Una nuova edizione del mémoir sulle scrittrici che hanno formato Giulia Caminito.
Nel primo dei capitoli che compongono questo libro la voce narrante rievoca una scena de L'amica geniale di Elena quando Lila e Lenù "si incontrano in cortile, ognuna con la sua bambola, e fingono di non giocare tra loro, si sistemano vicine, si occhieggiano, ma ognuna narra la propria storia, mentendo nel dire a sé stessa che non sta ascoltando quella dell'altra". Non dissimile è la postura che Giulia Caminito sceglie per accostarsi alle grandi scrittrici del Novecento che sono per lei le più a ciascuna si fa vicina, si mette in ascolto e infine si rivolge alla pari, non perché si senta "alla loro altezza", ma perché avrebbe voluto conoscerle, incontrarle in cortile, scambiare con loro le bambole e i consigli.
Questo è dunque il racconto di formazione di una giovane scrittrice che prende forma grazie all'incontro con sei compagne di viaggio diversissime, tenaci, spigolose, piene di talento. Giulia Caminito le riporta in vita con tenerezza, scrutandole nelle loro paure e nei loro ardimenti, le interpella come si fa con amiche adorate e un po' misteriose, e al tempo stesso prova a restituire loro ciò di cui un mondo editoriale maschilista e un pubblico distratto le hanno il tempo – per dirla con Maria Bellonci, protagonista del capitolo che arricchisce questa nuova edizione di Amatissime – per scrivere "tutti i libri che si erano raccontate", la piena considerazione, la libertà di non compiacere le attese.
Un libro intimo e illuminante sulle relazioni profonde tra i sentimenti, i luoghi, il tempo che viviamo .
Giulia Caminito è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Ha esordito con il romanzo La Grande A (Giunti 2016, Premio Bagutta opera prima, Premio Berto e Premio Brancati giovani), seguito nel 2019 da Un giorno verrà (Bompiani, Premio Fiesole Under 40).
Un interessante lavoro (un altro) all'interno della collana Mosche D'oro per Perrone editore: scrittrici che parlano di altre scrittrici o artiste in genere. Ho appena terminato quello su Leonora Carrington ed ero molto curiosa di leggere Giulia Caminito che parla delle sue amate scrittrici del Novecento. Che, per capirci, non sono solo la Morante e la Ginzburg. Quindi molto utile se non ne conoscete altre e scritto in un modo che mi ha molto coinvolto perché la biografia del'autrice si interseca con quelle delle scrittrice. Ne escono così due ritratti che rendono il racconto ancora più scorrevole. Bel lavoro, utile e interessante.
È davvero complesso coniugare il sé con l'ispirazione, con la forma di adorazione e rispetto che circonda le scrittrici dell'anima. È complicato non inserirsi troppo e non allargarsi troppo nello spazio delle scrittrici tanto amate, perché i libri che percorrono con noi le strade accidentate dell'esistenza rimangono appiccicati ai polsi e i gomiti, colano dalle dita. Giulia Caminito, scrive e fa ricerca, è scrittrice e scolara allo stesso tempo, produce e inventa e prende in prestito, impara e scova. E quella volontà ferma da archeologa trova spazio e dimensione in questo volume snello e pregno, dove ogni frase merita una rilettura, ogni pagina racconta tanti mondi, ma soprattutto tante interpretazioni. Scorrendo le pagine dei romanzi di Morante, Ginzburg, Masino, Bonanni e De Stefani, e ricamando l'ordito delle loro vite con la sua - e con un'altra amatissima, la città di Roma - Caminito ci fa anche il dono prezioso di sé che è la scrittura biografica, un memoir che mantiene un equilibrio perfetto fra rivelazione e confidenza, realtà e immaginazione. Perché se di queste scrittrici alcuni fatti sono noti, altri, per loro volontà, fluttuano nella dimensione della possibilità, custodite in quell'immaginario che Caminito saggiamente non vuole forzare. "Amatissime" è un dono e un viaggio imperdibile fra le grotte votive che abbiamo eretto con la scrittura a queste personagge straordinarie, dove la mistica della letteratura e il nucleo della ricerca sono fatte dello stesso spazio, lo spazio bianco fra realtà e immaginazione che esige il rispetto e respinge ogni intrusione. Caminito si muove in questo spazio con grazia ed eleganza, tessendo per noi una tela sontuosa di memoria e tributo, parole e silenzi.
