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L'irritante questione delle camere a gas: Logica del negazionismo

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Milioni di ebrei sono morti nei lager un fatto inconfutabile.Ma c’è chi lo mette in questione. Sono i negazionisti, secondo i quali i crimini nazisti non sono diversi da quelli degli altri totalitarismi del Novecento. Persino le camere a gas, sostengono, non sono mai davvero esistite, e sono piuttosto un’invenzione della ad Auschwitz “sono state gassate soltanto le pulci”. Si può reagire in più modi di fronte a questa offensiva della menzogna. Si può denunciare lo scandalo, invocare la sacralità della memoria violata. Oppure si può scegliere, come fa Valentina Pisanty in questo libro, di smontare pazientemente le pseudo-argomentazioni, le false prove e gli artifici logici e stilistici con cui gli “Eichmann di carta” diffondono le loro tesi.Pubblicato per la prima volta nel 1998, L’irritante questione delle camere a gas esce in una edizione riveduta e arricchita con un nuovo capitolo che ricostruisce i circuiti comunicativi in cui il negazionismo si è inserito, raccontando le dinamiche culturali che ha innescato dalla fine degli anni settanta a oggi, con particolare attenzione al fenomeno del negazionismo sul web.Nuova edizione ampliata

294 pages, Paperback

First published January 14, 1998

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Valentina Pisanty

17 books2 followers

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Moloch.
507 reviews780 followers
February 12, 2019
Quest'anno ho scelto un approccio un po' diverso alla lettura (un po' in ritardo) per la Giornata della Memoria: un saggio dedicato a chi questa memoria cerca di cancellarla o sporcarla, i negazionisti. Il titolo ad effetto e provocatorio di questo saggio, una tesi di dottorato in semiotica pubblicata per la prima volta nel 1998 e rivista e ampliata nel 2014, cita proprio testualmente l'espressione usata da uno dei suoi maggiori esponenti, Paul Rassinier (in Le mensonge d’Ulysse del 1955). "Irritanti", le camere a gas, per i negazionisti, perché, a dispetto dei loro sforzi, innegabili e incancellabili.

Inutile dire che, nel dibattito storiografico, le tesi strettamente negazioniste (in contrapposizione a quelle, assai discusse e discutibili ma legittime, di stampo "revisionista", che tendono a ridistribuire colpe e responsabilità o a relativizzare la dittatura nazista in confronto con altri totalitarismi del Novecento) non godono di alcun credito, ma ciò nonostante riescono ancora a strappare qualche rigurgito di notorietà nel pubblico più ampio o su Internet, spesso approfittando di qualche "scandalo" o provocazione.

Pertanto in questo libro (dopo un capitolo con una concisa ma interessante storia del movimento, esploso soprattutto negli anni settanta) l'autrice analizza i testi di alcuni autori negazionisti (si tratta per lo più di tentativi di "confutazione" di celebri opere come il diario di Anna Frank o di fonti importanti per la storia della Shoah come il rapporto Gerstein o le memorie del comandante di Auschwitz Rudolf Höss) proponendosi non solo e non tanto di confutare le loro tesi, ciò che peraltro è stato fatto a dovere già da tempo, quanto per trovare la chiave del loro metodo e della loro retorica, in modo da poterla riconoscere in azione (e, aggiungo io, anche in altri contesti, vedi più avanti). "Lo scopo che mi pongo è piuttosto portare alla luce le strategie persuasive messe in atto dai negazionisti, analizzandone il metodo interpretativo adottato nella lettura dei documenti storici... come i negazionisti leggono i documenti storici... come espongono i risultati delle loro ricerche").

Dall'analisi accurata viene fuori il metodo fondamentalmente disonesto e antiscientifico usato dagli autori negazionisti, proprio quando essi (o almeno i più scaltri fra loro) vogliono dare un'apparenza di rigorosità, in realtà dando una patetica caricatura del metodo scientifico e storiografico. La selezione delle fonti, il dubbio non come strumento per interrogare i documenti ma come paradigma, l'incoerenza nella lettura e i travisamenti intenzionali, la decontestualizzazione e l'isolamento di un documento da tutta l'indispensabile rete di testimonianze in cui trova il suo senso, sono alcuni dei sistemi che Pisanty rileva in questi testi.

