Nicholas Guild's The Macedonian is a gripping fictional account of the life of Philip of Macedon, the king who sired Alexander the Great and conquered an unprecedented number of ancient Greek city-states.
On a cold, snow-swept night in the ancient Greek kingdom of Macedon, a son is born to the king’s principal wife. His mother hates him for being his father’s child. His father hardly notices him. With two elder brothers, obscurity seems his destiny. The boy is sent off to be nursed by the chief steward’s wife.
Yet, in a moment of national crisis, when Macedon is on the verge of being torn apart, the prince raised by a servant finds himself proclaimed the king.
This is the story of Philip, prince and king, the forgotten boy who rose to save his country and became a legend in his own lifetime. His extensive military conquests across the Greek peninsula would pave the way for expansion under his son, Alexander the Great.
Nicholas Guild was born in Belmont, California in 1944. He graduated from Occidental College with a B.A. in English in 1966 and from the University of California at Berkeley with an M.A. in Comparative Literature (1968) and a Ph.D. in English (1972). Since then he has divided his time between teaching and writing. He currently lives in Frederick, MD.
Macedonia vive una época convulsa, desgarrada por luchas internas en el seno de la familia real y acosada por los belicosos reinos fronterizos. Filipo, tercer hijo del rey Amintas y apenas un adolescente, es enviado como rehén a Tebas, donde recibirá educación militar del gran general Epaminondas. A su vuelta, rápidamente pondrá de manifiesto su capacidad de mando y su arrolladora personalidad. Y aunque no estaba escrito que fuera a reinar, un inesperado giro del destino hará que se haga con el poder, convierta a su país en la potencia hegemónica del mundo heleno y allane el camino para el gran imperio que creará su hijo Alejandro.
Historia de Filipo II, rey de Macedonia, desde su nacimiento, su infancia y su juventud, pasando por su matrimonio con su primera esposa Audata. Sin duda está claro que el propósito del autor es contar e inventar un poco la formación de Filipo. Dejando para otro libro la historia del como rey adulto, que luego se entrelaza con la de su hijo Alessandro. Pero el verdadero tema de la historia parece resumirse en que todos en este libro quieren ser reyes con la ambición por la nubes, a cualquier coste.
De hecho, el libro termina cuando ya no queda ningún pariente, ni pretendiente a la corona aparte del protagonista. Toda la narración es una largo elenco de personajes que luchan y se matan entre sí para convertirse en soberanos, luchas fratricidas por conquistar y conservar la corona, pero el único que no lo quiere será el único que lo tiene porque es el predestinado por los dioses. En ese momento de la historia cada gobernante de cada isla del archipiélago se llamaba a sí mismo Rey, y seremos testigos de las luchas internas de las otras casas reales, entre padres, hermanos, sobrinos y bisnietos. Una pequeña representación que a la larga se vuelve grotesca y cansina. Un libro sin pretensiones y dudo que sea lo mejor del autor. Ni fu ni fa.
El autor tiene cierta justificación para elogiar a Filipo, pues ya se sabe desde un principio que será un rey importante, un líder famoso y el padre de un conquistador aún más famoso. Sin embargo, podría haberle atribuido algún defecto, incluso aunque sea algo absurdo, o inventado, habría ayudado a que el personaje fuera menos plano y lo hubiera colocado aún mejor en su contexto original.
Lo mismo ocurre con el enemigo de la historia dotarlo de alguna otra característica además de la envidia y la ambición, habría hecho menos insípida la historia.
El libro es demasiado ameno y suave. Pasa por cada momento de su historia demasiado rápido y con ello acelera las cosas un punto por encima de lo que hubiera querido. Su lectura fue una decepción. Por que si pienso en la grandeza de la figura de Felipe, de sus hazañas políticas y militares, es realmente una pena que el autor desperdiciara más de 300 páginas contando su infancia-adolescencia para solo en las últimas 100 páginas, nos mostrará a ese monarca Filipo. Pensaba que sería otra cosa.
Se interrumpe la historia en lo mejor y lo que como lector esperaba, en su primera aventura como rey, ni siquiera se muestra algo de sus 20 años de reinado. Libro ameno, que será interesante si lo que buscas es la juventud y únicamente ese período de la vida de este forjador de imperios. Pero con un enorme potencial muy desaprovechado.
