Libro ruffianello in cui si trova un po’ di tutto, purché rigorosamente all’insegna dei buoni sentimenti. Abbiamo dunque:
1) quella “povera gioia” della postina, sempre così disponibile con tutti, che è stata abbandonata dal marito con tre creature da crescere e che rischia di perdere il lavoro;
2) la vecchietta tanto buonina, come Lupo de’ Lupis, che si dà da fare per porvi rimedio e già che c’è approfitta per chiedere scusa a una persona, perché è vero che è “tanto buonina”, però un piccolo scheletro nell’armadio ce l’ha anche lei;
3) il ragazzino carino e tanto sensibile, che, mentre tutti gli altri vanno per la loro strada, lui resta a prendersi cura del padre malato di Alzheimer, sacrificandosi senza mai lamentarsi, anche perché spiccica due parole al massimo e solo se le condizioni atmosferiche sono propizie;
4) la ragazzina carina e tanto sensibile, che vorrebbe anche lei andarsene per la propria strada, ma ha due genitori “scassamaroni” che continuano a menarla con la storia del “posto fisso”; meno male che incontra il ragazzino sensibile e tanto carino di cui sopra, così può cominciare a sparare una cazzata via l’altra, tanto lui mica se ne accorge, perché si è innamorato perso a prima vista e a stento si ricorda di essere al mondo;
5) il nuovo “ammore” della postina, che sta su una piattaforma petrolifera nel Mare del Nord, ma per il suo compleanno torna casa e le scrive trentanove lettere d’amore tutte assieme più una, come i suoi anni, così la postina può sdilinquirsi come mai ha fatto prima nella sua vita … immaginatevi la goduria … e so’ soddisfazioni queste, perdincibacco;
6) la poetessa svitata, in piena crisi da “blocco dello scrittore”, che trinca whisky a tutto spiano e a settant’anni si veste tipo “hippie”, ma poi si redime perché la ragazzina tanto carina e sensibile, sempre di cui sopra, sembra aver portato con sé una specie di magia e adesso le è non solo tornata la voglia di scrivere, ma anche di fare da madrina a uno scalcagnato “club di lettura”, che, manco a dirsi, si occupa di letteratura epistolare, così la postina, quando smette di sdilinquirsi, ha qualcosa di cui occuparsi e poter parlare con cognizione di causa;
7) la “casalinga disperata”, che però non è affatto disperata, anzi a lei piace una cifra pulire la casa, lavare e stirare, ma soprattutto cucinare, infatti, benché sappia a malapena leggere e scrivere, appena sente la parola “catering” si trasforma in una specie di incredibile Hulk che sforna stuzzichini, primi e secondi piatti e dolci a volontà, per qualsiasi numero di persone … ci riesce, perché lei parla con i mestoli: è questo il segreto; non ci avevate pensato, eh?
8) l’altra “casalinga disperata” … questa un po’ disperata lo è, tant’è che ha mollato la famiglia e adesso lavora per un call center erotico, ma le tornano in mente i figli, che si sa, capiti quel che capiti, “so’ sempre pezzi ‘e core”;
9) la donna di servizio peruviana, costretta a emigrare in Spagna per trovare lavoro, ma così saggia e assennata che, di sicuro, l’anno prossimo le assegnano il premio “Freud per l’equilibrio mentale” e se non esiste, lo inventano apposta;
10) il padre malato di Alzheimer, che muore al momento giusto, con un tempismo da far invidia all’arrivo dei treni “quando c’era lui”, lasciando molto opportunamente un bel gruzzoletto in banca, così il ragazzino e la ragazzina carini e tanto sensibili possono partire per la Patagonia; lascia anche una lettera strappalacrime, ma questo era, ovviamente, sottinteso;
Oddio, magari ho esagerato un po’, ma, come ebbe a dire Scout: “Atticus told me to delete the adjectives and I'd have the facts”. Ecco, fate così anche voi. :-D
PS: a onor del vero, le citazioni riportate e tratte da diversi libri sono molto gradevoli, la parte migliore dell’intero romanzo, assieme a qualche sporadico passaggio, che non è neanche male. Sono io che sono ormai diventata irriducibilmente maligna. È l’età, che ci volete fare …