Sara non vuole esistere. Il suo dono è l'invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall'anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l'unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un'unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso. Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra - fin quasi i pensieri - della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così Sara, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di Davide Pardo, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola, e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla.
Maurizio de Giovanni ha dato vita a un personaggio che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano. Sara, la donna invisibile che, dal suo archivio nascosto in una Napoli periferica e lunare, ci trascina nel luogo in cui tutti vorremmo in fondo al nostro cuore, anche quando è nero.
Maurizio de Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli.
Maurizio de Giovanni is best known for his prize-winning series set in 1930s Naples featuring Commissario Ricciardi, a loner with the paranormal ability to see and hear the murdered dead. A banker by profession, de Giovanni also writes short stories and books about historic matches of the Neapolitan soccer team.
Lo dico col cuore in mano, e un po' di amarezza. Perchè Maurizio de Giovanni è da sempre uno dei miei scrittori ed emozionatori preferiti, e quindi dal punto di vista affettivo queste parole mi pesano come macigni. Ma devo essere obiettiva, e confesso che "Sara al tramonto" mi ha un po' delusa. O forse, conoscendo e amando da sempre la penna di Maurizio, le aspettative erano molto alte. Insomma, non lo so. So solo che ho iniziato la lettura con entusiasmo, apprezzando il ritratto di questo nuovo personaggio che apre una nuova serie, Sara, appunto, detective in pensione, una dura, riflessiva, segnata da un passato di perdite affettive importanti, e dotata, come l'amato Ricciardi nell'altra serie, di un "dono" particolare: quello di leggere il movimento delle labbra delle persone, anche a distanza, e di captare i loro sussurri, fino a spingersi ai loro pensieri. Un dono utilissimo alla sua posizione, ma che, ahimè, non "brilla" come quello di Ricciardi, capace di rivedere le persone morte nel loro ultimo istante di vita, e di cogliere il loro ultimo pensiero. Là aveva un fascino che qui, malgardo l'idea buona, non ho più ritrovato. Ma poi, soprattutto, dov'è la bella Napoli, con le sue atmosfere, i suoi angoli, i suoi colori, i suoi profumi e i suoi paesaggi, che domina gli altri romanzi di Maurizio? E' totalmente assente, tanto che la storia potrebbe svolgersi in un'altra città italiana, che manca di connotati spaziali e dettagli precisi. E con Napoli manca la "coloritura", la vivacità, la verve dialettica dei personaggi, altro tratto distintivo di Maurizio de Giovanni, e che li ha sempre fatti apparire così veri, talvolta comici, talvolta ironici, talvolta travolti da un velo di malinconia, ma appunto sempre così veri, come noi. La storia poliziesca, semplice quanto negli altri romanzi (dove appunto non è mai lo scopo unico e solo del romanzo) c'è, anch'essa forse non brilla come altre che ho letto, ma si segue con facilità, e si apprezza. A conti fatti, resto perplessa. Ho sempre sostenuto che De Giovanni dà il meglio di sè in romanzi ambientati nel passato, ragion per cui ho adorato tutti i romanzi della serie di Ricciardi. Ma mi sono innamorata anche di alcuni della serie dei Bastardi, in cui, seppur in un'altra epoca, ho ritrovato molti dei punti forti che da sempre contraddistinguono l'autore. Qui invece mi sono mancati entrambi, fascino dell'epoca, e tratti caratteristici. Mi è mancato tanto, troppo, del Maurizio de Giovanni che conosco. Mi sono sentita un po' persa, per quanto poi il romanzo si faccia leggere, dall'inizio alla fine. Purtroppo, per me, non più della sufficienza delle 3 stelle.
Sara è diversa. È diversa da tutti i personaggi creati dalla magica penna di De Giovanni e non è solo questione di tramonto. Sara è una donna sola, è dura, è fredda. Sara si nasconde, vuole essere invisibile. Sara non usa finzioni: non si tinge i capelli, non si trucca, la sua pelle, il suo corpo sono ancora giovanili e gli occhi, a ben guardarli, sono unici e nascondono tante cose, i suoi abiti sono anonimi, dimessi, le scarpe sformate. Sara non vuole apparire. Sara alla vita ha dato già tutto. Ha fatto scelte molto drastiche e coraggiose (che non condivido e neanche ammiro, detto per inciso), per stare accanto all'uomo della sua vita, e che proprio la vita le ha tolto.