di questa autrice leggerei anche la lista della spesa e mi piacerebbe pure quella. Interessante e mi ha fatto venire voglia di recuperare un libro di ognuna di queste autrici che hanno segnato la sua vita, specialmente di Elsa Morante
Dico sorpresa perché non avevo per nulla apprezzato il precedente lavoro di Caminito, ossia "l'acqua del lago non è mai dolce" e quindi mi sono approcciata alla sua ultima opera con una certa titubanza. Ebbene, mi sono dovuta ricredere.
Ho amato la commistione tra pensieri personali dell'autrice e aneddoti, storie, vicende letterarie delle scrittrici da lei amate e, purtroppo, a lungo dimenticate del nostro Novecento. Si percepisce, fortissima, la passione di Caminito per la letteratura e mi ha del tutto contagiato, dato che mi è venuta una voglia matta di recuperare assolutamente Laudomia Bonanni, Paola Masino e continuare ad approfondire Livia De Stefani, Elsa Morante (una delle mie scrittrici del cuore) e Natalia Ginzburg. Le pagine dedicate a lei in particolare e alla storia della casa editrice Einaudi e al clima letterario che si respirava nell'Italia di quegli anni sono state le mie preferite.
La biografia personale di Caminito si intreccia con la vita delle donne che l'hanno resa quella che è oggi, attraverso la loro scrittura e le loro opere. Meraviglioso ed emozionante 🔥📖💖
Quello che emerge da questo libro è la passione per la letteratura che anima l'autrice e la riscoperta e valorizzazione della vita e dei testi delle cinque scrittrici raccontate. Se lo stile di scrittura di Giulia Caminito mi ha ipnotizzato sulle prime per la sua bravura ed eleganza, l'ho trovato un po' troppo ridondante verso la fine del libro. Metto comunque 4 stelline perchè trovo davvero commovente la ricerca, l'apprezzamento e il riconoscimento di queste figure femminili nella Storia e di come esse abbiano influito sulla vita personale e formativa della scrittrice.
Un libro che si divora. Scorre leggero lasciando grandi scoperte e quel pizzico di motivazione a leggere che ci fa così bene. Alla fine ci si sente quasi investiti del ruolo di riscopritori di tutta quella letteratura che abbiamo disdegnato o che non conosciamo ancora.
Ascoltare Giulia Caminito che legge il suo Amatissime è come seguire una lezione di storia dell’editoria e di letteratura, contemporaneamente. Le vite che esplora la scrittrice sono quelle di autrici del Novecento che hanno voluto dare voce a storie, alcune più lette e altre passate più in sordina ma tutte ricche di sentimento e di desiderio di raccontare la realtà.
La voglia di scovare nuove letture e costruire biografie sincere è alla base di questa nuova uscita della collana Mosche d’Oro di Giulio Perrone editore, un lavoro editoriale che si conferma ricco di spunti e bellezza.
Il modo in cui la Caminito trova il modo di raccontarsi raccontando di queste scrittrici è davvero interessante. Il tutto è lucido, assolutamente privo di retorica e mostra luci e ombre senza cadere nelle banalità di questi personaggi che si conoscono ma magari non in questi dettagli. Davvero bello.
Una bellissima compagnia, un bellissimo stimolo. Per me questo libro è stato un viaggio, perché prima di leggere le biografie ho voluto leggere almeno un libro. Operazione bellissima e preziosa. Grazie!
