1488. Caterina Sforza, vedova di Girolamo Riario, signora di Forlì e Imola, non è una donna come le altre. Lo sanno bene i grandi signori d'Italia, da Lorenzo Medici a Ludovico il Moro, al papa in persona, i quali ne cercano l'alleanza non solo per la posizione delle sue terre ma anche per l'ingegno di colei che le possiede. Nessuno può credere, quindi, ricordando Caterina, sola, dopo l'assassinio del marito, capace di sacrificare i suoi stessi figli per difendere la rocca di Ravaldino in cui si è asserragliata, che possa perdere forza e scaltrezza per colpa di un uomo. Proprio nei giorni della rischiosissima lotta contro i nemici che hanno ucciso Girolamo Riario, infatti, Caterina incontra un uomo capace di suscitare in lei una passione così impetuosa da distoglierla dai suoi doveri e dalla sua inflessibilità. Si chiama Giacomo Feo ed è uno stalliere, un individuo indegno di lei, del suo rango, anche solo del suo interesse. Ma la Tigre, fin da bambina, ha dimostrato a tutti di avere un carattere indomito e in quella storia clandestina e pericolosa si lascia condurre con lo stesso furore che l'ha sempre sostenuta in battaglia. Accecata dall'amore, non si rende conto che in molti tramano nell'ombra per privarla della reggenza sulla signoria di Forlì. Spetterà a Caterina scegliere tra la vita che crede di meritare e il ruolo per cui è nata. E non sarà una scelta facile.
Si riparte esattamente dal punto dove era terminato il romanzo precedente, e si segue la stessa identica struttura di capitoli che alternano la voce di Caterina al narratore onnisciente.
Ma la sensazione complessiva è di avere letto qualcosa che si posiziona su un gradino inferiore rispetto il volume precedente. Per quanto parta da un presupposto tutto sommato realistico - una protagonista che è andata in sposa bambina ad un adulto e da lui ha avuto sei figli: quando a venticinque anni rimane improvvisamente vedova, a quel punto la sua formazione psicologica e sentimentale si ritrova monca o comunque del tutto sballata e deve in un certo senso ripartire da zero - lo sviluppo degli innamoramenti e della scoperta dei sentimenti da parte di Caterina mi pare decisamente banale, per niente illuminante né emozionante. Il personaggio femminile non convince più, troppo appiattito sotto lo schema contemporaneo che vuole la donna ovviamente bellissima, forte, coraggiosa, sfrontata, spregiudicata, ma contemporaneamente delicata e bisognosa di protezione, indipendente ma al tempo stesso sottomessa ai suoi innamoramenti. Non si può essere carne e pesce al tempo stesso: questo vale tanto nella vita reale quanto nella letteratura. Oltre a essere uno stereotipo troppo contemporaneo, che non c'entra nulla con il XV sec, è anche un brutto stereotipo. E questo per quanto concerne "i giorni dell'amore".
Gli episodi che riguardano l'altra parte del titolo, i "giorni della guerra", non sono proprio emozionanti ma abbastanza avvincenti e riescono ad abbracciare piuttosto bene i complessi eventi che si svolgono nella penisola sul finire del XV sec. Procedendo con la lettura, le faccende di cuore di Caterina (e non solo le sue) finiscono per essere inglobate, o per meglio dire sopraffatte, dalle faccende di guerra e dunque il quadro si ricompone in maniera moderatamente ragionevole. In un primo momento, a chi avesse letto il primo volume, avrei quasi quasi suggerito di fermarsi lì, rimanere con una storia ben raccontata anche se con un finale aperto. Per quanto mi riguarda, ora che la frittata è fatta, anche dopo questa mezza stroncatura ammetto ugualmente di non esserci arrivata in fondo malvolentieri: niente di strabiliante, ma si lascia leggere scorrevolmente.