Mi personaje histórico favorito siempre ha sido Alejandro Magno y por fin encontré un libro que habla de su papá. El Macedonio abarca la vida de Filipo II de Macedonia. Filipo, el artífice de la grandeza de su hijo, quién unió una nación dividida, acabada y sin orgullo la transformó en la nación que conquistaría el mundo. Me gustó mucho este libro, la historia está bien contada. Lo único que le falta mejorar: la descripción de las batallas es corta y no cuenta nada del surgimiento de Macedonia en Grecia, tras la derrota de Tebas, así como del matrimonio con Olimpia y nacimiento de Alejandro.
Storia di Filippo II re di Macedonia, dalla notte della sua nascita, attraverso tutta l'infanzia e la giovinezza, fino al matrimonio con la prima moglie Audata. Evidente come lo scopo dell'autore sia raccontare (e in parte inventare) la formazione del protagonista, lasciando ad altri le vicende del re adulto che poi si intrecciano con quelle del figlio Alessandro. Ma ancor più e ancor prima della formazione del giovane Filippo, il vero tema del racconto sembra essere riassumibile nel seguente slogan: "Tutti quanti vogliono essere Re". Il libro infatti termina nel momento in cui non esiste più nessun parente, nessun pretendente alla corona a parte il protagonista. L'intera narrazione è una lunga carrellata di personaggi che si affannano e si ammazzano (letteralmente) per diventare sovrani: il padre, i due fratelli, il patrigno, il fratellastro di Filippo si scannano nelle lotte fratricide per conquistare e mantenere la corona, ma l'unico che non la vuole sarà l'unico ad averla perché è il predestinato dagli dèi. Sappiamo bene che all'epoca ogni capotribù di ogni singola isoletta dell'arcipelago si faceva chiamare Re, e dunque assistiamo alle lotte intestine anche delle altre 'case reali', tra padri e fratelli e nipoti e bisnipoti. Un teatrino che alla lunga diviene un poco grottesco. Forse un altro degli intenti di Guild poteva essere di riuscire a segnare la linea di demarcazione tra un rozzo capotribù e un Vero Re… ma alla fine mi pare non ci sia riuscito.
Il libro è dunque appena discreto, ci si arriva in fondo senza sforzi e non malvolentieri, ma a paragone de "L'Assiro", la narrazione mi suona molto più stanca e approssimativa… o sono io che nell'arco di due-tre anni sono diventata tanto più esigente?
Guild sa narrare in maniera avvincente e sa calare bene le gesta dei suoi personaggi in un'epoca così lontana da noi. Proprio come accade anche in 'L'assiro' e 'Ninive', c'è questa sua tendenza a mettere il protagonista su un piedistallo, a renderlo iper-positivo, un supereroe da cinematografia americana, che non sbaglia mai in ogni cosa che fa o che dice o che pensa. In questo caso, l'autore ha un poco di giustificazione in più per osannare il proprio protagonista, dal momento in cui si sa fin dall'inizio che questi sarà un importante re, famoso condottiero e padre di ancor più famoso conquistatore. Tuttavia attribuirgli un qualche difetto, anche piccolo, anche assurdo, avrebbe contribuito a rendere il personaggio un po' meno piatto e lo avrebbe inserito ancor meglio nel suo contesto originale. Lo stesso dicasi per il 'cattivone' di turno: dotarlo di una qualche altra caratteristica oltre all'invidia e alla perfidia, avrebbe reso il racconto meno insipido.
Al di là dei personaggi, anche da un punto di vista narrativo più in generale, mi sono gustata maggiormente 'L'Assiro': là c'era una narrazione dettagliata e amorevole, più attenta ai particolari, si trasmetteva un maggior piacere del raccontare; qui invece Guild è approssimativo, certe frasi sembrano quasi buttate lì tanto per fare, in ogni episodio che racconta sembra sempre avere fretta di passare oltre, un esempio che vale per tutti: alle pagine 103 e 104 l'eroe incontra e uccide un enorme cinghiale, e poi a pagina 127 si fa riferimento a quell'episodio ma parlando di un orso anziché di un cinghiale (oppure mi viene un dubbio: che sia un terribile quanto imbarazzante errore di traduzione boar/bear? Ho trovato altri errori che mi hanno fatto pensare a serie difficoltà di traduzione). Sono invece certamente da addebitarsi all'autore errori imperdonabili quali far descrivere le nubi in cielo - seppur dalla voce narrante onnisciente - come "color dell'acciaio", il quale mi risulta sarà inventato solo parecchi secoli dopo; o far dire a un personaggio "lo vedrò tra quindici minuti" o anche "concedetegli mezz'ora" come se avesse l'orologio da polso.
