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Carlo V: Un Sovrano per Due Mondi

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Per una singolare combinazione di interessi dinastici e di avventure mondiali, Carlo V d'Asburgo divenne imperatore del Sacro Romano Impero e sovrano dei Paesi Bassi e della Spagna. I suoi domini, comprendenti gli immensi territori del nuovo mondo, toccarono un'estensione mai raggiunta prima da nessun altro impero nella storia. In un'epoca di giganti – Lutero, Enrico VIII, Francesco I, Erasmo, Leonardo, Tiziano, Machiavelli –, con la potenza delle armi e l'equilibrio politico, Carlo V plasmò il mondo contemporaneo. In questa biografia il «sovrano per due mondi» rivive in tutta la sua potenza, affascinante e lugubre, fino al volontario crepuscolo in un monastero, sempre inseguito dalle ansie del potere e dalle ombre del regno.

474 pages, Paperback

First published January 1, 1990

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Guido Gerosa

38 books

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Dvd (#).
519 reviews94 followers
September 2, 2021
26/04/2020 (**)
In sostanza, un lungo panegirico sulla figura di Carlo V.
Poca critica (nel senso di analisi critica, storica e politica), e dove c'è annega nel mare di retorica che le sta intorno, diluendosi ampiamente nel quadro del racconto. Lasciando alla fine i commenti sulla forma, ritengo più importante concentrarsi sulla sostanza: come detto, l'autore fa di Carlo V la più importante figura del suo tempo (e vorrei vedere, dato il ruolo) tratteggiandolo, testualmente, come il più grande sovrano della Storia; sempre l'autore, nella prefazione, attribuisce a Carlo il merito maggiore di aver accompagnato, da gran burattinaio, uno dei più grandi cambiamenti della storia, ovvero il passaggio fra il Medioevo e l'età moderna, situandosi come tipologia di sovrano a metà strada fra l'una e l'altra epoca.

Il tono panegiristico, persistente e francamente assai fastidioso, tenta di rafforzare la tesi dell'autore sulla grandezza assoluta della figura, fondata essenzialmente sull'equilibrio, sul carisma e finanché sulla regale mediocrità del nostro: pochi guizzi, genio umile, molta persistenza e buon senso.

Carlo fu sicuramente un buon re, saggio e giudizioso nella gestione dei suoi smisurati possedimenti, in un momento storico di profondissimo cambiamento e, quindi, particolarmente complesso e difficile. Fu un discreto amministratore e un buon mediatore, e questi furono i maggiori - a mio parere - dei suoi meriti. E non è poco, dato che di governanti scellerati ne sono pieni i libri di storia.

Il punto è che, per lui come per il figlio Filippo II, c'è poco di più.

Carlo (nato esattamente nel 1500) si ritrovò a vent'anni padrone di uno smisurato regno per puro caso o, per meglio dire, per via di una serie di incredibili coincidenze dinastiche che si assommarono tutto insieme in quel momento. Dalla madre Giovanna, più o meno pazza a seconda degli storici che ne scrivono, ereditò metà del Regno di Spagna, da pochissimo formatosi a seguito della fusione a freddo dei regni di Castiglia e di Aragona e della conquista di Granada, ultimo brandello sotto controllo moresco; dal padre Filippo il Bello, per via materna, ereditò i ricchissimi e potenti territori dei Duchi di Borgogna (le Fiandre, ossia gli attuali Belgio e Paesi Bassi, cuore industriale dell'Europa insieme all'Italia centro-settentrionale, la Borgogna, la Franca Contea); dal nonno aragonese Ferdinando II, l'Italia meridionale e l'altra metà del regno spagnolo; dall'altro nonno tedesco, Massimiliano, l'Austria e, con i fiumi di denaro messigili a disposizione dai Fugger, la corona del Sacro Romano Impero. A tutto questo, sempre per via matrimoniale, si aggiunsero poi la Boemia e l'Ungheria e, come non bastasse, andavano considerati i smisurati possedimenti castigliani nelle Americhe, predati e sottomessi dai conquistadores.

