Vi presentiamo i Colla: l’incarnazione di un ideale. Padre di successo, madre affettuosa, figlio maggiore bello e capace, figlia minore intelligente e sensibile. Cosa fanno di mestiere? Sono mercanti di felicità. Mostrano al mondo che diventare come loro si può, basta acquistare il bestseller di Fabio Colla La famiglia felice al tempo della Crisi. Milioni di lettori lo hanno già fatto e oggi i quattro sono invitati a parlare della loro ricetta infallibile in una sperduta radio di provincia. Ma una volta entrati in studio, senza cellulari per non disturbare la trasmissione, l’intervista prende una piega spiacevole. Le domande si fanno incalzanti. Poi le porte si chiudono. Infine Kristel, la giovane dj, comunica soavemente che uno dei quattro non uscirà vivo di lì. Chi? Lo decideranno loro. Non esiste un modo per salvarsi. Ma è possibile ritardare il gran finale comprando tempo in cambio di parole: raccontando i più terribili segreti. E dal passato dei Colla riemergono gli incubi rimossi della «famiglia perfetta ».
Evviva, evviva e ancora evviva! Dopo la mediocre parentesi di “Chi non muore” è tornato il Gianluca Morozzi di “Blackout” che ho tanto amato, con le sue trame incalzanti, le sua atmosfere claustrofobiche e le sue storie tanto ciniche e tanto pungenti, apparentemente paradossali ma in realtà così reali! Stavolta non voglio nemmeno esitare sul numero di stelline, sono ancora elettrizzata dalla lettura, l’entusiasmo è alla stelle! Anzi, oserei dire che qui, rispetto a “Blackout” il nostro caro autore bolognese ha dimostrato, nella concatenazione degli eventi, nella scrittura fluida e al contempo magnetica, nel dosaggio della suspense, nella “creazione” stessa di tutto il romanzo, una brillantezza ancora maggiore; e, di conseguenza, anche il lettore è portato, durante e alla fine della lettura, a una riflessione ancora più profonda sulla fragilità, la falsità e l’apparenza della nostra società tanto meschina e tanto malata. Perché Morozzi, col suo noir, è a questo che mira! Ma andiamo con ordine. La protagonista di “Radiomorte” è un’intera famiglia, i Colla, composta dai coniugi, Fabio e Patrizia, e dai due figli poco più che adolescenti, Davide e Giulia. Ma non è una famiglia qualunque, è la famiglia nota come “la più felice del mondo”, così come declamano i manuali scritti da Fabio i quali, in breve tempo, hanno gettato la famiglia stessa in una giostra mediatica di show televisivi, interviste, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, sono dei vips, di quelli che compaiono nei talk show in prima serata a dire la loro sulla vita di coppia, sull’essere giovani e sulle difficoltà e gioie della vita, con un sorriso a quararantaquattro carati, le scarpe da ottocento euro, l’i-phone e dentro, una tristezza immensa. Eh già, perché i Colla, in realtà, sotto questa patina dorata che lasciano vedere, nascondono tutto fuorchè felicità: sono un covo in cui superficialità, bugie, meschinità, infedeltà e solitudine muovono pensieri, parole e azioni, e questo vale, in modi e in contesti diversi, per ciascuno di loro. Ebbene, un bel giorno la famigliola vip si reca nello studio di una radio sconosciuta per rilasciare la sua ennesima intervista, del genere che ne hanno fatte a palate, tutte simili. Ma questa volta, c’è qualcosa di strano: la speaker al di là del vetro, una ragazzina stile punk di nome Kristel, comincia a punzecchiarli con domande un po’ inopportune, fino a quando Fabio perde la pazienza e si alza per andarsene. Ma, ahimè, la porta dello studio non si apre. E non si aprirà mai più. Kristel comunica loro che, all’alba, solo tre di loro usciranno di lì, il quarto verrà ucciso, tramite un sistema che immette nella sala lo Zyklon B. Chi? Questo lo decideranno