John Cheever scrive questi racconti tra i venti e i trent’anni. Sono short stories imbevute di idealismo e della sua necessaria scia di disillusione, giovanili eppure di uno scrittore già formidabile e formato, da principio pubblicate su riviste di sinistra con tirature risibili e poi via via su magazine sempre più alla moda come Cosmopolitan e Collier’s. Non siamo ancora alle cronache minute di ciò che succede dietro i prati perfettamente falciati e le staccionate imbiancate di fresco, ma tra commessi viaggiatori al tramonto dei loro giorni di gloria e marxisti puritani che osservano gli altri bere e divertirsi mentre loro immaginano un’umanità nuova. Parteggiamo per la rivincita di una spogliarellista in là con gli anni e subito dopo assistiamo agli innumerevoli piccoli fallimenti di giocatori d’azzardo sempre alla ricerca di un’ultima opportunità, di un cavallo finalmente vincente e di una felicità mai raggiunta e sempre inseguita con la pervicacia di un baio adombrato. È l’onda lunga della Grande depressione post ’29, un’America che va imparando il sapore della nostalgia per un’era mai vissuta e un’innocenza tutta da perdere. Cheever accarezza grazia e peccato, muovendosi tra case sfitte, inquilini che non pagano la pigione e torchi fermi da troppe stagioni. E così incontriamo zingari ubriaconi travestiti da pellerossa e cameriere disposte a ogni sgambetto pur di tenersi strette lavoro e dignità. Incontri che, come sostiene Christian Raimo nell’introduzione, ci ricordano perché vale la pena leggere.
John Cheever was an American novelist and short story writer, sometimes called "the Chekhov of the suburbs" or "the Ovid of Ossining." His fiction is mostly set in the Upper East Side of Manhattan, the suburbs of Westchester, New York, and old New England villages based on various South Shore towns around Quincy, Massachusetts, where he was born.
His main themes include the duality of human nature: sometimes dramatized as the disparity between a character's decorous social persona and inner corruption, and sometimes as a conflict between two characters (often brothers) who embody the salient aspects of both--light and dark, flesh and spirit. Many of his works also express a nostalgia for a vanishing way of life, characterized by abiding cultural traditions and a profound sense of community, as opposed to the alienating nomadism of modern suburbia.
Erken dönem öyküleri, henüz Cheever tarzı daha oturmamış, sesini bulmaya çalışan 19 yaşında bir gencin ilk öyküleri ile başlıyor, yavaş yavaş tanınmaya başladığı 35-40 yaşlarına kadar kronolojik bir şekilde devam ediyor. Önceden Cheever okuyup beğenmiş olanlara çok tavsiye ediyorum.
Quattro racconti di tredici (già pubblicati da Fandango), che come recita la quarta di copertina raccontano la fatica di vivere all'ombra della Grande Depressione. Letterariamente, per due di essi, sono gli anni immediatamente precedenti a quelli di Furore, ma storicamente John Cheever si muove negli stessi anni di John Steinbeck, quelli in cui gran parte della popolazione USA subisce gli effetti del crack economico del giovedì nero del 1929, il giovedì in cui la borsa di New York crollò sprofondando il paese nella miseria. Sono quattro racconti in cui gli effetti della Grande Depressione sono resi palpabili dalla scrittura illuminata di Cheever. Come nel primo racconto, Fall River, in cui non ci sono soldi né lavoro e si assiste alla chiusura delle fabbriche; giorni in cui i telai, fermi come macchinari abbandonati in un vecchio teatro dell'opera, o le ciminiere che sparano contro il cielo assenti, senza i pennacchi di fumo nero, sono quinta scenica immobile, scheletro di un passato che non lascia presagire quale sarà il futuro. Come in Di passaggio, in cui il narratore - lo stesso Cheever? - ascolta il giovane Girsdansky rivolgersi alle folle per parlargli di dittatura del proletariato e lavoro, di giustizia e convinzione, di un mondo marcio, plasmato da mani morte e governato da mani morte, e del dovere di ciascuno di cambiarlo; del potere di cambiarlo. O nei secondi due, scritti fra la fine degli anni Quaranta e gli inizi degli anni Cinquanta, in cui al centro del racconto c'è la famiglia, o quel che ne resta, o le speranze e le illusioni dei protagonisti. Come in Pranzo di famiglia, nella finzione e nella rappresentazione di un matrimonio finito a uso e consumo della famiglia di lei, in cui lui, il marito, la incontra in una scena struggente mentre finge con se stesso di essere un commesso che aspetta di prendere il treno Baltimora - in quella stazione che ricorda le terme di Caracalla - e per un momento immagina come sarebbe vederla senza conoscerla; o nel bellissimo L'opportunità, il mio preferito fra i quattro, in cui la vedova Wilson si confronta con il desiderio della figlia Elise di recitare e il suo di vederla sistemata. A vincere saranno entrambe, in maniera del tutto imprevedibile sia per l'una che per l'altra, ma a vincere su tutto, anche sulla depressione, grande e piccola che le quattro storie trasmettono, è quella crepa di luce che Cheever apre quasi inaspettatamente: la primavera che torna alla fine del primo racconto, la connessione che la signora Wilson scopre in Elise tra la bellezza del suo viso e la bellezza della sua capacità di giudizio, il futuro che verrà e che non potra essere più nero del presente. Parlavo di Steinbeck, ma siamo anche dalle parti di John Fante, e da quelle di Richard Yates, per certi versi, ma John Cheever ha un'identità tutta sua, una sua luce del tutto particolare che illumina i suoi racconti. Dopo la delusione de Il rumore della pioggia a Roma, quindi, un nuovo incontro: mi piace avere la possibilità di poter cambiare idea, di conoscere un altro modo per arrivare a un autore e alla sua scrittura. In fondo anche gli incontri sono fatti di momenti, e due persone che si incontrano in due diversi momenti della loro vita non sono mai le stesse due persone.
