«In fondo, il secolo di Aurélien si scriveva in due parole: c’era la guerra e c’era Bérénice.»
Parigi, fine Ottocento. Nella Senna viene rinvenuto il cadavere di una giovane donna senza nome. Un dipendente dell’obitorio rimane talmente affascinato dal volto delicato della ragazza e dal suo sorriso enigmatico che ne realizza un calco in gesso.
Quando il corpo della defunta – come da consuetudine all’epoca – viene esposto al pubblico per permetterne l’eventuale riconoscimento, i parigini ne restano a loro volta impressionati, e ben presto iniziano a circolare riproduzioni della sua maschera mortuaria, che diventa un vero oggetto di culto, un feticcio alla moda, specialmente tra intellettuali e borghesi, che l’appendono nei loro salotti.
Non sarà mai nota la causa precisa della morte della ragazza, né la sua identità, e lei entrerà perciò nell’immaginario collettivo come la misteriosa Sconosciuta della Senna, conservando per sempre un fascino romantico, suggestivo, ultramondano.
Dagli inizi del Novecento in poi, questa figura è stata fonte di ispirazione per numerosi autori e artisti, tra cui spiccano Rainer Maria Rilke, Albert Camus e Vladimir Nabokov. Nella maggior parte dei casi, è stata il soggetto di opere o componimenti di rilevanza modesta, ma non per il francese Louis Aragon, scrittore del XX secolo diviso tra il surrealismo e la militanza comunista, che ne era ammaliato e ne ha voluto fare il simbolo centrale del suo capolavoro, Aurélien.
Qui la maschera della giovane defunta incarna il dualismo amore-morte che attraversa la storia di Aurélien Leurtillois, con la sua ossessione per l’amata Bérénice.
Lui è un reduce della Prima Guerra Mondiale che, al suo ritorno a casa, nella Parigi degli anni Venti, si trova perso in uno stato di indolenza: a trent’anni passati, e dopo l’esperienza traumatica e tormentata della guerra, sente di non aver «né amato né vissuto», e vaga per l’esistenza aspettando qualcosa che le dia un significato e la faccia cominciare per davvero. Essendo borghese, non deve preoccuparsi di guadagnarsi da vivere, e trascorre i suoi giorni nell’inerzia e nell’inconcludenza, tra feste e fugaci rapporti amorosi.
«La prima volta che Aurélien vide Bérénice la trovò francamente brutta.»
Con quest’incipit folgorante Bérénice fa il suo ingresso nei pensieri di Aurélien. Si tratta di una giovane provinciale dall’infanzia infelice, sposata con un farmacista. Al contempo ingenua e sfuggente, innocente e ambigua, insegue il desiderio dell’assoluto: da sognatrice insoddisfatta, ricerca costantemente e forse invano un ideale di perfezione, di nobiltà e grandezza, e crede – o spera, o si illude – di trovarlo in Aurélien.
Bérénice è la donna della dualità, constata meravigliato Aurélien: è come se dietro l’aria semplice e ingenua del suo volto desto e cosciente, nascondesse un’altra, segreta sé, sconosciuta persino a lei stessa, sopita nel suo inconscio ma più viva e reale della sua controparte “diurna”, dall'espressione dolceamara, che coesiste con l’altra e che quasi nessuno riesce a vedere.
Aurélien ne resta ammaliato e turbato in egual misura: quando lei chiude gli occhi emerge l'altra Bérénice, “quella vera”. Ed è proprio vederla in quell'atto per la prima volta che gli rivela la somiglianza di Bérénice con la Sconosciuta della Senna, quella maschera che Aurélien tiene appesa al muro di fronte al proprio letto, che lo incanta e lo inquieta allo stesso tempo.
Aurélien prova una fascinazione morbosa per la morte e il suo mistero, nell'immaginazione la accomuna all’amore, trova in essa qualcosa di estremamente erotico. In particolare, è ossessionato dall'immagine dell'acqua e della morte per annegamento, che torna insistentemente nel romanzo: questa fantasia è alimentata prima dagli orrori della guerra e poi dall'ubicazione dell'appartamento del protagonista sull'Île Sanit-Louis, “nella fossa cubitale del gomito della Senna”; la sensibilità poetica di Aurélien è suggestionata dalle occasionali grida degli affogati e dai corpi dei suicidi che il fiume trasporta.
E dunque come poteva il calco funebre di questa misteriosa “Ophelia francese” non accendere l'immaginazione di Leurtillois? Egli ama la defunta, che gli sorride con delicatezza spettrale da oltre la soglia della morte, come fosse detentrice di un segreto. Quando Aurélien crede di riconoscerla in Bérénice, si opera un sortilegio fatale che fa nascere in lui l'amore-ossessione.