loro. E’ incredulità, poi panico, terrore che si trasforma in orrore. I Colla precipitano in una spirale di paura sempre più vertiginosa, man mano che le ore passano e una soluzione si fatica a trovare. E così, su richiesta di Kristel, che si diverte a giocare con loro come il gatto col topo, si lasciano andare ciascuno a confessioni incredibili sul loro passato, lasciando cadere la maschera di famiglia perfetta e mostrando il loro vero volto. Meschino, falso, nero. E i segreti che vengono a galla da questo passato faranno male, molto male. E chissà cosa succederà alla fine. E se questa Kristel è solo una psicopatica che ha voluto passare una giornata alternativa, oppure se questo incubo è una vendetta studiata, e, in tal caso, perché. Le sorprese per il lettore, in questo incubo su carta, non mancheranno, fino alla fine. Mi è piaciuta tantissimo questa tensione a fior di pelle che non abbandona mai la lettura, pagina dopo pagina, credo che sia uno dei tanti pregi del Morozzi in stato di grazia. Sì, l’atmosfera è talmente tesa che si potrebbe tagliare a fette. E al tempo stesso si sorride amareggiati, per quella patina fintodorata che copre il marcio nella nostra società, e di cui i malcapitati Colla sono l’esempio più lampante che qui ci è offerto. Grande Morozzi, sfornami altri libri come questo, e io non mancherò di leggerli!
Macinato in un paio d’ore perché se diamo a Cesare quel che è di Cesere, al Morozzi quel che è del Morozzi… il grande merito di saper tenere il lettore con fiato sospeso e adrenalina a mille sicuramente all’autore non manca.
E dunque pollice su per ritmo serrato, scrittura fluida, atmosfere claustrofobiche… ma gli inconfessabili segreti della famiglia star del piccolo schermo sono a dir poco iperbolici. Inverosimili, parossistici, grotteschi.
Ed io sono arrivata alla fine chiedendomi se lo siano volutamente (pensi di sì) e in tal caso: perché?!
Giudizio tecnico: I don’t speak Morozzi (ed è un mio limite, eh, chiaro)
Dopo aver letto Blackout viene da pensare che Morozzi non riesca proprio a uscire dallo stile trama-claustrofobica-tutti-chiusi-in 5mq. Il ritmo serrato e avvincente ve lo faranno bere un un paio di giorni al massimo ma vi resterà un po' l'amaro in bocca per l'inconsistenza dei ricalcati su odiosi stereotipi, l'intreccio che in diversi passaggi salta alla conclusione un po' troppo in fretta e l'incredibilità della storia che da un certo punto in poi vi suonerà prevedibile e scontata. Resta un'ottima critica all'ipocrisia della famiGGhia "tradizionale" felice, raggiante e con...ventimila orridi scheletri nell'armadio.
Un thriller teso, claustrofobico e veloce. Morozzi con Radiomorte prova a tornare ai fasti dell'ottimo Blackout, ma qualcosa si è perso con gli anni. I protagonisti sono troppo stereotipati (la famiglia felice che nasconde segreti che manco Mengele) e la vendetta nei loro confronti mi è sembrata confusa e fortunosa. Con una trama da soap puoi scrivere bene quanto vuoi, ma non puoi fare molta strada. Appena sufficiente.
Romanzo cattivo e disturbante che si legge a gran velocità perché è scritto bene e una pagina tira l'altra. Non mi ha convinta pienamente perché secondo me se spingi così tanto devi essere in assoluto controllo di tutto, la coerenza e la palusibilità interne devono essere a prova di bomba. Altrimenti l'effetto che immagino tu voglia ottenere sui tuoi lettori si riduce, cosa che infatti è successa nel mio caso. Sarei rimasta più sconvolta con meno carico ma tenuto insieme "meglio". (Non posso specificare cosa non mi torna perché è tutto spoiler, e spoilerare questo libro è una cattiveria.) Comunque lo consiglio, e a quanto pare i veri fan di Morozzi lo mettono tra i suoi migliori, quindi date retta a loro.