"Nessuno potrà mai prendere il suo posto. Nessuno. Io sono nata insieme a lui nel momento in cui l'ho visto, e sono morta insieme a lui quella mattina in cui hanno staccato la macchina. Il resto, tutto il resto, è tempo perso."
Ma in quel "tempo perso" - poiché la vita va avanti - si inseriscono vari elementi: la sua vita passata, la sua professione, la perdita di un figlio sconosciuto, la compagna incinta di suo figlio, un ispettore un po' scalcinato, un cane simpaticissimo (Boris, ti adoro!). E una richiesta di aiuto che non può non ascoltare. Così Sara si rimette in gioco. L'indagine è buona, ricca di particolari, con spunti ironici che strappano anche un sorriso, la si segue facilmente e altrettanto facilmente si arriva alla soluzione, ma come al solito questa è la scusa per inventare personaggi, situazioni e storie che bene o male restano impresse nella mente e nel cuore dei lettori. Ci si affeziona, insomma. E si resta in attesa di ulteriori sviluppi.
Una cosa mi è mancata moltissimo (Mauri', bello de casa, che me combini?): Napoli. Napoli con i suoi colori, con i suoi odori, i suoi rumori, il suo vociare, i vicoli, i bassi, il mare... E quelle cadenze, quei toni dialettali inconfondibili, quell'atmosfera calda, sanguigna, verace che mi facevano sentire di essere in un posto ben preciso. No, Napoli qui non c'è. Se non fosse per un unico accenno al Vomero e a Fuorigrotta (grazie, ispettore Pardo!), l'ambientazione potrebbe essere in una qualunque città. Peccato.
Protagonista è una specie di "lie to me" con in più grande abilità nella lettura del labiale. Ha lasciato la sua segretissima unità per accudire il compagno malato, che però all'inizio del romanzo è già morto. Sara viene quindi contattata da una sua ex collega, che le chiede di indagare informalmente perché sembra che ci sia una bambina in pericolo. Richiede una notevole sospensione dell'incredulità, pure alla fine, ma se non avete altro da fare che leggere e siete molto stanchi fa il suo dovere di intrattenimento. Ultimo alert: in certi punti è piuttosto stucchevole.
Ho letto di seguito "L'agente del caos" di De Cataldo e "Sara al tramonto" di De Giovanni, in una sorta di confronto tra due dei più noti giallisti italiani. Il risultato? Diciamo che se si fosse trattato di una partita di tennis De Cataldo avrebbe vinto 6-1 6-2. Ma andiamo nello specifico: il personaggio principale "potrebbe" sembrare interessante, se non fosse così malinconico, triste, tormentato come è ormai diventato di moda tra i giallisti di tutto il mondo (ma italiani in particolare). Sa di già visto, ripropone un sapore un po' fanè. Parliamo dei personaggi a contorno: c'è (oh, meraviglia) il seme di una storia d'amore tra i due aiutanti di Sara; le uniche sorprese, qui, sono che una è incinta ma senza fidanzato e l'altro è uno scapolone incallito di cui le donne non colgono l'animo nobile. Insomma, seppur con qualche piccolo dettaglio, anche questo suona poco originale. Anzi, per essere precisi, sembra troppo costruito al tavolino (così come, ad esempio, l'amichevole "rivalità" tra Sara e una sua collega, o il dossier segreto...). Insomma, sembra quasi che De Giovanni, come un cuoco alle prime armi, abbia cercato di fare un buon piatto mescolando aragosta, caviale, cosce di rana, aceto balsamico, manzo di kobe e tanti altri ingredienti senza badare al loro equilibrio ma affidandosi soltanto alla loro bontà. In buona sostanza, un libro "squilibrato". P.S. Le stelle sarebbero 2,5 stentate, ma oggi mi sento buono.
Dopo aver letto Sbirre non ero tanto ben disposta nei confronti di questa serie. Eppure Sara, per quanto mi sembri poco femminile come personaggio - del resto, è raccontata da un uomo - mi ha smentita. Sì, come giallo ha molte falle.
