Dopo le cinque stelline di “Acciaio”, bellissima scoperta, le cinque stelline di “Un’amicizia”, una delle mie letture più appaganti dell’anno scorso, con le cinque stelline di "Marina Bellezza" devo ammettere che Silvia Avallone entra nell' "olimpo” dei miei scrittori prediletti. Chapeau. Anche perché ci poteva essere due senza tre, e invece...
Giovane, talentuosa, abilissima nel descrivere storie realistiche, nel tratteggiare personaggi moderni, in tutte le loro sfumature, sullo sfondo di paesaggi, urbani e provinciali, tutti nostrani. Come mai, rispetto a un’Elena Ferrante (la cui mia opinione si basa tuttavia su un solo romanzo letto) è così poco acclamata, così sottovalutata? Sinceramente non trovo la risposta.
In “Marina Bellezza” troviamo alcuni dei grandi temi che in realtà verranno ripresi in “Un’Amicizia”, primo fra tutti l’ambizione ad apparire, alimentata dai social e dai media, tipica dei giorni nostri, e incarnata dalla figura di Marina, appariscente, vacua, sola. Un personaggio attuale e perfettamente delineato, che ricorda molto da vicino la Beatrice di “Un’amicizia”, appunto, con una grande differenza: questa è anche, e soprattutto, una disperata storia d’amore. Disperata e credibilissima, stonata e impossibile, come tante storie che nella realtà si inseguono a tutti i costi, benché si sappia che manchi un collante, un incastro, un punto d’incontro, una prospettiva per il futuro.
Lui, Andrea, è obiettivamente incompatibile col carattere, i desideri e le aspettative di Marina: è un ragazzo semplice e dolce, dapprima bibliotecario in un paesino di provincia e poi margaro di montagna (contrariamente al volere dei genitori!) per nascondersi sempre di più al mondo e vivere in maniera sempre più discreta, appartata, chiusa, modesta. Marina, al contrario, esplosiva e aggressiva, mira a sfondare nel mondo dei reality per diventare una cantante di fama e apparire sempre di più agli occhi del mondo intero, del quale non ha paura. Secondo voi, ragionando, due persone così potranno mai avere un futuro insieme? No, e non c’è bisogno che un romanzo contraddica la realtà per farci felici, cosa che infatti Silvia Avallone non fa. Silvia Avallone è profondamente e fastidiosamente realistica, ed è questo che mi piace tanto di lei. Anche perché Andrea un’alternativa ce l’ha, è la mite Elsa, coinquilina di Marina, una ragazza intelligente e misurata, interessata a lui e pronta a offrirgli il suo amore, la sua serietà e la sua fedeltà (contrariamente a Marina)…ma, ahimè, c’è un piccolo particolare di mezzo: Marina è fisicamente bellissima e “attizza” Andrea, Elsa, invece, è una comune ragazza, normale, non brutta ma non appariscente, quindi Andrea, lasciatemelo dire, ragiona da uomo e alla fine (forse?) resta con un bel pugno di mosche (da una parte mi verrebbe da dirgli che ben gli sta, ma aprirei un discorso infinito!).
Ad ogni modo, è riduttivo bollare “Marina Bellezza” solo come un romanzo d’amore. E’ una storia moderna che ci parla di tante mancanze delle nostra società, prima fra tutte la disgregazione della famiglia che, sia nel caso di Marina che in quello di Andrea, pare proprio il nucleo affettivo mancante da cui parte l’unica cosa che li accomuna: una disperata ricerca di amore.
Una menzione va infine alla scena iniziale del cervo investito e poi seppellito sui monti delle valli piemontesi. Secondo me non è un caso che la Avallone abbia aperto il romanzo con una descrizione simile: vi ho letto una metafora del destino che racchiude gli stessi protagonisti i quali, alla fin fine, paiono avere un futuro di eterno ritorno già segnato nella loro terra d'origine, nonostante gli sforzi e le ambizioni (le loro, e quelle degli altri per loro).
Grandissima Silvia Avallone!