Ottimo page turner, senza dubbio. Però... forse non è il miglior Morozzi? Ho trovato debole un po' tutto l'impianto, eccessivamente costruita la dinamica familiare (d'accordo avere scheletri nell'armadio ma qui parliamo di intere catacombe che, guarda caso, combaciano l'una con l'altra), i personaggi monodimensionali. Inoltre (ma qui siamo dalle parti della critica soggettiva) lo stile di scrittura, martellante, non è decisamente tra i miei preferiti. Magari proverò a leggere qualcos'altro di Morozzi, ma non nell'immediato.
Thriller sicuramente avvincente, non ho, però, apprezzato la caratterizzazione dei personaggi: troppo esagerata, troppo finta, al limite dell'assurdo, ma quell'assurdo banale, quello che ti fa alzare gli occhi al cielo e sperare in qualcosa di meglio con il procedere delle pagine. È comunque un'idea originale, per quanto l'evoluzione finale sia un poco scontata. Si legge anche molto velocemente. Lo consiglierei come classico libro poco impegnato da leggere sotto l'ombrellone, ecco.
Mutuando il titolo di una (meravigliosa) canzone del buon Gino Paoli, “Radiomorte” – nato dalla penna di quel geniaccio letterario di Gianluca Morozzi – può essere agevolmente definito “un thriller in una stanza”.
Seguendo il canovaccio inaugurato con il fortunatissimo “Blackout” – e si tratta di un romanzo che vale ugualmente la pena leggere – Morozzi ambienta in uno studio radiofonico un insieme di drammi esistenziali destinati a travolge proprio la famiglia Colla, normalmente ospitata da TV e giornali come simbolo del più felice ambiente domestico. Un nucleo composto da Fabio, psicanalista e autore di un manuale vagamente new age di successo, Patrizia, moglie devota ai limiti dell’annullamento della personalità e due figli con le problematiche tipiche della moderna adolescente con l’aggravante di essere costretti a mostrare un continuativo sorriso di circostanza. Lo svolgersi degli eventi dimostrerà che di tutto trattasi tranne che di una riproduzione della famiglia del Mulino Bianco…
“Radiomorte” è un romanzo assolutamente incalzante, caratterizzato da un ritmo fra i più riusciti dell’ultimo decennio e catturante al punto da annullare impegni e lasciar scorrere l’orologio. Con il pregio non indifferente di scaraventarti in un mondo di verità e finzione, di inconfessabili bugie e inattese rivelazioni, in un continuo crescendo che fa alternare empatia e disgusto per le azioni dei protagonisti fino a un finale sorprendente e perfetto. Bravo, bravo, bravo.
Non sconsiglio assolutamente Radiomorte di Gianluca Morozzi ma non lo ritengo un thriller completo, si sente che manca qualcosa. Alla fine dell’ ultima pagina non si può dire di avere letto un libro brutto. Magari e’ consigliato come una veloce lettura in un’ estate che quest’ anno sembra non arrivare mai.
Un romanzo nero che più nero non si può, letto tutto d'un fiato sulle ali dell'entusiasmo generato dal precedente Blackout. Stavolta però Morozzi, pur se con alcune scelte stilistiche azzeccate (il continuo cambio di prospettiva nella narrazione su tutte) non mi convince al 100%. Non so, forse alla fine aspettavo un nuovo colpo di scena, ma quando sono arrivato all'ultima pagina di questo romanzo sono rimasto un po' male, come se mi mancasse qualcosa.
Poche pagine e la famiglia Colla è già in trappola. L'ambientazione è quella claustrofobica di Blackout, i rapporti psicologici tra i protagonisti si fanno subito tesi e il Morozzi ti avvinghia con la sua scrittura semplice e scorrevole. Secondo me non il miglior Morozzi però si fa leggere con gran piacere fino all'imprevedibile finale.