Oltre al racconto della storia in sé, c'è l'intento, non del tutto riuscito, di introdurre temi significativi come la condizione femminile durante questo importante periodo storico, più in generale la questione del racconto delle vicende stra-conosciute anche da parte dei vinti e non solo dei vincitori (chi era che diceva che alla fine di una guerra le menzogne del vincitore diventano storia e la versione del perdente diventa bugia?), un certo qual senso di nazionalismo - se non proprio di patriottismo - laddove si presentano situazioni in cui i protagonisti difendono il proprio territorio per una questione di principio contro l'invasore straniero, e il rimpianto verso le grandi corti italiane che, nonostante le loro eccellenze in fatto di splendore e cultura, non sanno allearsi tra loro ma solo combattersi e pensare al proprio singolo tornaconto. Questi sono tutti temi di grande rilevanza, e come già detto sono stati trattati in maniera ben più eccellente da autori di prestigio, prima fra tutte mi viene in mente la Bellonci. Comunque devo riconoscere che verso il termine della lettura di questo secondo romanzo, la Russo è riuscita a riproporre un qualcosina di quella malinconia che la Bellonci sa esporre così bene quando racconta il declino di una importante casata o signoria. Soprassedendo qualche banalità, ho trovato un po' anche qui l'emozione dell'andare a caccia di fantasmi tra vecchie pergamene e pietre ormai mute ma che ne hanno viste di tutti i colori, e il piacere di scoprirli, quei fantasmi, sempre tutti imparentati tra loro, da' la sensazione di leggere ogni volta un nuovo capitolo della stessa unica grande favola, e quasi quasi, per il fatto di esser qui a rievocarli, di fare anche io un po' parte della famiglia.
"Questa lettera di Giovanni da Casale mi ha sempre sconcertato e spaventato, come se racchiudesse al suo interno una forza cupa e misteriosa, un'urgenza che mi inorridisce e mi attrae al tempo stesso. Mi sembra che, con la sua orrida potenza visionaria, racchiuda in sé il mistero dell'eterno alternarsi delle vicende umane, l'inspiegabilità del nostro destino, la sua insondabile caducità e mutevolezza."
Dopo "La bastarda degli Sforza " ho proseguito la storia della mia "eroina" Caterina con uguale entusiasmo. La Russo ci consegna una figura forte e determinata nel difendere la sua Forlì, il suo amore per Giacomo Feo, il conflitto con i fisici. Per ultimo l'incontro con Cesare Borgia, suo nemico. Ho gustato ogni pagina e mi dispiace sia finito. Voto: 8
Il libro si apre esattamente dove si era concluso il primo, con Caterina in salvo presso la rocca di Ravaldino che dopo una mossa audace ed imprevedibile si appresta a prendere a cannonate il castello di Forlì, nonostante all'interno delle sue mura siano tenuti in ostaggio i suoi stessi figli. Per me la lettura di questo capitolo conclusivo è stata un po' più difficile, perché ci sono molti dettagli che riguardano le terrificanti torture medievali che capisco facessero parte del contesto storico, ma mi fanno sempre rabbrividire 😅. Caterina, soprannominata la tigre di Forlì, combatterà tutta la vita per mantenere il suo potere politico e per vivere liberamente le sue passioni ed i suoi amori. Una donna forte e spietata, temuta dai suoi contemporanei, principi ed uomini di chiesa, capace di grandi gesti di generosità, così come di atroci e cupe vendette.
