Che fine hanno fatto la Siria, la sua rivoluzione e il popolo siriano? Dopo il grande successo de La felicità araba, Shady Hamadi torna a raccontare una terra di cui si parla spesso in modo superficiale, mentre continua il suo impervio percorso di pacificazione. Attraverso il suo personale esilio e il racconto della sofferenza di un popolo che sta conducendo una lotta quotidiana contro l’indifferenza, Hamadi affronta temi fondamentali come identità, integralismo, rapporto tra le religioni, libertà e lotta contro la dittatura.Ricordi, incontri, riflessioni sulla società siriana si alternano in questo volume che «vuole essere un ambasciatore capace di arrivare a tutti coloro che sono confusi dal tanto rumore che si fa quando si parla di terrorismo e mondo arabo». La morte di Mustafa, inghiottito nelle carceri del regime siriano; il viaggio di Samer, un borsellino per bagaglio e tanta determinazione; il ragazzo dell’ospedale di Tripoli pronto a uscire per combattere con un braccio solo; il confronto con gli attivisti della società civile e con la gente di tutti i giorni, puntellano una narrazione che dà volto e dignità alla Siria e a un popolo che vuole l’emancipazione dalla dittatura e dal fondamentalismo, sotto lo sguardo disinteressato (o forse troppo interessato e per questo muto) dell’occidente.
“Esilio dalla Siria” è un’opera di saggistica e sensibilizzazione riguardo la crisi siriana, scritta da Shady Hamadi, italiano di madre cristiana italiana e padre musulmano esiliato dalla Siria. Il libro si apre proprio su questa questione, l’autore riflette sulla propria identità, o meglio riporta il modo in cui ha vissuto la propria religiosità e la propria appartenenza in qualche modo a due nazioni diverse, a partire da quando era bambino fino alle riflessioni compiute da adolescente e da adulto. Ho riscontrato un certo interesse rispetto a questa prima parte, così come ho trovato stimolante e singolare la riflessione riguardo l’esilio e più in generale la guerra siriana, vissuta da parte di un ragazzo che non ha potuto visitare per molti anni il suo paese d’origine, che ha dovuto intraprendere un percorso di riflessione profondo per scoprire e rivelare a se stesso la propria identità. Hamadi è stato molto bravo secondo me a trasmettere al lettore le sensazioni che lui stesso ha provato durante questo percorso, ma anche, ad esempio, quelle di coloro che fuggono dal paese d’origine per sfuggire alla guerra, eppure finiscono per tornare da dov’erano scappati: questo comportamento a prima vista potrebbe sembrare sciocco, ed essere incompreso, invece Hamadi ci consente di capire che spesso le persone fuggono fisicamente, ma emotivamente non lasciano veramente il luogo del disastro. La seconda parte del libro si focalizza sul quadro storico, spiegando la situazione soprattutto politica della Siria a partire dal XX secolo: nonostante abbia appreso davvero moltissime informazioni di cui non ero a conoscenza, ho trovato questa parte estremamente noiosa. Da un lato, devo ammetterlo, per colpa della mia ignoranza riguardo molte questioni di attualità, per cui mi sono ritrovata spesso a dovermi informare riguardo eventi citati di cui non ero a conoscenza (e questo libro è stata un’ottima occasione, da questo punto di vista, per saperne di più); dall’altro lato però, ho trovato questo capitolo a tratti confusionario, poiché spesso l’autore cambia argomento da un paragrafo all’altro senza che ci sia all’apparenza alcun collegamento tra i due (ho riscontrato questo problema in realtà lungo la maggior parte del volume, ma credo che risalti soprattutto nel momento in cui si parla di storia). Un altro problema è lo stile di scrittura di Hamadi: capisco l’intento di rendere il libro accessibile a tutti in modo da sensibilizzare il più possibile riguardo questi argomenti, ma lo stile di scrittura è davvero troppo lineare e semplice, così tanto che spesso, come già detto, il discorso risulta confuso e slegato. Nonostante questi aspetti negativi, credo che l’autore sia riuscito nel suo intento, consentendo almeno a me (ma penso anche a molti altri) di interessarsi al problema della Siria, del regime, del ruolo dello Stato Islamico, delle modalità di azione degli occidentali che spesso non comprendono a fondo la questione, che trattano spesso i Siriani come numeri, dimenticando che dietro quelle morti ci sono delle persone, dimenticando che il problema centrale non è la religione musulmana bensì le condizioni storiche e sociali in cui un paese come la Siria si è sviluppato.
My review in English here --> https://fruitfulpinecones.wordpress.c... Oh, il libro è da leggere - questo è indubbio. Sarebbe da leggere già solo per le pagine 108-116. In quanto a contenuti, è un capolavoro. E allora perché solo tre stelle? Caro Shady, credo che avresti potuto e dovuto scrivere meglio di così: le frasi di cinque righe dalle secondarie contorte non hanno mai aiutato nessuno a capire circostanze già di per sé non facili, e i momenti di decadenza narrativa a livello chat su whatsapp pure non sono stati di mio gradimento. Next time? Nel frattempo, esaudirò con gioia il tuo desiderio di diffusione del tuo testo regalandolo alla biblioteca della mia scuola di arabo ad Amman invece di tenermelo in camera.