"La Migrant Mother di Dorothea Lange con al centro Florence Owens Thompson, 32 anni, madre di sette figli. Nipomo, California, marzo 1936." (cit. Wikipedia)
Quedé sorprendido con Cheever. Pensaba que no me iba a gustar porque muchas veces lo asocian a Carver que la verdad no me gusta mucho. Pero para mi no tienen tanto que ver. Cheever no solo hace un recorte de la realidad, no se queda solo en eso. Hay más contexto y una mirada sensible sobre sus personajes.
Algo lindo de ver en este libro es la evolución del autor. Los cuentos están en orden cronológico y se pueden apreciar los cambios a medida que se avanza con los cuentos. Cada vez mejores.
*Bayonne *La princesa *La stripper *Cena en familia *La oportunidad
Una antología donde, debido a su orden cronológico, se puede ver la evolución del autor. Cheever construye relatos de otoño, de sillas apiladas, de tráfico vespertino, de camareras atareadas, de niñeras que sueñan ser actrices, de nostalgia y melancolía, siempre surcadas por un haz de belleza narrativa
Quattro racconti ambientati durante la Crisi del '29 -ma che potrebbero benissimo essere stati scritti ai giorni di oggi- che danno una descrizione chirurgica di una città in difficoltà per la mancanza di lavoro. Non è morta però la speranza che presto tutto tornerà alla normalità. Quello che mi ha colpito è Pranzo di famiglia, un breve racconto da cui non emerge la crisi economica, evidente nella realtà circostante ma non presente in quella famiglia benestante, bensì quella familiare, latente, una separazione coniugale. Sempre una sconfitta, in ongi caso. Non ho dato più di tre stelle perchè sono stati troppo brevi i racconti per farmi entrare in pieno nel mondo di Cheever, che voglio conoscere meglio.
Trece cuentos no reunidos es una excelente aproximación al primer Cheever. Los personajes que pueblan los relatos son humildes, sencillos y pobres, al borde de la bancarrota si el caballo elegido no cruza la menta en primer lugar. Hay mucho de autobiográfico sin dudas.
Las escenas son detallistas y los diálogos son interesantes, reales. Los finales son redondeos, y trasmiten una cierta melancolía, eso se aprecia. Ayuda mucho la gran traducción de Ariel Dilon.
Los primeros tres cuentos muestran un Cheever inmaduro, a los relatos le faltan fuerza. Son narraciones de un autor joven, en desarrollo. Sin embargo, los siguientes, con un autor más aplomado, te van enamorando y dan ganas de ir corriendo a la librería a comprar la antología de todos sus relatos.
John Cheever hakkında çok fazla tanımlama var. Bunlardan bazıları Amerika’nın Çehov’u, Ernest Hemingway’in dayısı, Raymond Carver’ın eltisi şeklinde devam ediyor. Bu kıyaslar, benzetmeler edebiyat pazarında karşı konulamaz bir devinimle var olacak ve sanırım kimse çıkıp dur da demeyecek. “Tanıdık gelme” hissini seviyoruz. Aşinalık bize güven veriyor. Yeni bir “yazar”la selamlaşırken henüz ilk adımda, “Bu yazdıklarınız biraz şey gibi,” diyoruz. Oradaki şeyde binlerce güvenilir hücre saklanıyor.
