C’è una cosa con cui gli inglesi, leggendo i russi, si troveranno sempre a scontrarsi: il personaggio principale di tutta la loro letteratura, l’anima. Questa ha poco a che fare con l’intelletto, manca di forma, è confusa, tumultuosa, incapace, si direbbe, di sottomettersi al controllo della logica o alla disciplina della poesia. È ovunque: gli ubriaconi di Čechov se ne servono senza discrezione, in Dostoevskij è onnipresente. Non importa che si parli di una principessa o di un impiegato di banca, il russo ci riverserà sopra, calda, meravigliosa, terribile, opprimente, l’anima umana. Il saggio qui presentato uscì nel 1925 su The Common Reader. In appendice, tre recensioni di Virginia Woolf ad altrettante opere dei Grandi Russi.
(Adeline) Virginia Woolf was an English novelist and essayist regarded as one of the foremost modernist literary figures of the twentieth century.
During the interwar period, Woolf was a significant figure in London literary society and a member of the Bloomsbury Group. Her most famous works include the novels Mrs. Dalloway (1925), To the Lighthouse (1927), and Orlando (1928), and the book-length essay A Room of One's Own (1929) with its famous dictum, "a woman must have money and a room of her own if she is to write fiction."
"La semplicità, l’assenza di sforzo, la convinzione che in un mondo saturo di miseria la prima chiamata a cui si debba rispondere sia comprendere i nostri compagni di sofferenza, e non “nella mente – perché è facile con la mente – ma nel cuore”– questa è la nuvola che aleggia sull’intera letteratura russa."
Una raccolta di articoli in cui, in poche parole e pagine, viene raccontato il senso profondo della letteratura russa e del perché piaccia tanto a noi europei, in cosa differisce da quella inglese (ed europea). Dostoevskij come rappresentatore di anime, Tolstoj come descrittore di vite, Checov come descrittore del popolo russo. Un piccolo libro che dice molte cose