“ Non ho mai creduto alle sliding doors del destino, eppure la mattina in cui stavo per fare uno degli incontri fondamentali della mia vita, quello con Anna Marchesini, accadde qualcosa, o meglio, non accadde qualcosa, il cui ricordo ancora mi gela il sangue”. Colpi di scena, retroscena, scene madri, applausi a scena aperta: non manca nulla nel grande spettacolo che Tullio Solenghi costruisce per i lettori in questo libro intimo e corale, che parte dagli esordi al Teatro Stabile di Genova, attraversa gli anni migliori del cabaret milanese-special guest il conterraneo Beppe Grillo – e i primi ingaggi da comico “solista”, rievoca la nascita del Trio che incoronerà di allori televisivi e teatrali lui, Anna Marchesini e Massimo Lopez. Entriamo, così, dietro le quinte di tournée trionfali a teatro e di una produzione complessa ed entusiasmante come I promessi sposi, record di ascolti e sintesi di un lavoro raffinato e implacabile sulla comicità. Ricordando che, se i Beatles si definirono “più famosi di Gesù Cristo”, il Trio perlomeno vanta il primato di aver dato scandalo tanto con San Remo quanto con Khomeini: due casi in cui ad attirare gli strali dei detrattori fu sempre Solenghi, predestinato punto di equilibrio di un indeformabile triangolo… Tra ricordi e personaggi,satira e dialoghi surreali,eventi drammatici e irresistibili inserti comici, un’autobiografia che si fa romanzo di un’avventura vissuta senza risparmiarsi, sul palcoscenico e fuori. Con il privilegio di poter fare dell’umorismo un mestiere, il più bello del mondo.
Tullio Alberto Solenghi (Genova, 21 marzo 1948) è un attore, comico, regista teatrale, personaggio televisivo e imitatore italiano.
Dal 1982 al 1994 ha fatto parte del Trio con Massimo Lopez e Anna Marchesini, eccezionalmente ricostituitosi per l'ultima volta nel 2008 in occasione dello spettacolo televisivo Non esiste più la mezza stagione, che ricordava i venticinque anni dalla fondazione del gruppo.
"Il codice che si stabilì subito tra di noi ci permetteva di far scattare il nostro gioco con la semplice complicità di un'espressione, di un ammiccamento."
"... ogni volta si cancellava la lavagna e si ricominciava da capo. La possibilità di passare da un personaggio all'altro, da un registro all'altro ci veniva sicuramente dalla nostra matrice teatrale: una tavolozza in mille colori, alcuni fissi, la maggior parte felicemente vorticanti."
"La comicità è davvero un linguaggio universale."
Dal teatro, da "Allacciare le cinture di sicurezza" a "In principio era il Trio", alla televisione, da "Fantastico" a "I promessi sposi", forse il loro lavoro più popolare ed esilarante, è stato un continuo crescendo.
12 anni, e molte pagine di questo libro lo ribadiscono, di indiscutibili successi.
Belle, delicate e commoventi, invece, le pagine dedicate ad Anna Marchesini: "Anna se n'era andata, aveva taciuto, per sempre." Un'amputazione di quel Tre, di quel numero magico, di quel segno matematico che ha rappresentato la loro storia, la loro grande amicizia, la loro vita. Bella, dolcissima, anche la preghiera indiana che, alla fine del recente spettacolo dell'oramai Duo, Solenghi e Lopez recitano, virandola - alla fine - su di lei: "Tu sei ancora qui accanto a noi... Anna."
È stato bello aver vissuto, negli anni, tutto questo, anche solo attraverso uno schermo di pochi pollici.
Sono un fan del Trio (l'unico trio per il quale la T maiuscola sia sufficiente ad identificarlo) da sempre, da quanto piccolino piccolino vidi per la prima volta uno spezzone di una delle rarissime repliche televisive di quel capolavoro che è "I promessi sposi" - la scena in cui le lampadine dell'acconciatura nuziale di Lucia esplodono per il bacio con Renzo. Da allora amore a prima vista, al punto che ormai molte delle loro battute potrei snocciolarle a memoria. Amore per quel genio effettivamente uno e trino, come ai tre interessati è piaciuto dire, un essere mitologico a tre teste ed una sola anima la cui unica vocazione era quella che da sempre nella storia umana è la più ardua: far ridere. Loro ci riuscivano. Con quello stile peculiare inimitabile, innovativo forse perfino adesso nell'epoca del già-visto-già-sentito, uno stile fatto di nonsense, di voli pindarici, di iperboli, di citazioni, di parodizzazioni, di demistificazioni, calatissimo nella cultura contemporanea al punto da rielaborarla a ruota libera. E allora sarà per questo, per le aspettative, che la autotriografia offertaci da Solenghi, l'ideologo del Trio per sua stessa ammissione, non mi ha soddisfatto. Anzi, a dirla tutta è stata un po' una delusione. Tutto troppo superficiale, vago, accennato, sfuggente. Non un'autobiografia del Solenghi artista. Non una storia del Trio "dall'interno". Solo un annacquato mix di entrambe le cose; un accenno alle ambizioni teatrali della gioventù, qualche ricordo degli anni del trio, ma senza mai scendere nel dettaglio, senza mai davvero calare il lettore in qualche momento di "vita", in qualche punto forte. Gli aneddoti sono pochi, quelli inediti pochissimi (ma, devo ammettere, comunque interessanti specie per chi come me ama conoscere cosa accade nel retropalco, dietro le quinte di uno spettacolo e in fase di preproduzione). Forse un po' troppe le divagazioni, le considerazioni sull'attualità, le concessioni al "ma quanto eravamo bravi" (lo eravate, lo eravate davvero s'è per questo), le sue intrusioni comiche che, per quanto piacevoli per chi come me conosce bene ed apprezza la comicità di Solenghi e degli altri due maestri della risata, non mi sono parse del tutto centrate , di sicuro superfluo l'elenco lunghissimo di tutti i club, locali, discoteche et similia in cui Solenghi si è esibito negli anni della gioventù. Alla fine si chiude il libro pensando che, tutto sommato, si sarebbe fatto prima a leggere tutto sulla corrispondente voce Wikipedia, tanto il livello di dettaglio non cambia poi molto.
