Dove si racconta di quando Learco Ferrari ha cominciato a scrivere, di quel che ha scritto quando si è messo a farlo perché diventasse un mestiere, e di quando ha pensato che tra un po’ l’avrebbero visto per strada che avrebbe fatto impressione, dal tanto che era contento. E dove si racconta di quando Paolo Nori ha cominciato a lavorare alla sua tesi, e di cosa c’entra, in questo libro, Spinoza, e di quando in Russia c’è stata una rivoluzione, e della relazione che c’è tra le agenzie ippiche e le biblioteche.
Dopo il diploma in ragioneria ha lavorato in Algeria, Iraq e Francia. Tornato in Italia ha conseguito la laurea in Lingua e Letteratura Russa presso l'Università di Parma, con una tesi sulla poesia di Velimir Chlebnikov. Ha quindi esercitato per un certo tempo l'attività di traduttore di manuali tecnici dal russo part time. Alla redazione de Il semplice conosce Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Ugo Cornia, Daniele Benati, con i quali collabora per anni, cominciando a pubblicare i suoi scritti fortemente influenzati dalle avanguardie russe ed emiliane. È fondatore e redattore della rivista L'Accalappiacani, edita da DeriveApprodi. Collabora con alcuni quotidiani tra cui Il Manifesto, Libero, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.
"[...] che quella era un'epoca che io avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse che la strada, non so come dire, poteva andar bene, che era un periodo che dentro di me, l'aria che tirava era un'aria da appena appena, da quasi quasi, da così così, da meno meno, nel senso di sei meno meno, i giorni che andava bene."
Ho letto il libro, dicevo. Allora, dicevo, le prime dieci pagine si fa fatica. Dopo, dicevo, non vedevo l’ora di finirlo. Mi ha preso. Sai perchè mi ha preso? Mi ha preso perche non succede mai niente. Andavo avanti, pensavo Succederà qualcosa prima o poi. Invece, dicevo, niente. Comunque mi e piaciuto, dicevo. Quando l’ho chiuso, dicevo, pensavo Proprio un bel libro.
Questo è un romanzo che si regge sulla scrittura, style driven fiction, dicono i letterati. Lo stile di Paolo Nori è infatti unico e riconoscibile, e in questa terza parte della saga di Learco Ferrari la sua impronta si fa ancora più incisiva, lo “scrivi come parli” assume toni sempre più marcati.
Quando lo leggi, nella tua testa senti la cadenza emiliana della voce di Paolo.
"Bisognerebbe metterla in chiaro, pensavo, questa storia delle donne. Non un bilancio, un equilibrio. Che quando esco con le donne la prima volta, pensavo, i casi sono due, principalmente. Quando poi torno a casa, pensavo, o mi dico Ma non si annoiano? e vuole dire che un po' mi sono divertito. Oppure mi dico Ma come cazzo ragionano? e allora mi sono rotto le balle. Allora con Ofelia era una cosa strana, pensavo, però il dubbio che si fosse annoiata mi era venuto. Quindi, pensavo, significa che mi sono divertito."
"Un ottimista è solo un pessimista male informato."
"I russi, han delle teste. I russi, han delle teste, che non le mangiano neanche i maiali, mi vien da pensare a me delle volte, delle altre volte mi vien da pensare che per fortuna nel mondo c'è un posto come la Russia abitato da della gente con delle teste che non le mangiano neanche i maiali se no io non lo so, come facevo."
e noi allora, com'è che dovevamo fare senza un posto in Italia come Parma, abitato da gente con una testa come quella di Paolo Nori?
“Se adesso quando hai bisogno di un esperto di figa lo trovi innamorato, pensavo, io non so più dove andremo a finire, pensavo”
“Quali sono gli eurocambiamenti, chiedevano per radio. Che cambiamenti volete che ci siano, pensavo. C’era pieno di stronzi, pensavo, ci sarà pieno di eurostronzi”