"La vita è sempre così, doppia e perfida, una matrigna che pretende un prezzo, una pena, in cambio di ogni piacere che ci concede." Dopo La bastarda degli Sforza Carla Maria Russo torna a occuparsi di Caterina Sforza, in un secondo e conclusivo volume, I giorni dell’amore e della guerra, che racconta gli anni della maturità e della vecchiaia di quella che è stata una delle figure femminili più interessanti e rappresentative del Rinascimento italiano. Certo, perché Caterina Sforza non è una cortigiana indomita alle prese con avventure improbabili come andava di moda nel romanzo storico per fortuna qualche anno fa, ma una donna reale, in una situazione di giochi di potere tra Papato e principati, in un’epoca di violenza ma fondamentale per la cultura della nostra penisola. Il primo romanzo, La bastarda degli Sforza, raccontava in maniera più intimista e personale gli anni dell’infanzia e della giovinezza di Caterina, tra matrimoni imposti e intrighi. Qui la storia diventa più collettiva, Caterina continua a lottare per i suoi figli, per un amore che finalmente trova e contro le mire innanzitutto dei Borgia, in un affresco realistico e appassionante del periodo storico tra Quattro e Cinquecento. Il primo romanzo era quindi il ritratto di un’eroina reale ma talmente interessante da essere romanzesca, il secondo invece traccia la storia di un’epoca, che non fu certo clemente con lei ma che le permise alla lunga di trovare un suo equilibrio almeno per gli ultimi anni della sua vita. Carla Maria Russo racconta anche questa volta una storia reale al femminile nella Storia italiana, coniugando rigore storico, tutto quello che è raccontato è reale, tra prosa e richiamo a documenti veri, e passione per il romanzesco, in un altro libro da non perdere se si ama il genere, su una figura di cui forse non si parla mai abbastanza. Anche perché Caterina, vedova tra gli intrighi dei Borgia e di Ludovico il Moro, pronta a trovare l’amore con un umile stalliere Giacomo Feo e a difendere il suo dominio su Imola e Forlì, amica di Leonardo da Vinci, è un personaggio che non si dimentica, vivo e reale a distanza di secoli, per chi magari oggi vive o visita da turista i luoghi della sua vicenda umana. "L'amore non chiede il permesso e non si cura né delle circostanze né delle opportunità, anzi, sembra provi gusto a divampare proprio là dove esistono le condizioni più sfavorevoli e avverse, le maggiori traversie, quasi che gli ostacoli, le sfide rappresentino il suo alimento preferito." È un romanzo travolgente, “I giorni dell’amore e della guerra”. Proprio perché è un libro di amore e di guerra. Perché Carla Maria Russo ha la capacità di rendere viva la Storia che racconta e allora quei capitoli di storia che ricordiamo intricati quando li studiavamo a scuola, con la nostra penisola divisa tra diversi stati e staterelli, con guerre e scaramucce, congiure e ritorsioni vendicative, trame e alleanze che si fanno e disfano, matrimoni dettati da motivi politici e fanciulle ‘vendute’ per ragioni di stato, Papi lussuriosi e corrotti- tutto questo si colora nelle pagine del suo romanzo, diventa un film di azione, è comprensibile, ci piace, ci appassiona. E poi, i punti luce su questo arazzo intessuto di guerre sono le tante donne che animano la scena, che attutiscono il fragore della guerra, che scintillano negli splendidi abiti confezionati per i matrimoni- di Isabella Gonzaga, di Beatrice d’Este, di Bianca Sforza. Donne che sono solo amanti (da Lucrezia Landriani, amante di Galeazzo Maria Sforza e madre di Caterina, alla bella Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro) e poi lei, la fulgida Caterina che ci appare in tutta la sua pienezza- come donna politica, come moglie (finalmente innamorata), come madre dai sentimenti contrastanti, senso di colpa per i sei figli che ha ‘subito’, tenera con i due più piccoli, i figli dell’amore. "L'essere umano si lamenta troppo e tende sempre a ricercare fuori di sé le cause del suo soffrire: nel destino, nella sfortuna, nella volontà di Dio, nelle prepotenze degli altri. Invece è lui il primo responsabile delle sue sofferenze, con la sua remissività, codardia e conformismo." Alla fine, la si lascia con rimpianto, confidando nel fatto che Carla Maria Russo proporrà presto qualche altra eroina storica degna di lei, magari facendo scoprire un’altra vicenda reale rimasta nascosta.
Questo libro è il Sequel de " La bastarda degli Sforza " In questo seguito Caterina mi ha molto delusa! Va bene innamorarsi di un uomo ma perdere totalmente il senno per lui e trascurare i figli non lo concepisco. Mi ha fatto ribrezzo, ad un certo punto del racconto si è rivelata peggio del padre e dello zio, non posso dire il motivo o farei spoiler,ma tutta l'ammirazione che provavo per lei è svanita di colpo! Tutto ciò sta a significare che Carla Maria Russo è un'eccelsa narratrice.