Siamo tra 4.5/5 stelle. Maurizio De Giovanni torna in libreria e lo fa regalandoci una storia molto particolare, dalle tinte fosche. Una storia imbevuta di tristezza, dolore e malinconia che, per la prima volta, ha come protagonista un personaggio femminile. Sara al tramonto è un romanzo molto diverso rispetto a quelli a cui De Giovanni ci ha abituati fino ad oggi, e l'utilizzo dell'aggettivo non è casuale.
Tre e mezzo ad essere sincera. De Giovanni non scrive gialli (la soluzione è intuibile già dopo il primo terzo), ma ha una grande capacità di descrivere persone particolari, bastano pochi tratti e i suoi personaggi entrano dentro di noi. Ha un modo di scrivere scorrevole, anche se, avendo letto già tutto di noi, comincia ad essere scontato e si percepisce che prepara le basi per una nuova saga. Confessione personale: ho pianto sulle ultime due pagine.
Sara è un personaggio unico, una donna che sceglie l’invisibilità per curare le sofferenze che la vita le ha riservato, ma è proprio nell’invisibilità che svolge il suo lavoro Sara ha il dono di leggere espressioni e parole a distanza,interpreta i gesti, da’ loro significato Sara, quando si fa sera, cambia, di lei emerge il lato umano più fragile e vero, quello di donna che combatte con la solitudine l’assenza di chi ha amato e che non c’è più Maurizio de Giovanni ha molta delicatezza nel tratteggiare il suo personaggio femminile. Ho meno apprezzato l’intreccio e la trama, a tratti banale e prevedibile
La premessa è sempre valida: amo la penna di De Giovanni e il suo stile nel narrare le sue storie.
Qui siamo all'esordio di un nuovo personaggio. Non ha il fascino misterioso e schivo del commissario Ricciardi, non ha la frizzante simpatia della squadra dei Bastardi di Pizzo Falcone e nemmeno la gaiezza e la convinzione sociale di Mina Settembre.
Lei è Sara. Una poliziotta che ha lavorato in una unità dei Servizi segreti ora in quiescenza.
Sara ha fatto scelte difficili, moralmente discutibili, quando, giovane madre, ha abbandonato il tetto coniugale e soprattutto suo figlio, per seguire il "grande" amore della sua vita. Quello che quando lo incontri e lo riconosci ti porta a mettere in discussione tutto.
Ma nessuno ha fatto sconti a questa donna, convinta e consapevole delle sue scelte di vita, che non ha mai rinnegato né rimpianto perché per lei, comunque, nonostante tutto e tutti erano ineluttabili.
Adesso Sara vive una periferia di Napoli dai pochi connotati, un po' come l'aspetto di questa donna che non concede spazio alla vanità e mostra abiti e colori personali senza maschere o filtri. Sara è grigia, e non solo perché non tinge i suoi capelli, ma anche per come si muove nei suoi spazi. È la donna invisibile, se la guardi non la noti a meno che non sollevi lo sguardo e ti pianti in faccia i suoi occhi intelligenti e magnetici.
E poi c'è il noir naturalmente. Sara, che si è sempre occupata di interpretare le posture e i movimenti delle labbra durante i suoi anni di investigazione, verrà chiamata da una sua ex collega, ora a capo del dipartimento, a indagare su un omicidio ormai chiuso ma dagli aspetti molto dubbi.
E così Sara, suo malgrado, tornerà in una defilata prima linea con una "squadra" di improbabili collaboratori: la compagna di suo figlio che sta per renderla nonna e l'ispettore Pardo, spassoso schiavo del suo tiranno Bovaro del Bernese.
Una lettura ricca e piacevole, adatta a chi, come me, apprezza la scrittura di De Giovanni anche quando va alla ricerca di cambiamento rispetto alla comfort zone dei suoi personaggi più conosciuti e amati.
Bella la storia, molto belli i personaggi, cani compresi; davvero bravo De Giovanni, avevo letto in passato un episodio della serie di Ricciardi, ma non mi aveva colpito particolarmente, questa Sara invece mi è piaciuta assai.
