Dopo una vita trascorsa nell'arma dei carabinieri, Pietro Binda si è trasferito nel suo paesello sui monti lombardi. Un mattina di settembre, dopo un'acquazzone, si alza di scatto dalla panchina sui cui era seduto e prende il treno per Milano. Non può farne a meno, ha avuto un'intuizione che potrebbe gettar luce su una sua indagine rimasta irrisolta negli anni Ottanta. Era stato il suo ultimo caso: la morte violenta di un professore di liceo. Insieme al vecchio fascicolo, in caserma Binda ritrova anche il brigadiere Aloisi, suo collaboratore di una volta: l'indagine di via Solferino si nutre di nuova linfa. E il maresciallo in pensione si avvicina a cogliere una verità che era sempre stata semplice, ma che aveva saputo nascondersi molto bene.
" Intorno a quella tragedia, al mistero dell' Sos tracciato con il sangue, Milano, indifferente, correva e correva, tra la festa, lo stadio, il traffico. E le prove generali del Natale."
Geniale Il finale, sì, è davvero geniale. Dopo un racconto che si dipana fra indagini pacate e quasi inconcludenti e descrizioni di una Milano ormai scomparsa, quando ero quasi sicura che le stelle sarebbero rimaste 4, arriva questo finale (su cui sarebbe davvero un delitto dir qualcosa) che mi fa arrivare alle 5 stelle. Sorprendente, anche se i protagonisti della soluzione si possono facilmente intuire. Finalmente ho letto un giallo d'indagine tutto italiano che non ha nulla da invidiare a molti dei grandi del giallo classico straniero.
Letto tutto di un fiato in un paio di viaggi in treno ed una serata tranquilla. La scrittura è pulita e scorrevole, i personaggi semplici e solidi. Credibili. Una indagine senza particolari colpi di scena, senza sangue eccessivo e senza artifizi letterari, insomma una indagine vecchia maniera ambientata in una Milano anni '80 che potrebbe essere anche più antica. Anche una mezza stellina in più.