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Discorso dell'ombra e dello stemma

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Se c'è un libro dove Manganelli ha mostrato, nella forma più radicale ed estrema, che cosa intendeva per letteratura, è questo. Ed è senz'altro una concezione allarmante rispetto a quelle correnti. Per Manganelli, la letteratura è qualcosa di ben più temibile ed enigmatico di quel che pensano quanti si sforzano «di mettere assieme il bello ed il buono». A costoro la letteratura non può che rispondere «con sconce empietà». Perché il suo compito non è di interpretare, documentare, esprimere idee, semmai di disorientare, inquietare. Di ridere – astratta e solitaria. È il riso antico di Dioniso, senza il quale non ci sarebbero parole. Cadono così, sotto i colpi di Manganelli, molte certezze: persino la fiducia che riponiamo nella figura dello Scrittore. Che in realtà è solo un «passacarte», un Grande Mentitore, agìto dalle parole. La scrittura, infatti, accade, e lo attraversa e parla per suo tramite. Ma anche i lettori non hanno di che stare tranquilli. Devono finalmente rendersi conto che coltivano una «dolce e ritmica demenza».

192 pages, Paperback

First published January 1, 1982

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About the author

Giorgio Manganelli

151 books91 followers
Giorgio Manganelli was an Italian journalist, avant-garde writer, translator and literary critic. A native of Milan, he was one of the leaders of the avant-garde literary movement in Italy in the 1960s, Gruppo 63. He was a baroque and expressionist writer. Manganelli translated Edgar Allan Poe's complete stories and authors like T. S. Eliot, Henry James, Eric Ambler, O. Henry, Ezra Pound, Robert Louis Stevenson, Byron's Manfred and others into Italian. He published an experimental work of fiction, Hilarotragoedia, in 1964, at the time he was a member of the avant-garde Gruppo 63.

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Profile Image for Cosimo.
443 reviews
July 2, 2019
Tuttavia

“Il recensore è sempre stato, è, e sarà sempre un demente. Ma la sua demenza è esagitata, losca, precipitosa, acre, sibillina, astuta, allusiva, mentirosa, inane, futile, dispersa, stulta, erudita, misteriosa, sottovoce, lamentosa, insinuante, accusatoria, ironica. Il recensore non è autorizzato ad avere idee, concetti, calma e distensione e gatti, giacché in tal caso si rifiuterebbe di fare il recensore. Egli ha solo bisogno, assoluto, drogato bisogno, di avere per le mani un libro”.