I giorni dell'amore e della guerra è il diretto seguito di La bastarda della Sforza. Dopo aver adorato il primo libro, ho iniziato il secondo subito dopo, desiderosa di rimanere ancora in compagnia della formidabile Caterina Sforza.
Come il primo volume, il libro alterna la narrazione in prima persona di Caterina con quella onnisciente, che segue diversi personaggi e vicissitudini. Tuttavia, mentre nel primo libro la narrazione di Caterina era comunque preponderante, in questo secondo volume uguale, se non maggiore, attenzione è dedicata alle parti che seguono altri personaggi, in particolare Ludovico il Moro e la sua corte.
Pur avendo trovato queste parti molto interessanti, piene di intrighi politici e con personaggi molto ben delineati (in primo luogo lo stesso Ludovico il Moro, sua moglie Beatrice d'Este, e la sua nipote acquisita Isabella d'Aragona), ho comunque sentito la mancanza di Caterina, che a mio parere aveva una voce più forte e coinvolgente nel primo libro. Forse anche perché le sue parti sono principalmente incentrate sui "giorni dell'amore" del titolo: il tema principale è infatti il suo amore per il secondo marito, Giacomo Feo. La passione di Caterina per lui, purtroppo, l'ha resa molto meno interessante ai miei occhi. Se da un lato ho compreso il suo abbandonarsi a questo sentimento, dall'altro il suo innamoramento è stato fulmineo e nel complesso poco coinvolgente.
Mi è dispiaciuto anche il fatto che, il libro si conclude con un rapidissimo riassunto degli ultimi anni di Caterina. Personalmente avrei voluto leggere molto di più della resistenza di Caterina a Cesare Borgia. Non mi sarebbe dispiaciuto leggere un altro intero romanzo su questa vicenda!
In ogni modo, anche se a mio parere non bello come il primo, I giorni dell'amore e della guerra resta un ottimo romanzo storico.
Ottima la collocazione storica degli eventi narrati, la presentazione dei personaggi vissuti nella seconda parte del '400 in Italia e le loro relazioni politiche e dinastiche. La descrizione di eventi e reazioni violente e atroci, pur se storicamente avvenuti e frequenti a quei tempi, avrebbe potuto (e dovuto) essere meno dettagliata.
Ho sempre amato i romanzi storici, quando nel 2005 conobbi Philippa Gregory con il suo libro della saga dei Tudor, lì il mio amore prese il volo diventando quasi ossessione, con tutto ciò che avrebbe riguardato storia e approfondimenti sui personaggi descritti.
Quando poi la Piemme mi ha dato la possibilità di leggere questo romanzo, sono rimasta affascinata dal modo di scrivere dell'autrice e mi sono innamorata della sua storia, della storia di Caterina.
Quando alla storia così avvincente si mescola poi l'amore, ecco che l'autrice riesce a far uscire fuori qualcosa di unico, che vale la pena di esser letto.
Amo i libri scritti dalle donne, non me ne vogliano gli autori maschili, ma l'energia femminile ha sempre qualcosa in più.
L'autrice con il suo modo di scrivere così evocativo ci permette di immaginarci lì con quella stessa Caterina che ora ritroviamo adulta.
Lo stesso romanzo è donna, è scritto da una donna che sembra camminare come un ombra dietro al vestito di Caterina, quasi temendo di sfiorarla, ma poi con impeto la tigre domina la scena e racconta di se stessa e di ciò che era nell'animo.
Con il suo precedente romanzo La Bastarda degli Sforza avevamo trovato una Caterina bambina, un suo quotidiano infantile, ora troviamo una donna dominante, una donna forte dagli occhi vincenti.