Come al solito i libri di Gianluca mi coinvolgono a tal punto di isolarmi dal mondo esterno e sbranarmeli in poche ore. Bella storia. Coinvolgente dall'inizio alla fine.
un bel racconto per adolescenti strani (tipo mia figlia che se l'è divorato), comunque avvincente. bella idea. della serie "da vicino nessuno è normale"
Divorato in due ore. Magnetico e meravigliosamente infido: un libro che richiama costantemente all'attenzione a suon di imperativi (preziosissimi, per noi cani-di-Up-che-vedono-uno-scoiattolo), giocando al gatto e al topo con il lettore proprio come la fantastica villain punk fa con la famiglia protagonista.
"Riesci a giocare allo psicologo e a leggere in quegli occhi? O hai frequentato dei corsi di scrittura creativa, quelli in cui ti dicono che devi seguire il principio 'show, don't tell', che il personaggio si caratterizza con le sue azioni e con i suoi dialoghi nell'arco della narrazione? Non hai frequentato i corsi di scrittura creativa? Allora puoi giocare al piccolo psicologo."
E a colpi di ironia metascrittoria e metamediatica si dipana una trama avvincente ricca di colpi di scena: i Colla, che per mestiere vestono i panni della Famiglia Felice ai tempi della Crisi (titolo del gettonatissimo manuale di self-help scritto dal padre Fabio), vengono invitati all'ennesima intervista radiofonica, salvo poi scoprire che la radio sperduta nella provincia bolognese è in realtà una trappola letale... All'alba si aprirà un varco per tre dei quattro Colla; sarà la famiglia stessa a decidere chi non rivedrà la luce, e il tempo per la scelta verrà concesso in cambio dei segreti più oscuri di Fabio, dell'algida trophy wife Patrizia, del figlio Davide, belloccio ma carente quanto a competenze e interessi, e della figlia Giulia, avvenente e brillante, ma bloccata nella sua noia esistenziale ("La vita è un'anestesia intervallata da momenti di merda").
Davvero notevole il doppio binario secondo cui si muove la scrittura: come Fabio, Morozzi conosce perfettamente le tecniche di comunicazione (non so se abbia studiato la PNL anche lui, ma di certo ne fa buon uso) e riesce a insinuare nel lettore la voglia di credere ai consigli sulla felicità nonostante il libro sia un'escalation di rivelazioni umanamente agghiaccianti e sguazzi gioiosamente nel cinismo. Se è subito chiaro che la verità è ben lontana dall'apparenza, è invece più difficile stabilire chi (fra i personaggi, ma anche fra il pubblico metaforico e letterale) possa davvero vantare una condizione di superiorità morale, anche relativa.
"Ora guarda. Guarda cosa succede, quando un meccanismo si rompe. Guarda una famiglia sull'orlo della pazzia."
I Colla sono la famiglia perfetta: padre di successo, madre affettuosa, due figli brillanti. Vendono felicità, letteralmente. Hanno scritto un bestseller su come essere una famiglia armoniosa ai tempi della crisi e ora vengono invitati in una sperduta radio di provincia per raccontare la loro ricetta infallibile. Ma una volta entrati nello studio, senza cellulari, con le porte che si chiudono alle spalle, l’intervista prende una piega inquietante…fino all’annuncio finale: uno di loro non uscirà vivo da lì. A decidere chi sarà, dovranno essere proprio loro.
Da qui RadioMorte diventa un thriller claustrofobico e serratissimo. L’ho iniziato alle due di notte e l’ho finito alle cinque del mattino senza mai fermarmi: il ritmo è costruito per non darti tregua. Tutto si gioca dentro quattro mura, sul tempo che scorre, sui segreti che emergono, sulla demolizione progressiva del mito della “famiglia perfetta”.
