"Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia" è un volume della collana Misteri d'Italia a fumetti, edito da Becco Giallo nel 2018.
Si struttura in due parti: la graphic novel, realizzata da Lelio Bonaccorso, e una cronistoria, a cura del giornalista e scrittore siciliano Marco Rizzo, che prende avvio dalla nascita del protagonista e fornisce informazioni anche sugli anni successivi alla sua morte, relative al processo, ai depistaggi, alla tardiva ammissione che questo sia stato un omicidio di mafia.
"La storia di un eroe naturale, quella di Peppino Impastato. Una storia che mescola nostalgia e sentimento, in cui emerge il conflitto tra figlio e padre, individuo e ambiente, obbedienza passiva e rivolta vitale. La rivolta di Peppino, contro i mafiosi e i politici collusi con Cosa Nostra, nasce e si sviluppa negli anni Settanta nel paese siciliano di Cinisi, accanto all'aeroporto che è stato poi intitolato a Falcone e Borsellino".
Peppino Impastato nacque a Cinisi nel 1948 all'interno di una famiglia legata alla mafia da rapporti di parentela, ma egli, già in adolescenza, mostrò di mal tollerare l'ambiente malavitoso e iniziò, attraverso la stampa e la satira radiofonica, l'opposizione e la diffusione delle proprie idee comuniste.
La graphic novel si sofferma proprio a raccontare i fatti salienti dell'ultimo anno di vita di questo eroe contemporaneo, quando la critica nei confronti dei boss e dei loro traffici divenne feroce e fu considerata, pertanto, così pericolosa da dover intervenire immediatamente per porre un punto fermo.
"Quando Peppino viene ucciso ha trent'anni. Lo assassinano in modo atroce, piazzandogli sul petto - dopo averlo sistemato sulle rotaie della ferrovia - una carica di tritolo. Fece rumore, l'esplosione. Un grande fragore ruppe il silenzio, la notte dell'8 maggio 1978. Eppure nessuno volle sentire: Cinisi, già famosa per aver dato i natali a Badalamenti, rimase impassibile, con i suoi uomini d'onore dislocati nei punti strategici del paese a sorvegliare lo svolgimento delle indagini, non senza ostentare un ghigno di soddisfazione".
Le immagini delle vignette consentono al lettore un'immediata immersione nella vita di Peppino Impastato. Sono tutte realizzate con toni chiari, con il color seppia a far da sfondo, da cui spicca quasi sempre un colore più acceso sul quale l'occhio del lettore è obbligato a fermarsi per individuare un particolare importante, una data, un riferimento storico, un'ideologia. Nelle ultime tavole, in cui è illustrata la tragica fine dell'uomo, tutto diventa più scuro e cupo.
I tratti dei volti sono essenziali, ma risultano comunque eloquenti ed espressivi, fanno eccezione quelli di Peppino e Felicia Impastato, completi fin nei minimi dettagli.
"Nonostante i decenni trascorsi, a leggerla oggi la storia di Peppino non sembra quella sul passato siciliano. Perché non molto, da allora è cambiato: la mafia è sempre lì e comanda, la sinistra continua a scindersi, dividersi, combattersi. Forse ci sono meno ribelli, oppure esistono molti ribelli a parole, e pochi fatti".
Ed è per questo che bisogna continuare a raccontare la vita e la resistenza di uomini e donne umili e coraggiosi, affinché non si dimentichi il loro sacrificio. E una graphic novel può rivelarsi un mezzo perfetto, perché è adatta ai lettori forti, ma anche a chi non lo è, ma soprattutto ai giovani che stanno crescendo in un periodo buio, dove la parola "oblio" diventa sempre più una regola pericolosa.