È la parte più appassionante dell'opera, un po' perché riporta necessariamente alcuni brani di fonti per lo più note ma ugualmente impressionanti, un po' perché dal botta e risposta a distanza ma serrato autori negazionisti (Faurisson, Mattogno, Roques...) vs. Pisanty emerge, sebbene l'autrice si sforzi di mantenere il distacco "acritico" necessario alla sua analisi, l'energia, la passione e l'indignazione (di storica e di essere umano) verso questi impostori.

L'appendice del 2014 si concentra soprattutto sulle reazioni, della società, degli storici, dei media, alle tesi negazioniste, e sul negazionismo in rete. Il negazionismo è una corrente minoritaria ma rumorosa: i suoi elementi più scaltri sanno approfittare del complesso e apparentemente contraddittorio processo di sacralizzazione/banalizzazione della memoria della Shoah in atto in questi decenni, del riflesso condizionato di alcuni ambienti intellettuali che a volte scelgono male le loro battaglie per la libertà di pensiero, senza considerare, però, che nel dibattito scientifico possono trovare cittadinanza solo teorie effettivamente fondate su alcuni criteri fondamentali ("costituito dalle regole di non contraddizione, di economia, di rilevanza e di esaustività delle ipotesi scientifiche"), della esasperata ricerca dello scoop da parte dei media. A più riprese, l'autrice ribadisce la sua opinione che il negazionismo propriamente detto, oggi, sia un fenomeno stagnante, e i suoi sostenitori siano incapaci di fare altro che riproporre poche "parole d'ordine" tratte dalle opere delle loro "autorità" indiscusse e indiscutibili, assumere l'atteggiamento di vittime del sistema e di imprecisate e immancabili cospirazioni ebraiche, e abbandonarsi all'insulto di stampo razzista e antisemita. L'unico modo in cui il negazionismo è in grado di sopravvivere è... "usando" i suoi avversari: attirare l'attenzione e sfruttare al massimo lo spazio da essi incautamente concesso, creando polemiche e autoaccreditandosi come corrente "scomoda" ma impossibile da ignorare. La soluzione non è perseguirlo a colpi di legge (l'autrice è piuttosto critica sulle cosiddette "leggi della memoria", come la legge Gayssot in Francia del 1990: il dibattito è complesso, ma secondo Pisanty mettere i negazionisti fuori legge, oltre a essere un terreno scivoloso sul piano del principio, non fa che rafforzare la loro identità di "vittime" imbavagliate dai poteri forti che si sono autocucita addosso), né ignorarlo, è saperlo individuare e smascherare e saper leggere i suoi tentativi di distorcere i fatti.

Pisanty sostiene che le reazioni scandalizzate e "punitive" verso i negazionisti facciano solo il loro gioco: il negazionismo è un fenomeno parassitario e di rimessa, che si "accontenta" di lanciare stilettate allo scopo di instillare il dubbio nelle menti più suggestionabili o, ancor meglio, di alimentare le polemiche per far parlare di sé, ma che, se analizzato attentamente, offre poco di sostanzioso in termini di costruzione positiva (cioè suffragata da prove e documenti e non basata su più o meno velati accenni a complotti indimostrabili) di una storia "alternativa" degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Trattandoli come nemici della Storia e della Memoria, si dà ai negazionisti più credito di quel che meritano. Parlare con i negazionisti, considerarli interlocutori legittimi nel dibattito storiografico, mettersi in polemica diretta con loro, è controproducente e anzi inutile, poiché, come l'autrice dimostra, essi, pur simulando il più assoluto e rigoroso metodo scientifico nelle loro opere, si sottraggono al confronto aperto e all'analisi delle fonti basata su criteri condivisi. Parlare dei negazionisti, invece, o meglio dei loro metodi, dei loro "trucchi" e dei loro obiettivi più o meno evidenti o dichiarati, è invece essenziale per... far vedere che il re è nudo e che, veramente, non può esserci alcun dibattito.