Dopo aver tanto sentito parlare della Caminito, ho deciso di esplorarla partendo non dall'Acqua del lago, ma da un titolo che per la sua natura ibrida mi ha attirato di più: farsi raccontare le scrittrici è affascinante quasi quanto leggere le loro storie, e credo ci sia anche della bellezza nel tentativo di Caminito di portare attenzione su figure relativamente meno conosciute della letteratura italiana (personalmente, di Masino, Bonanni e De Stefani non sapevo nulla), accostandole a nomi più famosi. C'è della bellezza anche in questa narrazione: le immagini sono vivide e la voce dell'autrice è intima e mai pretenziosa, quella insomma di una lettrice che cerca vicinanza con le autrici non per egocentrismo, ma per sentirsi meno sola. Tutto questo è estremamente piacevole e contribuisce a creare un'atmosfera di familiarità, come se ci si trovasse sedute al bar con la Caminito a scambiarsi storie su Roma e le scrittrici che ci hanno vissuto. Sarebbe tutto delizioso, se non fosse che la scrittura è rozza da morire, al punto che ho trovato difficile terminare la lettura. Sulla base di questo solo libro, mi verrebbe da dire che Giulia Caminito è una giovanissima esordiente che ancora deve imparare a organizzare le frasi e a usare la punteggiatura (non è mai bello essere puntigliosi, ma ci sono degli errori veramente grossolani, roba tipo virgola tra soggetto e verbo). Magari si tratta semplicemente di un libro che non ha ricevuto l'editing e la cura redazionale che meritava; ma anche così, se la scrittura di Caminito senza editing ha questo aspetto, allora la voglia di leggere altri suoi libri un po' mi passa.
Ho amato questo saggio biografico di Caminito nel quale vengono raccontate le vite e le opere di cinque grandi scrittrici italiane del Novecento: Elsa Morante, Paola Masino, Natalia Ginzburg, Laudomia Bonanni e Livia De Stefani. Anzitutto ho apprezzato che l'autrice abbia intersecato le storie di queste donne alla sua, mostrando come i libri possano intrecciare le nostre vite, attraversandole e legandosi a momenti particolari o quotidiani. Ho anche ammirato la scelta di non concentrarsi esclusivamente su nomi "famosi" o al contrario su "sconosciute", quanto piuttosto di seguire come filo logico la scoperta di queste scrittrici da parte di Caminito stessa, senza pregiudizi o ricerca di profitto. L'autrice sceglie di trattare con molta delicatezza e un pizzico di pudore la storia di queste donne: non scava nel torbido, non si sofferma sul puro pettegolezzo e anche quando ricostruisce fatti che non può accertare, ma sembrano avere senso, avverte sempre il lettore di star leggendo sue elucubrazioni, senza spacciare per verità teorie da lei costruite, per quanto queste siano supportate da documenti e fatti storici. Questa onestà intellettuale è uno dei pregi maggiori di questo libro, insieme alla facilità di lettura e alla possibilità di scoprire autrici dimenticate dalla storia della letteratura italiana, come troppo spesso è accaduto alle scrittrici donne nel nostro paese. Chissà che col tempo, grazie anche a libri come questo, sempre più persone si approccino a riscoprire queste narratrici, pretendendo che le loro opere occupino finalmente lo spazio che meritano, fianco a fianco ai loro colleghi maschi.
Whenever I have the fortune of visiting Rome, I visit my favourite bookshop and ask for recommendations. This is one of them.
With Amatissime, Caminito engages in a peculiar experiment. She presents five of her ‘beloved’ female Italian writers, all born around the second decade of the twentieth century, and of whom at least two (Elsa Morante and Natalia Ginzburg) have an established international reputation. The other three are Paola Masino, Laudomia Bonanni and Livia di Stefani.