“Güz Nehri ve Daha Önce Derlenmemiş Diğer Hikâyeler” Kasım 2016’da Tudem Yayın Grubu’nun alt markası olan Delidolu Kitap tarafından yayınlandı. Adından da anlayabileceğiniz gibi kitap daha önce derlenmemiş 13 hikâyeden mürekkep olmasıyla Cheever külliyatı içinde önemli bir yer tutuyor. Kitaptaki hikâyeler yazarın henüz 19 yaşında olduğu 1931 yılından 1942’ye kadarki süreci kapsıyor. Derlemede “erken dönem” olarak kabul edemeyeceğimiz tek öykü olan “Fırsat” 1949 yılına ait. Yani bu kitap için rahatlıkla Cheever’ın sesinin rengini bulmaya çalıştığı o değerli yıllara ışık tuttuğunu söyleyebiliriz.
Cheever bizlere çimlerinde “Sigara İçmek Yasak” tabelası dikilmiş bir banliyöden sesleniyor. Buhran Dönemi, hacizler, yarış pistlerindeki simsarlar, ucuz lokantalar, garsonluk, kasvetli pansiyonlar, devrimci radikalizmine kadar o dönem çoğu yazarın algısı dışında kalan konuları güçlü ve mert bir şekilde anlatan Cheever, kısa zamanda dikkat çekmeyi başarıyor.
Cheever’ın 1934’te yaşamak zorunda kaldığı yer o kadar kötü vaziyette ki ünlü fotoğrafçı Walker Evans’ın mekandaki havayı ölümsüzleştirmek için çektiği fotoğraf, Çağdaş Sanat Müzesi’nde kendisine kolaylıkla yer buluyor. Yazarımız o dönemdeki pek çok insan gibi zor bir gençlik geçiriyor. Öykülerinde orta sınıfın problemleri gözle görülür bir hakimiyete sahip. Yine de sonraki yıllarda yaptığı açıklamalarda, edebiyatın otobiyografi ya da biyografiden uzak olması gerektiğini savunuyor.
Cheever’ın hikâyelerinde, özellikle erken dönem çalışmalarında, otobiyografik izler bulmak elbette ki mümkün. Ancak bunun, yazarın genele yayılmış bir edebiyat anlayışının içinde yeri olmadığını da net bir şekilde görebiliyoruz.
Onun karşısına çıkan her şey ve herkes hikâyeleri için malzemeye dönüşebiliyor. “Bir romancı için keskin bir kulak, böbreği kadar temel bir gereksinimdir,” diyen Cheever’a göre, çevresinde dönen olayları dinleyebilmek edebiyatın anaokulundan farksız.
O her zaman hayatı anlamak ve başka insanların hayatı anlamasını kolaylaştırmak için yazıyor. Onca şatafattan ve dev yaşamların büyüsünden kaçınarak anlattığı öykülerle belki de çok temel ancak göründüğünden katbekat zor olan bir işi başarıyor.
“Edebiyat temeldir. Günbatımını tarif etmek için kullanılan dil, domuz pirzolası satın alırken de kullanılabilir,” diyor. Mütevazı ve güçlü edebiyat yapabilmek ince çizgiler üzerinde yürümeyi gerektiriyorsa Cheever her zaman bu sınırları en iddialı şekilde çizmeyi başarıyor.
Niran Elçi tarafından pırıl pırıl bir şekilde dilimize çevrilen öyküler, yazarın duru anlatımını hiçbir şekilde sekteye uğratmıyor ve metinlerdeki tempoyu harika bir şekilde yakalıyor. Delidolu’nun özenli baskısıyla tertemiz bir kitapla karşı karşıya olduğumuzu rahatlıkla söyleyebiliriz. Kitabın editörü Ayşegül Utku Günaydın’a da bu özenli çalışmanın başında durduğu için ayrı bir teşekkürü hak ediyor.
Sözleriyle hikâyeye bakış açısını özetleyen John Cheever’ın erken dönem eserleri, onunla tanışmak için harika bir başlangıç olduğu gibi; onu iyi tanıyan okurlar için de zengin bir maden. Kendi adıma, John Cheever’ın Güz Nehri’nde yıkanmak için en doğru yıllarımda olduğumu mutlulukla söyleyebilirim.
Dünyanın yozluğunu hep birlikte değiştirebilmek umuduyla.