Ringrazio tantissimo chi ha proposto questo autore, perché per deprecabili pregiudizi pregressi, non mi sarei mai avvicinata a lui e avrei fatto malissimo! Sara al tramonto mi è piaciuto moltissimo, soprattutto per lo stile di de Giovanni, che è incisivo, non buonista ma neanche esageratamente alternativo (come purtroppo spesso capita). In alcuni passaggi l’ho trovato struggente, soprattutto quando parla di amore e di Napoli, la città in cui è ambientato.
La particolarità data da questo libro è Sara, la protagonista. Non posso dire che mi sia stata simpatica, neanche con il passare del tempo, però l’ho ammirata, l’autore le ha fatto compiere in passato una scelta coraggiosa e socialmente difficile da accettare, lontana dalle mie convinzioni, ma spiegata e pure a fondo. Sara quindi è saccente e non le importa di nulla: non di piacere, non di essere apprezzata, nemmeno accettata. Per questo è fuori dall’ordinario ma in maniera pacata, perché lei tende a neutralizzarsi, a non comparire mai. Le sue capacità però sono straordinarie.
Questo libro è il primo di una serie e presenta sia i personaggi che gli ambienti in cui vivono e lavorano, le loro storie, il loro passato. Forse è più descrittivo e introduttivo, ma io ho apprezzato tantissimo questo particolare, mi sono proprio immersa nella storia.
Viene però forse penalizzata la componente investigativa, la cui fine ho trovato un pochino scontata, anche se ne ho apprezzato tutto il resto. continua sul blog
"Sara al tramonto" è il primo romanzo dedicato al personaggio di Sara. I personaggi sono ben descritti, anche se si avverte poca partecipazione che nel lettore ha l'effetto "superficialità". Spesso alcune caratteristiche dei personaggi principali vengono ripetute al limite dell'eccessivo. Il lessico è semplice, come anche la narrazione. Il ritmo è prima lento, per poi accelerare piano piano come si procede con la lettura. Devo ammettere che, rispetto ai miei soliti tempi, ci ho messo tantissimo a leggerlo, forse perché non mi ha mai convinto del tutto. Mi sembrava sempre che qualcosa mancasse, che non favorisse l'empatia col lettore, che questa Sara fosse evanescente, quasi invisibile, come viene ribadito di continuo nel romanzo. Ciò ha influito sicuramente sul mio interesse a scoprire il colpevole che non ho quasi cercato. L'impressione è che ci siano alcune cose taciute, magari di proposito per venire svelate nei prossimi libri, ma nonostante tutto non sono riuscita a provare molto interesse nei loro confronti.
Credo che il primo libro di una serie in cui un autore si cimenta con una nuova storia e un nuovo personaggio, non sia mai il migliore della serie; in un certo qual modo il personaggio comincia a vivere non tanto con il momento di creazione da parte dell’autore, ma forse con l’incontro (o lo scontro?) con i suoi lettori. Ecco dunque Sara, e intanto ci vuole coraggio per un autore con un larghissimo pubblico femminile per puntare su un personaggio così duro, strano e dimesso, questa donna che rinnega la propria femminilità fisica e ha paura del sonno. Come un marchio di fabbrica, come Ricciardi di cui idealmente prende il posto, il personaggio è tormentato e possiede un “dono”, solo che questa volta non si tratta di qualcosa di esoterico e impalpabile, ma di una scienza su cui l’attenzione di studio si è focalizzata da qualche anno. Ci sono altri tre personaggi nella nuova serie, due forse poco originali, la giovane donna e l’incompreso funzionario di polizia, ma poi c’è il cane, il bernese, che rallegra moltissimo la serie. Un paio di critiche mi viene da farle, uno l’uso troppo ricorrente dei corsivi, troppo ripetitivi, che appesantiscono la trama, e per secondo la circostanza che dal libro manca Napoli, le sue storie, i suoi colori, i suoi sapori. Il prossimo di Sara sarà più bello, me lo sento. 4 stelle di incoraggiamento e amicizia.
