Emily Blake è solo una giovane donna che si trasferisce col marito in una casa nuova, all’inizio di questo libro.
Ma questa casa manifesta fin da subito qualcosa di strano: quando è da sola sente delle voci e dei rumori e il marito, probabilmente influenzato da ciò, comincia ad avere comportamenti anomali e inizia una relazione con un’altra donna.
L’amica Marianne porta Emily da un ragazzino messicano che avrebbe dei poteri per poterla aiutare secondo lei, e contemporaneamente la donna si sottopone a un esperimento all’università di antropologia che frequenta, sulla telepatia, mostrando invece capacità di precognizione.
Questi avvenimenti costituiscono la prima parte del libro, in cui si ha la sensazione di leggere qualcosa di già sentito, nemmeno tanto speciale per le sensazioni che causa, a dirla tutta, anche se qualche spavento riesce a darlo: nel momento della telefonata per esempio io sarei impazzita.
Ma a parte questo aspetto, il fastidio nei confronti di questa protagonista che si fa manipolare da chiunque, completamente succube, e che attua dei comportamenti tipici del peggiore film horror dove vorresti urlare all’ochetta di non fare cavolate che sta andando proprio nelle mani dell’assassino, cresce a dismisura esponenzialmente, perché davvero, al di là di tutto quello che succede dopo, sembra impossibile come possa andarsi a ficcare sempre in guai peggiori di quelli precedenti.
Poi a un certo punto, dopo un avvenimento specifico, inizia la seconda parte del libro, sul processo a Emily, che si scopre essere il vero fulcro del libro e che gli dà il titolo.
Qui le cose cambiano decisamente e pensare che possa esserci stato un processo per stregoneria in epoca moderna è davvero sconvolgente, e soprattutto poi negli Stati Uniti, che si definiscono tanto avanzati e moderni.
Il comportamento di Emily resta alquanto irrazionale e un tantino sciocco.
Certamente qui la reazione emotiva è molto più comprensibile visto quel che sta subendo ma la parte totalmente irrazionale che agisce nel determinare i suoi comportamenti autodistruttivi in diverse situazioni, continua a infastidire.
Stavolta però almeno la donna tira fuori un po’ di carattere e riesce a tenere un po’ a posto il marito in alcuni casi, ma non riesce a scegliere di fare la cosa più giusta per se stessa nella maggior parte dei casi.
Il caso però mi ha coinvolta davvero tanto, nel vedere come il procuratore riuscisse a rigirare le cose e a tentare di influenzare l’opinione pubblica e la giuria.
Ed è stato anche interessante vedere l’atteggiamento della scienza in questo caso, in particolare degli psichiatri che vengono coinvolti.
Le reazioni della gente in particolare sembrano assurde alla luce di quello di cui si sta parlando, che è la più irrazionale che possa esserci, finendo per appoggiare la tesi assurda dell’accusa, che ricorre ad argomentazioni inesistenti e a prove di secoli prima.
La conclusione è stata entusiasmante per un aspetto, per l’altro è stato bello che ci fosse un risvolto del genere in chiusura, ma sembra che Emily non riesca a reagire adeguatamente in tempo nemmeno alla fine purtroppo, decretando il proprio destino (tra l’altro non ho mica ben capito l’ultima frase…)