What is peculiar is that Caminito mixes a selection of biographical aspects of her beloved, with her own life. And as Caminito was born in 1988, there is both a distancing and a connection in her account, which I am not sure is entirely successful. It is as if the reader were wearing a bifocal pair of glasses, looking into the distance and up close. Without doubt I preferred reading about the distant figures.
The most convincing connection is with Elsa Morante (1912-1985) since when Caminito was young she went to share an apartment in the Testaccio area where Morante had lived. Wanting to establish a parallel with herself, the Morante section finishes when she is still very young, even if later, in the lives of the other beloved ones she makes an appearance.
Searching for a connection also means that Caminito may search not for the most famous work of one of her writers. With Paola Masino (1908-1989), instead of concentrating on Nascita e morte della massaia, she picks Album di vestiti and uses ‘clothes’ as her, somewhat contrived, narrative thread. This was frustrating because this book is not easily found.
With Natalia Ginzburg (née Levi – 1916-1991), her role in the Einaudi publishing house, her activities as translator (first translation of Proust into Italian), her rapport with figures such as Moravia and Calvino, come across as fascinating aspects of Ginzburg’s wider literary work. This fertile context is what must have been in the mind of a member of the public in a conference that Caminito commented rudely that Editors now are not what they once were.
Laudomia Bonanni (1907-2002) is presented as a mystery, and a mystery she has remained for me. She came from the Abruzzo area and her idiosyncratic writing style was successful at the beginning but eventually she stopped writing and fell into oblivion. Her last work, The Reprisal: A Novel, was refused by her editor Boncompagni, who had been a great supporter until then. Recently there is a renewed interest in her, and I am a witness of this, since in another Roman bookshop, near the Lateran, I was recommended her Il bambino di pietra. Una nevrosi femminilel (still in my To-Read), but La rappresaglia, the first to be translated into English is beckoning me because, according to Caminito, ‘she was one of the very few who proposed a different an critical reading of the political Resistance’.
Along these pages, the Strega Prize emerges as one of the triumphs of the Italian literary circles. And a member of this committee was Livia di Stefani (1913-1991). As a Sicilian who moved to Rome, who was very beautiful, was happily married to a sculptor who did not interfere with her writing, and a daughter of a wealthy father (owner of the building that later became Hotel Flora in Via Veneto). Although I thought I was unfamiliar with Di Stefani, to my surprise her collection of short stories Gli affatturati is in my Kindle. I have just ordered her first published work, La vigna di uve nere – a work about Sicily, hated in the island but loved elsewhere.
What comes across these portraits is the general change of taste that took place after the war. For example, Masino’s manuscript of Nascita e morte della massaia was lost, and when she finally published it after rewriting it, the Italian readership was not interested in a surrealist account that explores the social situation of women. Success did not come until the 1970s.
Along my reading, the presence of Caminito seemed to recede and I ended up feeling quite thankful for her bringing to my attention her beloved, even though I missed some others, beloved to me, such as Alba de Cespedes and Maria Bellonci.
Giulia Caminito, che si fa queste domande, ritagliate qui e lì tra le righe di Amatissime, ci prova. E a partire dal suo amore per loro, tira fuori dal baule della memoria (quando non da un baule vero o da scatoloni di cartone) due scrittrici, che, a fatica, sono arrivate sulla punta dell'iceberg, come Morante e Ginzburg, e quelle ancora sommerse, come Masino, De Stefani e Bonanni (il cui racconto mi ha fatto appassionare moltissimo).
A me è piaciuto anche il protagonismo di Giulia Caminito che inserisce pezzi della sua vita, per parlare di sé parlando di loro. E comunque, grazie a questo lavoro di recupero, ho scritto La rappresaglia di Laudomia Bonanni nella lista dei libri da leggere.