Già dalle prime pagine ci troviamo di fronte ad una donna combattente che alla Rocca di Ravaldino difende tutto ciò che è suo, con stratagemmi e abilità.
A volte leggere diventa estremo, diventa qualcosa che si ha il bisogno di fare perchè allontanarsi significa poi continuare a pensare a quelle scene che si ripercuotono nella nostra testa. Si può provare a resistere, ma quando un romanzo va divorato non c'è scusa che tenga, bisogna finirlo.
Leggere questo libro è percorrere insieme all'autrice quei sentieri della storia che ci hanno reso oggi quello che siamo. L'autrice ci porta a percorrere una magia che a volte tendiamo a dimenticare. Non oso pensare alle ore passate davanti al computer, alle ricerche fatte per mostrare minuziosamente tutta la verità celata.
Caterina ormai adulta finalmente si innamora e quanto può essere devastante e dominante questo sentimento ci viene mostrato con perfezione assoluta.
Se nel primo libro abbiamo trovato una donna venduta e rimasta ormai vedova, qui ci troviamo di fronte ad una donna che è costretta a ringhiare, a comportarsi da uomo pur di andare avanti e ottenere ciò che vuole, ma anche le donne più forti si innamorano.
Caterina si innamora di un uomo, di Giacomo Feo e niente più adesso sarà davvero come prima.
Ho amato sin da subito ogni personaggio presentato, ogni animo e sentimento evocato che ci permette di avere un uragano all'interno.
I dialoghi ben scritti ci permettono di immaginarci lì insieme ai personaggi e sembra quasi di toccare e sentire le loro voci.
Pagina dopo pagina ritroviamo un secolo dimenticato, un secolo vissuto tra i più grandi personaggi della storia.
Un libro bello da togliere il fiato che scorre velocemente e che con avidità non riusciremo a staccarcene.
Il linguaggio scorrevole, la scrittura evocativa e il suo essere così perfetto, rende questo romanzo il miglior romanzo storico letto in questo 2016 ormai iniziato.
Le ambientazioni così minuziosamente descritte ci permettono di trovarci nei sontuosi luoghi che l'autrice descrive, le lettere all'interno ci permettono di ritrovarci lì e ad assaporare il lume di candela e le piume con l'inchiostro utilizzate per scrivere.
E' un romanzo di amore e di guerra, come il titolo ci racconta, è un romanzo che ci travolge dalle prime righe senza darci il tempo di poterlo assorbire davvero. E' un romanzo forte, pieno, complesso e COMPLETO, che deve essere letto se si vuol capire la figura di Caterina.
Un libro pieno di dignità, a volte con tratti di riflessione e sofferenti, pensieri di protagonisti a volte troppo crudi che lasciano della malinconia addosso per tutto ciò che l'essere umano ha passato per arrivare ad oggi.
E' un romanzo che lascia i brividi arrivati alla parola fine, che ci fa venir voglia di ricominciarlo d'accapo.
Non ho mai amato un romanzo storico come ho amato questo, l'ho letto tutto d'un fiato per assaporare qualcosa in più della tigre che era quella donna.
E' un libro che fa riflettere e con orgoglio porto nella libreria.
E' un libro che consiglio alle donne, a quelle donne che nonostante tutto sono libere.
Continua la vita di Caterina Sforza, ma mentre il libro la fa lunghissima sul suo innamoramento e matrimonio con lo scudiero/stalliere, liquida in un capitoletto la parte finale della sua vita, quella che avrei voluto approfondire. i rapporti con Cesare Borgia e soprattutto l'unione con Giovanni de Medici, la cui discendenza darà luogo al ramo granducale. E questi Medici in mezzo ( i Popolani) rimangono sempre nell'ombra. Non male la spiegazione dell'inizio delle guerre d'Italia Ma che nessuno abbia scritto una vera biografia, non un romanzo?
“Se io potessi scrivere tutto, farei stupire il mondo” è la celebre frase attribuita a Caterina Sforza, la Tigre di Forlì. Eppure, con questo romanzo il lettore non si stupisce affatto.
