Che belli i libri che ti capitano in mano per caso. 𝘐𝘭 𝘊𝘢𝘱𝘪𝘵𝘢𝘯 𝘍𝘳𝘢𝘤𝘢𝘴𝘴𝘢, per me, è stato proprio uno di questi. Edizione del ’55, appartenuto a mia nonna o a un mio prozio, me lo sono ritrovata davanti mentre sistemavo delle cose in casa e, senza pensarci due volte, l’ho acchiappato per leggerlo.
Nel mio caso è stata una lettura molto improntata sull’effetto nostalgia. Da ragazzina adoravo i romanzi d’avventura, soprattutto quelli di cappa e di spada, quindi a leggere delle vicende del barone di Sigognac non ho potuto che sentirmi trascinata indietro; è stato bello seguirlo nel suo viaggio coi teatranti, nonché mi ha appassionato la storia d’amore con l’attrice Isabella e le continue lotte col duca di Vallombrosa. Sigognac è proprio uno di quei protagonisti che da ragazzina avrei amato a dismisura, il cavaliere ombroso e guidato dall’onore che nulla teme, e di cui ora ho trovato molto piacevole la caratterizzazione. Altro personaggio che mi è piaciuto molto è Chiquita, piccola, svelta e leale, che ha in sé un potenziale incredibile. C’è da dire, comunque, che nel complesso l’intreccio è risultato ai miei occhi un po’ prevedibile, almeno nei suoi snodi principali, ma ciò non ha diminuito la bellezza dell’opera.
Ciò che mi ha meno entusiasmata, in realtà, è stato lo stile scrittura – e la traduzione, ma qui è colpa della mia edizione decisamente troppo vecchia –, che ho avvertito abbastanza pesante e rigido, soprattutto mettendolo a confronto con altri Ottocenteschi. Certo è che, alla fine, è una questione di gusti e sensibilità, quindi non ci ho dato troppo peso.
In conclusione, bello, per quanto senta la sua età. Una lettura di cui avevo proprio bisogno.
3.5/5⭐