Impressioni di viaggio del premio Nobel Elias Canetti.
Anche se non è un vero e proprio romanzo, ho trovato molto coinvolgente la lettura di questi frammenti narrativi scritti durante un soggiorno di Canetti nel 1954 a Marrakech.
Mi sono trovato insieme a cammelli, donne velate, mendicanti ciechi e mercanti ebrei magnificamente descritti dall’autore in una sorta di quadro pittorico della città marocchina composto da attraenti macchie cromatiche. Come quelle delle matasse colorate nei suk dei tintori.
Il prezzo della merce, poi, suscita qualche riflessione:
Nei paesi in cui vige la morale del prezzo, e perciò dominano i prezzi fissi, comprare qualcosa non è certo un'arte. Qualsiasi imbecille riesce a trovare le cose di cui ha bisogno, qualsiasi imbecille, purché sappia leggere i numeri, è in grado di non farsi abbindolare.
Nei suk invece il prezzo che viene detto per primo è un enigma inafferrabile.
Nessuno lo conosce in anticipo, neppure il commerciante, perché di prezzi ce ne sono moltissimi, a seconda delle circostanze.
Alcune immagini, quasi foto da strada, mi sono rimaste impresse particolarmente; per esempio passeggiando nella Mellah, il quartiere ebraico:
Camminavo più lentamente che potevo osservando quei volti. La loro varietà era stupefacente. C'erano volti che, in abiti diversi, avrei preso per arabi.
C'erano i vecchi ebrei luminosi di Rembrandt. C'erano preti cattolici ipocritamente umili e silenziosi. C'erano gli «eterni ebrei», su tutta la figura era scritta la loro irrequietezza. C'erano francesi, spagnoli, e russi coi capelli fulvi. Uno di questi veniva voglia di salutarlo come il patriarca Abramo…
… Comunque avevano tutti qualcosa in comune, e appena mi fui abituato alla grande varietà dei loro volti e delle loro espressioni, cercai di scoprire in che cosa realmente consistesse questo tratto comune. Avevano una speciale rapidità nell'alzare lo sguardo e nel farsi un'opinione sulla persona che camminava davanti a loro.
Così l’immagine delle donne velate che vendono il pane, con il loro bizarro rituale, o i piccoli mendicanti che sostano vicino al ristorante frequentato dai turisti e fanno a gara per aggiudicarsi qualcosa da loro, passando da uno stato di quasi moribondi ad un altro di gioiosa felicità dopo aver ricevuto l’elemosina.
La triste storia di Ginette, che cerca di fuggire dalla squallida situazione in cui si trova, e la descrizione dell’invisibile figura nascosta in un fagotto buttato per terra che emette un suono disumano, un ronzante ed incessante aaaaa che colpisce lasciando intuire ben poco sulla sua vera natura, sono gli ultimi scorci che ci lascia l’autore.
Facendomi desiderare che continuasse il racconto.