In questo acquisto mi sono fatta prendere un po' troppo la mano dalla smania di romanzo storico: valga come conferma per i tanti bei romanzi storici che ho scoperto negli ultimi anni, e per ricordarmi che scrivere la Storia romanzata bene non è cosa da poco e non è cosa da tutti. Per stavolta oscillo indecisa tra le tre stelle e le due e mezza.
I’ve always been a fan of Greek and Roman history. I find that it puts our modern hubris in its place. The accomplishments, voyages, conquests and architecture of this period puts modern technology to shame. You didn’t need all of our modern conveniences to conquer the world or build awe-inspiring buildings.
Alexander the Great is one of the most well-known characters from the period. One can only speculate how our world would have been different if he had lived beyond thirty-two years of age. But how was Alexander able to accomplish so much in such a short period of time? What were the conditions already in place when he became king of Macedon? How was such a young man able to completely dominate the known world? The answer is Philip.
Nicholas Guild brought life to the dire situation that Philip inherited as king of Macedon; a small, weak kingdom on the edge of the civilized Greek world. Macedon was hedged in on all sides with a routed army. Guild painted a vivid picture of Philip’s early life as a young man who never expected to be king, he was a good brother who just wanted to do anything he could to do his part to help his older brothers.
How much of the story is fact, myth, fiction? It really doesn’t matter to me, it was about the journey. Guild patiently took his readers through Philip’s early life. He brought to life a figure who is often overlooked by history due to having been eclipsed by his son. Guild shows him to be a man of eminent importance, who established the perfect scenario that allowed Alexander to be “The Great.”
I would have liked to have seen more, but I suppose once Alexander was brought in as a young man, the story would then be all about him. Philip, again, would be lost in the background.
*I received a copy of the book from the publisher (via NetGalley).
Una excelente novela historica, a la altura de cualquier novela de Postegillo, Ben Kane, Simon Scarrow etc.. Un libro que agarra un ritmo agil desde los primeros capitulos y no cae en ningun momento. Me gusto mucho el estilo de Guild seguramente voy a leer mucho mas de el. Muy recomendado si lo tuyo es las buenas novelas historicas.
Encontré El Macedonio en lo alto de un clóset, se lo habían prestado a mi papá para que lo leyera... pero lo leí yo, meses antes de leer la trilogía de Valerio M. Manfredi sobre Alejandro Magno, creo que éste libro lo pusieron en mi camino. Fue hace muchísimo tiempo pero fue una de mis mejores lecturas. Creo que resultó excelente conocer primero la historia del padre, Philipo de Macedonia, antes de conocer la del hijo, tan parecidos y tan diferentes a la vez. Excelente libro.
Es una novela que nos muestra un personaje que muchas veces ha aparecido como una "nota" en la vida de su hijo, Alejandro. Siendo eclipsado por la fama que le acompañó y le convirtió en el Alejandro El Más Grande.En realidad Filipo II fue un hombre excepcional, sin ánimo de reinar pero destinado a ello. En él se advierten tres personalidades que a lo largo del libro van evolucionando. Asi pues tenemos a Filipo como hombre, como político y como militar. Y la suma de las tres y su evolución me ha despertado el sentimiento de que en muchos aspectos el padre fuera más "magno" que el hijo, aunque hubiera conquistado el mundo. Como aspecto negativo cabe destacar que igual se ha suavizado un poco la figura del propio Filipo en pos de conseguir que el lector empatice más con la figura del rey de Macedonia, pero lo que es innegable es que fue un personaje extraordinario.
