"da sempre gli uomini preferiscono avere qualche colpevole con cui prendersela, anziché accettare la cecità del destino. Punendo il reo, credono di ristabilire una parvenza di giustizia che la natura e il caso sembrano ignorare :la Parca bendata, quando taglia il filo della vita, non conosce né buoni né cattivi. Se la sua ora era segnata, Lucilla sarebbe morta in ogni caso: perché dunque scavare nei suoi segreti?
Parce sepulto. Forse era meglio lasciare che i morti riposassero in pace."
A questo pensa il senatore Publio Aurelio Stazio subito dopo il ritrovamento del corpo senza vita della bella Lucilla , che muore il giorno delle sue nozze con il giovane maestro Ottavio.
Ma presto dovrà riconsiderare quel pensiero, perché è vero che Lucilla è morta sola e che la porta del bagno era chiusa a chiave per cui nessuno sarebbe potuto entrare o uscire; ma è altrettanto vero che ci sono alcuni elementi che gli fanno credere che qualcuno abbia dato una bella mano al destino della ragazza.
Cui prodest? Si domanda il senatore, cioè chi avrebbe tratto vantaggio dalla morte di una persona apparentemente così tranquilla e pacata?
Tanti, troppi, forse tutti, e di tutti Publio Stazio sospetta: la sorella gemella Camilla, il padre Arriano, la filosofa Giunia Irenea, Ottavio;e le indagini portano anche a Elio Corvino marito di Camilla.
Tutti sembrano aver un movente, tutti hanno segreti che vogliono tenere ben nascosti, nessuno parla.
Ma quando la Parca taglierà altri fili e si prenderà vite vicine a Lucilla, qualcuno si farà avanti.
Ma sarà la verità o l'ennesimo depistaggio?
Il senatore, aiutato dal servo Castore e dal piccolo Manlio, dovrà ricalzarsi la toga e risolvere in fretta questo caso, in cui i morti è meglio disturbarli perché hanno tanto da dire.
" stavolta non era la mancanza di indizi a ostacolare le indagini, bensì il loro eccesso ;occorreva sfrondare, liberarsi di tutte le false prove, delle tracce fuorvianti (...): aspirazioni frustrate, passioni erotiche, amori impossibili, imbrogli (...),lettere e amuleti.. "
Toh che bel giallo all'inglese che mi ha riportato alla memoria "l'assassinio di Roger Akroyd" di Agatha del mio cuor!
Anche qui una stanza chiusa, un cadavere apparentemente morto per un malore, tanti indizi, tantissimi sospettati, qualche colpo di scena (lo scambio delle gemelle l'avevo intuito) e nessuna idea del colpevole.
O quasi... Diciamo che c'ero andata vicino.
Anche se non avrei saputo riconostruire altrettanto bene il movente.
Comunque mi sono divertita a leggerlo perché, pur essendo il quinto della serie e non avendo letto i precedenti, sono riuscita a farmi un'idea del protagonista : Publio Aurelio Stazio è un senatore ricco ricchissimo sulla quarantina, intelligente, colto, che apprezza le belle donne e le seduce. Si lascia anche piacevolmente sedurre, ma ci resta male quando viene ignorato o lasciato indietro per qualcun altro più bello o più ricco (ah questo ego maschile che pretende sempre di essere l'unico).
Non si innamora facilmente (forse con Giunia Irenea c'è andato vicino, se non altro ha accarezzato l'idea) e sono curiosa di scoprire se, nei successivi, incontrerà qualche donna che lo conquisterà.
È un po' arrogante, c'è un'aura di superiorità che pare avvolgerlo, ma è capace di inattesi gesti di tenerezza ( con Manlio e sua sorella Quintilla) che me lo han fatto apprezzare un po' di più.
Un altro personaggio che ho adorato è il suo schiavo Castore, una vera canaglia!! Scaltro, scansafatiche, strafottente e farfallone ammorbidisce il senatore e riempie di ironia e divertimento la narrazione e "condisce" la storia di scene di pura ilarità.
Anche Filomena è un personaggio che mi è rimasto nel cuore (anche se ha un ruolo piccolo): da" lupa" a" libitinaria" e prefica è una sorta di anatomopatologa dell'antica Roma. Una donna che sa osservare e che darà al senatore preziose informazioni sulla morte di Lucilla.
È un romanzo davvero interessante, non solo per il giallo da risolvere ( i "gialli ", sarebbe più corretto dire, perché Publio Aurelio porta avanti una doppia indagine su un altro dei personaggi), ma anche per l'ambientazione, per ciò che si scopre sugli usi e costumi della Roma del 45 d. C : i modi di vivere, di fare, la religione, il culto della Dea, l'educazione degli antichi...leggendo questo libro si torna indietro nel tempo e il passato prende vita sotto i nostri occhi. Si impara cos'è una popina, una bulla, che sapore ha una cervesia e perché i clientes erano chiamati così.
E le note finali dell'autrice (sistema bancario, romani a scuola, maschere di bellezza) ed un glossario arricchiscono ancora di più il testo.
Mi resta solo una domanda : perché l'assassina/ l'assassino ha infangato il corpo della vittima??
3 stelle e mezzo e buone letture!
Al prossimo libro!!