Nemmeno Carlo Magno aveva governato su un impero di queste dimensioni. Carlo, fervente cattolico, sognò per tutta la vita di edificare su questa base già ampia la monarchia universale già vagheggiata da Dante (nel XIV secolo, però), fondata sul governo di un unico sovrano (lui) e su un'unica fede (quella cattolica romana). L'utopia rimase tale, perché Carlo - che indefessamente continuò a avere questa idea politica come stella polare per tutta la vita - si dovette scontrare contro una realtà irta di ostacoli assai impegnativi. E assai prevedibili, come chiunque poteva intuire già all'epoca se dotato di un poco di pragmatismo e di senno politico.

Francesco I di Francia, pur nella sua assoluta mediocrità politica, capì benissimo che il suo regno si trovava spaventosamente accerchiato da ogni parte e fece dell'opposizione militare e politica a Carlo la ragione della sua vita. Idem fecero tutti i papi, con l'esclusione di quelli paracadutati al soglio di Pietro da Carlo, che fecero come sempre avevano fatto in 1000 anni, anche a costo di lasciar esplodere la rivolta protestante, pur di non diventare i cappellani dell'imperatore. La rivoluzione culturale del Rinascimento, con la stampa e l'ideologia umanista quali assi portanti, partorirono Lutero in Germania, con la conseguente devastante guerra civile (e politica). Spagna e Paesi Bassi si alternarono in rivolte nazionaliste contro l'Impero, sentendosi - a momenti l'uno, a momenti l'altro - marginali nelle decisioni politiche di Carlo e drenate di ricchezze, entrambi, per i sogni continentali di dominio del sovrano. E oltre a tutto questo, l'Impero Ottomano con Solimano arrivò alle porte di Vienna e a conquistare tutto il Nord Africa.

Va da sé che con questa situazione anche solo immaginare di riuscire a imporre l'antiquata e irrealistica idea della monarchia universale cristiana a tutta Europa era demenziale: e infatti, in questo scenario devastante, Carlo inseguì gli eventi, cercando di mettere pezze ovunque, sempre senza un soldo (cosa che fa specie, dato che dalle Americhe l'argento stava arrivando a fiumi) e sempre sulla difensiva, con rare eccezioni, pretendendo ingenuamente che tutti, i papi come i Re di Francia o Lutero, obbedissero alla sua monarchia, senza concepire che le sue aspettative cozzavano irrimediabilmente con gli interessi altrui.

I grandi demiurghi della storia, da Alessandro a Cesare per finire a Napoleone, cambiarono il mondo piegandolo alla propria ideologia e, soprattutto, alla propria visione: qualcuno ci riuscì con la forza, altri con la politica (Augusto, per esempio).
Carlo aveva una propria visione delle cose, che però si rilevò drammaticamente irrealistica, e con somma testardaggine, per carattere, non volle (o non riuscì) mai a concepire un'idea politica alternativa a quella della monarchia universale cristiana, tentando di fissarla nella realtà con un mix di forza, mediazione politica e - tipicamente un Asburgo in questo - matrimoni dinastici, e finendo per stremare i propri domini (e sé stesso, gli va riconosciuto), riuscendo a scontentare tutti e finendo, in sostanza, a farsi trascinare dagli eventi, cercando tutt'al più di indirizzarli verso un esito non troppo sfavorevole.