Alejandro Magno es, sin duda, uno de los personajes más asombrosos y mitificados de la antigüedad. Asimismo, su campaña militar contra Persia y el auge del imperio helenístico son algunos de los procesos bélicos, sociales, políticos y culturales más estudiados de la historia humana. Varias de las anécdotas y episodios de vida de Alejandro, pasaron a la posteridad gracias a la literatura y al cine; sin embargo, no es tan conocida la recia figura – eclipsada por su enorme sombra- de su padre: Filipo II de Macedonia. El antiguo Reino de Macedonia surgió a comienzos del Siglo VII a.C., bajo la dinastía de los Argueadas en la zona septentrional del Peloponeso; en pleno linde de la Grecia Clásica y los pueblos bárbaros. Los macedonios, por tanto, no eran considerados ni ciudadanos de las polis, ni salvajes. Después de varias luchas intestinas, el reino se consolidó en el Siglo IV a.C. cuando Filipo II llegó al poder convirtiéndose en la potencia del Peloponeso, allanando el camino para la llegada de su hijo, quien conquistaría todo el mundo conocido. Para muchos especialistas, las hazañas de Alejandro se posibilitaron únicamente por el gobierno previo de Filipo II; aún más, para varios académicos, los sucesos en torno a Filipo son más decidores, importantes y relevantes que los de Alejandro. Lo cierto es que no es el uno ni el otro, fueron ambos los que posibilitaron la expansión del imperio helenista, el intercambio cultural con los pueblos del Oriente Próximo, la difusión de textos antiguos de diferentes épocas, idiomas y contextos; en síntesis, viabilizaron las bases de la sociedad occidental.
Una de las mejores formas para acercarnos a los personajes y sucesos relevantes de la historia, es la literatura; concretamente, la novela histórica. Nicholas Guild, es un escritor californiano especializado en ficción histórica, algunas de sus obras más relevantes son: “El tatuaje de Linz” de 1985, “El Asirio” de 1987, “El Macedonio” de 1993, “La Daga Espartana” de 2017, entre otros. El estilo de Guild combina la erudición del historiador y del docente de literatura, con una narración trepidante y detallada -de tinte cinematográfico- que mantiene la intriga hasta el final, utilizando un léxico sencillo, sin florituras ni adornos. Aunque la sinopsis del texto plantee un retrato completo de la vida de Filipo, este queda a medias, puesto que la novela cubre sus primeros años de vida, su juventud y ascenso al poder hasta el auge del Reino de Macedonia, enfocándose en las maquinaciones palaciegas, los dramas políticos y las guerras. De manera que, al terminar la lectura, la historia queda incompleta, haciendo falta una secuela o en su defecto, un fanfiction.
La novela arranca cuando el Rey Amintas VI recibe la noticia del nacimiento de su cuarto hijo legítimo, a quién llamó Filipo, para recordarle que, aunque príncipe, el acceso al trono estaba casi vetado -hace 300 años no había un rey Filipo en Macedonia-. La criatura fue marcada por los dioses, aplastó el cordón umbilical de su madre al nacer, indicando desde ya, su bravura, arrojo y poderío. Se encargó la alimentación y la crianza del niño a Alcmena y a su esposo Glaucón, siervos fidelísimos del Rey, que lo cuidaron como a su hijo propio. Filipo creció, por tanto, alejado de sus hermanos Alejandro y Pérdicas, herederos al trono. Se cuenta que, en cierta ocasión, estando los tres hermanos en las caballerizas, trajeron un violento e indomable corcel: Alastor. Entonces Alejandro, el mayor, reto al cobarde y tibio Pérdicas a montar y domar al caballo. En medio de las burlas, fue Filipo y no Pérdicas quién aceptó la contienda, amansando al jamelgo ante la sorpresa de todos. La misma diosa Atenea obraría milagros cobijándolo con su sabiduría y sus artes bélicas. En el lecho de muerte de Amintas VI, el Rey tuvo una revelación: los hados le mostraron el futuro, el porvenir de victorias y hazañas de su hijo y de su nieto. Pero era tarde, Amintas no alcanzó a expresar su voluntad, el reino quedó al abrigo, amparo y protección del heredero legítimo, su primogénito: Alejandro II. El príncipe había estudiado las ciencias de la guerra y de la administración pública, estaba convencido de que sería un gran rey hasta que se topó con la realidad: las limitadas milicias macedónicas no solo eran insuficientes; sino que no tenían disciplina, no eran un ejército como tal. Además, los rivales políticos y militares de Macedonia querían aprovechar la coyuntura, el ascenso de un joven Rey, para sublevarse y ejercer la hegemonía en la región. Mientras Alejandro II buscaba ejes de maniobra, la política estatal era controlada por Tolomeo, su caprichoso y corrupto tío, quien no dudó un instante en casarse con la viuda de Amintas, para entretejer sus embustes en la búsqueda del poder.
