La cultura e la lingua del nostro paese, due fattori primari per la sua vita, dai primi passi della Repubblica all'Italia del nuovo secolo.
La svolta istituzionale e politica del 1946 rinnovò profondamente l'Italia, nel costume, nella cultura e nel linguaggio. Le città erano piene di cumuli di macerie, ma nella pace ritrovata le speranze prevalevano. In quel bisogno di esprimersi, la lingua comune fu chiamata a rispondere a una pluralità di impieghi e registri prima sconosciuta, e così accadde anche ai dialetti. Parte da questa volontà di nuovo la Storia linguistica dell'Italia repubblicana , che si propone di continuare fino all'oggi la Storia linguistica dell'Italia unita dedicata agli anni dal 1861 al secondo dopoguerra.
Il libro racconta il quadro delle condizioni linguistiche e culturali del paese a metà un paese contadino segnato da bassa scolarità, analfabetismo, predominio dei dialetti. Individua poi i mutamenti di natura economica, sociale, politica e le luci e le ombre di quel che è avvenuto nel largo uso dell'italiano nel parlare, ma continua disaffezione alla lettura, nuovo ruolo dei dialetti, scarsa consuetudine con le scienze, mediocri livelli di competenza della popolazione adulta, difficoltà della scuola. L'ultimo capitolo, infine, mostra come tutto ciò incida sui modi di adoperare la nostra sul vocabolario e la grammatica che usiamo, parlando in privato o in pubblico, o scrivendo testi giornalistici, amministrativi e burocratici, letterari o scientifici.
Tullio De Mauro è stato un linguista italiano. Ha frequentato il liceo classico "Giulio Cesare" di Roma. Ha insegnato Linguistica generale e ha diretto il Dipartimento di Scienze del Linguaggio della Facoltà di Filosofia e successivamente il Dipartimento di Studi Filologici Linguistici e e Letterari della Facoltà di Scienze Umanistiche alla Sapienza Università di Roma che ha contribuito a fondare, insieme ad Alberto Asor Rosa. Allievo di Antonino Pagliaro, ha insegnato a vario titolo in diverse altre università italiane (Napoli L'Orientale, Palermo, Chieti, Salerno) dal 1957, come professore di prima fascia dal 1967. Ha tradotto il Corso di linguistica generale (Cours de linguistique générale) di Ferdinand de Saussure, che, insieme ad alcuni autori strutturalisti, ha avuto una certa influenza sul pensiero di De Mauro. Ha presieduto la Società di Linguistica Italiana (1969-73) e la Società di Filosofia del Linguaggio (1995-97). Dal novembre 2007 dirigeva la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e presiedeva il comitato direttivo del Premio Strega. Era fratello minore di Mauro De Mauro, giornalista de l'Ora di Palermo rapito e ucciso dalla mafia nel settembre 1970, e padre del direttore della rivista Internazionale Giovanni De Mauro.
Nel giugno 1971 ha sottoscritto la lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso sul caso Pinelli. Nell'ottobre dello stesso anno ha sottoscritto l'Autodenuncia di solidarietà a Lotta Continua. Nel 1975 viene eletto al Consiglio Regionale del Lazio nelle liste del PCI. Nel 1976 viene nominanto assessore alla Cultura, incarico che terrà fino al 1978. È stato ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Amato II (dal 25 aprile 2000 all'11 giugno 2001). Dal 2001 al 2010 ha presieduto Mondo digitale, fondazione del comune di Roma, da cui è stato rimosso nel giugno 2010. Ha collaborato e collabora a giornali e settimanali: dal 1956 al 1964 al settimanale Il Mondo, dal 1966 al 1979 al quotidiano Paese Sera, dal 1981 al 1990 con rubriche fisse sulla scuola (1981-85) e il linguaggio (1986 e sgg.) al settimanale L‘Espresso. Ha saltuariamente collaborato e collabora con L‘Unità, La Stampa, La Repubblica, Il manifesto, Il Sole-24 Ore, Il Mattino e regolarmente con Internazionale con le rubriche “La parola”, dal 2006, e “Scuole”, dal 2008. Tra il 1960 e il 1973 ha collaborato spesso a trasmissioni radiofoniche e televisive della Rai cui ha ripreso a collaborare di nuovo nel 1997-2000. Dal 1978 ha collaborato a cicli di trasmissioni radio e televisive della Rtsi (Radiotelevisione della Svizzera Italiana).
Ho letto questo libro sempre perché lo devo portare ad un esame. De Mauro amava complicarsi la vita, scrivendo frasi lunghe sempre, ma allo stesso tempo predicando l'amore per la brevità ritrovata della lingua scritta (la coerenza è un optional); nonostante i lunghi e noiosi esempi, la sua riflessione è davvero illuminante. Ok, secondo me in certi punti esagera, però rimane pur sempre il linguista più famoso e brillante degli ultimi 50 anni.