Lungi dall'essere il demiurgo di un secolo, Carlo ne fu il semplice notaio: quando abdica, più per esaurimento delle forze e presa d'atto della sostanziale sconfitta (ben diversa la situazione da quella dell'altro, clamoroso caso storico di abdicazione: Diocleziano), la riforma protestante ha ampiamente vinto la sua battaglia, spaccando in due dal punto di vista religioso e politico la Germania; la Francia è non solo intatta, ma rafforzata dall'annessione dell'amata Borgogna; gli Ottomani si sono presi anche l'Ungheria e mantengono sotto scacco l'Occidente, dominando tutto il Mediterraneo (compresa la strategica, per la Spagna, costa algerina); l'Italia, egemonizzata dopo 40 anni di guerre ininterrotte, esce sfinita dalla contesa; le spinte nazionaliste, sempre più rafforzatesi a causa dell'ideologia centralista imperiale, costringono Carlo a dividere il suo impero in due, dando vita ai due rami (spagnolo e austriaco) degli Asburgo, che finiranno per non conoscersi più già dalla successiva generazione, perseguendo politiche del tutto differenti, con il ramo spagnolo del figlio Filippo che disperderà le risorse del Nuovo Mondo nell'infinita guerra indipendentista delle Fiandre, in una Spagna sempre più oscurantista e sempre più povera (incredibilmente, nonostante il fiume di argento che veniva dall'Atlantico).

Il quadro è onestamente devastante, e evidenzia in maniera chiarissima come a Carlo sia mancata del tutto una visione pragmatica e alternativa a quella perseguita, a testa bassa, per tutta la vita. Una visione medievale, universalista e traboccante di mistica, in un tempo in cui il Rinascimento e le sue idee rivoluzionarie avevano portato a degli abbozzi di pluralità religiosa, laicismo e pragmatismo macchiavellico, in un'Europa sempre più marcatamente divisa per nazioni e aree culturali. Sfinì l'impero su cui non tramontava mai il sole all'inseguimento di una chimera, non ottenendo né la pace né l'unità e suggellando anzi, alla fine, il ridimensionamento definitivo dell'idea imperiale stessa, messa in cantina almeno fino a Napoleone.

Tutto ciò traspare in filigrana nel libro, oscurato da una entusiasta affettazione che mi ha lasciato assai perplesso: molta ideologia e retorica, scarsissima analisi critica e politica.
Questo, e poi una prosa fastidiosamente sovrabbondante: sempre un aggettivo di più del dovuto, sempre un giro di frase di troppo; e troppe, troppe ripetizioni concettuali sparse fra le pagine nel mare di retorica.

Le parti descrittive e di ricostruzione storica si lasciano leggere, al netto delle melensaggini e del barocchismo.
Profile Image for Vladimiro.
Author 5 books38 followers
January 18, 2022
Opera leggibile e godibile sulla vita del più grande sovrano del Rinascimento. Il taglio è nettamente divulgativo: l'autore, nel corso della narrazione, cita le fonti storiche usate e quindi permette al lettore curioso di approfondire con facilità.

Quale ritratto emerge? L'autore non nasconde le contraddizioni di Carlo V. Sul piano personale, la profonda fede dell'imperatore, non scevra di accenni mistici e di profonda consapevolezza del proprio ruolo, cozza con i peccati di gola e di lussuria. Su quello politico, Gerosa racconta bene il "dramma" tra l'aspirazione universale di Carlo, intriso di concezione medievale-dantesca (tramite il fido consigliere Gattinara) e il nascere degli stati nazioni nonché della Riforma. Emerge quindi un Carlo pienamente vitale, dedito con incredibile energia al proprio ruolo. Che giudizio dare dell'imperatore? Persecutore di un sogno ormai antiquato e tramontato e di imprese terminate nel fallimento (la riconversione dell'Inghilterra, la lotta contro l'infedele e la Riforma)? Col senno di poi è fin troppo facile giudicare. Senza l'energia di Carlo, ritengo, i Turchi avrebbero dilagato più di quanto non fecero, in Europa centrale come nel Mediterraneo; la Riforma, senza la ragionevolezza di Carlo (suo grande merito universale, ritengo) sarebbe stata molto più sanguinosa, come fu poi dalla seconda metà del '500 con le guerre di religione; nel contrastare la Riforma, i papi si mostrarono molto gretti all'inizio, più preoccupati di fare i "principi italiani" che non i capi della chiesa.

