Nato in Siena, intorno al 1258, mori Cecco Angiolieri, probabilmente, dopo il primo decennio del Trecento. Suo padre, Angioliero, m ricco, avaro, bacchettone e, per disgrazia del figlio, come questi confessa, longevo. Sua madre, una monna Lisa de' Salimbeni, non dissimile dal marito, parve rispetto a Cecco piu che madre matrigna. L' uno a denari lo tenne magro; l'altra l' odio fino al delitto.
Un giorno, per aver chiesto al padre un fiasco di vino stretto, riceve sulla faccia, dal vecchio imbestialito, uno sputo; altra volta, credendolo addormentato, tento la madre, con le proprie mani, di soffocarlo; un' altra volta ancora, essendo ammalato, gli porse, per medicina, veleno. Ma son perfidie che racconta Cecco, e puo mentire. Quel che e certo, e che il figlio era l' opposto de' genitori: quindi liti.
Amo questa buona lana le taverne, i postri boli, il giuoco, la gente equivoca e, perdutamente, i denari per farne sperpero.
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Cecco Angiolieri è tra i maggiori esponenti della poesia comico-parodica del XIII secolo, i quali, accanto alle rarefatte prove stilnovistiche, intrapresero una lirica dal diverso accento sostituendo all’amore il sesso, alla ricerca di perfezione e virtù il vizio ed al linguaggio eletto la dialettalità. Questa poesia, etichettata come burlesca, comica o giocosa, si caratterizza per i temi realistici, i colori e le sonorità della lingua dialettale e la scelta del sonetto come genere esclusivo. Ad Angiolieri andrà riconosciuta la capacità di mediare il patrimonio topico giocoso in direzione popolareggiante più che popolare, nel senso, cioè, di un fittizio abbassamento del tono. La sua grandezza risiede nell’aver attinto ad un insieme ben definito di temi: Angiolieri, oltre a lamentare una cronica mancanza di denaro, dice di desiderare ciò che la morale cristiana rinnega (donne, taverna e dadi), di odiare ferocemente il padre, tacciato di avarizia e di grettezza, di amare una donna di nome Becchina, che è tutto l’opposto dell’immagine di donna consegnataci dalla tradizione lirica trobadorica.
Contemporaneo di Dante, ma proveniente dalla rivale Siena, Cecco è un pozzo inesauribile di energia, che manifesta sulla pagina attraverso il ricorso a invettive, iperboli, doppi sensi e tanto, tanto divertimento, da parte sua e del lettore.
I suoi sonetti amorosi, dedicati alla spietata Becchina, ricalcano il Dolce Stil Novo declinandolo, probabilmente con fini parodici, in senso popolano. Altri argomenti ricorrenti sono la costante povertà di Cecco, l'odio per i tirannici genitori e l'amore per il vino e la taverna.
La lettura non è facile per la forte presenza di dialettismi senesi e da volgarismi e modi di dire popolari, oltre che ovviamente per i 700 anni che ci separano da essa. Tuttavia, con un buon apparato di note e una lettura a voce alta si può apprezzare la lingua di Cecco anche oggi.
He descubierto a este nuevo poeta italiano gracias a esta edición bilingüe, así como he descubierto las corrientes literarias a las que pertenecía (cómico- realista toscana) y de las cuales no tenía idea. Me ha recordado bastante a los poetas del decadentismo, pero con la diferencia de que la forma del poema está muy bien pulida. Sonetos que mezclan la realidad, con la vía ascética, la espiritualidad, la filosofía helénica, los vicios, el amor no correspondido, la ira, el deseo, las relaciones paterno-filiales, el desprecio por la amada, el sentimentalismo y el lamento por el dinero como única vía para solventar sus problemas. Cecco es tan complejo por las diversas temáticas que abarca, como por su lenguaje ya que utiliza un dialecto propio de su región. Por ello me parece un trabajazo crear una edición bilingüe de él y un amplio estudio que recopila este libro.