Piacevole “giallo”, che risale agli inizi della carriera dello scrittore. Non è del tutto convincente, a dire il vero, ma comunque cattura e, nella sua economia, funziona. Sono evidenti le influenze di Agatha Christie, Arthur Conan Doyle ed Ellery Queen. Tuttavia, questo modesto e timido pseudo-investigatore, Arthur Jelling, ha anche qualche originale caratteristica, tra cui una famiglia (moglie e figlio), alla quale si accenna appena, ma che pare pensare che lui sia praticamente perfetto. “Tutto ciò che fai è ben fatto” dice, all’incirca, Adela Jelling, quando suo marito le annuncia che intende dare le dimissioni dal lavoro. Il che mi ha rammentato una favola che ho letto da bimba, di cui non ricordo né il titolo né l’autore, in cui una donna commenta così una serie di apparentemente svantaggiosi affari portati a termine dal marito, che, alla fine, però si riveleranno assai proficui. Un po’ maschilista come visione, ma esposta con grazia e, forse, per dovere, dati i tempi storici (il fascismo) cui risale lo scritto. E, comunque, Scerbanenco dimostrerà in seguito di saper creare figure femminili di ben altro spessore.
In pratica, con Arthur Jelling, Scerbanenco tenta un mix tra gli ego spropositati di Sherlock Holmes ed Hercule Poirot e quelli più dimessi di Ellery Queen e Miss Marple. Il risultato è parzialmente ingenuo, ma, tutto sommato, simpatico e godibile.