Pero a nadie se le escapaba la fuerza de gigante que dormía en el más pequeño de los Argueadas. Tolomeo y Amintas lo mandaron al exilio en Iliria, del cuál regresó fortalecido, con conocimientos de la geografía, la cultura y la sociedad de los rivales. A la muerte de Amintas, acaecida a través de una conjura liderada por el mismo Tolomeo, ascendió al poder Pérdicas quien, de vuelta, envió a Filipo a otro exilio, esta vez en Tebas, potencia militar que hace poco había acabado con el dominio espartano gracias a su Batallón Sagrado. Este famoso escuadrón de elite consistía en 150 parejas de amantes, todos varones, que combatían codo a codo protegiendo a su amado y a su pueblo. Pero Filipo no llegó a Tebas como desterrado, lo hizo como refugiado político. En calidad de protegido de los generales Pelópidas y Epaminondas, quienes lo instruyeron en la configuración de la falange; significativa ventaja de la infantería, frente a la caballería, elemento central del ejército macedonio. También pasó por Atenas, en donde compartió con su amigo de infancia Aristóteles, -Platón hace un cameo también- consejero y futuro maestro de su hijo Alejandro Magno. A su regreso a Macedonia, Filipo fue utilizado por su hermano Pérdicas para controlar ciertos problemas de frontera, venciendo en Iliria y en Tracia. A la postre Pérdicas cayó, con intromisión de Tolomeo -siempre tramando-, a quien no le quedó otra opción que rendirse ante la potencia del nuevo Rey: Filipo II. El flamante monarca no perdió un día, partió de inmediato a apaciguar las regiones conflictivas, y enseguida enarboló la nueva hegemonía con base en Macedonia.
La brillante novela casi que queda inconclusa, pues nos presenta a Filipo desde la niñez hasta la llegada al apogeo, y de pronto, terminan sus páginas dejándonos con ganas de más. Quizás la intención del autor fue explayarse en los valores humanos y virtudes militares de un predestinado Filipo, toreando, de alguna manera, su etapa de madurez conocida por su gusto por las orgías y los excesos. En efecto, esta línea de análisis revela las falencias del libro, -y de muchas novelas históricas- la sobredimensión de los ideales y acciones de un personaje histórico. Así, Filipo es retratado magnánimo, sin mancha y virtuosísimo. Entonces se representa una idealización de la persona, no una humanidad total sino la parte más luminosa, puesto que no tiene defectos ni rabietas, ni vicios ni orgullos.
También se extraña la presencia femenina. Las pocas mujeres que aparecen en el texto son meras cosas, caricaturas o acompañantes. Casi no tienen voluntad, sirven al hilo dramático como objetos destinados al placer o dominio del varón. Se podría argumentar que otorgar mayor protagonismo femenino resultaría un anacronismo; y tendrían razón. Sin embargo, más allá de realidades históricas, sabemos que las novelas son ficción, y en ese sentido, se puede tener margen de acción creativa que involucre la representación de lo femenino, más allá de la cosificación. A pesar de estos contratiempos, la novela se lee de un tirón. Nos sumerge en la Macedonia y la Grecia Antigua y nos incita a cabalgar junto a Filipo entre sus ejércitos. Las novelas históricas ayudan a darle color a los sucesos opacos del pasado, estructurados en nombres y fechas en la historia oficial; pero repleta de afectos de la literatura. Disfrutemos con precaución, no confundamos lo literario con lo histórico, la ficción con la investigación, la persona histórica con el personaje de ficción. Sí, Filipo II fue un protagonista de su tiempo, un héroe, un brillante político y un valiente militar. Pero también es un relato, un mito, un semidiós. Pocas cosas tan bellas como el cruce entre la historia y la literatura, verdadera y única maquina del tiempo.
Lo que me atrajo este libro es las hazañas de Filipo II de Macedonia, uno de los grandes personajes de la historia, cuya popularidad quedo eclipsada por los éxitos de su hijo. En esta novela histórica se narra desde su nacimiento hasta su primera gran batalla, describiendo el proceso de diseño y utilización de la falange Macedonia (con sus sarisas).
Hay unos cuantos peros en este libro: 1. la trama de intrigas en palacio (i.e., Tolomeo) se hace pesada y repetitiva, 2. La descripción de las batalles es muy escueta, a excepción de la primera, 3. La historia queda inconclusa y en su mejor parte; no sé si el autor pensaba escribir una segunda parte, pero nos deja con la miel en los labios.