Non gli do cinque stelle per due motivi. Il primo è che, a tratti, la storia diventa un po’ troppo irrealistica, soprattutto in alcune dinamiche portate all’estremo. Il secondo è il finale, che ho trovato troppo aperto: io avrei voluto una risposta più netta, più esplicita.
Detto questo, resta una lettura potentissima, divorabile, capace di tenerti sveglia fino all’ultima pagina e perfetta per uscire da qualsiasi blocco del lettore.
Devo leggere assolutamente “blackout” dello stesso autore.
Un libro da divorare, complici anche i capitoli molto corti e i tantissimi dialoghi che lo fanno assomigliare più che ad un romanzo al copione di un film.
La storia è stata adrenalinica e coinvolgente ma avrei voluto sapere qualche cosa in più sui “tre personaggi sopravvissuti” a questa esperienza. Avrei voluto sapere un minimo come e se sono riusciti ad andare avanti dopo le atrocità svelate in quella stanza.
Unico neo: se la persona rimasta a morire nella stanza è stata scelta casualmente attraverso un sorteggio, come avrebbe fatto Kristel a rivelare a Fabio questa oscura verità che ci viene svelata proprio alla fine? Se non fosse rimasto lui nella stanza, a chi l’avrebbe svelata ? Ad uno dei figli? È ovvio che la persona contro cui si voleva azionare questa vendetta era Fabio e non uno dei bambini! Diciamo che questo particolare l’ho trovato un po’ tirato e la scelta del povero disgraziato che all’alba sarebbe dovuto morire l’avrei strutturata in altra maniera.
Comunque, in generale l’ho trovato un buon romanzo di genere che ti fa stare sulle spine. Lo consiglio caldamente se volete una lettura rapida e che vi rapisce!
A inizio lettura mi ha infastidito il continuo uso del verbo guardare: guarda, guardali, guardala, insomma ok, devo guardare, sto guardando. E per poco non lasciavo il libro. Poi sono arrivata a Giulia e mi ha conquistata. E poi ho incrociato Davide. E ormai volevo conoscerli. Volevo guardarli, e lo avrei fatto anche senza tutte quelle varianti di guardare (in generale non mi piace quando lo scrittore/la scrittrice mi dice espressamente cosa devo fare). E però quel verbo continuava imperterrito. Ci doveva essere un motivo. Per amore di Giulia ho lasciato a briglia sciolta l'insofferenza e sono andata avanti. Ed è entrata in scena Kristel, wow. E dopo ci sono stati altri wow e cose inattese. Una storia che non è solo in grado di tenere alta la tensione e la voglia di sapere come andrà, cosa succederà. È una storia che, se si guarda, e si guarda bene, fa riflettere, mentre tiene incollati ai Colla. E sì, fino alla fine quell'incitamento a guardare mi ha infastidito, forse proprio perché non è un bello spettacolo la parte nascosta dietro le facciate.
3-. Peccato, è un libro sul quale avevo grandi aspettative che, ahimè, non sono state a pieno mantenute. È una lettura veloce, serrata, che non ti lascia prendere fiato e se da un lato questo clima claustrofobico è apprezzato nel genere, dall'altro l'ho trovato un po' esagerato, lasciando la trama e i personaggi vittime di un clima che l'autore voleva a tutti i costi farti percepire. La trama è interessantissima ed è ciò che in primo luogo mi ha fatto acquistare il libro, ma ritengo sia stata portata a termine in modo discreto, nulla di più, con un finale che mi sembra lasciato al caso più per mancanza di idee che per motivazioni concrete basate sulla trama fino a quel punto raccontata. Un libro che mi ha comunque intrattenuto, molti parlano bene di altri suoi libri, come blackout, che sicuramente in futuro leggerò. Ma probabilmente prima di acquistarne un altro aspetterò un po' di tempo o magari lo cercherò in biblioteca.