Letto tutto d’un fiato, finalmente il noir “tutto d’un pezzo” che speravo di poter leggere. Un ritmo Incalzante intervallato dal ricordo di chi ha saputo dire parole d’amore che molti vorrebbero poter sentirsi dire almeno una volta nella vita. Le intercettazioni in realtà ci sono ma sono molto diverse da come me le immaginavo. Insomma il libro sorprende e coinvolge pagina dopo pagina.
Un nuovo protagonista del Maestro De Giovanni. Ti prende subito, perché diverso dagli stereotipi dell'eroe, perché sembra una persona "qualunque", ma ha dei superpoteri: utilizza tutti i principi della comunicazione non verbale, un po' di PNL, per trovare indizi ed indagare, anche se il passato torna a galla.
Da quando ho visto la pubblicità in libreria ho voluto leggere questo libro del mio apprezzato Maurizio de Giovanni. Scrittura scorrevole e la trama interessante da voler passare al seguente capitolo. Questa volta lascia un po' da parte la sua bella Napoli ma, secondo me, non era nemmeno indispensabile per lo svolgimento della storia
Mi ricorda un po' Lie to me, ma in salsa italica. Trovo interessanti soprattutto i personaggi, ma la storia è un po' lenta, non ingrana subito. Da diabete gli intermezzi / ricordi con Massimo, valutassi solo quelli sarebbe massimo un due stelline, ma c'è Boris, adorato Boris, e solo per lui vale la pena di leggere il libro. Amo Boris, non c'è niente da fare.
Il parere di Roberta Ciuffi per il Blog di Babette Brown: Nelle letture, mi capita di appassionarmi a certi autori e andare a caccia di qualunque cosa abbiano scritto, con l’avidità di un’ingorda. Poi, di colpo, mi raffreddo, mi blocco, come se andassi a sbattere contro un muro. La ripetizione di certi modelli, trovate, impostazioni o visioni comincia a infastidirmi fino a farmi smettere. So che molti lettori, al contrario, vanno in cerca proprio di quello, di quel ripetersi costante che garantisce che per quanto la storia possa variare non porterà a una delusione, perché in fondo sempre di un lavoro di XY si tratta e quindi manterrà gli stessi schemi e atmosfere. Io, invece, mi stanco. Tanto più se quella base riconoscibile era dall’origine un tratto che non apprezzavo. Per fare un esempio, mi piacevano tantissimo i romanzi di Elizabeth George sull’ispettore Linley, finché quel continuo pestare sul tema della colpa, del senso di colpa non mi ha… saturato. Ma veniamo al consiglio/sconsiglio di oggi. Provoca sempre un po’ d’inquietudine fare le pulci a un autore osannato, molto amato e che ha milioni di lettori. Che ti vuoi criticare?, si dirà. È come la zanzara che cerca di pungere l’elefante. Per non dire che a volte si rischia il linciaggio, come quando ‘osai’ dire che avevo trovato brutto (il termine pensato era: ripugnante) un protagonista di Mary Balogh e pertanto anche il romanzo. Mi venne risposto che la Balogh non si criticava. Ooookey… Ma dato che (come si dice sempre) il lettore è re (o regina) ogni opinione ha la sua ragion d’essere. Ho conosciuto Maurizio Di Giovanni su Audible, gli audiolibri. Ed è stata subito ubriacatura. Ho scovato tutto quello che c’era, ed è molto, devo dire. L’uomo è un fiume in piena, per quanto riguarda la scrittura. Ho ascoltato i due filoni principali, I BASTARDI DI PIZZOFALCONE e IL COMMISSARIO RICCIARDI. Anche apprezzandoli tantissimo, subito ho trovato quelli che consideravo dei birignao irritanti: quegli intermezzi che pure altri tanto apprezzavano, in cui descrivendo l’arrivo di una stagione, che fosse primavera, estate o Natale, c’era sempre abbinato un nonno che abusava della nipotina, un genitore che andava a sbattere con l’auto assieme ai figli per non restituirli alla moglie divorziata e via dicendo. Il mio commento in genere era: ‘Oddio, e dai!’ Non proprio argomentato ma molto sentito. Anche i continui flussi di coscienza mi stancavano, oltre a rallentare l’azione. Ho provato a parlarne in un gruppo su Facebook, ma la reazione è stata che De Giovanni è sempre De Giovanni, e poi lui non scrive polizieschi, gialli, thriller o come si vogliano chiamare (qui dovremmo farci un discorso e chiarire le terminologie), lui scrive ‘un’altra cosa’. Allora, può essere un’altra cosa come vi pare, ma le sue storie girano sempre su un crimine e il suo svelamento: perciò sono romanzi investigativi. Sono scritti bene? E allora? Un poliziesco non può essere scritto ‘troppo’ bene, o diventa qualcos’altro? Comunque, ho continuato a leggere i suoi romanzi. Poi sono passata a un altro filone, cominciando da SARA AL TRAMONTO. Ed ecco il mio muro. Sara è notevolmente antipatica, ma non importa, non ne faccio un fatto personale. Se serve al romanzo, va bene. Ma qui i flussi di coscienza sono talmente invasivi da diventare insopportabili. Non so quante volte me ne sono uscita con un: ‘No, ma basta!’ quando il flusso di coscienza di Sara o di un personaggio (tra l’altro già morto all’inizio del romanzo) arrivava a interferire con lo scorrimento di un’azione. Il colmo l’ha raggiunto (e l’ho raggiunto anche io) nella scena madre: lei con la pistola spianata, il cattivo ad affrontarla con il coltello, un uomo a terra, pugnalato, sanguinante… Momento d’azione? No! Pure lì arriva la voce di ‘sto morto a dirle quanto lei sia eccezionale e quanto lui l’amasse e come lei non si debba sporcare… Che vi devo dire? È stato troppo. Non seguirò questa serie, non ce la faccio. Supera i limiti della mia pazienza che, ve lo assicuro, sono molto estesi. Consiglio? Sconsiglio? A me stessa lo sconsiglio. Ma se vi piacciono i flussi di coscienza e siete appassionate/i di De Giovanni… Io per rifarmi la bocca mi sono riletta IL GRANDE SONNO, di Raymond Chandler. E poi ho ascoltato IL PORTO DELLE NEBBIE, di Simenon. Ho trovato più invecchiato quest’ultimo, che del resto è un romanzo del 1931. C’è un punto in cui Maigret non fa a tempo a mettersi il ‘solino’… Ho dovuto cercare sul dizionario per sapere cosa fosse.
Diciamo che la forza di questo libro non è certo l'intreccio, quanto piuttosto l'aver creato una serie di personaggi particolari e simpatici, cui ci si affeziona immediatamente. La storia è piuttosto banale, si capisce dopo pochi capitoli come andrà a finire. Peraltro non è nemmeno quel tipo di storia che genera questa grande suspance, insomma, nulla di che. I personaggi sono azzeccatissimi. Sara, la donna che sa rendersi invisibile, che legge le labbra e la postura del corpo, che ha mollato una famiglia -figlio compreso- per seguire un amore, che ha amato con tutta se stessa e non riesce a smettere di amare l'uomo della sua vita. Il commissario Pardo, tenuto in ostaggio da un gigantesco Bovaro del bernese, regalo per un ex fidanzata rivelatosi un terribile boomerang. Viola, compagna del figlio di Sara, incintissima, decisa ad avvicinarsi a questa donna un po' strana e un po' scontrosa, perchè sarà comunque la nonna del piccolo che porta in grembo, al momento chiamato Alien, nell'attesa di trovargli un nome consono. questo terzetto un po' scalcinato, ma solo all'apparenza, si trova ad investigare sulla morte di un ricco finanziere, ucciso, almeno pare, dalla figlia tossico dipendente. C'è una bambina, che non mangia più, degli zii premurosi, un'infermeria un po' troppo procace, una gran confusione insomma!
De Giovanni sa scrivere, e lo sa fare anche bene, i suoi personaggi sono reali, simpatici, empatici e a volte odiosi, ma mai indifferenti. La vicenda si snoda senza troppe complicazioni, nulla di che, ma sono i protagonisti che conquistano.
tre stelline, perchè un minimo di storia in più non avrebbe guastato.
Non sapevo cosa aspettarmi, ma immaginavo che avrei letto un bel romanzo e anche questa volta De Giovanni non mi ha delusa.
