Roma, fine del XX secolo: un sacerdote svizzero, don Walter, giunto qui per un'udienza papale che viene posticipata di qualche giorno, inganna l'attesa frequentando i luoghi e le persone della città della sua formazione giovanile, tenendo un diario in cui descrive i fatti di cronaca attuali e rimembra quelli passati. Don Walter sembra abbastanza critico circa le pieghe prese dalla dottrina della Chiesa negli ultimi anni, che vengono riassunte nel suo diario.
Dopo la morte di papa Paolo VI, viene eletto suo successore Libero I, un libanese maronita, autore di una serie di riforme radicali in seno alla Chiesa. Il celibato del clero è soppresso: preti, vescovi e pure il papa possono sposarsi, avere una famiglia, fare vita mondana. La Chiesa accetta e addirittura promuove tutti i metodi contraccettivi, l'aborto, i matrimoni omosessuali, l'uso di sostanze stupefacenti. Il culto mariano è malvisto, la verginità di Maria viene rinnegata, come anche l'esistenza di Satana e del male. Persino l'infallibilità del papa è messa in discussione. Alcuni preti e teologi cristiani ora si dichiarano, senza vergogna e remore, atei, aderendo al G.I.D.M. (God-is-dead Movement). La psicanalisi freudiana viene inglobata nella teologia cristiana, anzi, la tendenza è quella di pensare la fede come fenomeno spiegabile esclusivamente dalla psicologia. L'ecumenismo è la corrente prevalente, con il cristianesimo che sembra volersi fare influenzare, e contaminare, dalle altre religioni ed eresie, dal buddhismo (ad esempio, nella considerazione sugli animali, dotati di anima al pari degli uomini) al mormonismo.
Intanto, Roma e l'Italia intera sono diventate come un enorme parco divertimenti a disposizione dei turisti stranieri. In Italia c'è la rivoluzione soltanto perché lo Stato ha cercato di deprofessionalizzare il mondo del pallone, volendo dimezzare gli stipendi dei calciatori. Ma nessuno sembra protestare quando la Federazione Ovest-Europea, guidata dai paesi del Nord, Germania in primis, spinge per chiudere le grandi industrie italiane e sostituire il parlamento di Montecitorio con un sub-parlamento alle sue dirette dipendenze. La volontà europea è quella di rendere sempre più debole e periferica l'Italia, hotelizzandola definitivamente. Amintore Fanfani riunifica la sinistra italiana e si appresta, con il partito comunista in costante ascesa, che governa già al Campidoglio, a guidare anche la nazione. Alcide De Gasperi è defunto, beato e canonizzando, mentre il membro più rappresentativo del parlamento è il senatore a vita Claudio Villa. La Questione Meridionale è ancora viva, e il governo si gioca il tutto e per tutto affidando il compito di risolverla ai gesuiti, sempre più potenti, che beneficiano di ampie concessioni territoriali a sud di Napoli.
A Libero I succede Giovanni XXIV, un monaco benedettino irlandese, primo papa eletto a non sapere una parola di italiano. Con lui, l'inglese diviene lingua ufficiale della Chiesa al posto del latino, e le principali confessioni cristiane, cattolicesimo, protestantesimo calvinista ed anglicano, e a breve rito ortodosso, vengono unificate. Il papa anglossassone, riservato e poco carismatico, decide di lasciare Roma e di portare fuori città la sede papale, a Zagarolo (un evento passato alla storia come Grande Trasferta). La crisi politica ed economica della capitale è irreversibile, e a nulla vale l'unico, ridicolo, tentativo del governo italiano di allargarne i confini fino ad inglobare nel territorio comunale la nuova residenza papale. Intanto, la Città del Vaticano si secolarizza sempre più, con l'ONU che la vuole come suo quartier generale.
La Santa Sede e l'Unione Sovietica stipulano un Concordato. Il Vaticano è sempre più lontano dall'influenza americana, nonostante i tentativi di riavvicinamento del presidente degli USA, Jacqueline Kennedy, che sembra corteggiare, non solo politicamente, Giovanni XXIV, già impegnato in una relazione ufficiosa con Mrs. Maraswani, filosofa indiana e maestra di yoga. All'interno del Vaticano, sono in molti a preferire un ritorno all'alleanza con gli USA: questi propongono un papato a tempo determinato, di durata di quindici anni invece che a vita, per far succedere all'attuale pontefice padre Johnson, giovane prete afroamericano ex giocatore di pallacanestro.
USA e URSS non solo lottano per la supremazia mondiale, ma anche per la conquista della Luna, con i sovietici primi ad arrivare sul satellite e con il papa che dovrebbe fare da garante per la spartizione equa dei suoi territori e delle sue risorse. La decisione del papa sul Grande Arbitrato è attesa con ansia da tutto il pianeta.
Dopo aver fatto il punto della situazione a Roma nel suo diario, e dopo aver incontrato numerose personalità più o meno eminenti, gravitanti intorno alla Santa Sede, don Walter si appresta finalmente a ricevere l'Udienza di Giovanni XXIV nel suo nuovo, asettico complesso residenziale. Avrà soddisfazione o resterà deluso dal colloquio con questo papa informale, antiretorico e senza ieratismi? Mentre le cronache romane ci vengono raccontate da don Walter, con un climax ed una escalation nella tensione narrativa e nelle aspettative attorno all'Udienza papale, un evento inatteso e imprevedibile sembrerà ribaltare le sorti del mondo e le trame geopolitiche, forse cambiando il corso della Storia.
Scritto nel 1966 e primo romanzo di Morselli ad essere pubblicato postumo, nel 1974, subito dopo il suo suicidio, “Roma senza papa” è un romanzo esuberante e preciso nella capacità predittiva e speculativa, ma cupo nell'ambientazione e pervaso da una certa aura di tragicità, di pessimismo e di decadente rassegnazione davanti agli intrighi e alle trame di potere, con un realismo che emerge nelle considerazioni di don Walter sugli usi, i costumi, gli animi e i vizi degli italiani. L'idea del romanzo venne a Morselli sulla scia dei venti riformisti del Concilio Vaticano II: lo scrittore porta agli estremi il ragionamento sulle riforme della Chiesa e ci mostra come eventi di per sé positivi, perlomeno per gli animi più progressisti, possano rivelarsi disastrosi e portare allo sfacelo qualora la svolta dovesse essere solo apparente, di facciata, non sentita come bisogno di un rinnovamento della fede ma come strumento studiato a tavolino per favorire gli interessi della diplomazia e della politica.
Se con “Contro-passato prossimo” Morselli si cimenta nell'ucronia, in “Roma senza papa” gioca con gli strumenti della fantapolitica e della storia alternativa (anche se al lettore del 2020 “Roma senza papa” può sembrare un'ucronia, tecnicamente sarebbe meglio considerarlo un romanzo di anticipazione, in quanto ambientato in anni successivi a quelli in cui venne scritto), rendendo quest'ultimo romanzo ancora più riuscito, non tanto per la trama, trascurabile rispetto all'accuratezza e alla suggestione della sua cornice narrativa. La sconfinata cultura dell'autore sui temi storici, filosofici, politici e religiosi emerge nelle numerose citazioni, disseminate in ogni sua pagina, e si mette al servizio dell'immaginazione sul futuro della Chiesa, dandole credibilità. Aveva ragione Giulio Nascimbeni a scrivere sul “Corriere della Sera”, in occasione della pubblicazione postuma di “Roma senza papa”, che anche il Nord Italia aveva avuto il suo Gattopardo. Peccato che tutti se ne accorsero troppo tardi, e che Morselli non ebbe mai la fortuna di essere riconosciuto in vita.