Scrivere e morire hanno una stretta parentela e l'essere umano è un animale illeggibile, come il mammut, scrive Manganelli in questo Discorso, libro doloroso e labirintico, pubblicato nel 1982 come un sogno, perché il sogno è un genere letterario, secondo l'inutile e innaturale logica che sottende a un testo degradato e inabitabile, che sfoglia la lingua in una magica cerimonia in cui vince chi perde, chi esce di mente. “La letteratura è organizzazione della demenza e dell'incantesimo, ed essa nasce dall'uomo malato, come la tenia, la piaga verminata, il fecaloma rupestre. Avvolto in pagina di pelle, l'uomo scrive se stesso. Vivo in grazia di inchiostro di sangue, l'uomo scrive su quella pagina che avvolge le sue viscere. Nessuno scrive; si hanno solo cose scritte. Si hanno scritture”. Lo scrittore è produttore di ombre, e condizioni indispensabili al suo creare sono 1) che non esista 2) che non abbia idee; ma Manganelli non è scrittore, è solo un estraneo, un fool, un essere che è scritto dalla scrittura, che è parlato dalle parole, un folle la cui assenza di follia viene interpretata come insidiosa forma di follia. Egli dialoga con Dióniso e con Moloch, Narciso ed Eco, è assassino assassinato, è sacrificio e testo trasformato e indispensabile, forma che non ha materia, estraneità dell'anima, ingegnere di allucinazioni, fabbricante di ombre, malgustaio, fanciullo da bruciare e incantatore, eroe carnevalesco del vanverare. Si serve di menzogne tangenziali, ama le ipotesi, contempla suono e silenzio: inattendibile, viaggia in cerca di doppi cui non corrispondano parole, echi in assenza di suono, specchi inattendibili, che seducono le serve. Il lettore manganelliano abita nella casa dell'errore, nella casa dei possibili, tramite di quell'amore di sapere ciò che è ignoto che in qualche modo è incluso in ciò che è noto. Si domanda cosa ne sarebbe di noi, nella scommessa e nella reticenza, se gli inferi fossero sopra; se cadiamo dentro noi stessi e mai ci interroghiamo sui sùperi, né con distrazione né per difenderci. Qui Manganelli trova il suo enigma, rovesciatamente, nella perdita e nell'accesso al senso e al significato, insieme al giocatore che è giocato dal gioco, alla parola che è abrasione, divagare, digressione, anamorfosi, cosa impossibile, gioco degli opposti, infinito in divenire, cenere di madre che si sottrae alla semiosi. Chi scrive è trascritto dalle parole. Chi legge ne è letto. La coscienza dell'ombra fa di noi esseri odiosi e silenziosi, occulti e caotici. Siamo materie (e antimaterie) che contengono il passato e, per salvarci, rinunciamo alla salvezza. Manganelli, con estrema intelligenza e polifonia linguistica, è spettro che insidia e accudisce le parole, in stato di pace, o di catastrofe, tra Amleto e l'adynaton. Ogni tentativo di possedere questo libro (inesistente) è letale. Nello spirito dell'attraverso: «Be', ho spesso visto un gatto senza un ghigno, ma un ghigno senza un gatto!». Vale a dire che forse per Manganelli non esiste l'altro, non è dato; ombra e stemma sono la medesima parola: infatti qui sta il tragico, l'inesattezza esatta.

“Ora, se lettore e scrittore sono invenzioni, forse trucchi, delle parole, essi sono coinvolti negli stessi rischi, negli stessi strapiombi, negli stessi orrori. Figli delle tenebre e delle stelle, non ignari del silenzio e del riso dell'ombra, preda dell'altera violenza degli stemmi, questi 'destinatari della parola' vivono una condizione che oserei chiamare 'disperazione felice'. Accattoni, lebbrosi, gran signori come solo i dementi possono essere, prodighi, golosi, lascivi, tetri e irruenti, sfiniti e puerili, casti frequentatori di bordelli, sonnolenti adoratori dell'alba e ciechi ed ebbri estimatori del tramonto, cinici e stremati maneggiatori dell'amore, sì, li avete riconosciuti, la stirpe inconsumabile di compilatori di epitaffi, gli uomini che inventarono la menzogna, che ornarono di miserabili trucchi e stupendi effetti speciali ogni momento di secoli che la verità avrebbe reso insensati”.
Profile Image for Post Scriptum.
422 reviews122 followers
June 23, 2018
“… chi scrive e chi legge debbono amare violentemente le parole che giocano, e dove non c’è gioco di parole, equivoco, nonsense, doppio senso, omeoteleuton, semplicemente non c’è la letteratura; state sicuri che il fragore di un gioco di parole copre qualunque illusione di significato...”

