Ancora lo sto leggendo e già le mie dita vogliono scrivervene. Eccoci tornati in via Krochlmana, quale non la vedremo mai e che pur ci è familiare, come un salotto proustiano o la Prospettiva Nevski in un romanzo di Dostoevskij, vie lontane in paesi distanti, epoche remote, che abbiamo frequentato nella nostra vita parallela di lettori.
Il personaggio scelto da Singer questa volta nello shtelt che brulica di presenze è la rossa Keyla, travolgente puttana, che colora con la sua vitalità la storia e assume via via i tratti della più grande innocenza, della capacità di amare inesauribile. Lei ricorda le grandi cortigiane, da Maria Maddalena a Moll Flanders o Amber di Kathleen Winsor, quelle donne cosidette perdute che attraversano disavventure, tradimenti, miserie senza soccombere mai, quelle che non hanno nulla da perdere, se non la propria vita, e che possiedono un senso dell’amore che a noi, a me, sfugge.
Il racconto di Singer è primordiale, nel senso in cui lo è l’Antico Testamento: ogni personaggio porta con sé i tratti di un’intera umanità, e la storia pare essere un pretesto a dimostrazione dei dolori possibili della vita: ogni amore è tradito, ogni promessa smentita. Potremmo designare i personaggi a turno con i ruoli della Vittima, de Persecutore e del Salvatore; le angolature della vita e delle passioni non permettono di fermarsi in una posizione. Così il primo salvatore di Keyla, l’amorevole Yarme che la porterà via dal bordello, sposandola, sarà l’uomo che la tradirà, vendendola al perverso Max, a sua volta vittima dell’essere innamorato di Keyla; il giovane religioso Bunem tradirà la beneamata fidanzata per salvare Keyla. E sto pure semplificando, perché in questo romanzo, nessun amore è unico ma sempre duplice, e implica sempre, al momento della conquista, anche un abbandono.
La vita è pericolosa, estrema, ingiusta e Singer ne è il narratore. Il seguito al termine della lettura...
Eloge de la putain (suite et fin)
Dopo tutto anche Singer l'ha scritto a puntate, perché noi non dovremmo recensire a puntate...
Ora che sono uscita da via Krochlmana e mi trovo seppelita sotto la neve della mia Italia estrema, rinsavisco e, dopo aver esultato alla lettura di un libro che mi trasporti, vedo anche i difetti della tessitura del racconto; si vedono un poco le cuciture del romanzo a feuilleton: riassunti in poche righe, riprese, mano calcata sui caratteri dei presonaggi e cambiamenti repentini. Così Keyla può da un capitolo all'altro vivere un'estrema tristezza, voler rinunciare alla vita, scolarsi un bottiglia di whisky e riprendersi, scintillante più che mai in poche pagine, ma sono difetti che fanno simpatia, accompagnano il racconto popolare, estremo, variegato, epico. E se lo stile non è bello come in tanti altri libri di Singer, la spiegazione è nella nota finale al testo. Rimane il sentimento del tragico divertimento della vita e una silhouette che si allontana, verso l'Oceano... (less)