Ada è una bambina particolare e tale resta anche da adulta, con il suo modo originale di vedere le cose; in particolare, grazie a nonna Teresa che cerca di trovare un modo per farle superare l’angoscia dell’abbandono della madre, è in grado di riconoscere il rumore delle cose che iniziano: per ogni cosa che finisce, c’è sempre contemporaneamente un’altra cosa che inizia e che fa un suo rumore caratteristico…basta solo saperlo riconoscere! Anche se ci vuole molta abilità e forza a cercare di vedere nella storia con Matteo l’inizio di un nuovo meraviglioso capitolo mentre la vita della nonna contemporaneamente finisce… E purtroppo l’ingenuità e forse l’ostinarsi a non voler vedere i segnali presenti, non cambia il fatto che le cose e le persone purtroppo non sono sempre ciò che sembrano!
Questo libro mi ha catturata letteralmente dalla metà circa in poi. Fino alla metà la scrittrice ti inserisce nella personalità e nel quadro della vita di Ada, con un racconto lento che non capisci dove stia andando a parare per poi scioccarti con un colpo di scena che fino a quel momento, non è neanche lontanamente intuibile. Per chi ha vissuto situazioni come quelle descritte e attraversato nella propria vita periodi del genere, non mancherà sicuramente di suscitare riflessioni profonde sui sentimenti, sulla vita di coppia, sull’affetto di chi ci sorregge veramente nel corso della nostra crescita, su chi ci lascia con il nostro vuoto, e chi invece entra nella nostra vita quasi per caso, e soprattutto sull’importanza delle piccole cose, dei piccoli gesti, delle piccole abitudini, perché sono quelli che rendono una persona grande e ne segnano l’importanza facendo davvero la differenza. Purtroppo la figura di Matteo mi ha molto delusa, restando un essere trascinato dagli eventi e dalle scelte altrui, debole, non in grado di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, mentre invece Giulia, con tutti i suoi dubbi e le sue fragilità e insicurezze, proprio perché alla fine è capace di ciò, riacquista spessore e valore. I ringraziamenti e la biografia della scrittrice, come per esempio nel particolare della dislessia che accomuna lei e la protagonista, lasciano intuire che ci sia qualcosa di autobiografico nelle vicende raccontate.
Consigliatissimo!!!!
“Ada potrebbe metterlo nella lista: accorgersi dei piccoli riti che due innamorati rendono tali senza neanche dirselo, e ricordare loro che, quando tutto sembra andare male, potrebbero ricominciare proprio da lì.”
“ Le devi guardare le cose, le devi guardare anche quando hai paura che cambino. Altrimenti arriverà il giorno in cui non le riconoscerai più, e allora non saranno più tue. Ci saranno dei momenti in cui ti sembrerà che niente abbia senso. Sarai arrabbiata, sarai triste, …. Ma io ti prego di avere fiducia. Le cose brutte passano, piccina mia. Trovano un senso. Trovano un posto. Tu sei fatta delle cose belle, Ada. Non delle cose brutte.
Non credere a quelli che ti dicono che il vero amore fa soffrire. Non ci credere mai. Il vero amore ti libera. Ti libera da tutto, dal dolore e dalla tua parte peggiore. Ti ci fa far pace. Ricorda però che per il vero amore serve impegno, non devi mai perdere l’attenzione. Sarà difficile, lo so. Fa’ sempre come con l’ulivo: continua a guardare.
Io non lo so perché, forse non lo sa nessuno, ma certe volte l’impegno non basta per l’amore. E l’amore non basta per l’impegno. Non basta per continuare a impegnarsi. Finchè c’è ancora, puoi provare a non lasciarlo finire…Ma quando sarà finito, non potrai più farci niente.
Diffida di quelli che credono di poter spiegare tutto. Certe cose non si spiegano.
(…) Non aver paura, se le cose banali ti fanno felice. Le cose banali hanno un pregio: il più delle volte sono vere.”