Resta comunque invariata la stima verso Solenghi, grandissimo (e sottoutilizzato, purtroppo) attore, grandissimo umorista, grandissimo artista, grandissimo professionista. Come grandissimi sono e sempre saranno i suoi due fratelli di sangue teatrale, fratelli di palcoscenico, Massimo Lopez e Anna Marchesini.
Due settimane dopo ero in auto con Laura, quando Franceschina, amica di sempre, mi diede la notizia: Anna se n'era andata, aveva taciuto, per sempre. Amputazione di una parte di me, fu la prima sensazione del lutto, poi metabolizzai con Massimo e il suo non esserci più tra noi due. E poi ancora le nostre frasi smozzicate dal pianto di fronte alla sua bara nella chiesa della sua Orvieto, chiusa a lutto per lei. Quando venni invitato dal celebrante a parlare, volli evitare la beatificazione postuma che lei avrebbe tanto odiato; ricordai, invece, quanto era stata scomoda, difficile, ardua la sua amicizia, la condivisione, la convivenza a tre. Ma quella scomodità, quell'intansigenza verso l'ovvio, il facile, la strada piana, il percorso senza ostacoli, ci aveva regalato quella unicità che era diventata il nostro indelebile marchio di fabbrica. Anche grazie a lei e alle sue ruvidezze eravamo diventati Il Trio, non un trio qualsiasi, l'unico, inconfondibile, irripetibile, non imitable, non standardizzabile.
"Non mi interessa sapere cosa verrà dopo di noi. Voglio sapere se potrò ancora prenderti per mano. Se avrò ancora il privilegio di specchiarmi nel tuo sorriso. Voglio sapere, vogliamo sapere se anche nell'emozione di quell'istante, nel gioco inesauribile dell'essere stati in scena accanto a te, anche oggi che sera dopo sera ripetiamo quel nostro magico gioco, tu sei ancora qui accanto a noi, Anna."
Una bella biografia quella di Tullio Solenghi. Dal primo provino per l'accademia di recitazione, alla gavetta al Teatro Stabile di Genova e pian piano ai primi successi come autore "solista", ci si avvia a quello che piú di tutti ha reso Tullio famoso, il trio. Sicuramente una storia non solo di vita, ma anche di amicizia, quella ovviamente con Massimo Lopez ed Anna Marchesini. Per me ragazzina ai tempi dei loro "Promessi sposi" - quando la TV offriva un menu ridotto e spesso molto standard - é stato piacevole ripercorrere quella parte di vita attraverso i racconti di come il trio arrivó all'idea e di come sviluppó il progetto. Interessanti anche i risvolti di altri spettacoli, sia in termini di ricezione del pubblico che i retroscena di quello che é rimasto fino alla fine un gruppo di amici oltre che di colleghi. Ho trovato solo un po' noiosi gli intermezzi in cui vengono ripetuti alcuni degli sketch, sia del trio che di Solenghi solo, e assolutamente inutili gli elenchi di teatri e film, cosí come il curriculum scherzoso dell'autore. Molto bello il finale, soprattutto in audiolibro. Normalmente non apprezzo troppo gli autori che leggono i loro stessi libri, ma in questo caso non avrei saputo trovare un sostituto, il risultato é davvero molto buono e probabilmente la lettura da parte di Tullio Solenghi aggiunge qualcosa al libro.
La storia dell'incredibile Trio raccontato da Tullio Solenghi, che ripercorre gli inizi allo Stabile di Genova, l'incontro con Massimo Lopez e Anna Marchesini e la loro separazione artistica.
La storia di uno dei fenomeni più riusciti della comicità teatrale italiana.
Ho ascoltato l'audiolibro direttamente dalla sua voce e me lo sono divorato... È sempre molto interessante scoprire i lati nascosti e il passato di personaggi che son riusciti a fare della loro passione un lavoro...mai mollare,anche se ti sembra tutto venir contro
Un libro gradevole. Oltre agli eventi biografici, Solenghi inserisce alcune sue pillole comiche. Nei ricordi della Marchesini è affettuoso e oggettivo. Non indulge nella lacrima facile.
6 e 1/2 bel ricordo di un periodo che ha segnato la crescita di molti. Un onesta biografia che si intreccia con le altre (Anna e Massimo) rendendo forte una fune che non si spezza.
Cos’è una carriera? Cosa significa essere un professionista dello spettacolo? Perché sì, lo spettacolo è lavoro, signori. Cosa vuol dire aver il coraggio di scegliere? Quando dire addio o soltanto arrivederci? Cos’è l’amicizia? Cosa sono i valori?
Un toccasana per un pubblico dalla mia età in giù, in troppi rimbambiti da televoto e la nuova frivola maschera della pubblicità che si è presa larga parte di Youtube. Non biasimo affatto invece bambini e ragazzi per conoscere un presente solo, avendo a che fare con adulti troppo vigliacchi per crescere.