Il libro è piacevole e scorrevole. Ecco perché gli ho dato un bel voto. Purtroppo però è stata una piccola delusione. Se penso alla grandezza della figura di Filippo,alle sue imprese politiche e militari,è davvero un peccato che l'autore abbia sprecato 300 pagine a raccontare la sua infanzia/adolescenza e solo nelle ultime 100pagine ci abbia mostrato Filippo il monarca. Il romanzo si interrompe alla sua prima impresa da Re. 20anni di regno non vengono neanche mostrati. Men che meno la morte è la nascita del figlio Alessandro. Un libro piacevole, ma con grandi potenzialità sprecate.
Das Buch liest sich wie Game of Thrones, nur dass es echte Geschichte und viel brutaler ist. Es war super spannend, endete leider wieder viel zu zeitig. Einen Stern Abzug gibt es für die ständigen unnötigen Spoiler weil wieder ein Protagonist "etwas spürt" und weil der Stil manchmal hart unterbrochen wurde. Aber insgesamt war es extrem lebhaft erzählt, meistens ein sehr schnelles Erzähltempo und die Charaktere wurden gut beschrieben. Philipp erinnert mich sehr an den Charakter Jon Snow und ich Frage mich, ob er vielleicht sogar wirklich die Vorlage war.
Un bel romanzo storico che tratteggia con vigore e abilità la figura pubblica e privata di Filippo di Macedonia, dalla travagliata fanciullezza fino all'insediamento come re della Macedonia che egli seppe rendere potenza militare temuta e invincibile costruendo così le premesse per le conquiste che resero ancora più celebre il figlio Alessandro il Grande
*I received an ARC from the publisher via NetGalley * ------ *Update* 18 Jan 2018
Rating: 3.5 stars
I was initially drawn this book because I'm a lover of ancient history, and I wanted to know more about this period in ancient Greece. I received this book back in November, but I found it hard to get into. I set it aside, especially as the busy holiday season came around, not sure if I would finish it. But I went back to it, pushed through the first few chapters, and around 35%, I found myself drawn in to the story of Philip and his character and quickly finished it from there. While most people only know his son, Philip of Macedon was instrumental in Greek history. His battle strategies revolutionized war. He united the Greek city-states before pushing beyond those borders, a mantle that Alexander the Great took up.
This book covers Philip’s life from his birth to his victory over the Illyrians, which cemented his place as a strong leader and a general to be feared. I felt like the writing was a mix between a novel and a history book, which perhaps is why it took me awhile to get into it. The author vividly brought ancient Greece to life: the religion, the culture, the food, the politics. Battle strategies and formations were discussed in detail, and while I couldn't quite picture the specifics, it was enough for me to understand the significance of how those tactics ensured victory.
Guild focuses on the character and personality of Philip, and how Philip never aspired to be king, but rather strove to support his two elder brothers in their kingship. Indeed, it supports the idea that those best suited for power are those who don't necessarily want it. The author also delves into the other characters that lived alongside Philip: his brothers, his enemies, and other significant people along his path in life who taught him the essential skills he would need one day to unite his people and be a king. While I don't know how much is based on historical fact or is pure speculation, the characters came alive in the pages of the book and it was easy to see them as true living, breathing people, rather than just names in a history book.
Overall, not a book I think I would have picked up on my own, but ended up being a pleasant surprise. I enjoyed the intimate look into the life and character of one of history's more influential men. I would recommend for lovers of ancient history!
I received a copy of this book from the publisher through NetGalley to read and review.
THE MACEDONIAN by Nicholas Guild begins in Pella, and chronicles the life of Philip, youngest son of King Amyntas of Macedon beginning with the story of his birth, and moving forward to his being sent to his father’s death bed as a child with the King being unable to express to his son his final thoughts before passing.
Lady Eurydike is Philip’s mother, and has shown him nothing in terms of love his entire life; in fact rejecting him at birth only to be raised by a surrogate mother in another household.
Ptolemy is the husband of Phillip’s sister, but has abandoned her to be Lady Eurydike’s lover and to position himself in place to have control over the throne as a regent until one of the King’s son’s is old enough to sit on the throne, although he has no intention of relinquishing his control at that point.
Philip is almost an afterthought by most being the youngest son, but prophecy by his mother and a deep fear that haunts Ptolemy makes way for his being placed in harm’s way and sent off to live in another less civilized kingdom, yet he survives an attempt made on his life and grows stronger in this difficult environment.