Anzi, mi sono così appassionata al personaggio di Sara, con il suo inferno interiore, la determinazione, un passato a tratti oscuro, fatto di scelte difficili e non sempre dai più condivisibili, e una sensibilità che nasconde benissimo cosi quanto riesce a essere "invisibile" al mondo, da voler passare subito al successivo, se lo avessi adesso a portata di mano.
Nonostante avessi intuito alcune cose, la struttura del giallo è comunque ben costruita, perché qualche dubbio almeno fino a un certo punto me lo ha lasciato.
Ciò che comunque mi ha trascinata sono tutti i personaggi che gravitano attorno a Sara, così complessi e affascinanti: da Viola a Teresa e anche a quell'assurdo ispettore Pardo con il suo Boris, che mi ha fatto morire dal ridere a ogni apparizione.
Ho trovato in un primo momento "strano" che, nonostante i dettagli delle ambientazioni, non venisse mai nominata la città di Napoli. Avrebbe potuto essere una qualsiasi città, se non ci fossero stati alcuni dettagli o dialoghi a rendere esplicita l'ambientazione.
Credo che in questa serie De Giovanni abbia voluto dar maggiore risalto soprattutto alle vicende umane, così particolari, senza che Napoli divenisse essa stessa protagonista come lo è negli altri suoi libri. Ammetto che, dopo una prima perplessità, concordo sulla scelta.
Adesso aspetto solo di avere sotto le mani i successivi per continuare la serie.
E’ geneticamente impossibile che un italiano riesca a scrivere un polar. Quelle storie che nere lo sono dall’inizio alla fine, che la disperazione la fanno provare anche a te che leggi, che ti raggelano (appunto) per la solitudine filosofica dei personaggi. Da noi, al massimo, il giallo può nutrirsi di drammi e lutti personali, vissuti sempre dai protagonisti come vettore di rinascita, per uscire dal buco nero della depressione, privi di quel dolore che non si può descrivere e che invece qui si insiste nel voler rappresentare, risultando alla fine persino stucchevole e forse posticcio. L’intreccio mi è sembrato prevedibile e anche la suspence latita, purtroppo. Sarà una patologia del thriller nazionale?
De Giovanni ci fa conoscere un nuovo personaggio, Sara Morozzi, diversissimo dagli altri nati dalla sua fantasia, ma altrettanto coinvolgente e misterioso. Adoro Maurizio De Giovanni e adoro i personaggi da lui creati. Per questo motivo mi sono approcciata a questa nuova serie con molto timore. Avevo paura che potesse in qualche modo deludermi. Invece, De Giovanni ha soddisfatto le mie aspettative, anzi probabilmente le ha anche superate. In questo romanzo, De Giovanni immagina una figura femminile originale, che non risponde a nessun canone a cui ci ha abituati. Sara è del tutto anonima, lo vuole essere nonostante nasconda una bellezza unica e indimenticabile se solo si andasse un po' oltre la superficie. Accanto a Sara opera, suo malgrado, il detective Davide Pardo, esattamente l'opposto di Sara, goffo, ironico, che però presenta dei tratti malinconici e amari. Si scontra spesso con Viola, la compagna incinta del defunto figlio di Sara e i siparietti che i due mettono in scena sono esilaranti. Pian piano, nel corso della lettura, conosciamo Sara, il suo passato, le sue scelte, il suo amore. De Giovanni intervalla il racconto con monologhi fatti dal compagno di Sara, Massimiliano, attraverso cui lei ci compare in tutta la sua complessità. Si tratta, dunque, di un romanzo mesto, triste, con atmosfere cupe e misteriose, in una Napoli che viene solo accennata, ma che rimane sullo sfondo senza mai comparire davvero. A stemperare le atmosfere angoscianti della narrazione ci pensa Boris, il Bovaro del Barnese di Pardo, coccolone e pasticcione che riconosce in Sara la sua vera figura dominante. Boris strappa più di un sorriso ed è una delle figure più riuscite della storia. È un romanzo originale, scritto alla maniera di De Giovanni, pieno di sentimenti, che lascia l'amaro in bocca, capace di commuovere ma di dare anche e comunque speranza. Non vedo l'ora di leggere la seconda avventura di Sara, Pardo e Viola; voglio vedere crescere questi personaggi e voglio che diventino figure famigliari nel mio immaginario.
