Il romanticismo ci ha lasciato in eredità un Medioevo pieno di castelli popolati di dame e cavalieri. Ma in effetti i castelli, insieme alle chiese, sono di fatto quanto è possibile ancora oggi osservare di quei secoli remoti. Opera del maggiore specialista della storia delle fortificazioni e della guerra medievale, questa mirabile sintesi racconta come a partire dal terzo secolo, quando l’impero diventa teatro di scorrerie dei barbari, prenda piede la necessità di difendere fortificandoli i confini e poi le città e le comunità minori, prima con terrapieni e palizzate e via via con strutture murate. Dal X secolo, sviluppo economico e insicurezza esterna e interna generano un vasto fenomeno di incastellamento. Il castello, struttura difensiva, sarà quindi per secoli l’organizzatore del territorio e il perno del modo di combattere, fino a che nel Quattrocento l’evoluzione della guerra con le nuove armi da sparo ne decreterà la trasformazione e il declino.
Aldo A. Settia ha insegnato Storia medievale all’Università di Pavia. Tra i suoi libri segnaliamo «Castelli e villaggi nell’Italia padana: popolamento, potere e sicurezza fra IX e XIII secolo» (Liguori, 1984), «Proteggere e dominare: fortificazioni e popolamento nell'Italia medievale» (Viella, 1999), «Rapine, assedi, battaglie. La guerra nel Medioevo» (Laterza, nuova ed. 2014) e «Tecniche e spazi della guerra medievale» (Viella, 2016).
14/12/2024 (** 1/2) Continuo a comprare questi librini editi da Il Mulino, ogni volta ne rimango deluso e ogni volta persevero. La cultura del castello nella storia medievale, dai suoi primordi fino al declino conseguente all'introduzione e allo sviluppo delle armi da fuoco. Sfata alcuni (noti) falsi miti, primo fra tutti l'idea del tutto sbagliata che abbiamo del castello medievale, il cui prototipo (svettante struttura edilizia in pietra, con merlature, mastio e feritoie) è riferibile solo alla fase finale, successiva almeno al XI secolo, mentre il tipico castello della restante parte del Medioevo era una molto più umile e tozza struttura in legno, e solo qualche volta in pietra o laterizio (soprattutto se ricavata su strutture romane). Utile anche l'inquadramento storico del fenomeno dell'incastellamento.
Ahimè, il libro non brilla per scorrevolezza. Qualche disegno di sintesi non avrebbe affatto nuociuto. Le frasi in latino non tradotte sono esiziali alla buona lettura (e lo stesso vale per le frasi in lingua straniera non tradotte).
Il testo è molto ben documentato ma, a mio parere, ha uno stile troppo elencatorio. Per ogni aspetto descritto si citano sempre numerosissimi esempi e relative fonti, senza però approfondire molto le motivazioni, gli usi, i legami con la società del tempo ecc.
Una disamina che raccoglie brevemente il processo evolutivo della struttura difensiva e il suo impiego nei secoli. Bibliografia un po' stringata e si avverte terribilmente la mancanza di un comparto di immagini che illustri i dettagli e le innovazioni introdotte
Una piccola annotazione: il libro prende in esame prevalentemente siti e castelli centro-settentrionali tralasciando quasi del tutto quelli centro-meridionali
Panoramica piuttosto completa della storia dei castelli, ricca di esempi. Sarebbe stato utile magari affiancare delle immagini o delle foto per facilitare meglio la comprensione di alcuni concetti.
It is so bad, I wanna give you a 0, but that's not possible so I give you a 1
Consiglio un buon sostegno psicologico. O di rivalutare le proprie scelte. Ma anche tradurre quelle benedettissime frasi dal latino non sarebbe stato male.
È tutto estremamente confusionario, non si capisce mai il punto del discorso e quello che si vuole dire. Troppi esempi e inseriti in modo sbagliato, che non fanno altro che confonderti. Non ha né capo né coda.