So che le saghe andrebbero lette in ordine, ma questo secondo volume mi sembrava più interessante del primo: conosco bene i personaggi e le loro vicende, quindi non ho avuto alcune problema nell’inserirmi in una lettura già avviata. Si inizia con l’assedio di Ravaldino e si prosegue poi con un po’ della vita di Caterina, soffermandosi lungamente sulla storia con Giacomo Feo, e un po’ con la storia degli Sforza e dell’Italia negli anni ‘90 del 400.
E questo secondo me è stato quello che ha reso il libro, che aveva grandi potenzialità data la figura imponente di Caterina, un racconto alla fine di poco spessore. A volte è Caterina stessa che parla in prima persona, altre c’è una terza persona onnisciente che racconta di Ludovico il Moro e del nipote Galeazzo Sforza, altre volte ancora sono lettere di ambasciatori. Questa struttura frammentaria del romanzo ha reso sì che il lettore non abbia un quadro completo degli avvenimenti, ad esempio alcune cose che accadono a Caterina, noi le vediamo da un punto di vista esterno e il narratore ci passa sopra come fossero cose di poco conto. Questo rende la protagonista con poco spessore, qualche volta si sente la sua voce ma per molte cose che accadono non sappiamo nè cosa fa né cosa pensa, e così anche per gli altri personaggi, che vediamo a volte e poi tornano a sparire. Insomma, c’è un’alternanza che secondo me è andata a indebolire personaggi storicamente complessi che non hanno avuto il giusto spazio per esprimersi. E la figura di Caterina, donna carismatica e con molti tratti particolari che la rendono molto interessante agli occhi del lettore moderno (si guardi la passione per l’alchimia e i dettagli degli Experimenti) non emerge affatto in queste pagine.
Si tratta comunque di un buon resoconto generico di alcuni anni del Rinascimento, si parla molto e in modo accurato della storia politica e si vede che l’autrice ha studiato e conosce i fatti e le fonti. Per i curiosi che vogliono approcciarsi magari una prima volta a un periodo complesso come il Rinascimento, può essere una buona lettura, non complessa ma dettagliata abbastanza da tenere viva l’attenzione e al contempo far imparare un po’ di storia.
Secondo e ultimo romanzo della serie su Caterina Sforza. Quando ho cominciato la lettura del primo libro mi ero ripromessa di approfondire la verità storica del periodo, per verificarne l'aderenza. Non l'ho ancora fatto, ma devo dire che non penso cambierebbe la mia ottima impressione su questi due romanzi storici, ben scritti e coinvolgenti. Ho preferito il primo romanzo, non fosse altro per il cambiamento repentino e radicale nella personalità di Caterina, che, per quanto giustificato dalle circostanze generali e dall'aver finalmente conosciuto l'amore (ammesso lo sia...), mi è parso talmente incoerente con il personaggio da lasciarmi perplessa. L'ho trovato anche un po' lento e ripetitivo in certi passaggi. Ma, al netto di questi piccoli appunti, il libro mi è piaciuto molto e l'ho trovato davvero interessante e ben scritto.
L'epilogo della storia di Caterina Sforza, dove l'azione si allarga a comprendere anche i fatti che avvengono negli altri stati italiani, come Milano dominato da Ludovico il Moro, Firenze e i Medici, Napoli e gli Aragonesi. Caterina infatti, signora di Forlì, si trova anche geograficamente nodo centrale per tutti questi stati, soprattutto quando entreranno in scena i francesi. Stavolta, con i corsivi dell'autrice, penetriamo anche nel cuore di Caterina, finalmente innamorata, ma di un uomo come Giacomo Feo, di umile nascita, ma da lei amatissimo fino alla fine. Questo amore però sarà determinante anche per la sua vita politica.