Si bien creo no existe diferencia técnica entre relato y cuento, esta selección me acerca mas al primer grupo. Los dos primeros no me gustaron y hasta el final hubo otro que tampoco. El resto me parecieron geniales, hermosas piezas literarias. Destaco su mirada, el foco en los sentimientos humanos sin caer para nada en cursilerias. Exquisita edición de Godot, cuidada en todo aspecto.
Entiendo que Cheever es uno de esos sacerdotes de la narrativa, quién no recuerda El nadador, una historia apabullante y a la vez triste-hermosa. Sin embargo en este libro me pareció una compilación de textos monótones, incluso sosos, con dos o tres que destacan pero a los que les falta gasolina o punch. Y no el punch del knock out, que eso es cuestión aparte y discutible. Tampoco es que sea una mala edición, el libro está muy bien cuidado y la traducción creo que fluye bastante bien. Podría ser que se trata de una compilación de las primeras obras, de textos no reunidos previamente en libro y que aparecieron disperson en revistas. Me atrevo a aventurar que es eso. Radiografías de un autor en proceso. Como tal el libro tiene valor sin duda, pero a mi en lo particular me decepcionó un poco, o como se dice, esperaba más.
Cuando hablamos de Cheever estamos hablando de uno de los mejores cuentistas que existieron en la historia, es difícil decir que algunos de estos cuentos no son del todo bueno por lo que conlleva esa afirmación. Cuando empecé a leerlo, los primeros dos me parecieron cuentos malos, cuentos que no terminaban de cerrar pero desde el 3 al 13, los cuentos solamente crecían y crecían en genialidad. Se ve a un Cheever de la edad que tengo yo ahora encontrando su estilo y haciéndolo con cuentos maravillosos.
Conclusión, los primeros cuentos de todos son una mierda, pero en algún momento se hace el clic. Este libro es ese clic sucediendo cada vez más fuerte en cada página.
Eu já tinha lido e devidamente apreciado os dois volumes de "Contos Completos" deste autor. Agora li estes seus primeiros contos, alguns deles escritos quando John Cheever era ainda muito jovem e gostei ainda mais. Era uma promessa na altura no que respeita aos contistas americanos e que se veio a revelar completamente verdadeira. Cheever, em pinceladas literárias constrói como que telas de uma realidade gritante e as suas personagens ganham vida e sustentabilidade. Livro altamente recomendado com o qual termino o meu ano literário em que fiquei algo aquém do que pensava no que respeita ao número de livros lidos, mas algumas obras eram longas e outras complexas...
[La signora Wilson guardò la figlia con profondo amore, perché sapeva che c'era una qualche connessione tra la bellezza del suo viso e la bellezza della sua capacità di giudizio.]
La Grande depressione (materiale e morale) in pochi tratti, molto semplici ma molto efficaci. Uno scrittore, per me sconosciuto, da tenere in considerazione per ulteriori letture
If you are a John Cheever fan, then read it! It will show his progress, the way he struggled to find his unique voice. Definitely, he was not born the great master he turned out to be
Justo acabo de finalizar esta serie de cuentos del escritor norteamericano John Cheever y debo decir que es irregular. Estuve a punto de tirar la toalla porque era mi primer acercamiento a la obra de este autor estadounidense y los primeros cinco cuentos son completamente innecesarios, o, mejor dicho, flojos. La atmósfera es la misma, zonas pobres o venidas a menos en un Estados Unidos en bancarrota o camino a ella. Pero a partir del relato "Bayonne" la narrativa comienza a levantar vuelo, sus cuentos comienzan a ser más redondos, hay un humor, una humanidad, una descripción de la bajeza moral o, si se quiere, de unos amores destinados a la tristeza, que realmente te atrapan. Los mejores, en ese sentido, son "Bayonne", "La princesa", "Stripper" y "La oportunidad". Tengo ganas de descubrir el resto de su obra. Mención aparte, debo decir, es la cuidada edición realizada por Ediciones Godot. Tanto el cuidado diseño como sus ilustraciones, detalles y diagramación dan la impresión que estamos ante una editorial que busca crecer escuchando las opiniones de sus lectores, y eso es fantástico. En ese sentido, ya me tienen ganado.
Con Fall River accedemos a los inicios de la escritura de Cheever; esta antología de 13 cuentos constituye la raíz de su trayectoria literaria y muchos de los temas que aparecen en estos cuentos volverán a aparecer más adelante y se convertirán en el núcleo de su escritura.
Si bien al principio no me enganchaba con los cuentos, con el correr de las páginas me fui sintiendo más y más cautivada por un Cheever que nos habla en sus relatos del sueño americano, de economía doméstica, de adicciones, entre tantos otros temas a los que accede con sus historias y personajes. A muchos de ellos los une la sensación de inconformismo y a la vez esa imposibilidad que presentan de cambiar su destino por no conocer otras realidades ni tener las oportunidades para hacerlo. Creo que sus cuentos se prestan a múltiples lecturas y esconden críticas a la sociedad americana muy interesantes que no dejan indiferente a un lector comprometido y atento.