Sara al tramonto, un titolo bellissimo con il quale De Giovanni introduce una figura nuova nel ricco caleidoscopio dei suoi personaggi. Sara è una ex poliziotta dei Servizi, abituata a muoversi nell’ombra e a decifrare con chirurgica precisione i comportamenti umani, questa sua capacità la rende la persona ideale per scandagliare i retroscena di un caso apparentemente chiuso. Coadiuvata da una bizzarra accozzaglia di aiuti e spinta dall’urgenza di un pericolo incombente su una bambina, Sara trova faticosamente la forza di scrollarsi di dosso il dolore che la avvolge come in un bozzolo dopo i lutti che l’hanno colpita. Un libro strano, molto dolente, in cui i personaggi sembrano sempre sul punto di ritirarsi nelle zone d’ombra da cui sono usciti malvolentieri per dar vita a una trama un po’ esile. Ho trovato stridente il contrasto tra la bella e ricca vena poetica,intima e amara, e la necessità di portare avanti un caso poliziesco dai confini sfuggenti, quasi che l’autore avesse in mente un altro libro. Sinceramente mi aspettavo di più perché Maurizio De Giovanni ci ha abituati a romanzi migliori ma questi personaggi sono forse destinati a nuove e più ricche imprese.
Chi è Sara? Esiste veramente? Vive nell’ombra rendendosi insignificante nell’aspetto per svolgere il suo “lavoro” che ufficialmente non esiste... personaggio enigmatico che ha la forza di stravolgere la sua vita per l’Amore con la A maiuscola. Insieme a lei l’ispettore Pardo e Viola. Il primo succube di un cane che non riesce a gestire, pare sconclusionato ma si rivela abile ed efficiente nel suo lavoro. Viola è la compagna del figlio che Sara ha escluso dalla sua vita, incinta quasi al termine, si unirà alle indagini contribuendo attivamente grazie alla sua competenza tecnologica. Ma sono le vite dei personaggi che animano questo libro a renderlo particolare, Napoli ne è solo lo sfondo e appare solo in qualche descrizione, quando il mare si fa presente. La scrittura di Maurizio è quella di sempre: scorrevole e catturante. Bello
8! Un romanzo giallo molto piacevole. Sara e’ un personaggio pieno di sfaccettature che ti accompagna in questo viaggio senza anticiparti nulla del finale. La scrittura e’ precisa. L’ accuratezza dei dettagli ti permette di farti vivere le vicende insieme ai protagonisti. Sara,capelli grigi, bellezza trattenuta solo dall'anonimato in cui si è chiusa, possiede il dono dell’invisibilità. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un'unità impegnata in intercettazioni non autorizzate. Sara decodifica le sfumature degli atteggiamenti e sa riconoscere il potere dei gesti. “La gente, riflettè Sara resistendo al sonno, si aggrappa. Non fa altro, alla fine. Si aggrappa a una persona, a un animale, a un ricordo. Si aggrappa alle bollette, al mutuo, alle vacanza. Si aggrappa per non affondare, fissando gli occhio su qualcosa di vicino per non dover guardare lontano, dove risiede solo l’abisso.”
Questo è il primo libro di de Giovanni che leggo ed è capitato per caso. L'ho iniziato e terminato in un giorno e l'ho trovato splendido. Non mi sono mancate le ambientazioni che altri lamentano. Di solito non le amo molto in generale e il chiudersi Sara su sé stessa le avrebbe rese incongrue. È vero, questa storia potrebbe svolgersi in una qualsiasi città, ma questo secondo me è voluto e non capitato. A Sara non interessa dove è, dove si trova, dove vive. Per come sta vivendo potrebbe essere ovunque e non farebbe differenza. Non ha nemmeno la consolazione di rivedere il suo Massimiliano in qualche luogo per loro importante. Massimiliano è dentro di lei e le parla spesso. Ma per lei non c'è perdono e non c'è consolazione...