Jump to ratings and reviews
Rate this book

Saigon 1975: Three Days and Three Months

Rate this book
Vietnam, aprile 1975 - La "sporca guerra" finalmente si conclude - Saigon viene liberata - Alle ultime fasi assiste, unico giornalista occidentale, Tiziano Terzani, che ce ne dà in questo libro il documentatissimo, avvincente racconto - Una testimonianza straordinaria sulla conclusione della lunga guerra vietnamita e sul processo rivoluzionario che invano l'imperialismo occidentale aveva cercato di contrastare.

305 pages, Paperback

First published March 1, 1976

4 people are currently reading
172 people want to read

About the author

Tiziano Terzani

38 books603 followers
Tiziano Terzani was an Italian journalist and writer, best known for his extensive knowledge of 20th century East Asia and for being one of the very few western reporters to witness both the fall of Saigon to the hands of the Vietcong and the fall of Phnom Pehn at the hands of the Khmer rouge in the mid-1970s.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
20 (36%)
4 stars
23 (41%)
3 stars
9 (16%)
2 stars
3 (5%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,463 reviews2,434 followers
July 28, 2024
17° PARALLELO

description
Foto di Nick Ut (1968): attacco col napalm. La bambina, Phan Thi Kim Phuc, rimase in coma per sei mesi. Adesso è farmacista e ambasciatrice di pace per l’Unesco.

È quello che si potrebbe definire un istant book: Saigon fu liberata a fine aprile 1975, Terzani era lì e vi rimase tre mesi, poi tornò in Italia e sistemò il tutto tra agosto e ottobre, il libro fu pubblicato a marzo 1976.
E infatti, la revisione bozze lascia un po’ a desiderare.

La guerra del Vietnam, almeno la parte con gli USA coinvolti, fu la prima guerra spettacolo come molte di queste immagini testimoniano, resa intramontabile dal celebre e magnifico film di Coppola, Apocalypse Now (a proposito del quale Alberto Arbasino nel suo commento disse che dopo due ore anche lo spettatore più pacifista aveva capito che la guerra è uno show da sballo).

description
Foto di Edward Adam (1968): il generale di brigata dell’esercito della Repubblica del Vietnam (Sud) Nguyen Ngoc Loan giustizia un vietcong, Nguyen Van Lem.

Due settimane prima i khmer rossi avevano preso Phnom Penh e in quel caso difficile parlare di liberazione, le cose andarono ben altrimenti.
La ritirata americana, con largo uso di elicotteri, è passata alla storia (grazie anche al cinema: mi viene subito in mente la scena da The Deer Hunter) per la quantità di gente che cerca di salire a bordo, si arrampica su scalette, si spintona, lotta per una chance di fuga.

description
Foto di Horst Faas (1966): durante l’offensiva vietcong a Bao Tai.

I francesi se ne andarono da Hanoi nel 1954 con l’onore delle armi – gli americani undici anni dopo scapparono, ma senza alcun onore.
Gli americani volevano fermare un movimento rivoluzionario, ma l’avevano alimentato. Erano venuti per mettere ordine e lasciavano il caos. Erano venuti per proteggere un popolo che dissero aggredito e se ne andarono proteggendo esclusivamente se stessi dai loro stessi “amici”. Dieci anni di tragedie per nulla.

description
Foto di Philips Griffiths (1967): a Quang Ngai, un villaggio a poche miglia da My Lai, un soldato osserva una donna durante un'operazione di routine del genere "cerca e distruggi". Dopo aver ucciso gli uomini, i militari hanno radunato le donne e in seguito distrutto tutti i rifugi dove la popolazione aveva trovato riparo.

Terzani non si limita a partecipare alle conferenze stampa, girare per strada, registrare, fare qualche domanda: va al cinema, a teatro, a concerto, partecipa a riunioni, assemblee, lezioni, segue lo sviluppo, il processo della ‘rieducazione’ (hoc tap in vietnamita), attraversa il caos di quei primi mesi.
Non pretendo affatto di essere obiettivo. Io stesso ho i miei pregiudizi, principi, simpatie ed emozioni che certo hanno influenzato la scelta delle stesse cose che vedevo e registravo.
Da che parte batte il suo cuore lo capisco bene, è quella giusta.
Ogni episodio, ogni frase, ogni nome che ho riportato è stato controllato al limite del possibile in una situazione che era di per sé difficile e spesso caotica. D’inventare, di ricorrere alla fantasia anche per un solo dettaglio non c’era ragione: in una storia come questa, niente è più fantastico della realtà.

description
Foto di Larry Burrows: un momento dell’operazione Pegaso, offensiva delle forze americane nell'aprile 1968, con lo scopo di sbloccare la guarnigione dei Marines assediata da alcune settimane nell'isolata base militare di Khe Sanh e riguadagnare l'iniziativa delle operazioni nell'area del Vietnam del Sud al confine con il Laos.

