L'unica ragione per scrivere d'amore
”Perché io scrivo? Confesso di non saperlo, di non averne la minima idea e anche che la domanda è insieme buffa e sconvolgente. Come domanda buffa, avrà certamente delle risposte buffe: ad esempio, che scrivo perché non so fare altro; o perché sono troppo disonesto per mettermi a lavorare”.
Manganelli cancella il mondo con la scrittura, configurando opposti retorici e etimologici che dissimulano il vuoto del linguaggio organizzato nel discorso. L'arte di scrivere per Manganelli è diffidente verso il messaggio, è indifferente verso la sincerità: la letteratura è losca, disonesta, menzognera, è caratterizzata da doppiezza morale, irresponsabilità e perpetuo scandalo. Le parole sono trappole che creano simpatie tramite le figure formali, racchiudono una presenza notturna, una nerità verbale. Uno che scrive si trova sconfitto, travolto da inanità esistenziale, divorato da quella dannazione meravigliosa detta fantasia. Manganelli ripete che lo scrittore deve lavorare senza capire a fondo quello che ha scritto; l'inconoscibile e l'irrazionale lasciano spazio al linguaggio del cuore, al mugolìo animale, ai dispositivi stilistici, che sopravvivono al tentativo di ridurre sotto controllo i contatti occulti con il caos. La letteratura non esiste senza l'ombra, le tenebre, la notte; non esiste senza l'incantesimo della retorica. Per questa ragione, essa non è mai un'attività a fin di bene, all contrario si presenta sempre ambigua, innaturale, mostruosa. La critica, per parte sua, è letteratura sulla letteratura, è un lavoro liminare, sulla soglia tra conformismo e dissoluzione, evocazione di cose andate e modo inedito di mentire. E così il leggere, arte squisitamente passionale e innamoramento intellettuale, è volto al non capire, al fantasticare, a costruire un luogo dove sia possibile pensare impunemente. Non una cosa seria, quindi. Per nulla impeccabile. Ossessiva e discenditiva. Gli studi letterari, e con essi la poesia, tendono sempre a una condizione estrema, dove ogni parola, una per una, va presa e uccisa prima di essere usata: per tal motivo l'interpretazione è enigma, una cosa fatta mentre si ha coscienza che si dovrebbe farne un'altra. La letteratura è disposta, nel dettato di Manganelli, a ritrarsi infinitamente; impura e fatale, è sempre metonimicamente sé stessa.