È ciò che avviene appunto in questo libro, che è un'utile "guida di metodo" il cui valore travalica il particolare argomento del negazionismo sulla Shoah, e la cui lezione può applicarsi con profitto anche di fronte alle tante altre "teorie" complottarde e urlate che caratterizzano il dibattito (politico, scientifico, storico) dei nostri giorni: come approcciarle, come smontare i loro assunti e smascherare gli artifizii retorici, restando razionali.
Profile Image for PescePirata.
135 reviews13 followers
March 6, 2014
***Recensione a cura de La Redazione di PescePirata***

Il titolo di questo saggio è provocatorio, quindi non fatevi spaventare e saltate al sottotitolo, che rende bene cos’è questo saggio: un paziente esercizio che smonta, attraverso una puntuale analisi retorica, semiologica e linguistica, le argomentazioni dei più famosi negazionisti (sì, quelli che dicono che l’Olocausto è un invenzione). Il libro viene da una tesi e ne ritiene l’impostazione puntuale fino al pedissequo, ma, per fortuna, lo stile piuttosto coinciso e chiaro rende scorrevole la lettura. La tesi esposta nel libro, però, è interessante e si basa su due assunti. Il primo è che il discorso negazionista parte sempre da un’opinione assunta come verità assoluta e di conseguenza agirà soltanto per smontare tutti quegli elementi che nel discorso storico-fattuale si oppongono a questa idea precostituita, usando varie strategie retoriche efficaci nel convincere, ma fallaci dal punto di vista metodologico (come, ad es., non osservare mai un documento nel suo complesso e nel suo contesto; adoperare il principio del falsum in unum falsum in omnibus per cui se un dettaglio di un documento più ampio si rivela in esatto, l’intero documento viene ritenuto mendace etc.). In questo modo il negazionista si pone al di fuori delle premesse condivise sul discorso storico (o più in generale scientifico). Il secondo assunto è quello di non lasciare mai spazio alla casualità degli eventi, ma di assumere la causalità come supremo principio guida: nulla avviene per caso, tutto è preordinato o quanto meno effetto di un’azione consapevole. Questo modo di ragionare, a dire la verità molto popolare anche in altri campi, forma la base del cosiddetto complottismo.
Identificando queste due premesse, Valentina Pisanty svolge con pazienza e meticolosità un vero e proprio lavoro di smontamento delle più famose argomentazioni negazioniste, costruendo allo stesso tempo una storia del pensiero negazionista dai suoi albori fino al giorno d’oggi. Infine, l’ultimo capitolo si rivela forse il più interessante. Qui l’autrice mette a fuoco come il negazionismo, fino a quindici anni fa comunque una corrente di pensiero marginale, abbia saputo abilmente sfruttare le potenzialità della rete per fare proselitismo, spesso facendo leva su una diffusa incapacità di analizzare criticamente il discorso storico-politico e nutrendosi sia delle semplificazioni attorno al discorso sulla Shoah, troppo spesso banalizzato (quante volte si usa nel linguaggio dei media la metafora della Shoah per indicare stermini o tragedie di altra natura?) o cristallizzato nelle forme della memoria istituzionalizzata (la retorica del giorno della Memoria) e non più partecipata, sia di un antisemitismo diffuso trasversalmente nella società italiana e che ha ripreso vigore con l’acuirsi del conflitto israelo-palestinese (quante volte nel discorso comune viene usato il termine ‘ebraico’ come equivalente di ‘israeliano’?).
A me il libro è piaciuto molto, anzi, devo dire che l’ho trovato utile, sia perché unisce rigore scientifico e afflato civile, sia perché le strategie usate nel libro per controbattere le tesi negazioniste forniscono una metodologia utile per affrontare altre forme di complottismo.

Lo consiglieresti: sì. Soprattutto agli appassionati di semiotica e scienze della comunicazione, di storia del Novecento e di politica.
Piacerà a chi ama: Pierre Vidal Naquet. Gli assassini della memoria. Saggi sul revisionismo e la Shoah.
Claudio Vercelli. Il negazionismo. Storia di una menzogna.

Florelle
http://www.pescepirata.it
http://www.pescepirata.it/aspiranti_s...
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books133 followers
October 3, 2017
"Sembra che la tentazione di negare l'esistenza di un fenomeno sia proporzionale alla grandezza del fenomeno stesso." (p. 7)
Profile Image for Andrea Lerose.
30 reviews2 followers
August 3, 2021
Primo libro della Pisanty che leggo: incredibilmente esaustivo e completo.
Recupererò sicuramente tutti i suoi lavori.
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