Rimangono un po' in ombra le biografie dei numerosi familiari dell'imperatore. Gerosa inizia lentamente narrandoci in dettaglio la vita del nonno e del padre di Carlo nonché il suo rapporto con la madre; ma poi racconta poco del rapporto di Carlo con i numerosi familiari: per qualche motivo misterioso, non ci narra di Germana di Foix, ultima moglie di Ferdinando d'Aragona e che fu amante di Carlo; molte vicende di Carlo con i fratelli e sorelle vengono tralasciate. E infine sì, forse l'autore è troppo indulgente verso il proprio protagonista.

Nonostante questo, e qualche ripetizione di troppo dovuta all'andamento tematico e non cronologico scelto, il libro si lascia leggere con buon piglio e quindi lo consiglio, anche perché indica bene con quali approfondimenti proseguire.
Profile Image for Angelo.
133 reviews1 follower
October 2, 2021
La biografia di Carlo V per eccellenza. La narrazione non tratta i fatti in ordine cronologico ma li suddivide per le grandi tematiche che questo sovrano ha dovuto affrontare nel corso della sua grande esistenza. Ne viene fuori il ritratto di un uomo che per volere del destino si è trovato a governare su tutta la civiltà occidentale (e non solo) in un'epoca di grandi cambiamenti e violente lotte religiose. Gerosa riesce a condensare tutto questo in un libro facilmente leggibile e profondo, per avere un'idea della grandezza del suo lavoro basta dare un occhio alla bibliografia cui ha dovuto attingere. Se siete appassionati di storia questo è un libro che dovete assolutamente leggere.
Profile Image for Fabio Cavaler.
21 reviews
May 13, 2023
Come sottolineato dall'autore stesso, una volume di "sole" 450 pagine non può che scalfire la superficie della vita di Carlo V, il sovrano sul cui regno "non tramontava mai il sole". Tuttavia, il testo trasmette un'idea più che adeguata sulla personalità e le imprese di questo personaggio che più di chiunque altro definì e plasmò la prima metà del '500. Il volume si articola non tanto in ordine cronologico, bensì per argomenti, cosa che si ripete nelle altre due celebri opere dell'autore: le biografie di Luigi XIV e Napoleone. É una scelta a mio avviso felice in quanto permette di focalizzare l'entità e l'evoluzione di un dato argomento (es. l'amministrazione delle finanze) lungo tutto l'arco del suo governo, piuttosto che in un solo determinato frangente.
I primi capitoli offrono un introduzione al contesto storico dei territori su cui si svilupperanno le vicende, nonché sui personaggi chiave che influenzeranno più o meno direttamente il futuro sovrano: un intero capitolo è rivolto a Giovanna la Pazza, il cui effettivo stato mentale rimane tutt'oggi un grande e affascinante mistero.
L'ultimo capitolo abbraccia gli ultimi mesi di vita di Carlo V, segnati dalla sua abdicazione e ritiro in convento. L'autore ci permette di seguire queste vicende, nonché lo stato d'animo e fisico di questi con grande enfasi e trasporto emotivo. Davvero una degna conclusione per questa affascinante biografia.
L'unico appunto che mi permetto di fare riguarda i capitoli dedicati alla lotta contro i pirati berberi: l'autore sembra essere apertamente di parte, gettando nella peggior luce possibile questi personaggi e non risparmiando alcun tipo di aggettivo. Sembra, per certi versi, di addentrarsi in un epico scontro tra il bene e il male. Tuttavia, questa potrebbe essere solo una mia interpretazione, almeno spero.
Dopo aver letto l'ultima pagina di questo libro, ci si rammarica che non vi sia un secondo volume altrettanto lungo, se non di più, a seguirlo. D'altra parte la vita di Carlo V è tra le più documentate del suo tempo e le possibilità di approfondire la conoscenza di questo personaggio sono infinite. Per il lettore italiano il testo scritto da Guido Gerosa è senza dubbio il punto di partenza ideale.
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