http://labibliotecadellibraio.blogspo... Ancora una volta non ho parole al riguardo... e potrò anche ripetermi dozzine di volte, ma il mio pensiero resta identico. Chi scrive e racconta la storia che sia romanzata e non, deve avere una spiccata capacità conoscitiva delle vicende che girano intorno ad ogni personaggio, tanto da non uscire mai fuori dall'argomento che tratta. E anche questa volta, scusatemi, l'autrice ha fatto bingo!!! Scrivere di un periodo storico che ha visto l'Italia essere al centro dell'attenzione delle monarchie, conoscere gli intrighi, i sotterfugi che hanno costruito e fatto del nostro paese quello che è, perché che se ne dica le situazioni, le modalità e i pensieri hanno delle fondamenta molto antiche. Questo romanzo ci propone con occhi diversi ciò che una donna, Caterina Sforza, circondata solo da figure maschili, sia stata capace di fare, di combattere, di reggere. Una donna che ha guardato prima al bene del suo popolo, con la morte nel cuore, a discapito del suo stesso sangue, pur di vincere una battaglia che a priori sembrava persa. Caterina che abbiamo cominciato a conoscere già nella Bastarda degli Sforza, romanzo precedente a questo, che presenta la protagonista adolescente, il suo matrimonio e le vicende che ne sono scaturite. Ora Caterina è madre, è la signora di Forlì e Imola, ma cosa più importante è vedova. Una donna anche se importante come lei, nel XV secolo è sempre una donna, che non ha diritti, che non ha sicurezze, che deve assolutamente capire come gestire questa nuova realtà. Sbarazzarsi di coloro che hanno assassinato suo marito è la prima delle cose da risolvere... Ma Caterina Sforza è una donna che non ha conosciuto l'amore, che non sa cosa vogliano dire passione e tormento, data in sposa quando era ancora una bambina, con un matrimonio combinato, si è adattata alla situazione, generando eredi, perché quello era il suo compito, ma ora molto è cambiato... Cosa interessante all'interno di questo romanzo è la finestra che l'autrice apre oltre i confini di Caterina, gettando uno sguardo a Nord, dove a Milano troviamo Ludovico Sforza alle prese con problemi che riguardano la futura reggenza del ducato, uno spaccato particolare che mette in luce gli intrighi che si celano dietro menti molto perverse, pur di prevalere sui più deboli, la battaglia tutta al femminile tra Isabella D'Aragona, moglie di Gian Galeazzo Sforza, fratello di Caterina e destinatario a governare Milano, e Beatrice D'Este, futura moglie di Ludovico Sforza detto il Moro. Ora non voglio tediarvi perché così potrebbe sembrare, preferisco restare nel vago e convincervi (spero) che questo romanzo ne vale proprio la pena di leggerlo perché chi ama la storia, attraverso questo libro scopre un mondo a parte raccontato con occhi diversi.
L'innamoramento è di per sé una condizione estrema, nella quale si alternano comportamenti contraddittori. A volte, esaltati dal proprio stato di grazia e felicità, gli innamorati si sentono animati da un eccesso di altruismo e generosità, da un'irrefrenabile predisposizione a riparare ogni torto, risolvere ogni male, creare un mondo in cui tutto è palingenesi, purezza e perfezione, come quello nel quale si sentono immersi. Vorrebbero che tutti vivessero il loro stato di ebrezza, grazie e felicità. All'estremo opposto, però, possono anche trasformarsi nelle persone più ciniche ed egoiste del creato, preoccupate solo di se stesse e del proprio appagamento, ciechi dinnanzi alla sensibilità altrui, all'altrui sofferenza, anzi, pronti a calpestarla, pur di difendere quello che considerano il loro sacrosanto diritto della felicità.
Se hai piacere qui trovi le altre recensioni dei romanzi dell'autrice: La regina irriverente recensione
La sposa normanna recensione La bastarda degli Sforza recensione
"Ogni innamoramento è un atto di ribellione, una rivoluzione, una rinascita totale e profonda."
