Ormai solo un dio ci può salvare è il titolo che la redazione del giornale tedesco "Der Spiegel" diede a un colloquio che si svolse tra Heidegger e due inviati del settimanale. Secondo la volontà di Heidegger questo testo - in cui risponde alle accuse di collusione con il nazismo - non doveva essere pubblicato se non dopo la sua morte. Grazie a esso, come scrive Marini nella sua introduzione: "Chi si accontenta di poter dire che Heidegger è stato 'nazista' può (gli è permesso) farlo; chi però vuol saperne di più, può (ha la possibilità di) andare oltre senza che... debba sentirsi trasformato a sua volta in un 'difensore del nazismo'". "Ormai solo un dio ci può salvare" è un contributo al chiarimento del "caso Heidegger", ma anche lo straordinario documento di un pensiero che - venerato o detestato che sia - domina la filosofia europea del Novecento.
Martin Heidegger (1889-1976) was a German philosopher whose work is perhaps most readily associated with phenomenology and existentialism, although his thinking should be identified as part of such philosophical movements only with extreme care and qualification. His ideas have exerted a seminal influence on the development of contemporary European philosophy. They have also had an impact far beyond philosophy, for example in architectural theory (see e.g., Sharr 2007), literary criticism (see e.g., Ziarek 1989), theology (see e.g., Caputo 1993), psychotherapy (see e.g., Binswanger 1943/1964, Guignon 1993) and cognitive science (see e.g., Dreyfus 1992, 2008; Wheeler 2005; Kiverstein and Wheeler forthcoming).
Verslag van een van de weinige interviews die Heidegger na 1945 gaf. Opgetekend in 1966, postuum uitgegeven. Enerzijds weinig kritische vragen over Heideggers NSDAP-lidmaatschap, zijn Nazi rectoraat e.d. en anderzijds te veel filosofische uitweiding, met name over het wezen van de techniek (Gestell) en het einde van de filosofie (cultiveren van de bereidheid tot verwondering, tot het verwachten van 'de God').
Ciò che odiate e combattete ha un nome unico che include in sé, e senza contaddizioni, capitalismo, comunismo, fascismo, nazismo, utilitarismo, tecnocrazia... Quel nome è «tecnica».
Le dieci pagine in cui se ne parla valgono da sole tutto il libro.
P.S. Il titolo è tanto d'impatto quanto fuorviante.
"If I may answer briefly, and perhaps clumsily, but after long reflection: philosophy will be unable to effect any immediate change in the current state of the world. This is true not only of philosophy but of all purely human reflection and endeavor. Only a god can save us. The only possibility available to us is that by thinknig and poetizing we prepare a readiness for the appearance of a god, or for the absence of a god in [our] decline, insofar as in view of the absent god we are in a state of decline."
“l’uomo è collocato, impegnato e provocato da una potenza che diviene palese nell’essenziare della tecnica e che egli stesso non signoreggia. Far capire questo: di più il pensiero non pretende. La filosofia è alla fine.”
An extremely important part of my doctrine of the Coming of the Hero (Vindex, Kalki-Avatara, Cyril Cuthberts?). I have nothing more to add until the time is ready.
La famigerata ultima intervista di Heidegger in cui "chiarì" i suoi rapporti col nazismo e che volle pubblicata solo postuma. Al di là della sua importanza storica è una intervista molto affascinante ma rivela ben poco del rapporto tra Heidegger e il nazionalsocialismo, il quale viene bollato in pochissime righe come una esperienza avvilente e da niente prima di soffermarsi su questioni filosofiche a lui più a cuore. Deludente e poco incisiva da quel punto di vista dato che la cosa non viene pressocché trattata in maniera adeguata, soprattutto considerando la successiva scoperta dei Quaderni Neri e gli studi critici fatti su di essi e appositamente sul rapporto tra il filosofo e il regime (Farias, Lyotard, Di Cesare e Fabris in primis che hanno scritto degli ottimi lavori in merito).
Piccola nota sul titolo, indubbiamente di grande effetto riferito ad una frase di Heidegger all'interno dell'intervista (cui non viene fornito particolare contesto rimanendo un ulteriore interrogativo): ricordo un mio professore di Estetica all'università, durante un corso appositamente dedicato ad Heidegger, cui venne chiesto il significato di questa frase da parte di un mio amico, anche lui studente e presente alla medesima lezione. Il professore si impegnò solo a dire che la cosa avrebbe richiesto un corso intero probabilmente solo per spiegarlo. Lì per lì capì il senso di quell'affermazione e tornammo all'analisi del nostro Essere e tempo, però adesso diamine se lo avrei voluto frequentare quell'ipotetico corso...