Mis favoritos de la antología fueron Bayonne y La oportunidad, y estoy segura de qué voy a volver a este ejemplar una vez que haya continuado mi recorrido con el autor
Llegué a Cheever (o él me llegó a mí) por un club de lectura virtual, Club Carbono, y aunque no participé mucho del foro, algo en eso de leerlo en grupo parecía chocar con la soledad y tristeza de los personajes. Se sentía incorrecto, como si asomarse a la vida de Bayonne o los peregrinos de Saratoga fuera un privilegio que debía hacerse en respetuoso aislamiento.
Los primeros cuentos me costaron un poco, pero Autobiografía de un viajante puso el tono en lo que sería el resto, practicamente perfecto en Bayonne: el retrato desnudo y sin pretensiones de personas. Personas que no atraviesan grandes eventos, que no desarrollan tramas intrincadas ni magníficas, sino gente que sufre, que está perdida, que se desvanece de a poquito, y que casi nunca puede ponerle palabras a esos sentimientos, y entonces lo hace Cheever.
Tal vez por eso son trece cuentos no reunidos, porque nisiquiera estando en el mismo libro logran sacudirse la soledad.
Estos cuentos de juventud de Cheever muestran una sensibilidad y una madurez muy grande. Cheever ama a sus personajes en toda su humanidad y si bien son todos puestos en situaciones límites y difíciles de sus vidas, de algún modo él logra quitarles el mal trago de sus bocas (y de las nuestras). Siempre me asombró la escritura joven con este nivel de sensibilidad. Pienso en La Biblia de Neón de John Kennedy Toole, escrito en su adolescencia y nunca publicado en vida del autor. En estos 13 cuentos tenemos el mismo gen de un autor que sufre con las historias cotidianas y privadas de su gente y que de algún modo quiere creer en algo (ya que el sueño americano da estertores de moribundo aún antes de nacer). Recomiendo y vuelvo a recomendar las veces que sea necesaria la lectura de Cheever para sanar y recuperar la alegría en muchos aspectos.
Increíble. Gran gran gran rejunte de cuentos. Cheever es un muy buen cuentista y ordenar estos trece cuentos de manera cronológica es un acierto, porque no solo nos llevamos pequeñas historias autocontenidas sino que también vemos la evolución de las obsesiones de Cheever: la pobreza, vivir de prestado, la adiccion al juego, un hotel, el campo (mucho campo), el pueblo chico, la locura femenina, el escenario, bailarinas. Palabras que vuelven, lugares y escenas que no suelta. Entre la escritura del primer y el último cuento pasaron 18 años que a veces se sienten y por momentos uno diría que no pasó ninguno.
Ho letto questi racconti in un lungo lasso di tempo, a cavallo tra due città, a bordo di mezzi differenti e devo dire che le parole di Cheever sono davvero ottime compagne di viaggio. La sua scrittura, anche se tradisce l’età, è piacevole e i suoi racconti affascinano senza svelarsi completamente. Avrei dovuto dare 5 stelle a questo libro, ma i racconti sviluppati intorno al mondo delle corse dei cavalli mi sono risultati oltremodo noiosi. Vale comunque la pena di leggere questo autore.
Trece. Los trece últimos relatos que escribió el grandísimo John Cheever antes de morir. Trece relatos breves que no tienen nada de pequeños. Trece historias que sin estar conectadas entre sí, están ligadas más allá de la simpleza de sus personajes, sus pocas esperanzas hacia el futuro y la gran narrativa de Cheever. Trece relatos que hacen que el trece, traigan buena suerte.
Un libro viejo muy viejo. Esta escrito de una manera tan fotográfica que me hacía sentir parte de esa época. Las historias son más bien paisajes donde situarse en vez de un relato importante en sí, pero muy precioso. La mejor parte está en la del cuento de los dos amigos, cuando se sientan en las colinas con el fonógrafo
I really liked most of the short stories. The author was able to take me to many different places. Even tho i found some stories a little bit boring because the topics seem a little bit antiquated for me.
Casi siempre una selección de cuentos es irregular. En este caso eso sucede, embargo el libro va creciendo, con cada cuento ordenado cronológicamente, a medida que el autor madura. Mis preferidos fueron los protagonizados por mujeres, con la cima en Bayonne, que es perfecto.