Several plots and twists find Philip’s life controlled by others, yet his fate seems to be one of destiny recognized by those with a fine eye and experience in ruling an empire and leading armies into battle.
Superb historical-fiction novel that places the reader in the position of both seeing Philip as an observer, yet also providing a window into his thoughts and inner being, while presenting him as a boy then man fully confident and aware of his abilities while possessing all of the intangibles required to be a great leader in all matters required of a future king.
The book is well written and gives a good view into the start of the reign of Phillip the Second of Macedonia, the father of Alexander the Great, who totally unexpected, after the murder of his oldest brother and a crushing defeat of the army lead by his second oldest brother, has to take over a weak and crumbling kingdom on the verge of extinction and makes it into the major power of the entire southeastern Europe.
Unfortunately however, despite the claims of the book i since learned that the book is historical inaccurate and rather fictional. It expecially really pains me that the author could not even get the family members who compete about the rulership or the geographical borders right which ruined the book for me.
This book is a two parter in one book. The first half of the book is about two people destined to have conflict. What happens is that once that is resolved the second half is about a boy be coming a King. The thing to remember is that this story is based on historical figures. There really was a King whose son became one of the great figures of Western civilization. To read the story of that mans father might seem boring but Alexander the Greats father was anything but boring. That's the point that this story drives forward. Phillip of Macedon was an interesting figure in his own rights. This is part of what made his son so incredible since the son surpassed the father in what he accomplished. A good story if like Greek history but don't want to hear about a ton if mythology.
Me gustó mucho la novela y como el autor narrado la historia de Filipo desde su juventud hasta su llegada al trono .
Pero lastima que no habrá una segunda parte de la novela. Porque es de las historias que necesitan que estar en una bilogia o trilogía. El imagen del rey Filipo ll era muy intenso y como el personaje de el se desarrollaba emocionalmente y físicamente y mentalmente en todo. Ha sido una gran interesante lectura que aprendí mucho sobre una época lejana . Recomendada 💯 .
Having spent an incredible year in northern Greece and becoming deeply appreciative of Alexander the Great, it was such a joy to read this remarkable story about his father. Mr. Guild's writing is like a picture - it is so easy to imagine oneself on the battlefield or in the noble assemblies or slogging through the heavy winter snow. The eternal intrigues of that time have so much relevance to our current political turmoil. Definitely recommended reading!
This entire review has been hidden because of spoilers.
I very much enjoyed ‘The Macedonian.’ It was definitely a quicker read than The Assyrian & The Bloodstar but was entertaining the whole way through. The ancient world was brought to life as was the life of Alexander the Greats father Philip. I will continue to read books from Nicholas Guild with the next being the Spartan Dagger. Well done! I do wish a map was included in the book but I guess that’s a trivial complaint.
This was a gripping read. It was well-written and kept the reader's interest throughout. It is a work of historical fiction, but of necessity is mostly fiction. The events are too far back in the annals of history to have a lot of true details of the life of Phillip of Macedon preserved. So, a lot of the storyline, especially personal events, motivations, and feelings, had to be made up to create an interesting narrative. Descriptions were, from my limited knowledge, what one would expect from that culture in history. Places, characters, and events that I did check out were accurate. The narrative was very long but still did not cover until the end of Phillip's life nor does it cover anything significant of the son, who became Alexander the Great. It focuses, instead, on the emergence of Phillip as a powerful king and conqueror. That's not a criticism as the ground covered was enough to make a complete novel. My one criticism, as with other historical fiction, is the lack of explanation from the author in notes or appendix as to what parts were historical facts and what was fiction. I have read historical fiction where this was done and in my own opinion is much better than leaving the reader wondering what the actual historical facts were that were presented. It puts the task on the reader to do the research to find out on his own when the author has already done that homework in the process of writing the book.
Un libro muy bueno que me hizo recordar mi niñez cuando el maestro nos daba clase de historia, recordando a los Macedonios, con mucha acción con buen seguimiento , en fin que me encantó y lo recomiendo
Excellent read. Page-turner is so overused. But it applies to this book. Recommended to anyone who wants more insight into Alexander the Great. This would've been a great prequel to Christian Cameron's Alexander: God of War.
Todo el mundo conoce a Alejandro Magno, pero poco sabemos de su padre Filipo de Macedonia. Nicholas Guild viene a presentarnos y a sacar de la oscuridad a este interesantísimo personaje histórico con esta novela histórica de gran calidad. Muy ameno e interesante.