Aragon mette in scena con precisione e complessità proustiana i moti d'animo e i turbamenti dei due innamorati, e inevitabilmente nel lettore sorgono le loro stesse domande: Aurélien ama proprio Bérénice? O non ama piuttosto l'immagine, anzi l'idolo, a cui lei nella sua fantasia si rifà, e il brivido che quell'immagine gli suscita? La vede per ciò che è o per ciò che crede che sia, che vorrebbe che fosse? E Bérénice ama Aurélien o ama il sentimento che lui nutre per lei, fonte del suo stesso inconsapevole incantesimo, che le promette quella perfezione, quella realizzazione suprema che ha sempre sognato?
«Oh, quant’era più bella della Sconosciuta, quant’era più terribile, più terribilmente sconosciuta, Bérénice, viva e morta, assente e presente, finalmente vera!»
Allo scoprire la maschera in gesso in casa di Aurélien, Bérénice è colta da un'intensa gelosia, e finge di far cadere accidentalmente la Sconosciuta, mandandola in frantumi.
Quello che accade in seguito sfiora il sublime: per Natale, Bérénice fa recapitare ad Aurélien un altro calco. Una replica di quello distrutto? No. Si tratta di una maschera modellata sulle esatte fattezze di Bérénice. Stavolta è proprio lei.
«Gli vennero dalla bocca delle frasi, frasi tenere, che sfuggivano attraverso i denti, dalla sua lingua mobile come un fantasma, frasi che udiva ancor prima di pensarle, di soffiarle... Nel regno dei morti forse è cosi che si parla. E da nessun'altra parte.»
Se l’amore di Aurélien e Bérénice è difficile a concretizzarsi, la fantasia erotica di Aurélien trova tuttavia una sorta di insolito e morboso compimento nella contemplazione allucinata ed estatica di questa nuova maschera. In essa lui scorge la donna che ama veramente, la defunta, in essa si attua la fusione di amore e morte che abita i suoi sogni.
Quale modo migliore per Bérénice di scacciare lo spettro della Sconosciuta, che sostituendosi a lei? Così facendo consegna all'amato una reliquia di sé, gli dona quel segreto intimo che tanto lui voleva conoscere e possedere.
«Ma Bérénice era l'unità della sua vita, la sua gioventù, quello che sopravviveva in lui della sua giovinezza. Quando ci rifletteva, si accorgeva di non averla conosciuta, vista, che per poco più di due mesi. Eppure, quei due mesi erano stati tutta la sua gioventù, avevano cancellato tutto il resto della sua gioventù.»
La storia di Aurélien è segnata da due guerre: all'inizio del romanzo porta con sé gli strascichi psicologici della Prima Guerra Mondiale, nell'epilogo lo ritroviamo come capitano nella Seconda, stanco e disilluso, all'approssimarsi dell'armistizio francese.
Bérénice aveva preso suo malgrado le distanze da Leurtillois quasi diciott'anni prima, dopo un'amara delusione. Quando il caso (o meglio, la guerra) sta per farli rincontrare, Aurélien riscopre in sé il ricordo di Bérénice: in esso è racchiusa la parte più dolce della sua giovinezza, l'unica rilevante. Bérénice è rimasta per Leurtillois quell'amore puro e idealizzato, proprio perché mai arrivato a compimento, il sogno segreto che gli ha dato la forza di sopportare la vita.
«È una fortuna amare una morta, si può farne ciò che si vuole, lei non può parlare, non può esprimersi inaspettatamente con qualche frase che si vorrebbe non avesse detto...»
Ma nel momento tanto atteso, Aurélien si scontra con la realtà. Già negli anni Venti i due innamorati portavano in loro i germi di quelle differenze che con il passare degli anni sarebbero diventate inconciliabili, e che ora si rivelano di natura ideologica e politica.
Aurélien era un borghese restio ad occupare il proprio posto nella società, disinteressato della politica ma chiaramente conservatore; quasi vent'anni dopo è un industriale, un padre di famiglia, e un simpatizzante di Pétain dalle idee filofasciste. Bérénice, già all'epoca donna dai gusti progressisti, nel 1940 sostiene la Resistenza e la partecipazione femminile alle questioni politiche.
Non solo: allo scoprire l'effetto del passare del tempo sul volto della donna amata, Aurélien la riconosce appena, e comprende che
«la sua, la sua Bérénice, [è] una maschera di gesso, quella giovane morta, eternamente bella»
, così come la Francia della sua giovinezza, come la sua giovinezza stessa, per sempre perdute e al contempo per sempre cristallizzate nelle fattezze di quella donna dagli occhi chiusi.
Dopo un ultimo incontro tra i due all’insegna della malinconia e della disillusione, il finale chiude con poeticità dolceamara il cerchio tra Bérénice, Aurélien e il fantasma della Sconosciuta.