Appunti sparsi:
nel 1945 a scuola un vietnamita doveva imparare la storia di “nos ancêtres les Gaulois”;
in ogni famiglia vietnamita i figli vengono chiamati e tra loro si chiamano non per nome proprio, ma per numero di nascita, tenendo conto che il numero uno non viene assegnato;
il giorno dopo la liberazione festeggiarono tutti insieme il 1° maggio, spontaneamente, senza ordini, senza programmi ufficiali;
già la mattina del 2 maggio i negozi avevano tirato su le saracinesche, i commessi buttato acqua e spazzato i marciapiedi davanti a ogni ingresso, i forni avevano rifatto il pane e i ragazzi con le ceste delle biciclette piene di baguette andavano a distribuirlo;
una squadra di giovani bo-doi, i soldati del Nord, con spazzoloni e sapone si mise a pulire il cortile dell’ambasciata americana e a rastrellare il giardino;

description
Foto di Art Greenspon (1968): un gruppo di soldati americani feriti, nella mentre accolgono l’arrivo di un elicottero dei soccorsi.

nell’aeroporto di Saigon, che durante la guerra era stato uno dei più grandi e movimentati del mondo, superato un edificio fatto esplodere dagli ultimi marines americani prima di partire, tra elicotteri con le pale stroncate, un centinaio di carcasse di C-130 e caccia F5, e aerei vari distrutti dall’artiglieria vietcong, si sentivano volare le mosche – e in questo immenso cimitero di cemento, alcuni bo-doi imparavano a guidare biciclette e motorini (Honda);
nelle carceri sudvietnamite, al fianco di scrupolosi istruttori consiglieri alleati made in USA, furono imprigionate duecentomila persone, in larga parte, se non totalità, vittime di tortura;
le esecuzioni pubbliche con sentenza ad alzata di mano fianco a fianco al primo vero processo di riconciliazione e concordia nazionale della storia (vent’anni prima del Sudafrica e del Rwanda);
a parte Ho Chi Minh e Dien Bien Phu, la difficoltà non dico di memorizzare, ma anche solo riconoscere i nomi vietnamiti, tutti di tre corte parole che alla mia ignoranza suonano sempre simili;
nonostante i problemi economici, nonostante la situazione alla fine di una guerra fratricida durata trenta anni, alla liberazione di Saigon seguì l’apertura di cinema e teatri, mostre, biblioteche, concerti;

description
Foto di Horst Faas, tedesco, combat photographer per Associated Press, due Pulitzer, per le sue foto in Vietnam e in Bangladesh. Coppola a qualcuno si è ispirato…

il caffè con ex proprietari francesi, poi cinesi, che era l’ombelico di una certa Saigon, il punto d’incontro abituale di deputati, giornalisti, spie, corrispondenti stranieri, agenti della CIA, puttane e avvocati, quintessenza dell’Indocina coloniale, dove viene da pensare Graham Greene abbia scritto il suo The Quiet American. E dove un pomeriggio al tavolo accanto a quello del nostro narratore, c’era una bella donna, che dopo tre gin&tonic, parlava da sola ad alta voce, rivolta all’amante che era scappato abbandonandola, rifiutandosi di pagarle la fuga: Mi hai abbandonata perché ho ventitre anni e sono vecchia e brutta…sarebbero bastati cinque milioni di piastre soltanto, e sarei partita anch’io. Per avere quei soldi sono andata a letto con i giapponesi, nove. Tu potevi farmi partire, ma hai preferito tua moglie… Scena straziante che sembra racchiudere la fine di un’epoca;
lungo la strada che da Saigon porta al delta del Mekong neppure un posto di blocco, neanche un gruppo di soldati, nel paese che da poco aveva superato una divisione e chiuso una guerra durate trent’anni;
gli strettissimi rapporti familiari tra vietnamiti, che i calabresi in confronto sembrano senza famiglia…

description
Foto di Marc Riboud: 21 ottobre 1967, Jan Rose Kasmir duranteb la marcia contro la guerra in Vietnam davanti al Pentagono. Appare chiaro il salto visivo delle fotografie che documentano questa guerra, fortemente influenzate dall'arte cinematografica. O viceversa?

…sentimenti che non riuscivo a conciliare: una grande ammirazione e una sottile paura… Con le mie budella non potevo sfuggire dal trovare tutto questo al tempo stesso straordinario e inquietante.

Questa non è la storia di alcune persone. È la storia di tutto un popolo.

description
Memorabilia: la bandiera Vietcong.
Profile Image for Erik Graff.
5,169 reviews1,463 followers
February 9, 2019
Tiziano Terzani was an Italian correspondent reporting from Saigon to a German periodical during the end of the Vietnam war and, traveling from Saigon to the Delta to Hanoi, during the months following final liberation on 4/30/75. For four years previous, based out of Singapore, he had covered the war as well. His book is a translation from the Italian.