I giorni dell'amore e della guerra è il secondo romanzo di Carla Maria Russo che va ad approfondire la vita di Caterina Sforza. Ormai rimasta vedova, Caterina diventa signora di Forlì e di Imola, ed è costretta a difendere sè stessa e la sua famiglia dagli assassini del marito, intenzionati a toglierle la reggenza. Proprio durante gli anni che la videro lottare e vincere infine la Rocca di Ravaldino, Caterina si innamora perdutamente di Giacomo Feo, un semplice stalliere. Per difendere quell'amore diventato per lei ragione di vita, Caterina inizia a perdere la presa su tutto ciò che la circonda, abbagliata dall'amore neanche si rende conto che i nemici che pensava di aver sconfitto tramano nell'ombra per prendersi la loro rivincita sulla Tigre di Forlì... La storia di Caterina Sforza è estremamente affascinante e Carla Maria Russo riesce a raccontarla in maniera da permetterci di comprendere esattamente l'immensa forza di volontà di questa donna. All'inizio del romanzo Caterina sta difendendo con le unghie e con i denti la Rocca di Ravaldino, l'ultima roccaforte rimasta dopo l'assassinio del marito. Inaspettatamente, con forza e astuzia, Caterina riesce a resistere e sconfigge chi non desiderava altro che distruggerla. L'arrivo di Giacomo Feo nella sua vita la mette per la prima volta di fronte al potere dell'amore, Caterina si innamora perdutamente e difende quell'amore con tutta la forza che possiede, non capendo però che sarà proprio quel sentimento così forte a segnare la sua sconfitta. Essendo un'amante dei romanzi storici non potevo che apprezzare questa storia che va ad approfondire un personaggio che ho sempre trovato molto affascinante. Caterina Sforza venne soprannominata "La Tigre" e leggendo questo romanzo si capisce chiaramente il perchè. Caterina è una donna forte, d'indole ribelle, capace di tener testa agli uomini più potenti che furono suoi contemporanei. Astuta e abile addirittura in battaglia, Caterina fu una donna eccezionale, specialmente se teniamo conto del periodo storico in cui visse. L'autrice ne fa un ritratto preciso, storicamente accurato ma che va ad approfondire anche il lato più umano di questa donna. Lo stile è ricco ma scorrevole, preciso dal punto di vista storico e molto piacevole da leggere. In ordine cronologico seguiamo gli eventi principali della vita di Caterina, dalla conquista del potere fino alla caduta. Tra intrighi politici, tradimenti e amori, emerge principalmente la figura di una donna che fu capace di governare, di lottare, di vincere e di amare appassionatamente. Un romanzo storico imperdibile!
Un romanzo scritto benissimo, un po' diario, un po' epistolario, un po' dialoghi tra personaggi che hanno fatto la storia; una tecnica mirabile che rende appassionante, dinamica e fluida anche la narrazione dei fatti storici (quanti intrighi, quante spie alle corti d'Italia!) che accompagnano la vicenda di Caterina Sforza. Caterina, donna che l'autrice, con la sua solita bravura, dopo averci già appassionato alla sua vita nel precedente libro, "La bastarda degli Sforza", ci descrive a tutto tondo, come bambina, madre, amante, capo di stato, guerriera impavida e a volte terribile. Da milanese orgogliosa, ho particolarmente apprezzato i capitoli dedicati alla corte di Milano e a Ludovico Sforza, zio di Caterina, che mi sono sembrati ricchissimi di informazioni interessanti e anche di sfaccettature umane che non conoscevo. Caterina, lo ammetto, mi ha fatto soffrire per la sua testardaggine ad amare un bastardo come il Giacomo Feo, ad accorgersi della brutalità e viltà dell'uomo eppure ad accettarlo in nome dell' amore e della passione mai prima conosciuti. E non sono riuscita ancora a passare sopra alla "tremenda vendetta" che sferrerà alla morte di lui, ma questo è un sentimento del tutto personale che va oltre l'apprezzamento del romanzo.
"Io, mio signore, sono abituata a rendere conto del mio operato solo a me stessa e alla mia coscienza. Mi infischio altamente delle chiacchiere e delle versioni che voi vorrete alimentare, così come di qualsivoglia chiacchiera o malignità."