"Come si tiene in vita una scrittrice?" è la domanda che mi faccio anche io alla fine di questo libro, a cui segue subito dopo "come faccio a scoprire tutte le scrittrici rimaste nell'ombra?". Se Masino, Bonanni e De Stefani sono per me nomi del tutto sconosciuti, chissà quante altre donne, quante altre vite, amicizie, amori sono stati liquidati così velocemente. Mi sono affezionata in modo particolare a Laudomia, così vicina a me per provenienza, eppure così lontana dato che non ne avevo mai sentito parlare. E mi sarei certamente ricordata di un nome così particolare. Questo libro mi ha lasciata affamata, affamata di storie, delle storie e degli scritti di queste pensatrici. Affamata anche di rivincita per loro e per tanti altri artisti, passati, presenti e futuri che rischiano di finire nel dimenticatoio.
Ci devo pensare ancora un po’… ma è senz’altro un lavoro che si legge con interesse e piacere. Roma come punto di riferimento. Scrittrici nella letteratura italiana del Novecento: presenze, scritture e marginalità. Qualcosa del genere anche nelle case editrici. E poi c’è la “voce” di Caminito che rivendica la possibilità di confrontarsi con loro, che non ci sono più. Un tentativo di dialogo, di chiacchiera, di confessione. Un felice mix di militanza, intelligenza e “sentimentalismo”; ma anche alcune (molte) pagine davvero belle. Una felice “occasione” per il lettore (lettrice). Non saprei, ci devo pensare. Ma sono contenta.
Ho letto questo libro perché in questo periodo sono alunna di Giulia in un corso di scrittura creativa. Lei l'avevo già conosciuta e apprezzata con il suo Aqua del lago, ma più si va avanti con le lezioni e più mi rendo conto di quanto sia competente nel suo lavoro e quanta passione e dedizione ci metta. Questa mappa che ripercorre alcune fasi della sua biografia di scrittrice legata all'incontro di alcune signore della scrittura, alcune più note, altre dimenticate, della letteratura italiana del Novecento conferma solo la sensibilità, la serietà e la cura che Giulia mette in ciò che fa.
Finalmente sento, in queste pagine, la vera penna di Giulia Caminito, probabilmente per la tensione di sentirsi all'altezza nel narrare le storie di autrici che ammira. Bellissimo lavoro, adoro Morante, non conoscevo abbastanza Ginzburg ma soprattutto nei confronti di Masino, Bonanni e De Stefani, che non avevo mai sentito nominare, come in un'immaginaria staffetta, sento ora la responsabilità di conoscerle meglio, leggerle, ricoprirle, farle conoscere.
Come fare a salvarla, come fare a salvarci, quando restano i fogli nelle cartelline e i libri nelle librerie non si trovano più e non c’è nessuna voce sull’enciclopedia? […] A chi chiedere per tenere insieme le ossa di carta di questa e nostre scrittrici e di questi nostri scrittori invisibili?
Un bellissimo tributo alle scrittrici di cui troppo pocco si parla
Un viaggio tra le scrittrici del cuore alla ricerca della loro storia, che diventa anche quella dell’autrice. Una scrittura leggera e scorrevole, ma non priva di poesia. Primo titolo dell’autrice che mi trovo a leggere, ma non resterà certo un unicum.
Questo libro ha l’indubbio pregio di avermi fatto conoscere scrittrici di cui ignoravo totalmente l’ esistenza e che forse cercherò in libreria o in biblioteca. Libro a metà fra autobiografia volta e saggio letterario, ma la Caminito vuol essere troppo colta con il suo stile che alla lunga stanca
Giulia ha una scrittura così intrisa di sentimento e passione che anche in questo libro ci parla a cuore aperto delle sue scrittrici d'ispirazione portando il lettore a riflettere su cosa vogliamo resti di noi nel futuro, cosa resterà davvero.
Meravigliosa autobiografia che serve da scusa per parlare di scrittrici italiane che (nella maggior parte dei casi) sono state dimenticate. Consigliatissimo.
Letto in versione audiobook: sarebbe stato un fantastico podcast, come libro sicuramente affascinante ma mi resta la sensazione che mancasse qualcosa anche se non saprei dire esattamente cosa