The story told is, especially for one who grew up in the USA during the war, startling and inspiring. Terzani's description of the Vietnamese reconciliation and reeducation programs is profoundly moving as are his characterizations of those who fought the war for independence and reunification. At the time, we Americans had been told by our government tales of savage reprisals and brutal indoctrinations, neither of which, according to the author's eyewitness accounts, occurred. Instead one gets the impression of an extremely thoughtful and considerate government truly committed to reconciliation and 'people's democracy' from the bottom up--policies he regards as substantially successful.

Being Italian, Terzani treats of the Catholic Church extensively, of the Buddhist majority much less so. Not knowing Vietnamese, but fluent in French and English, and capable of Chinese and Malay, his sources may tend toward those language groups and the rest rely on translators. Those, other than a haunting fear that something like Reed's 'Ten Days That Shook the World' (another inspiring account of the early days of a revolution) may be going on, are really my only complaints about this account. For what it's worth, friends who have been to Vietnam much more recently, our local university having a campus there, tend to confirm the author's rosy picture of post-war Vietnam.
138 reviews1 follower
July 30, 2025
3 tháng lịch sử giữa năm 1975 tại Sài Gòn được Tiziano Terzani mô tả chân thực và chi tiết, cung cấp cho người đọc rất nhiều thông tin liên quan. Tác giả linh cảm được ngày tàn của chế độ nguỵ quyền, và đã quyết định ở lại Nam Việt Nam thay vì bỏ đi trên những chuyến bay. Terzani trở thành một nhân chứng của những thời khắc quyết định, như 3 ngày cuối cuộc chiến tranh, cũng như 3 tháng đầu sau ngày giải phóng 30/4.

Mở đầu cuốn sách là di tản của quan thầy Mỹ và các "con rối" diễn ra đầy vội vã, với những người bị bỏ lại, những kế hoạch dang dở, hay những chiếc máy bay không thể hạ cánh. Tác giả cũng miêu tả khoảnh khắc đoàn xe tăng của Quân giải phóng tiến vào Dinh Độc lập ở góc trực tiếp và gián tiếp, thông qua lời kể của cả người dân hay chính những người lính Trường Sơn đang... lạc đường.

Sau đó, Terzani phản ánh những ngày đầu chính quyền mới tiếp quản Sài Gòn, với nhiều vấn đề phát sinh: ổn định chính trị, thành lập các uỷ ban, tổ dân phố, tự quản; khắc phục thiệt hại kinh tế; sắp xếp đào tạo, cải tạo binh lính và sĩ quan nguỵ; truy bắt các thành phần còn ngoan cố... Những câu chuyện này khẳng định tính chính nghĩa của Quân giải phóng, phủ nhận các luận điệu xuyên tạc.

Ngoài ra, trong sách có nhiều câu chuyện chứng minh cho sự nhân văn của chính quyền mới trong quá trình hoà hợp, cũng như khát vọng được sống trong hoà bình cùng chính quyền mới, của đại đa số người dân từ thành thị đến nông thôn. Chỉ có số ít kẻ, phần lớn từ giới tư sản, Công giáo hay trí thức Sài Gòn - được hưởng lợi từ nền kinh tế phục vụ lính Mỹ - nguỵ - vẫn mơ tưởng về một viễn cảnh quân Mỹ trở lại.

10/10 cho cuốn sách.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Minh Khue.
276 reviews13 followers
September 23, 2024
Nhà báo người Italia có cơ hội theo dõi các sự kiện ở miền nam Việt Nam trong 4 năm. Tác phẩm này chắt lọc từ những ghi chép của ông trong quãng thời gian 3 ngày trước và 3 tháng sau sự kiện 30 tháng 4.
Dù chưa thể đi sâu vào các vấn đề chính trị xã hội , thân phận con người ở cả hai phía nhưng tác giả đã phác họa một cách trung thực những sự kiện ông được chứng kiến, sự trân quý và tình cảm của ông dành cho Việt Nam. Một tư liệu khảo cứu khách quan về những ngày tháng biến động của dân tộc.
Profile Image for Linh.
177 reviews253 followers
March 27, 2021
Sách thì 3 sao (ghi chép khá chân thực nhưng lập trường thiên cộng quá nên ko khách quan được). Nhưng đáng nói hơn là chất lượng dịch, tệ hơn Google Translate nhiều. Ví dụ như nói “khoá đào tạo lại” thay vì “trại cải tạo”.
72 reviews
February 2, 2011
I'm giving this 4-stars because I love books about societal collapse, which is what you have when cities fall; for the general reader this is a solid 3-star read.
Displaying 1 - 6 of 6 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.