Leggerti è capitombolare in una festosa euforia. Esilarante e tragica. Un’ilarità perversa. Una mefistofelica gaiezza. Ti rendi conto, Manga? In preda alla demenza che intendi. Ché seguendo il discorso del fool non potrebbe andare diversamente.
Dementi i lettori, dementi gli scrittori, dementi i critici letterari e i recensori. E la letteratura? Demente anch’essa, giacché la demenza è madre della scrittura e della letteratura.
“ Solitaria, catastrofica e totalmente felice, la letteratura ride.”
Ride. “La letteratura dello stemma ride; la letteratura dell’ombra ride.”
E anche le parole ridono. E giocano. E parlano, le parole. Affabulano e irretiscono, e “non è possibile sottrarvisi, giacché la scelta non è dello scrivente e del leggente, ma delle parole. Esse sono i demoni che affollano il mondo, e le nostre vite non avrebbero senso altrimenti, né avrebbero luogo. Notate: un lato della parola è rovente, un lato della parola è diaccio; dunque non si possono toccare; eppure, si debbono toccare. L’inferno è inaccessibile, ma è stata costruita una strada d’accesso; il cielo è supremo, ma è stata innalzata una scala vertiginosa.”
Non potremo mai possedere le parole; ma ne saremo posseduti.
L’incantesimo si rinnova. È la letteratura. Inutile e indispensabile. Hai ragione: “Si può vivere senza letteratura, purché si sia già morti”.

Ahhh!, che goduria questa mirabolante demenza. Tanto, che son tornata spesso sui miei passi per gustarla ancora. Ancora. E ancora.
Viva te, viva il fool. Viva l’ombra e viva lo stemma.
Grazie. Grazie.

Libri sul divano dei pigri
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
858 reviews115 followers
April 19, 2020
Lo scrittore che scrive di se stesso scrivente

Libro indefinibile ed infinito, una prova di talento e di pensiero unica - non è un romanzo, non è saggio, non è poesia, non è teatro, ma è anche tutte questo cose insieme.
Semplicemente è quanto genera una grande mente unita ad una grande penna quando sceglie di trattare di letteratura - pagine ironiche, faconde, prolisse, dove verbi ed aggettivi si accumulano come a voler caricare al massimo le possibilità espressive della pagina scritta. Con questo stile tra Arbasino e Gadda, Manganelli ci travolge con le sue riflessioni sociali e filosofiche sulla letteratura, distruggendo l'idea elementare, banalotta e un pò infantile di una letteratura consolante, edificante, "buona". Concetto orribile, massificante e in fondo in fondo conservatore e reazionario (specie in questi tempi di isolamento forzato): no, Manganelli descrive una letteratura dionisiaca, inquietante e ctonia, che devasta e sconvolge, figlia della follia umana, opera di dementi consumata da dementi.
La parola viene analizzata nella sua essenza con una profondità filosofica degna di Wittgenstein ( non si può parlare del parlare; si può solo parlare, e non sempre ) e una capacità di "scandalizzare" (in senso culturale) che discende da Nietzsche e dalla sua scoperta del dionisiaco.
Manganelli dà una definizione del mondo delle parole che si attaglia perfettamente al Manganelli scrittore -
Lacunoso e perfetto, il mondo delle parole affabula ed irretisce

Non è certo un libro per tutti, nè pagine da leggere per evadere, per essere confortati o per essere intrattenuti -come ebbe a dire un altro grande genio della scrittura italiano, Arbasino:
...è un capolavoro di un mago. Atro, egro, vertiginoso e misterioso come una Rovina Artificiale in una notte di tormento


Profile Image for soulAdmitted.
291 reviews77 followers
November 16, 2019
Non scrivo sul contenuto del libro per proibizione esplicita dell’autore: il testo siamo noi ed è il libro a leggerci. Bene.
Nessun passaggio propedeutico e nessun ammiccamento decorativo tra queste pagine. Non è aria.
Se avete qualcosa contro le logiche inconsce, preferite gli accidenti alle sostanze (stupefacenti qui e con pochi effetti indesiderati, tutti solubili), nutrite sospetti riguardo ai verbiscalchi (sic) o coltivate un’idea qualsiasi di letteratura, rivolgetevi altrove. Anche se vi allarmano i disturbi della quiete privata e quelli di personalità (con pochi effetti indesiderati e tutti salubri).

Se siete invece sconsiderati e temerarie, presentatevi direttamente all’imbarco, “dall’altra parte della fine”, e portate le scarpe da vertigine.


(In caso di trance dissociativa al decollo: Divide et impAra).
Profile Image for Daniele.
318 reviews68 followers
February 21, 2021
Arbasino definisce questo romanzo Iper letteratura più meta letteratura...in parole povere c'ho capito poco o niente!