Giallo incalzante che ti inchioda alle sue pagine per scoprire come va a finire. La tensione è alta per tutta la narrazione ricca di colpi di scena. Pagina dopo pagina si scoprono segreti orrendi della famiglia protagonista, apparentemente felice e perfetta, composta invece da persone terrificanti che hanno fatto cose a dir poco terribili. Talvolta mi sembrava un po' esagerato e grottesco, ma nel complesso il mio giudizio è sicuramente positivo. Il ritmo serrato tiene il lettore sul pezzo. È una bomba a orologeria.
Quando uno scrittore di successo, moglie e due figli, che ha fatto del sorriso e dell'armonia uno stile di vita e un insegnamento si ritrova a promuovere un libro in una radio di periferia. La famiglia perfetta, senza ombre Ad accoglierli una bizzarra punk che li richiude con abilità dentro una stanza per la fantomatica intervista, si troveranno prigionieri senza possibilità di fuga. Solo tre di loro potranno uscire vivi e all'alba dovranno comunicare chi andrà sacrificato. Potranno guadagnare un pò di tempo confessando a turno le peggiori cose che hanno fatto nella loro vita.
Il ritmo del libro è incalzante e l'ho letto in un pomeriggio, quindi è perfetto se ci cerca una lettura scorrevole e che tenga catturati...però ho trovato il tutto un po' troppo caricato, i personaggi poco credibili; mi aspettavo un disvelamento progressivo degli scheletri nell'armadio della famiglia perfetta, e invece già a pagina uno si capisce che la presuntà felicità ostentata non è che un'effimera facciata. Inoltre lo stile di scrittura dell'autore non è di mio gusto, e questo ovviamente è un parere strettamente personale.
La famiglia Colla è una famiglia apparentemente perfetta, talmente tanto da essere soggetto di un best seller scritto proprio dal padre. I coniugi sono affettuosi e rispettosi, si amano ed adorano i due figli, belli e perfetti. Vengono invitati a parlare del libro in una piccola radio di provincia. Una radio che si rivelerà la loro prigione per circa 16/18 ore ed in cui uno non uscirà vivo. Chi sarà, lo dovranno decidere gli altri. Radiomorte ti tiene incollato alla pagina, dalla prima all'ultima... infatti io sono riuscita a leggerlo in una sera (che è una cosa RARISSIMA per me). Quali segreti nascondono? Dietro l'apparente felicità ed i sorrisi di circostanza c'è forse un mondo totalmente diverso? Non spoilero nulla dicendo che sì, la realtà è molto distante dall'apparenza. Solo un neo in questa bella narrazione... la famiglia resta chiusa in una stanza di una radio per circa 16/18 ore e a nessuno è scappata la pipì in tutto questo tempo. Questo dettaglio mi ha accompagnato per tutta la lettura, rovinandola parzialmente perché ha tolto un po' di veridicità alla storia. In fondo sono i dettagli che rendono plausibile qualcosa di fantastico no?
Primo approccio con Morozzi. Non sapevo cosa aspettarmi perché ad alcuni piace, altri lo bocciano in toto. “Radiomorte” si legge in fretta sia per il numero di pagine (circa 200) sia perché si vogliono conoscere tutti i segreti della famiglia “perfetta” Colla. Non sono rimasta per nulla delusa da questo titolo (anche se leggendo qua e là molti preferiscono “Blackout”) anzi! Recupererò presto altri libri di questo autore così “malato”!
Con lo stile di un’intervista o di una confessione, Morozzi tratteggia una discesa nell’abisso agghiacciante. Ottimo lo stile, con la narrazione che passa dalla seconda alla terza e alla prima persona.
Molto simile a Blackout, con la differenza che qui entra in gioco la dinamica familiare, viene infranta la maschera della perfezione. E scoprire che, in fin dei conti, la famiglia del Mulino Bianco non esiste, è un sollievo.