuno
là fuori, chissà che non stia cercando di mettersi in contatto con noi? Racconteremo mezzo secolo del progetto SETI, la ricerca di una intelligenza extraterrestre.
Non l’abbiamo ancora trovata; ma, come spiegheremo, noi stessi stiamo inviando confusi segnali nello spazio, una sorta di messaggio in bottiglia [...]
Alla fine, in realtà, quello che ci chiediamo è: «Che cosa mi farebbe più paura? Sapere che siamo soli in tutto l’universo o sapere che c’è qualcuno, lassù?»