Scrivo a vanvera, che credo sia in definitiva un ottimo modo di scrivere. Qualcuno mi leggera a vanvera, e dunque vanvereremo insieme. Vanverando zusammen.

La lettura non è stata ostica, di più...tanti capitoli non sono riuscito minimamente a comprenderli o forse c'era anche poco da comprendere ma questo tipo di letture mi affaticano e scoraggiano.
Allo stesso tempo però vi ho trovato passaggi fantastici e divertenti.
Ah, ed il tutto scritto con una prosa barocca e debordante.

Raramente mi trovo in difficoltà nel giudicare un romanzo, ma questa volta non saprei davvero come valutarlo... è sicuramente "un'esperienza", che non so se rifarei!

Le naturali affinità elettive spingevano lettori e lettrici a confortarsi e far prole, e vaneggiando insieme nelle lunghe notti di perfette tenebre coltivarono nei secoli quella dolce e ritmica demenza che è propria di coloro che amano la letteratura.

La loro assenza di follia viene talora giudicata una assai insidiosa forma di follia.

Non mi dispiacerebbe una biblioteca fatta solo di libri economici, piccoli, impiegatizi, puntuali, non esigenti, non superbiosi, piccoli oggetti devastanti che, deposti in un palmo della mano, mandano il tenero tictac, bombe che fanno le fusa.

Dunque, la pagina è pronta: e questo uso non è che il simbolo di uno spazio continuo senza il quale non è possibile scrivere. La pagina è la foglia ampia come il mondo. Non la foglia ha mai frusciato, ma l'intero mondo stormisce.

Dunque scrivere 'cura'? Oh no; scrivere è un sintomo, ma a questo sintomo v'è, sola alternativa, il sintomo di sopprimere i sintomi.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
October 8, 2017
"Solo la letteratura può renderci possibile vivere nel nostro mondo, e tra noi e la catastrofe c'è una tenue barriera non di capolavori, ma di libri modesti, mal stampati, tradotti per pochi soldi; gli innumerevoli opuscoli ai quali, dal tempo di Ramsete, affidiamo la nostra paura di morire, il nostro desiderio di uccidere, il nostro terrore del domani." (p. 8)

"Le parole sono nere. Chi non conosce l'ombra della parola, ignora la parola, e quando parla usa parole che, ignare del proprio buio, non danno luce alcuna." (p. 58)

"Come taluni animali saggi, che si lasciano alle spalle una parte del corpo, così che in quella abbia pace la maldestra avidità del cacciatore; così le parole, nella loro immobile fuga, si lasciano alle spalle la bellezza, affinché chi ami la bellezza, e insista ad esistere, ed abbia delle idee, perplesso si fermi, e la raccolga dal suolo, preda di una ingannevole letizia." (p. 166)
Profile Image for Panormino.
40 reviews2 followers
November 3, 2017
“La demenza, dunque, è la madre della scrittura e della lettura; ma non ne è la soluzione. Talora la demenza si manifesta come una belva, giacché, dopo tutto, è una Madre, e abita un luogo delimitato da un muro candido, oltre il quale c’è il luogo dove o dobbiamo assolutamente o assolutamente non possiamo andare; e può darsi che non ci sia luogo dove andare. Una persona mi chiede se questa demenza ha soluzioni, cause, spiegazioni. Provo fastidio, mi ribello. E tuttavia la domanda sbagliata mi aiuta. Senza di essa, ora io non starei scrivendo queste righe inutili, ma righe, figli miei, righe”. (Sono appena, e per l’ennesima volta, sopravvissuto, non senza fatica e voluttà all’erudizione, l’estro e la ridondanza barocca di Giorgio Manganelli)
Profile Image for Ma Ngi.
15 reviews
January 30, 2022
Ci ho messo quasi un anno per leggere meno di 200 pagine. 10/10
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